Boléro
Cellule rythmique boléro.jpg
Le due misure dell'ostinato, ripetute 169 volte dal rullante.
CompositoreMaurice Ravel
TonalitàDo maggiore
Tipo di composizioneballetto
Epoca di composizione1928
Prima esecuzione22 novembre 1928
DedicaIda Rubinštejn
Durata media17 minuti
Organicoorchestra sinfonica (vedi sotto)
Ascolto
Esecuzione del 1956 (Orchestre de Paris diretta da Charles Munch) (info file)

Il Boléro è una composizione di Maurice Ravel nel 1928; nato come una musica da balletto è divenuta celeberrima come brano da concerto. È sicuramente il bolero più famoso mai composto, nonché l'opera più popolare del compositore.

StoriaModifica

Nel 1920 Ravel aveva scritto La valse su commissione di Sergej Pavlovič Djagilev per i suoi Balletti russi. Dopo aver ascoltato il brano nella versione per pianoforte, l'impresario decise che la musica non fosse corrispondente alle sue aspettative e la rifiutò[1]. Nacque così un lungo periodo di screzi e discussioni tra il musicista e Djagilev, motivo per cui Ravel per parecchio tempo non volle più sentir parlare di balletti. Quando però nel giugno 1928 Ida Rubinštejn, celebre danzatrice che aveva fondato una propria compagnia, gli chiese di orchestrare sei pezzi estrapolati dalla suite Iberia di Isaac Albéniz per crearne un balletto, Ravel accettò. Il progetto si dimostrò però ben presto irrealizzabile, i brani di Iberia erano già stati orchestrati da Enrique Fernàndez Arbòs a cui erano stati concessi i diritti.
Ravel insistette però nel voler scrivere la partitura, incurante anche del veto della casa editrice di Albeniz. Alla fine Arbòs, di fronte al celebre collega, si dimostrò disposto a rinunciare all'esclusiva, ma Ravel ormai aveva già pensato a un altro progetto[1]. Ai primi di luglio il compositore aveva già in mente il tema del Boléro, destinato al balletto della Rubinštejn; la partitura inizialmente avrebbe dovuto avere il ritmo di un fandango e chiamarsi allo stesso modo, ma presto l'idea del bolero ne prese il posto; il lavoro fu scritto in pochissimo tempo, fra il mese di luglio e l'ottobre 1928[1].

Il Boléro andò in scena all'Opéra national de Paris il 22 novembre 1928, diretto da Walther Straram con la coreografia di Bronislava Nijinska; protagonista fu Ida Rubinštejn, le scene e i costumi realizzati da Alexandre Benois. Ravel non fu presente alla prima; un contratto impegnativo lo aveva costretto a partire per una tournée in Spagna di ben nove concerti; rientrò a Parigi in tempo per assistere all'ultima rappresentazione. Il balletto, pur molto innovativo, ottenne una buona accoglienza, non prevedibile vista l'audacia della partitura.
Un vero e proprio successo si ebbe alla prima esecuzione concertistica che avvenne l'11 gennaio 1930 con l'Orchestre Lamoureux diretta dallo stesso Ravel; la risonanza fu tale da indurre subito il musicista a realizzarne un'edizione discografica. Il 78 giri registrato per la Polydor Grammophon da Ravel era destinato a diventare uno dei primi grandi successi della musica incisa su disco.[1]

Moltissimi da allora furono i direttori che vollero cimentarsi con la partitura, non sempre con risultati degni di nota. L'autore aveva dato indicazioni precise sull'esecuzione del suo lavoro: "Mi auguro vivamente che nei riguardi di quest'opera non ci siano malintesi. Essa rappresenta un esperimento di una direzione particolarissima e limitata... Dopo la prima esecuzione ho fatto preparare un avviso in cui si avvertiva che il brano da me composto durava diciassette minuti."[2]
Nota è la polemica sorta fra Ravel e Arturo Toscanini dopo che il celebre direttore condusse il Boléro a New York in prima esecuzione il 4 maggio 1930, affrettando esageratamente il tempo e allargando il movimento nel finale. L'autore ricordò a Toscanini che la sua opera andava eseguita con un unico tempo dall'inizio alla fine e nessuno poteva prendersi certe libertà. Quando il direttore gli disse: "Se non la suono a modo mio, sarà senza effetto", Ravel disse: "i virtuosi sono incorreggibili, sprofondati nelle loro chimere come se i compositori non esistessero"[2].

Il ballettoModifica

In una taverna della Andalusia una giovane gitana inizia a danzare su di un tavolo in modo via via sempre più seducente; un gruppo di uomini, attratti dalla sua bellezza e dalle sue movenze, si avvicina poco per volta, affollando il luogo dove lei danza. I ballerini iniziano a danzare intorno alla giovane in un crescendo intenso e violento che segue quello della musica[3].

Altre coreografieModifica

Numerose sono state le altre versioni coreografiche nel corso degli anni.
Una delle più importanti è stata quella di Aurel Milloss al Teatro dell'Opera di Roma il 20 giugno 1944 con scene e costumi di Dario Cecchi, interpreti Attilia Radice e Ugo Dell'Ara. Milloss si allontana dall'idea originale e accentua il lato oscuro e inquietante della danza gitana; la sua è una storia di perdizione fra uomini e donne risolta con l'apparizione di un demone[3].
Precedentemente il Boléro era stato realizzato anche da Harold Lander nel 1934 per il Balletto Reale Danese, da Serge Lifar per l'Opéra e da Pilar e Argentinita Lopez nel 1943.
La versione più celebre è comunque quella di Maurice Béjart realizzata con il Ballet du XXe siècle il 10 gennaio 1961 al Théâtre royal de la Monnaie a Bruxelles; protagonista fu Dufka Sifnios. Béjart ha riportato la sua coreografia all'idea originaria della Rubinstein con una ballerina protagonista che danza su di un tavolo; egli però elimina qualsiasi elemento folclorico, la scena è infatti spoglia e i costumi sono essenziali. La perfetta corrispondenza fra la musica e la realizzazione coreografica ottiene un grande effetto in un crescendo di sensualità ed eccitazione che portano i danzatori a travolgere la protagonista in un parossismo finale intenso e violento.[3]
Dopo la Sifnios molte étoiles si sono cimentate in questo ruolo, da Maya PlisetsKaya a Luciana Savignano. Béjart ha in seguito affidato la parte anche a un interprete maschile; da ricordare nel 1979 Jorge Donn e recentemente, nel novembre 2019, Roberto Bolle al Teatro alla Scala.

OrganicoModifica

Il Boléro è scritto per una grande orchestra sinfonica composta da:

StrutturaModifica

Il brano è strutturato dalla ripetizione di due temi principali A e B, di diciotto battute ciascuno, proposti da strumenti diversi. I temi si sviluppano sull'ostinato del tamburo, e sull'accompagnamento armonico, spesso proposto in maniera accordale. La successione delle ripetizioni è disposta in un graduale e continuo crescendo, dal pianissimo iniziale fino al maestoso finale, per un totale di diciotto sequenze musicali (nove ripetizioni del tema A e nove del tema B). Il brano, tranne che per una breve modulazione in mi maggiore nell'ultima sequenza che apre alla cadenza finale, rimane sempre nella tonalità di do maggiore, sebbene nel tema B siano presenti elementi tensivi dominanti come il SIb ed il REb che lo differenziano dal tema A diatonico. L'organico orchestrale previsto è un'orchestra con l'aggiunta di un oboe d'amore, di tre sassofoni e di un gong. Con il procedere del brano, i temi vengono suonati da combinazioni di strumenti, al fine di aggiungere timbri all'orchestra.

SequenzeModifica

I due temi sono esposti nell'ordine dai seguenti strumenti:

  • A: flauto 1º
  • A: clarinetto 1º
  • B: fagotto 1º
  • B: clarinetto piccolo
  • A: oboe d'amore
  • A: tromba 1ª con sordina e flauto 1º all'ottava
  • B: sax tenore
  • B: sax sopranino, poi sax soprano
  • A: due ottavini all'unisono (1º in mi maggiore, 2º in sol maggiore), corno 1º e celesta (do maggiore)
  • A: oboe, corno inglese e due clarinetti (do maggiore), oboe d'amore (sol maggiore)
  • B: trombone 1º
  • B: legni (giochi di terze e quinte)
  • A: ottavino, flauti, oboi, clarinetti, violini primi (giochi d'ottave)
  • A: legni, violini primi e secondi (giochi di terze e quinte)
  • B: legni, violini primi e secondi, tromba 1ª (giochi d'ottave)
  • B: legni, violini primi e secondi, trombone 1º (giochi di terze e quinte)
  • A: ottavino, flauti, sassofoni, quattro trombe, violini primi
  • B: ottavino, flauti, sassofoni, quattro trombe, trombone 1º, violini primi
  • otto battute modulate in mi maggiore
  • Coda: ritornello con percussioni e glissando di tromboni, accordo dissonante e finale

Discografia SelezionataModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d Enzo Restagno, Ravel e l'anima delle cose, Milano, Il Saggiatore, 2009.
  2. ^ a b Da un'intervista di Dimitri Calvocoressi a Ravel per il Daily Telegraph dell'11 luglio 1931, in Maurice Ravel. Lettres, écrits, entretiens Ed. Flammarion, Parigi, 1989
  3. ^ a b c Mario Pasi, AA.VV. Il Balletto. Repertorio del Teatro di Danza dal 1581, Milano, Mondadori, 1979.
  4. ^ I passaggi per sassofoni sopranino e soprano sono usualmente eseguiti al sax soprano da un solo esecutore.
  5. ^ Oppure tromba piccola in la

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