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Bovalino

comune italiano
Bovalino
comune
Bovalino – Stemma
Bovalino – Veduta
Chiesa di S.Francesco e Municipio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
Città metropolitanaProvincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
SindacoVincenzo Maesano (Lista civica "Agave") dall'11-06-2017
Territorio
Coordinate38°09′N 16°10′E / 38.15°N 16.166667°E38.15; 16.166667 (Bovalino)Coordinate: 38°09′N 16°10′E / 38.15°N 16.166667°E38.15; 16.166667 (Bovalino)
Altitudine11 m s.l.m.
Superficie18,06 km²
Abitanti8 935[1] (31-08-2018)
Densità494,74 ab./km²
FrazioniBosco Sant'Ippolito, Bovalino Superiore, Pozzo
Comuni confinantiArdore, Benestare, Casignana, San Luca
Altre informazioni
Cod. postale89034
Prefisso0964
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT080012
Cod. catastaleB098
TargaRC
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantibovalinesi
Patronosan Francesco di Paola
Giorno festivo2 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bovalino
Bovalino
Bovalino – Mappa
Posizione del comune di Bovalino all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Bovalino è un comune italiano di 8 885 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.

Nel 2015 Bovalino si aggiudica la Bandiera Verde delle Spiagge, l'autorevole riconoscimento europeo assegnato dalla FEE.[2]

Geografia fisicaModifica

Bovalino si affaccia sulla costa ionica ed è uno dei tanti punti di riferimento dei turisti che scelgono la Calabria. La particolarità del territorio consiste nella possibilità di avere mare e montagna a pochi minuti di distanza. Notevole lo sviluppo della spiaggia e del mare cristallino, di estrema importanza per la mitigazione del clima bovalinese. Oltre a Bovalino Marina vi è Bovalino Superiore, ad un'altezza di circa 200 metri sul livello del mare, antico borgo che presenta le testimonianze storico-architettoniche del paese delle origini.

StoriaModifica

Le origini di Bovalino non sono molto chiare: molti studiosi ne fanno risalire la fondazione in età romana, identificandola con vari centri costieri di incerta ubicazione, come Altanum (una stazione di posta romana) o la più antica Uria, avamposto militare della colonia greca di Locri Epizefiri. [3] Un importante riferimento di questo periodo è l'iscrizione, in lingua greca, posta su un angolo del castello di Bovalino Superiore, probabilmente usata come materiale di risulta durante la ristrutturazione del maniero nel XVI secolo[4], dove, secondo gli esperti, si farebbe riferimento a CORNELIOS PUBLIUS, un quadriumviro di età romana che doveva possedere una villa nel territorio bovalinese.

Un riferimento più attendibile all'originale nucleo abitato di Bovalino accenna alla probabile distruzione, nel 986, di Boidin da parte dei pirati arabi.[5] Quindi, i sopravvissuti si sarebbero ritirati dalle zone costiere per rifugiarsi su una collina di tufo alta 200 metri, meglio difendibile dalle incursioni arabe, dando origine all'attuale borgo di Bovalino Superiore. Per quanto riguarda il nome del centro urbano, di derivazione greca, esistono due teorie: la più accreditata riporta questo toponimo con il significato di "terra dei buoi", per la probabile presenza di mandrie di bovini nella zona[6]; un'altra possibile interpretazione, anch'essa di origine greca, interpreta il nome Bovalino come "luogo dove si trova il lino", a causa della diffusa coltivazione del lino a livello locale[7].

Dopo la conquista normanna dell'Italia meridionale, per via della natura difensiva del territorio, verso il 1100 il Conte Ruggero I d'Altavilla detto il Normanno, fratello di Roberto il Guiscardo, duca di Calabria e di Puglia, vi fece costruire un poderoso castello, allo scopo di amministrare e controllare il territorio. Bovalino, divenuta ormai una Motta, ossia un borgo fortificato grazie alla presenza del castello, venne concesso in feudo alla famiglia Conclubet, signori d'Arena, di Stilo e di Gerace. Da punto di vista urbanistico, fuori dalla Motta si crearono due sobborghi: la Guarnaccia (corrispondente all'area dove sorge la Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria) e lo Zopardo (in prossimità della Chiesa, chiusa e non adibita al culto, di Santa Maria del Soccorso), entrambi abitati da pastori, contadini ed artigiani.

