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La rocca dei Sanvitale a Fontanellato

Bona Lombarda, talvolta nella forma Bona Lombardi (Cosio Valtellino, 1417Modone, 1468), fu moglie del capitano di ventura Pier Brunoro Sanvitale dei conti Sanvitale di Fontanellato (PR).

BiografiaModifica

Dopo la battaglia di Delebio (1432) combattuta tra i veneziani, guidati da Giorgio Corner, e le truppe del Ducato di Milano comandate da Niccolò Piccinino, questi lasciò una parte delle truppe a presidiare la Valtellina, tra di essi il capitano di ventura Pier Brunoro Sanvitale alloggiato a Morbegno che presidiava la zona della Val Gerola fino a Campione di Sacco, nell'attuale comune di Cosio Valtellino. Fu qui che Pier Brunoro conobbe Bona mentre pascolava le greggi. Talune fonti parlano di un rapimento, altre di un matrimonio presso la chiesa di Sacco; Bona comunque seguì il marito nelle sue imprese guerresche partecipando attivamente ad alcune battaglie.

Il Brunoro passò al servizio del regno di Napoli guidato da Alfonso di Aragona ma fu sospettato di voler tornare al soldo di Milano e imprigionato.

Una volta liberato passò agli ordini di Venezia e fu inviato a Negroponte col compito di difenderla dai turchi. Brunoro morì nel 1466 e due anni dopo, nel Peloponneso, morì anche Bona.

DiscendenzaModifica

Bona e Pier Brunoro ebbero due figli, uomini d'armi al servizio dei veneziani:[1]

  • Antonio
  • Obizzo

La lapide di Campione di SaccoModifica

A ricordo di Bona Lombarda, in località Campione di Sacco nel comune di Cosio, sorge una cappella votiva dove è murata una lapide con questa epigrafe:

«Bona Lombarda, a cui unanimi le storie tributano omaggi e lodi, nacque del 1417 fra il gruppo degli umili casolari qui tuttora sorgenti. Virtuosa e bella mentre tra queste selve guidava il gregge istantaneamente richiesta dal visconteo capitano Pietro Brunoro lo seguiva fida moglie in ogni evento nei generosi propositi irremovibile. Sfidò i perigli, difese e salvò il marito, conseguì vittorie e palme. Ammirata da tutti, reduce dalle turchesche pugne di Negroponte, moriva in Modone nel 1468. Altro esempio che anche in poveri tuguri e sotto ruvide spoglie nascondonsi talvolta magnanimi spiriti capaci di ardue e nobilissime imprese.»

(Antonio Maffei, 1887)

NoteModifica

  1. ^ Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Sanvitale di Parma, Torino, 1835.