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Branco di lupi (Wolfsrudeltaktik in lingua tedesca) è il nome dato alla tattica di guerra sottomarina adottata dai sommergibili tedeschi nella seconda guerra mondiale.

Indice

OrigineModifica

Gli U-Boot tedeschi impegnati nel Mar Mediterraneo durante la prima guerra mondiale passarono, nelle ultime settimane di guerra, ad attaccare i convogli nemici non più singolarmente ma in gruppo. Si trattò di una tattica dovuta al fatto che, grazie agli sviluppi tecnici, rafforzati gruppi di navigli nemici riuscivano a rendere più sicure le loro rotte.[1] Uno dei comandanti di U-Boot che operavano nel Mediterraneo allora era il ventitreenne Karl Dönitz, che comandava l'UB 68, un U-Boot del Tipo UB II. Le esperienze fatte dal futuro Comandante supremo degli U-Boot e Grandammiraglio furono alla base della sua adozione della tattica del "branco di lupi"[2] nella quale egli fu coinvolto dal 1936 come Comandante supremo dei nuovi U-Boot in costruzione dal 1935. Otto Ciliax, un ex collega di Dönitz, criticò come troppo vulnerabile la tattica del "branco di lupi", già dal suo affermarsi, poiché il suo successo dipendeva "troppo dalle radiocomunicazioni".[3] Grazie alle prime esercitazioni nel Mare del Nord, nelle quali si distinse particolarmente Günther Prien, Dönitz rimase fermo nelle sue idee.

I primi sistemi di scortaModifica

 
Il convoglio WS-12 con scorta aerea e navale nel 1941

Già il 26 agosto 1939 – cioè già da prima dell'inizio delle ostilità – l'Ammiragliato britannico aveva posto sotto il suo comando l'intera marina mercantile. Subito dopo l'affondamento dell'Athenia gli Alleati istituirono nel Nord Atlantico un sistema di scorta dei mercantili, che doveva rendere più sicuri i rifornimenti alle isole britanniche.

  • I convogli HX e SC viaggiavano dalla Nuova Scozia verso la Gran Bretagna.
  • I convogli OA e OB andavano da e per il Nordamerica
  • I convogli SL si formavano di fronte alla Sierra Leone e si dirigevano in Gran Bretagna
  • I convogli HG facevano altrettanto da Gibilterra.
  • I convogli OG dalla Gran Bretagna e ritorno.

Le esperienze della prima guerra mondiale avevano mostrato che gli U-Boot costituivano una vera minaccia per queste rotte. La marina britannica aveva equipaggiato più di cento delle sue navi con il sistema d'individuazione di sommergibili ASDIC. Nei primi anni di guerra vi erano poche navi disponibili come navi di scorta, spesso questo compito fu affidato a pescherecci frettolosamente corazzati.[4]

Prime esperienzeModifica

La tattica del "branco di lupi" entrò in azione per la prima volta nell'ottobre del 1939. In quel momento operavano sei sommergibili in Nord Atlantico: tre U-Boot del tipo Tipo VII B e tre U-Boot del tipo IX. I battelli dovevano attaccare il convoglio KJF 3 che si era formato a Kingston. Due U-Boot si persero prima che il convoglio fosse rintracciato: l'U-42 fu affondato nel corso dell'attacco al mercantile Stonepool, difeso da due cacciatorpediniere accorse in suo aiuto e l'U-40 affondò in una zona minata nella Manica. Dei quattro sommergibili rimasti, gli U 45, U 37 e U 48 accettarono battaglia con le navi del convoglio, che non era scortato, e affondarono numerosi mercantili; all'U 46 non riuscì l'individuazione del convoglio. Dall'esperienza di questo primo tentativo emerse il concettuale insegnamento, che il primo sommergibile a individuare il nemico, non avrebbe dovuto attaccare subito, bensì attendere fino a che gli altri sommergibili del branco vi fossero stati condotti dai segnali.[5]

PrincipiModifica

Scopo primario della tattica del "branco di lupi" era quello di rendere possibile un obiettivo nemico comune a più sommergibili. Lo sforzo tattico consisteva nel trovarsi a sopraffare il nemico in battaglia. Per questo il momento ideale per l'attacco comune era la notte; poiché in quel caso l'U-Boot, che si trovava a sufficiente distanza del convoglio al di sotto dell'orizzonte, a causa della sua stretta silhouette, era difficile da individuare da parte del nemico. L'attacco veniva incominciato da un U-Boot, che il nemico, idealmente costituito da più bersagli potenziali, non attaccava, per non richiamare altri sommergibili. Un gruppo di U-Boot, che operavano con la tattica del "branco di lupi", poteva comportarsi in due modi diversi. Con uno, grazie alla segnalazione di un sommergibile di pattuglia o di un aereo, potevano venir comandati più sommergibili nella stessa zona di mare. Di gran lunga più frequentemente un tale gruppo di U-Boot però si raccoglieva "al tavolo verde" a seguito di avviso ufficiale: per esempio a seguito dell'informazione su un convoglio e del corrispondente ordine di recarvisi.

