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Boicottaggio anti-nazista del 1933

Una manifestazione per boicottare la Germania nazista, che si tiene al terzo Madison Square Garden il 15 marzo 1937. Fu sponsorizzata dall'American Jewish Congress e dal Comitato Ebraico del Lavoro. Tra i relatori, vi furono John L. Lewis del Congress of Industrial Organizations e il sindaco di New York Fiorello La Guardia.[1]

Il boicottaggio anti-nazista del 1933, che andò a colpire i prodotti tedeschi di esportazione, fu messo in atto dagli oppositori stranieri del partito nazista in risposta al clima di antisemitismo della Germania nazista dopo l'ascesa di Adolf Hitler, iniziata con la nomina a Cancelliere del Reich il 30 gennaio 1933. Coloro che, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri paesi, si opponevano alle politiche di Hitler, diedero vita ad azioni di boicottaggio e a proteste per far pressione sulla Germania nazista affinché si ponesse fine alle pratiche antisemitiche del regime.

Indice

Eventi in GermaniaModifica

Dopo la nomina di Adolf Hitler alla carica di cancelliere tedesco nel gennaio del 1933, i critici al regime risposero con chiamate alla protesta e al boicottaggio. Oltre al disaccordo ideologico, temevano che il governo di Hitler avrebbe favorito un'ondata di violenza antisemita in tutto il paese. La Centralverein deutscher Staatsbürger jüdischen Glaubens (Associazione Centrale Ebraica della Germania), però, contestò l'affermazione che il nuovo governo stesse deliberatamente provocando rivolte anti-ebraiche. Emise una dichiarazione di sostegno al regime e dichiarò che "le autorità governative responsabili [cioè il governo di Hitler] non sono a conoscenza della situazione di pericolo", aggiungendo che "non crediamo che i nostri concittadini tedeschi si lasceranno trasportare a commettere eccessi contro gli ebrei ".[senza fonte] Tuttavia, nel 1933, alcuni sporadici atti vandalici nei confronti di aziende e di proprietà ebraiche si verificarono in tutta la Germania, perpetrati da singoli nazisti e tedeschi[senza fonte]. Altri importanti uomini d'affari ebrei scrissero lettere a sostegno del regime nazista, invitando i funzionari della comunità ebraica in Palestina, così come le organizzazioni ebraiche all'estero, ad abbandonare i loro sforzi per organizzare un boicottaggio economico.[2]

Nel mese di marzo 1933, gli oppositori internazionali alla politica nazista, di solito organizzazioni ebraiche, trasformarono le loro proteste verbali in una iniziativa mondiale, organizzando il boicottaggio economico nei confronti delle merci tedesche. I nazisti, a loro volta, risposero con un loro boicottaggio contro tutti i negozi ebrei in Germania.[3]

Eventi negli Stati UnitiModifica

Non avendo ottenuto alcun miglioramento della situazione nelle settimane successive alle prime proteste, i rappresentanti dell'American Jewish Committee, dell'American Jewish Congress e del B'nai B'rith si riunirono a New York e istituirono un comitato congiunto per monitorare la situazione degli ebrei tedeschi. Giunsero alla convinzione che qualsiasi protesta pubblica contro il governo nazista avrebbe potuto danneggiare ulteriormente gli ebrei della Germania.[4]

Il boicottaggio iniziò nel marzo 1933 in Europa e negli Stati Uniti.[5] Fonti sostengono che continuò fino all'entrata degli Stati Uniti in guerra.[6]

L'inesorabile pressione sugli ebrei in Germania guidò nelle settimane successive il Congresso ebraico americano a riconsiderare la sua opposizione alle proteste pubbliche. In una controversa riunione di quattro ore presso l'Hotel Astor a New York il 20 marzo 1933, 1.500 rappresentanti di varie organizzazioni ebraiche s'incontrarono per esaminare la proposta del Congresso di tenere una riunione di protesta al Madison Square Garden il 27 marzo successivo, mentre ulteriori 1.000 persone che tentarono di entrare alla riunione furono trattenute dalla polizia. Il gruppo votò per organizzare l'incontro al Madison Square Garden.[4][7]

