Bonifacio del Vasto

Marchese aleramico
Bonifacio del Vasto
Marchese di Savona e della Liguria Occidentale
Stemma
Predecessore Teutone del Vasto
Successore Nessuno, dominio diviso tra i suoi figli e nipoti
Padre Teutone del Vasto
Madre Berta di Torino
Consorte
  • Contessa d'Incisa
  • Agnese di Vermendois
Figli Vedi matrimonio e discendenza
Religione Cattolicesimo

Bonifacio del Vasto (Savona, 1055 circa – 1125 circa) era marchese di Savona e della Liguria Occidentale, appartenente alla dinastia dei del Vasto, un ramo degli Aleramici.

Egli non utilizzò mai il nome Del Vasto, con cui fu designato in seguito, probabilmente per indicare un'ampia zona guasta, cioè lasciata incolta, su cui dominava. Gli storici hanno localizzato il "vasto" in modo contrastante. Alcuni documenti, però, indicano che per molti secoli il nome fu applicato all'area di Montenotte, nel retroterra montuoso di Savona[1]. Già nell'investitura di Aleramo (967), quest'area era parte dei desertis locis donati da Ottone I di Sassonia[2].

Stemma Aleramici

BiografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Del Vasto.

Era figlio del marchese Teuto (o Otto) di Savona e della moglie Berta (figlia a sua volta di Olderico Manfredi II, marchese di Torino e Susa, e di Berta d'Este). Teuto ebbe cinque figli maschi giunti all'età adulta, di cui quasi certamente Anselmo era il primogenito, mentre forse Bonifacio il secondogenito[3]. Anselmo risulta alla fine degli anni '70 sposato e con un figlio maschio e una o più femmine, Però Anselmo e Manfredo morirono in alcuni scontri armati e l'erede principale divenne Bonifacio, il quale sposò subito dopo la vedova del fratello[3].

Poco dopo il 1085 la marca aleramica, che era stata gestita in modo consortile per circa un secolo dai discendenti di Aleramo, venne divisa fra i marchesi del Monferrato, che ebbero la parte settentrionale della marca e Bonifacio che ebbe quella meridionale fra Loreto e Savona. La divisione è antecedente il 1111, anno in cui per la prima volta un aleramico, Ranieri, viene indicato col titolo di "marchese del Monferrato". Quando morì la sua famosa zia materna, Adelaide di Susa, e così si estinse la dinastia dei marchesi arduinici, Bonifacio mirò ad estendere la sua egemonia sui territori precedentemente appartenuti alla marca di Torino, scontrandosi con un altro importante pretendente: Umberto II di Savoia. Alleandosi con alcuni ricchi feudatari e con il vescovo di Torino, Bonifacio effettuò una formidabile espansione nel periodo a cavallo tra l'XI e il XII secolo e s'impadronì di ampi territori nella Liguria occidentale e nel Piemonte meridionale, occupando i comitati di Albenga, Alba, Asti, Auriate, Bredulo e la stessa Torino[4].

L'enorme estensione territoriale di cui Bonifacio del Vasto divenne signore fu lasciata in eredità ai figli.

Matrimonio e discendenzaModifica

Bonifacio sposò inizialmente la "desponsata" di suo fratello Anselmo morto da poco. I "desponsalia" erano una cerimonia, il cui significato è considerato da alcuni come equivalente a un matrimonio e da altri solo come una promessa di matrimonio[5]. Il matrimonio, quindi, fu annullato da papa Gregorio VII, che aderiva alla prima tesi e lo considerava un matrimonio fra parenti, non ammesso dal diritto canonico. Prima di questo passo, il 3 novembre 1078, il papa affidò a Cuniberto, vescovo di Torino, a Guglielmo, vescovo di Asti e al vescovo d'Alba, l'incarico di fallo desistere da queste nozze, intento non andato a buon fine[6]. Dalle nozze, nel frattempo, erano già nati i seguenti figli:

  • Bonifacio d'Incisa, diseredato per tradimento[3]. Esso poco dopo il 1100, seguì il padre nelle sue lotte, ma, come scritto nel testamento del padre del 1125, lo tradì facendolo imprigionare dai suoi nemici, consegnando a questi inoltre i castelli da lui gestiti; probabilmente egli tradì il padre in quanto egli non era considerato nella ripartizione egualitaria dei figli per la successione[3]. Egli comunque ereditò i beni materni di Incisa, creando un proprio nucleo di potere autonomo[3]. Da lui discendono i marchesi d'Incisa.
  • una figlia, inizialmente promessa sposa al re di Francia. L'accordo fu annullato quando essa perse lo status canonico di figlia legittima.