Modo di procedereModifica

 
Uso dell'ASDIC a bordo della HMS Anthony nel 1944

In caso di una tale ricerca di prede ogni U-Boot, a distanza di circa 8 miglia nautiche uno dall'altro, "batteva" una determinata zona del mare. Quando uno di loro aveva individuato un convoglio nemico, avvertiva agli altri con un breve segnale di 20 caratteri, indicando tempo atmosferico, punto, rotta, velocità, numero di navi e scorta del convoglio, informandoli anche sulla disponibilità di carburante da parte sua. Queste informazioni venivano ripetute dall'U-Boot in questione ogni due ore e teneva così il contatto, mentre gli altri U-Boot accorrevano in direzione del convoglio.

Ricerca delle predeModifica

La zona di ricerca delle prede era molto ampia: affinché il maggior numero possibile di U-Boot giungesse in tempo utile sul convoglio nemico era ottimale che a effettuare l'avvistamento fosse uno degli U-Boot che stavano al centro della ricerca. Gli attacchi degli U-Boot all'interno del branco non erano completamente organizzati. L'unica organizzazione consisteva in sostanza nell'avvicinamento degli altri U-Boot mediante la presa di contatto, che durante l'invio dei segnali di rilevamento davano agli altri sommergibili un orientamento o una posizione prima dell'attacco comune.

Emersione notturnaModifica

Inizialmente gli attacchi avevano successo in gran parte di notte e in superficie. A quei tempi gli U-Boot erano per i caccia, privi di radar, quasi invisibili. Le navi alleate avevano, è vero, un apparato di individuazione, l'ASDIC, che rivelava un sommergibile in immersione fino a una distanza di circa 1500 metri, ma non poteva individuare un sommergibile che viaggiasse in emersione.[6]

EsempiModifica

 
L'U-190, che partecipò agli attacchi ai convogli HX 229 e SC-122
  • Attacco al convoglio SC 7 nell'ottobre 1940
  • U 202 in Nordatlantico nell'agosto e settembre 1941
  • U 374 nel gruppo ("branco") Mordbrenner nell'ottobre 1941
  • U 213 nel gruppo Westwall in febbraio 1942
  • Branco Strauchritter nell'aprile 1942
  • U 213 nel gruppo Pfadfinder nel maggio 1942
  • U 654 attacco al convoglio Outbound South 34 nel luglio 1942
  • U 379 nel gruppo Steinbrinck nel luglio 1942
  • U 566 nel gruppo Blücher nell'agosto 1942
  • U 599 attacco al convoglio SC 100 in settembre 1942
  • U 353 nel gruppo Wotan, U 602 nel gruppo Panther e Puma in ottobre 1942
  • U 664 del gruppo Ungestüm nel dicembre 1942
  • U 632 nei gruppi Falke e Landsknecht in dicembre 1942 e in gennaio 1943
  • U 413 nel gruppo Jaguar nel gennaio 1943
  • U 268 nel gruppo Habicht in gennaio 1943
  • U 187 attacco al convoglio SC 118 del gruppo Pfeil in gennaio/febbraio 1943
  • U 664 nei gruppi Burggraf e Sturmbock, U 628 contro il convoglio ON 166 nei gruppi Knappene Ritter in febbraio 1943
  • Attacchi ai convogli HX 229 e SC-122 nel marzo 1943
  • U 188, gruppo Adler in marzo 1943
  • U 632, gruppi Seeteufel e Löwenherz in marzo e aprile 1943
  • U 306, gruppo Meise in aprile 1943
  • U 304, gruppo Donau 1 im maggio 1943
  • U 643, gruppo "Roßbach in settembre 1943
  • U 415, gruppo Borkum in dicembre 1943
  • U 471, gruppo Rügen in gennaio 1944
  • U 311, gruppo Preußen nel marzo 1944