Durante la dominazione sveva (1197-1265), Bovalino, il cui territorio si estendeva dalla montagna al mare, tra la fiumara Bonamico e il torrente Pintammati, e comprendeva anche gli odierni comuni di Benestare, di San Luca e di Platì, fu amministrata da Fulcone Ruffo, che si ribellò a Manfredi, figlio e successore di Federico II di Svevia, e che da questi venne scacciato nel 1258, dopo un assedio di due anni al castello. Con la salita al trono napoletano di Carlo I d'Angiò, i Ruffo riottennero il feudo di Bovalino; nel 1288 il castello bovalinese (danneggiato da un terremoto nel 1222 e riparato per ordine di Carlo d'Angiò nel 1276) subì un'ulteriore assedio ad opera dell'esercito di Giacomo II d'Aragona, nell'ambito della guerra tra angioini e aragonesi per il possesso della Sicilia.

Dopo i Ruffo, nel 1445 il feudo di Bovalino passò, per via matrimoniale, ad Antonio Centelles, che lo perse per aver partecipato alla congiura dei baroni contro re Ferrante I d'Aragona; le terre bovalinesi vennero quindi date in feudo a Tommaso Caracciolo, marchese di Gerace, che nel 1457 fu condannato per tradimento e spogliato di tutti i suoi beni. Dopo un breve dominio da parte di Andrea De Pol (1458-1463), Bovalino tornò a Centelles, il quale però cadde nuovamente in disgrazia nel 1465 e venne privato di tutti i suoi possedimenti. Quindi, dopo una dominazione feudale da parte delle famiglie Pignatelli e Gagliardi, nel 1496 i Marullo, nobile famiglia messinese, tennero il feudo con il titolo di conte di Condojanni. Nel 1571 il conte Vincenzo Marullo partecipò alla battaglia di Lepanto con una galea, armata a proprie spese e con uomini provenienti dalla sua contea, tra i quali certamente anche bovalinesi. Questa avventura rovinò finanziariamente i Marullo, che nel 1584 vendettero all'asta il feudo, concesso ai Loffredo, i quali ottennero il titolo di marchese.

Sotto la signoria di Sigismondo Loffredo, Bovalino dovette subire, nel 1594, un attacco turco condotto da Scipione Cicala, un rinnegato genovese convertitosi all'Islam con il nome di Sinan Pascià: l'8 settembre di quell'anno i Turchi riuscirono ad espugnare il castello e a dar fuoco all'abitato, ma, stando alla tradizione popolare, mentre la gente era riunita in Chiesa per chiedere l'intercessione dell'Immacolata dal flagello, iniziò a piovere così intensamente da far spegnere l'incendio e far fuggire gli invasori. Da allora Bovalino Superiore ha elevato Maria Santissima Immacolata a propria patrona e fu fondata l'omonima Arciconfraternita, attiva tutt'oggi. L'assedio del castello bovalinese spinse il governo vicereale spagnolo a improntare dei sistemi difensivi contro le scorrerie turche nella zona, concretizzatisi nel 1605 con la costruzione di una torre d'avvistamento, la Torre Scinosa, a forma tronco-piramidale e posta sul litorale, abbattuta nel 1912 per far posto ad una piazza. Dopo i Loffredo, il feudo passò a Beatrice Orsini, la quale lo vendette a Sebastiano Vitale; questi, a sua volta, lo vendette nel 1650 alla famiglia Del Negro, patrizi genovesi che passarono Bovalino agli Spinelli. Infine, dopo il breve intermezzo di un membro dei Caracciolo, che divenne feudatario per aver sposato l'erede della precedente famiglia, ad ottenere il feudo bovalinese nel 1716 saranno i duchi Pescara Diano, che lo conservarono fino all'eversione della feudalità nel 1806.

Gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, durante la dominazione francese Bovalino venne riordinata dal punto di vista amministrativo con la nuova legge comunale del 1811, la quale elevava il paese a comune autonomo, ma ne distaccava i casali di Benestare e di Cirella: il primo divenne anch'esso comune autonomo, mentre il secondo venne aggregato al comune di Natile. Con il ritorno dei Borbone, si formò anche a Bovalino un sentimento patriottico liberale, rappresentato dalla famiglia Ruffo, il cui membro più famoso, Gaetano Ruffo, fu tra gli organizzatori della fallita Rivolta di Gerace del 1847, insieme a Rocco Verduci, Domenico Salvadori, Michele Bello, Pietro Mazzone, conclusasi con la fucilazione dei cinque patrioti il 2 ottobre di quell'anno a Gerace[8]. Altre importanti figure di patrioti bovalinesi furono il garibaldino Francesco Calfapietra, che partecipò alla Spedizione dei Mille e, successivamente, anche alla Terza Guerra d'Indipendenza, e il conte Domenico Antonio Grillo, esponente liberale che fu sindaco di Bovalino dal 1860 al 1863, il primo dopo la proclamazione del Regno d'Italia.

Con l'Unità d'Italia Bovalino subì rapidi cambiamenti economici e sociali: infatti molte famiglie, nobili e non, lasciarono il borgo di Bovalino Superiore per sistemarsi nella nascente Marina, dove già anni prima le famiglie più in vista del paese (gli Spagnolo, i Procopio, i Morisciano, gli Agostini e i Marrapodi) avevano costruito le proprie residenze intorno alla Torre Scinosa, mentre anche numerose famiglie di pescatori avevano formato dei nuclei abitativi negli attuali rioni Borgo e Sant'Elena. Questa tendenza subì un'accelerazione con la costruzione, a partire dal 1865, della linea ferroviaria Taranto-Reggio Calabria, terminata in dieci anni, tanto che la Marina assunse una funzione politica e sociale non indifferente, anche per via del trasferimento di nuove famiglie dai paesi circonvicini: gli Oliva da Platì, gli Stranges da San Luca, i Vitale da Sant'Ilario, i De Blasio da Palizzi e gli Amaduri da Gioiosa Jonica. Di conseguenza, con il Regio Decreto del 29 giugno 1874, la sede del municipio venne trasferita a Bovalino Marina, mentre Bovalino superiore decadde al rango di semplice frazione. Ciò ebbe un effetto negativo sui monumenti presenti nell'antico borgo, come il castello, il quale crollò parzialmente a causa del terremoto di Messina del 1908; dopo di allora, trascurato ed abbandonato, fu in parte venduto a privati, mentre negli anni Cinquanta venne tagliato in due per creare la strada comunale che conduceva all'antico borgo medievale.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  • Il castello, sito a Bovalino Superiore, costruito agli inizi del periodo normanno (1100 circa) su volere del Gran Conte Ruggero I d'Altavilla, faceva parte di un sistema difensivo di 17 castelli reali. Danneggiato dal terremoto del 1222, venne restaurato successivamente nel 1276, su ordine di Carlo I d'Angiò. Nel corso del XIII secolo il castello subì diversi assedi, come nel 1256, quando Manfredi assediò Fulcone I Ruffo, signore di Bovalino, che gli si era ribellato, scacciandolo dopo due anni di assedio, mentre nel 1288 anche Giacomo II di Aragona, re di Sicilia, fece assediare il castello di Bovalino, poiché i Ruffo parteggiavano per gli angioini. Dopo i diversi attacchi turchi, la cittadella militare bovalinese fu racchiusa da alte mura, con due torri ai lati delle porte d’accesso: “Porta di San Michele” e “Porta della Terra”, entrambe occupate da soldati armati. Nel 1502 il comandante aragonese don Ugo de Cadorna si ritirò nel castello di Bovalino inseguito dalle truppe angioine del generale d’Aubigny, che lo costrinse a evacuare verso Gerace. Nel 1594, durante il dominio di Sigismondo Loffredo, la cittadella venne attaccata dai Turchi di Sinan Pascià, che razziarono e devastarono il paese dopo aver espugnato il castello. Questo fu nuovamente danneggiato e ristrutturato dopo il terremoto del 1783, mentre, verso la fine del XIX, per testamento di Giovanni Ruffo, il castello venne ristrutturato per creare un ospizio di mendicità, parzialmente crollato a causa del terremoto di Messina del 1908. Da allora è stato venduto in parte a privati, mentre negli anni ‘50 fu tagliato in due per realizzare la strada comunale che conduce al borgo medievale.
  • La Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, posta nel sobborgo della Guarnaccia a Bovalino Superiore, fu costruita nel 1586 per volere di Ottaviano Pasqua, vescovo di Gerace, il cui stemma è posto sull’architrave dell’ingresso laterale. Al suo interno comprendeva altre due chiese oggi non più esistenti: la chiesa di San Rocco e quella di San Leonardo. Vi si accedeva liberamente tramite le due vie pubbliche, una proveniente dalla contrada Biviera e l’altra proveniente dalla Marina, passando per la contrada Pozzo. La parrocchia annessa era la più popolosa, mentre la chiesa di Santa Caterina era la più frequentata dai ceti più umili. Nel 1812, durante il regno di Gioacchino Murat a Napoli, la chiesa fu chiusa al culto per essere riaperta dopo il ritorno dei Borbone. È antichissima la festa della Madonna del Carmelo, che si svolge l’ultima domenica di luglio: la statua apposita, realizzata nel 1776, è stata scolpita dal napoletano Giuseppe Sarno. Nel 1986, ricorrendo i 400 anni della costruzione, la chiesa è stata ristrutturata e abbellita dal maestro Domenico Savica.
  • La Chiesa Matrice, situata nel centro storico all’interno delle mura di cinta del castello normanno e posta sotto la titolarità di "Santa Maria ad Nives”- Madonna della Neve, e di San Nicola di Bari, è costituita da due parti: la cripta (chiamata la juditria) al piano inferiore, chiamata un tempo “San Nicola” e dall’attuale chiesa, situata al piano superiore. La cripta, costruita intorno al XIV secolo, è formata da due navate: una mai ultimata; l’altra, invece, contiene le catacombe murate agli inizi di XIX. Nella cripta è presente inoltre un museo di arte sacra, voluto dall’Arciconfraternita di Maria SS. Immacolata, che raccoglie il materiale più importante posseduto e prodotto dalla chiesa bovalinese nei secoli. Il pezzo più importante è un preziosissimo reliquiario, fabbricato in ottone dorato, risalente al 1629 e contenente circa 126 reliquie (in merito si riscontra il ritrovamento di un’ulteriore reliquia, in seguito ad un recente restauro effettuato a Gerace). Apparteneva ai duchi Pescara Diano, i quali nel 1729 lo donarono alla comunità bovalinese. Altri pezzi importanti presenti sono: candelieri e croci in legno e in ottone, calici, pissidi, navicelle ed incensieri, corone della statua della Madonna del Rosario, ostensori in argento ed infine le due campane della chiesa del Rosario, che suonarono a festa al ritorno dei bovalinesi guidati dal conte Vincenzo Marullo, che partecipò alla battaglia di Lepanto del 1571, oltre a dare l’allarme nel 1594 durante l’attacco turco. Inoltre sono custodite alcune tele e statue, tra cui: l’Adorazione dei Magi, risalente al XVII secolo, attribuita a Guido Reni e appartenuta al convento francescano di Santa Maria del Gesù; la Madonna del Sedile, del 1900, la statua di Santa Filomena, scolpita nel 1843 dai fratelli Morani, quella di San Nicola di Bari, contitolare della chiesa Matrice, oltre da alcuni abiti finemente decorati in seta ed in oro della Madonna del Rosario e di quella del Carmine, oltre ai paramenti sacri usati agli inizi del 1900. Nel 1520, con il passaggio dal rito greco a quello cattolico, si iniziò la costruzione dell’attuale chiesa di stile romanico a tre navate a spese di D. Giovanni Francesco Pignatelli ed ultimata nel 1525. La navata laterale sinistra possiede un altarino dedicato al Santissimo, con splendide decorazioni sulle volte; infine, quella di destra possiede un altare con la statua della Vergine Immacolata. Di grande valore artistico sono anche: la statua in marmo bianco della Madonna col Bambino scolpita nella seconda metà del XVI secolo; la statua lignea dell’Immacolata del 1752; l’altare ligneo dell’Immacolata (già altare maggiore del convento dei padri riformati); l’altare del beato Camillo Costanzo, appartenute alla chiesa del convento di Santa Maria del Gesù; un altorilievo acefalo in marmo bianco raffigurante la Madonna col Bambino dei Principi Pignatelli.