Successivamente Bonifacio sposò Agnese di Vermandois[7], figlia di Ugo I di Vermandois, dalla quale ebbe:

Bonifacio fu anche tutore di Adelasia ed Enrico, figli di suo fratello Manfredo, deceduto in seguito a una rivolta di cittadini a Savona nel 1079[8][9][10]. Adelasia del Vasto, quindi, fu sua nipote ma non figlia, come è invece citata in alcuni documenti[11]. Adelasia sposò Ruggero I di Sicilia, divenendo madre di Ruggero II e, sposando in seconde nozze Baldovino I, in seguito fu regina di Gerusalemme. Il matrimonio nel 1089 tra Adelasia e Ruggero suggellò un'alleanza tra Aleramici e i normanni Altavilla. Scesero in Sicilia, con Adelasia, anche due sorelle che sposarono due figli naturali di Ruggero, Giordano e Goffredo, e il fratello Enrico, che sposò Flandina figlia di Ruggero, e risulta già personaggio di primo piano della corte normanna nel 1094[12]. Dai grandi possedimenti familiari dei Del Vasto tra Piemonte e Liguria, migrarono in Sicilia anche molti conterranei della Marca Aleramica. Questa gente aleramica al seguito di Enrico e Adelasia costituì la prima ondata migratoria di lombardi (in realtà, piemontesi e liguri, e in minor parte lombardi ed emiliani) [13] che ripopolarono alcuni centri della Sicilia occidentale e orientale tra l'XI e il XIII secolo.

NoteModifica

  1. ^ Riccardo Musso, Il "Vasto" e i castelli di Montenotte, in Atti e Memorie della Società Savonese di Storia Patria, XXVI, 1990
  2. ^ Alberto Peano Cavasola, Il castello di Lancillotto. La storia europea di Castel Gavone, Centro Storico del Finale, Finale, 2004, pp. 64-65.
  3. ^ a b c d e Alessio Fiore, Il mutamento signorile. Assetti di potere e comunicazione politica nella campagne dell'Italia centro-settentrionale (PDF), Firenze University Press, pp. 36-37, ISBN 978-88-6453-511-1.
  4. ^ Treccani -Enciclopedia online
  5. ^ C. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Graz, 1954, III, p. 82.
  6. ^ Giuseppe Sergi, L'aristocrazia della preghiera. Politica e scelte religiose nel medioevo italiano, Roma, Donzelli Editore, 1994, p. 185, ISBN 88-7989-038-7.
  7. ^ F. Savio, Il marchese Bonifacio del Vasto e Adelaide contessa di Sicilia, in Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, s. 3, XXII (1886-87), pp. 87 e sgg. Alle tesi di Savio su questo matrimonio (non è del tutto chiaro il casato di Agnese) aderiscono anche gli studi recenti, ad esempio quelli di Luigi Provero (cfr. nota 106 della memoria in bibliografia). Alcuni storici ventilano anche un terzo matrimonio con Alice di Savoia.
  8. ^ Erich Caspar, Gregorii VII Registrum, in Monumenta Germaniae Historica: Epistolae selectae, II/2, Berlino 1923
  9. ^ Italo Scovazzi, Filippo Noberasco, Storia di Savona, vol. I, Savona, 1926, pp. 133-143.
  10. ^ «Manfredi e Anselmo furono uccisi nel corso di una rivolta dei cittadini» in Walter Goetz, Le origini dei comuni italiani, Milano, A. Giuffrè, 1965, p. 72.
  11. ^ Salvatore Spoto, Sicilia normanna: viaggio nella Sicilia cosmopolita, centro d'arte e cultura tra Oriente ed Europa Newton & Compton, Roma 2003, p. 155.
  12. ^ R. Pirro, Sicilia Sacra, (a cura di A. Mongitore), Palermo, 1733, notitia IV, p. 771, col. 2.
  13. ^ Vincenzo D'Alessandro, Servi e liberi in Uomo e ambiente nel Mezzogiorno normanno-svevo, Bari, Edizioni Dedalo, 1989, p. 312.

BibliografiaModifica

  • G. Manuel di S. Giovanni, Dei marchesi del Vasto e degli antichi monasteri de' SS. Vittore e Costanzo e di S. Antonio nel marchesato di Saluzzo, Torino, 1858;
  • F. Savio, Il marchese Bonifacio del Vasto e Adelaide contessa di Sicilia, in "Atti della R. Accademia delle scienze di Torino" XII (1886-87), pp. 87–105;
  • R. Bordone, Il "famosissimo marchese Bonifacio". Spunti per una storia delle origini degli Aleramici detti del Vasto, in "Bollettino storico-bibliografico subalpino" LXXXI, Torino, 1983, pp. 587–602;
  • L. Provero, I marchesi del Vasto: dibattito storiografico e problemi relativi alla prima affermazione, in "Bollettino storico-bibliografico subalpino" LXXXVIII, Torino, 1990.

Sui Lancia marchesi di Busca:

  • C. Merkel, Manfredi I e Manfredi II Lancia. Contributo alla storia politica e letteraria italiana nell'epoca sveva, Torino, 1886;

Sui Lancia e Lanza di Sicilia:

  • Anonimo (ma F. Lancia di Brolo), Dei Lancia di Brolo. Albero genealogico e biografie, Palermo, 1879;
  • Giuseppe Sorge, Mussomeli dall'origine all'abolizione della feudalità, vol. II, Catania, 1916, poi Palermo, Edizioni Ristampe Siciliane, 1982.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica