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Il Tempio di Adriano, sede storica della Borsa di Roma

La Borsa valori di Roma è stata una delle dieci borse valori italiane attive fino al 1997, quando vennero unificate nella Borsa Italiana.

Indice

StoriaModifica

All'inizio dell'Ottocento i "sensali di cambi" iniziarono a tenere a Roma riunioni semi-ufficiali[1].

La borsa valori fu istituita dopo l'annessione della città eterna al Primo Impero francese. In particolare, nel 1812 venne costituita la Camera di Commercio di Roma, fra i cui compiti c'era anche quello di organizzare la borsa locale[2]. La prima sede fu l'Archiginnasio della Sapienza[3]. Le contrattazioni erano modeste e gli operatori del mercato, sensali e banchieri, erano inizialmente diciannove, per poi diminuire durante il secolo[4].

Con il ritorno dello Stato Pontificio la Camera di Commercio di Roma fu soppressa e le riunioni dei sensali di cambi continuarono in modo informale[5]. In questa fase gli scambi vennero trasferiti a Palazzo Valentini[3].

Nel 1832 la ricostituita Camera di Commercio di Roma redasse un piano di sviluppo che annunciava l'istituzione di una commissione vigilante sulle operazioni di Borsa e di Cambio. Nel settembre 1836 la medesima Camera di Commercio costituì un nuovo regolamento per la Borsa in cui si introduceva la figura del "deputato di borsa", una personalità che aveva il compito di presiedere e vigilare sul regolare svolgimento delle sedute[5]. Dal 1831 la Camera di Commercio e la Borsa vennero ospitate nell'attuale sede, all'interno del Tempio di Adriano[3].

Dopo il 1870, con l'integrazione della città di Roma nel Regno unitario, anche la Borsa iniziò un processo di adeguamento e avvicinamento ai regolamenti di commercio e codici sulla mediazione già recepiti in tutte le altre piazze di scambio presenti nella penisola[5]. Nel 1925 gli agenti di cambio della borsa erano trentanove, numero che aumentò fino al massimo di settanta operatori del 1969[4].

La piazza romana si specializzò, nel corso del XX secolo, nella contrattazione dei titoli di debito pubblico e di azioni di società quotate nella Borsa stessa, soprattutto immobiliari[4].

Nel Dopoguerra la Borsa di Roma si collocò stabilmente quale seconda piazza finanziaria italiana per importanza dopo la Borsa di Milano[6]. Un'indagine commissionata nel 1976 dal Senato della Repubblica evidenziò che nella piazza romana venivano contrattate il 12% delle azioni e il 17,2% dei titoli di stato di tutto il Paese[4].

Nel 1991 venne approvata la riforma della Borsa che tra le varie innovazioni portò agli scambi telematici e alla definitiva abolizione del mercato gridato nel 1994 e all'accorpamento, nel 1997, di tutte le piazze finanziarie italiane in una sola società privata: Borsa Italiana con sede a Milano.

NoteModifica

  1. ^ Giovanni Arneodo, Linee di storia delle borse valori, Torino, Giappichelli, 1956, pag. 140
  2. ^ Renzo Piccini, La borsa valori, Milano, Giuffré, 1967, pag. 10
  3. ^ a b c Borsa di Roma - Le sedi sul sito Borsa Italiana
  4. ^ a b c d Borsa di Roma - Il mercato sul sito Borsa Italiana
  5. ^ a b c Borsa di Roma - L'istituzione sul sito Borsa Italiana
  6. ^ Renzo Piccini, La borsa valori, Milano, Giuffré, 1967, pag. 12

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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