  • La Chiesa di Santa Maria delle Grazie e del SS. Rosario, collocata nel borgo dello Zopardo, è ormai disadorna e chiusa al culto. Non si conosce l’anno di costruzione, ma osservando la struttura si può ricondurre al periodo angioino. Nel 1581 fu costruita la cappella di Santa Maria della Vittoria, o Madonna del Rosario, come ex-voto per la battaglia di Lepanto, alla quale pare abbiano partecipato tre zii materni del beato Camillo Costanzo. La chiesa è orientata a mezzogiorno e ha due entrate, una grande e una piccola; presso la porta principale, all’interno si trova un altare maggiore in stile romanico a due gradini, dove fino al 1581 era situata la statua della Madonna delle Grazie, mentre presso la porta piccola vi è una cappella con altarino dove era riposto il quadro del SS. Rosario, sostituito nel 1700 dalla statua del Rosario, ora conservata nella Chiesa Matrice. La chiesa ha un’unica navata che termina con l’abside semicircolare, dove la trabeazione è rivestita da una decorazione barocca. Di grande valore artistico è il portale ogivale in pietra di tufo, con bassorilievi di tralci di vite sulle spalle dell’arco, rose, un’aquila e puttini stilizzati. La chiesa è da tempo completamente abbandonata ed è stata deturpata da un disastroso “restauro”: il tetto è crollato, insieme agli stucchi e agli affreschi che lo abbellivano, ed è stato sostituito da uno in legno.
  • La Chiesa di San Nicola di Bari, situata a Bovalino Marina, si affaccia sulla Piazza Camillo Costanzo ed è la principale del paese. Prima della sua fondazione, nella marina di Bovalino erano presenti due piccole chiese settecentesche, oggi non più esistenti: la Chiesa delle Anime del Purgatorio, eretta dal duca Francesco Pescara Diano nel XVIII secolo, e posta nel rione Borgo vicino all'attuale Palazzo Stranges di via Garibaldi; e la Chiesa di San Michele Arcangelo, fondata nel 1786 da Francesco Saverio Amato in località Pomadonna, lungo la via Dromo, passata poi alla famiglia dei baroni Di Blasio. Dopo il trasferimento della sede comunale a Bovalino Marina nel 1874, si ebbe la necessità di costruire un nuovo e più grande edificio ecclesiastico: pertanto, nel 1882 iniziarono i lavori di costruzione della nuova chiesa, che terminarono il 15 settembre 1891, quando venne aperta e consacrata al culto. Inizialmente fu edificata in stile romanico e ad una sola navata, mentre in seguito venne aggiunta una navata laterale e la sacrestia. Nel 1898 il consiglio comunale chiese all'Ordinario Diocesano il trasferimento dell'Arcipretura da Bovalino Superiore a Bovalino Marina, cosa che avvenne il 1° ottobre di quell'anno per opera del vescovo di Gerace, Mangeruva. Gravemente danneggiata dal terremoto di Messina del 1908, l'edificio fu successivamente riparato con una spesa complessiva di 400.000 lire, a carico dello Stato[9]. Nel 1929 fu edificata la terza navata, consacrata il 28 ottobre 1931 dal vescovo Giovanni Battista Chiappe. Di particolare pregio è l'altare maggiore in marmo, comprato a Messina dal commerciante Michele Ferrigno, originario però di un'altra chiesa in quanto antichissimo e con due stemmi vescovili scolpiti al lati. All'interno della chiesa è presente anche un quadro del pittore bovalinese Parisi, raffigurante l'apparizione della Madonna a San Francesco da Paola. Negli anni '80 il pittore Guido Paita, di Cassano, ha decorato il soffitto, le pareti e la semicupola con dipinti della gloria della Santissima Trinità e il trionfo della Croce in un tripudio di angeli osannanti. La chiesa è retta dai frati minori francescani ed è sede del Vicariato "Beato Camillo Costanzo".
  • La Chiesa di San Martino Vescovo si trova nella frazione di Bosco Sant'Ippolito, distante qualche chilometro dal capoluogo comunale; nacque dallo smembramento del territorio parrocchiale bovalinese in seguito alle proteste degli abitanti della frazione, cosa che indusse il vescovo Michele Alberto Arduino a decretare, con bolla vescovile del 26 giugno 1967, a trasferire il beneficio parrocchiale di San Martino Vescovo in Gerace alla chiesa della frazione bovalinese. La costruzione dell'edificio ecclesiastico iniziò nel 1975, grazie all'iniziativa del francescano padre Donato Candido de Piccoli e alle offerte dei fedeli; l'apertura e la consacrazione avvennero nel 1977. Nella chiesa, un edificio moderno che si inserisce bene nel contesto urbano, l'11 di ogni mese si svolge la santa messa e la processione in onore della Madonna di Lourdes.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[10]