In una riunione tenutasi presso l'Hotel Knickerbocker il 21 marzo dai veterani di guerra ebrei degli Stati Uniti d'America, l'ex membro del Congresso William W. Cohen sostenne l'appoggio al rigoroso boicottaggio delle merci tedesche, affermando che "ogni ebreo che preferirà acquistare una merce tedesca è un traditore al suo popolo."[senza fonte] I veterani di guerra ebrei programmarono una marcia di protesta a Manhattan da Cooper Square alla New York City Hall, in cui avrebbero partecipato 20.000 persone, tra cui i veterani ebrei in uniforme.[8]

Una serie di manifestazioni di protesta si tennero il 27 marzo 1933, con il raduno di New York City tenutosi in un Madison Square Garden straripante di folla, con 55.000 persone accorse dentro e fuori l'arena. Altri eventi paralleli si tennero a Baltimora, Boston, Chicago, Cleveland, Filadelfia e in 70 altre città. I relatori del Garden, inclusi il presidente dell'American Federation of Labor William Green, il senatore Robert F. Wagner, l'ex Governatore di New York Al Smith e un numero di pastori cristiani, si unirono in un'invocazione per la fine del brutale trattamento degli ebrei tedeschi.[4][9][10]

Contro-boicottaggio nazistaModifica

 
Le truppe d'assalto naziste delle SA a Berlino il 1 ° aprile 1933, con i cartelli di boicottaggio, bloccano l'ingresso di un negozio di proprietà ebraica. I cartelli dicono "Tedeschi! Difendetevi! Non comprate dagli ebrei!"

I nazisti dentro e fuori dalla Germania dipinsero il boicottaggio come un atto di aggressione; il quotidiano britannico Daily Express arrivò ad utilizzare il titolo: "La Giudea dichiara guerra alla Germania".[5] Gli ufficiali nazisti trattarono come calunnie le azioni degli "ebrei di origine tedesca", ed il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels proclamò che avrebbe adottato una serie di "contromisure taglienti" contro gli ebrei tedeschi in risposta alle proteste degli ebrei americani.[senza fonte] Goebbels annunciò una sua giornata di boicottaggio delle aziende ebraiche in Germania a partire dal 1º aprile 1933, un boicottaggio che sarebbe stato revocato se le proteste anti-naziste fossero state sospese.[5] Fu il primo boicottaggio antiebraico sanzionato ufficialmente dal governo tedesco. Se le proteste non fossero cessate, Goebbels avvertì che "il boicottaggio sarà ripreso [...] fino a quando gli ebrei tedeschi non verranno annientati."[4][11][12]

Il boicottaggio nazista del commercio ebraico, minacciato da Goebbels, vide le camicie brune delle SA in piedi minacciose davanti ai grandi magazzini di proprietà ebraica, agli esercizi al dettaglio e agli studi professionali. La stella di David fu dipinta in giallo e nero sugli ingressi e sulle finestre dei negozi e furono affissi cartelli che dicevano: "Non acquistare dagli ebrei!" (Kauf nicht bei Juden!) e "Gli ebrei sono la nostra disgrazia!" (Die Juden sind unser Unglück!). Nonostante la violenza fisica contro gli ebrei e gli assalti agli immobili di proprietà ebraica di quei giorni, la polizia intervenne solo raramente.[13]

ConseguenzeModifica

Il 25 agosto 1933 fu firmato l'accordo di Haavara, sottoscritto dalla Federazione Sionista della Germania, dalla Banca Anglo-Palestinese (sotto la direzione dell'Agenzia Ebraica) e dalle autorità economiche della Germania nazista: l'accordo facilitò l'emigrazione degli ebrei tedeschi nei territori del Mandato britannico della Palestina, una circostanza che, insieme alla diminuita dipendenza della Germania dal commercio con l'Occidente, avrebbe in gran parte annullato gli effetti del boicottaggio ebraico alla Germania.[14] Secondo un articolo del dicembre 1936 sul Time, l'Associazione Nazionale degli Ebrei Tedeschi avrebbe poi combattuto contro il boicottaggio ebraico delle merci tedesche.[15]

Il boicottaggio non sortì alcun effetto nel frenare le persecuzioni contro gli ebrei da parte dei nazisti, che sfociarono dapprima nell'emanazione di una serie di provvedimenti razziali per culminare, infine, nell'Olocausto.

NoteModifica

  1. ^ "From Haven to Home" Library of Congress exhibit
  2. ^ http://www.haaretz.com/israel-news/business/.premium-1.652576
  3. ^ The Anti-Nazi Boycott of 1933, American Jewish Historical Society. Accessed January 22, 2009.
  4. ^ a b c d Staff. The Anti-Nazi Boycott of 1933, American Jewish Historical Society. Accessed January 22, 2009.
  5. ^ a b c Berel Lang, Philosophical Witnessing: The Holocaust as Presence, p.132
  6. ^ Marc Dollinger, Quest for Inclusion: Jews and Liberalism in Modern America (Princeton University Press, 2000), p.48. ISBN 9780691005096
  7. ^ Staff. "NAZI FOES HERE CALMED BY POLICE; Hotel Congested by Delegates Seeking to Join in Protest of Jewish Congress. NATIONAL ACTION PLANNED Resolution for Rallies Throughout Country to Protest Against Hitler Policies Is Adopted.", The New York Times, March 20, 1933. Accessed January 23, 2009.
  8. ^ Staff. "BOYCOTT ADVOCATED TO CURB HITLERISM; W.W. Cohen Says Any Jew Who Buys Goods Made in Germany Is a 'Traitor.'", The New York Times, March 21, 1933. Accessed January 22, 2009.
  9. ^ Staff. "250,000 JEWS HERE TO PROTEST TODAY; More Than 1,000,000 in All Parts of Nation Also Will Assail Hitler Policies. JEWISH CONGRESS TO ACT Four Demands to Be Presented to German Envoy Urging End of Anti-Semitism. BERLIN JEWS IN DISSENT National Organization There Asks That Garden Mass Meeting Be Called Off.", The New York Times, March 27, 1933. Accessed January 23, 2009.
  10. ^ Staff. "35,000 JAM STREETS OUTSIDE THE GARDEN; Solid Lines of Police Hard Pressed to Keep Overflow Crowds From Hall. AREA BARRED TO TRAFFIC Mulrooney Takes Command to Avoid Roughness -- 3,000 at Columbus Circle Meeting. 35,000 IN STREETS OUTSIDE GARDEN", The New York Times, March 28, 1933. Accessed January 23, 2009.
  11. ^ James, Edwin L. "THE NAZIS BEGIN TO DODGE ANTI-SEMITIC BOOMERANG; Hitlerites Weaken on Jewish Boycott in Face of World-Wide Protests and Peril to German Trade. PROPAGANDA DRIVE CONTINUES Minister of Enlightenment Announces That All Now Depends on Quick Cessation of 'Campaigns Against Germany.'", The New York Times, April 2, 1933. Accessed January 23, 2009.
  12. ^ Feldberg, Michael. "Blessings of Freedom", p. 79, American Jewish Historical Society. KTAV Publishing House, 2001. ISBN 0-88125-756-7. Accessed January 23, 2009.
  13. ^ "BOYCOTT OF JEWISH BUSINESSES", United States Holocaust Memorial Museum. Accessed January 23, 2009.
  14. ^ Francis R. Nicosia, The Third Reich and the Palestine Question , p.150
  15. ^ Books: Vicious Circle. Robert Gessner, Some Of My Best Friends Are Jews (Farrar & Rinehart), Time, Monday, December 21, 1936.

Voci correlateModifica