RisultatiModifica

Fino all'estate del 1940 erano a disposizione della direzione dei sommergibili in Atlantico pochi U-Boot per attaccare i convogli alleati con la tattica del "branco di lupi". Nuove unità di rinforzo contribuirono alla formazione dei primi gruppi di U-Boot, benché più importante a questo scopo fu la possibilità di usare come base i porti francesi dopo la campagna di Francia, che poterono quindi incominciare a operare con la tattica del "branco di lupi".[7] Nell'autunno del 1940 i primi gruppi di U-Boot attaccarono i convogli e salirono i numeri degli affondamenti. In agosto le sole unità operative di sommergibili avevano affondato in totale 267.618 BRT.[8][9] Solo due U-Boot andarono perduti in quel periodo, uno dei quali, l'U 57, senza intervento nemico ma a causa della collisione davanti alla chiusa di Brunsbüttel.

ContromisureModifica

 
L'U-117 nel 1943 durante l'attacco che lo vedrà affondato

Come reazione all'avvistamento di un U-Boot venivano abitualmente inviate numerose navi di scorta alla caccia del sommergibile, che si allontanavano così di molte miglia dal convoglio scortato. A quel tempo, a causa di un supposto o effettivo attacco da parte di U-Boot, il convoglio effettuava un cambio di rotta: capitava così che le navi scorta non riuscissero, di ritorno dalla ricerca degli U-Boot, a ritrovare il convoglio. Come reazione alla tattica del "branco di lupi" l'Ammiragliato britannico impose l'addestramento in formazioni che procedessero in comune contro gli U-Boot.

Queste formazioni, denominate, "Gruppi di scorta" si addestravano alla loro funzione davanti alle coste della Scozia e dell'Irlanda e i loro ufficiali effettuavano l'addestramento in un'unica scuola fondata appositamente a Liverpool.[10]

Inoltre questa tattica richiedeva un elevato numero di trasmissioni radio per il coordinamento degli attacchi. Ciò rendeva gli U-Boot vulnerabili a un'apparecchiatura inglese chiamata "Huff-Duff" o HF/DF che permetteva alle forze navali alleate di determinare la posizione delle imbarcazioni nemiche che trasmettevano via radio e di attaccarle. Inoltre un'efficace copertura aerea, sia di aerei a lungo raggio dotati di radar sia di aerei di scorta e dirigibili, permise l'individuazione degli U-Boot mentre attendevano nell'ombra i convogli alleati, che venivano normalmente attaccati di notte, quando la loro visibilità era praticamente nulla grazie alla ridotta sagoma.

Caduta in disusoModifica

 
Un bombardiere Vickers Wellington equipaggiato con un Proiettore Leigh

La tattica del "branco di lupi" fu la conseguente risposta alla scorta armata dei convogli. Il massiccio impiego degli U-Boot fu contrastato da parte degli Alleati con tecniche di "controsviluppo" e la decodifica del codice crittografico di Enigma nel corso della guerra, condusse a massicce perdite di U-Boot, contemporaneamente al calo delle perdite di navi mercantili dal maggio 1943.

La tattica del "branco di lupi" perse d'importanza alla fine del 1942, allorché il radar (combinato sui bombardieri con i proiettori Leigh e il sonar), portato a compimento da parte inglese, poté essere sempre più efficace. Tuttavia, fino a maggio del 1943, vi furono numerosi combattimenti contro i convogli scortati, che nonostante le aumentate perdite di U-Boot, si conclusero indubbiamente a favore dei tedeschi. Con l'introduzione dei radiogoniometri Huff-Duff da parte degli Alleati, il compito degli U-Boot in attesa di contatto con i convogli divenne estremamente pericoloso fino a diventare insostenibile. La fine della guerra giunse prima dell'esteso impiego di ulteriori sviluppi di apparati per gli U-Boot, quali snorkel, siluri a ricerca automatica del bersaglio, batterie ad alta capacità, U-Boot a propulsione Walter, ecc.

Citazioni sulla tattica del "branco di lupi"Modifica

(DE)

«Das ist der Sinn der berühmten Rudeltaktik, die jedoch nicht dahin auszulegen ist, daß unter einheitlicher Leitung im geschlossenen Verband operiert wird. Die Gemeinsamkeit beruht ausschließlich auf Heranführen von noch abseits stehenden Kampfmitteln. Einmal am Geleitzug, handelt jedes Boot selbständig. So ist es möglich, in tagelang andauernden Atlantikschlachten Konvois von 50 und mehr Schiffen völlig aufzureiben.»