 

CulturaModifica

Attualmente a Bovalino si concretizzano diverse realtà artistico - musicali: (Quartaumentata, Plasma, Invece, The Bronx); Peppe Platani; Paolo Sofia; Bruno Panuzzo; Marco Antico; Carlo Italia; Nino Racco; gruppi teatrali (Gruppo Spontaneo) e molteplici esponenti che operano nel campo letterario e delle belle arti.

È presente il caffè letterario "Mario La Cava", un’associazione culturale nata con il compito di valorizzare e divulgare il patrimonio storico, culturale ed ambientale dei luoghi lacaviani di Bovalino e del comprensorio, attraverso l’organizzazione di convegni, incontri, spettacoli e visite.[11] Grazie agli sforzi di questa associazione culturale, recentemente è stato istituito un premio letterario dedicato allo scrittore bovalinese, ottenendo un buon successo a livello partecipativo e di risonanza.

IstruzioneModifica

Il comune ospita un istituto comprensivo e un istituto d'istruzione superiore.

CinemaModifica

Nel 2014 il regista Andrea Grollino ambienta a Bovalino la versione cinematografica del romanzo Fiori di Carta curato da Bruno Panuzzo (opera donata a Papa Francesco).

MusicaModifica

Uno dei primi complessi sviluppatosi a Bovalino furono i "Nuovi Gabbiani". Negli anni '60, pubblicarono un disco col marchio Fonit-Cetra (Amore a Palinuro - Un giorno tu saprai). Seguirono "I ragazzi di Fuoco!" (1972-1980).

Geografia antropicaModifica

FrazioniModifica

Bosco Sant'Ippolito (in dialetto greco-calabro Aghios Ippòlytos), Bricà (in dialetto greco-calabro Brikià), San Nicola, Pozzo, Bovalino Superiore, Biviera, Rosa, Cipparello, Prato.

EconomiaModifica

Bovalino è una cittadina a vocazione commerciale, turistica e culturale. Di particolare rilevanza è il turismo balneare estivo, il quale attira turisti dai paesi vicini, specialmente in occasione della festa patronale di San Francesco di Paola, che viene celebrata la prima settimana di agosto. Il periodo di maggior sviluppo economico di Bovalino avvenne nel secondo dopoguerra, quando, tra glia anni Sessanta e Settanta, per via della costruzione della SS 106 Jonica, si insediarono nel paese numerose famiglie di commercianti campani, come i Ferrigno, i Savo, i Di Pino, i Lacamera, gli Apicella, i Roberto, i Bisogno e i Guadagno, che impiantarono a Bovalino le proprie attività commerciali, alcune delle quali esistono ancora oggi. Nella zona sorsero anche le prime realtà industriali: tre sansifici (la Siba, la Rica e la Catanese), una cartiera, un'industria per la lavorazione del legno (la Bricà), oltre a tre alberghi e a due stabilimenti balneari (Lido Orsa e Lido La Rocchetta), molto rinomati e frequentati all'epoca. Oggigiorno l'economia di Bovalino si basa sulle strutture commerciali e ricettive locali, come i due grossi centri commerciali (La Galleria e I Gelsomini), i quali attirano numerose persone anche da molti paesi vicini, mentre anche i numerosi lidi balneari contribuiscono significativamente all'economia cittadina.

Infrastrutture e trasportiModifica

Bovalino è collegata alla Ferrovia Jonica, iniziata nel 1865, che va da Taranto a Reggio Calabria: il tratto che passa per la cittadina fu inaugurato il 1° febbraio 1871 e collegava Bianco a Roccella Jonica[12]. Inoltre la SS 106 Jonica, che attraversa il territorio bovalinese, ha molto contribuito allo sviluppo economico del centro abitato negli anni passati. Nei primi anni del 2000 sono stati avviati i progetti per una strada che, partendo da Bovalino e giungendo a Bagnara, collegasse la SS 106 Jonica con l'Autostrada del Mediterraneo, ma i lavori si sono arenati subito dopo.

AmministrazioneModifica

Periodo Sindaco Partito
15 settembre 1988 - 26 aprile 1990 Tommaso Mittiga Democrazia Cristiana
11 agosto 1990 - 25 agosto 1992 Antonio Carpentieri Democrazia Cristiana
23 ottobre 1992 - 21 giugno 1993 Domenico Albanese Democrazia Cristiana
21 giugno 1993 - 26 gennaio 1996 Luigi D'Agostino Alleanza Popolare
26 gennaio 1996 - 18 novembre 1996 Giuseppe Priolo Commissario straordinario
18 novembre 1996 - 14 maggio 2001 Giuseppe Camillo Ammendolea Alleanza Nazionale
14 maggio 2001 - 20 gennaio 2005 Antonio Carpentieri Lista Civica
20 gennaio 2005 - 5 aprile 2005 Francesca Crea Commissario straordinario
5 aprile 2005 - 30 marzo 2010 Francesco Zappavigna Lista Civica
30 marzo 2010 - 2 aprile 2015 Tommaso Mittiga Lista Civica
2 aprile 2015 - 14 luglio 2016 Emiliano Consolo
Rosa Correale
Alberico Gentile
Commissione straordinaria
14 luglio 2016 - 11 giugno 2017 Salvatore Caccamo
Valeria Pastorelli
Claudia Poletti
Commissione straordinaria
12 giugno 2017 - in carica Vincenzo Maesano Lista Civica

BasketModifica

• A.S.D. CONO Basket Bovalino

Calcio a 5Modifica

  •   A.S.D. Bovalino C5

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ Spiagge a misura di bambino, 12 bandiere verdi in Calabria, www.ilcirotano.it. URL consultato il 13-04-2015.
  3. ^ Domenico Romanelli, Antica tipografia istoria del regno di Napoli, vol. I, Napoli, 1815.
  4. ^ Francesco Costabile, Un nuovo apporto epigrafico alla storia di Locri Epizefiri in età romana, in Klearchos, a. XXI, 1979, pp. 97-105.
  5. ^ Giuseppe Cozza-Luzi,Cronaca siculo-saracena di Cambridge, Palermo, 1890, p. 48.
  6. ^ Giovanni Alessio, Saggio di toponomastica calabrese, Olschki, Firenze, 1935, pp. 56-57, 460.
  7. ^ Giuseppe F. Macrì, Uomini, economia e fiscalità in una Terra in Calabria Ultra. Bovalino nel Catasto Onciario (1742-'45), Arti Grafiche Barbieri, Cosenza, 2014, p. 11.
  8. ^ Vittorio Visalli, I Calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, Walter Brenner Editore, Cosenza, 1989.
  9. ^ Antonio Ardore,Bovalino. Un borgo da salvare, AGE, Ardore, 2002, p. 72.
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ Caffè Letterario Mario La Cava, su mariolacava.it. URL consultato il 21 gennaio 2019.
  12. ^ http://www.trenidicarta.it/aperture.html

Collegamenti esterniModifica

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