(IT)

«Questo è il senso della tattica del "branco di lupi", che però non deve essere interpretata, come operata sotto un'uniforme direzione in formazione chiusa. Il punto comune si basa unicamente sull'impiego di mezzi di battaglia antichi. Una volta ogni U-Boot stava da solo contro il convoglio. Così è ora possibile, continuamente per interi giorni, annientare completamente in battaglie in Atlantico convogli di 50 o più navi.»

(Heinz Schaeffer, comandante dello U 977 nel suo libro (DE) U 977 – Geheimfahrt nach Südamerika.[11])
(DE)

«Denn auch im Rudel weiß das eine Boot vom anderen wenig mehr als nichts, es sei denn, man analysiert die Funksprüche oder die Gruppe verdichtet sich bis auf Sichtweite, ein seltener Fall. Man wähnt sich alleine auf weiter Flur, ein Pünktchen im unendlichen Atlantik […] Man weiß zwar, daß noch mehr Kameraden mit ihren Booten das gleiche Ziel haben, doch es fehlt einem der Überblick. Alle Fäden liefen beim Befehlshaber der U-Boote zusammen.»

(IT)

«Però anche nel "branco di lupi" un U-Boot sa degli altri poco più di nulla, tranne che si analizzi il messaggio radio o il gruppo si raccolga fino alla distanza a vista, un caso raro. Ci si crede soli sul vasto mare, un puntino nell'infinito Atlantico […] Però si sa, che ancor più camerati con i loro U-Boot hanno lo stesso scopo, però ci manca la visione d'insieme. Tutti fili tendono insieme al BdU

(Peter-Erich Cremer, comandante degli U 152, U 333 e U 2519 nel suo libro (DE) U 333 (1982)[12])

NoteModifica

  1. ^ (DE) Dan van der Vat, p. 117
  2. ^ (DE) Dönitz, 40 Fragen, p. 15
  3. ^ (DE) D. Hartwig, Großadmiral Karl Dönitz. Legende und Wirklichkeit, Schöningh, 2010, p. 35
  4. ^ Potter, Nimitz, Rohwer: p. 522
  5. ^ (EN) Bernard Ireland: Battle of teh Atlantic. Naval Institute Press, Annapolis2003, ISBN 1-59114-032-3, pp. 46–47
  6. ^ Potter, Nimitz, Rohwer: p. 521
  7. ^ Dan van der Vat, p. 236
  8. ^ BRT, acronimo di BruttoRegisterTonne - Sistema antiquato tedesco di misura della stazza di navi mercantili: 1 BRT = 100 piedi cubi americani pari a 2,8316846592 m3
  9. ^ Dönitz: 40 Fragen, p. 67
  10. ^ Dan van der Vat, p. 242
  11. ^ Heinz Schaeffer: U 977 Geheimfahrt nach Südamerika. Heyne, München 1979, p. 80
  12. ^ P.-E. Cremer, F. Brustat-Naval: Ali Cremer: U 333. Ullstein, Frankfurt 1986, p. 162

BibliografiaModifica

(In lingua tedesca salvo diverso avviso)

  • Dan van der Vat: Schlachtfeld Atlantik. Heyne, München 1990, ISBN 3-453-04230-1
  • Elmar B. Potter, Chester W. Nimitz, Jürgen Rohwer: Seemacht – eine Seekriegsgeschichte von der Antike bis zur Gegenwart. Manfred Pawlak editore, Herrsching, 1982, ISBN 3-88199-082-8
  • Karl Dönitz: 40 Fragen an Karl Dönitz. Bernard & Graefe, München 1980, ISBN 3-7637-5182-3
  • Arthur O. Bauer, Ralph Erskine, Klaus Herold, Funkpeilung als alliierte Waffe gegen deutsche U-Boote 1939–1945, traduzione di Heinz Lissok, Rheinberg, Liebich Funk, 1997, ISBN 3-00-002142-6.
    «Rapporti dei testimoni oculari Alfred T. Collett, Oliver Nelson, Derekek Wellman, la traduzione in lingua tedesca dall'originale olandese è stata autorizzata dal redattore, prima edizione dall'editore medesimo Arthur O. Bauer, Diemen NL 1997».
  • Winston S. Churchill, Der Zweite Weltkrieg, traduzione di Eduard Thorsch, IV, Berlin/München/Wien, Scherz, 1996, ISBN 3-502-19132-8.
    «Un volume unico, riassunto in proprio nel 1960 dalla propria opera di memorie in sei volumi del 1948, successivamente anche edita nei Fischer-Taschenbuch 16113, Frankfurt am Main 2003, ISBN 3-596-16113-4».

Collegamenti esterniModifica