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Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" (Italia centrale)

Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci"
Descrizione generale
AttivaValnerina, Norcia, Cascia, provincia di Rieti marzo-giugno 1944. Piena operatività (marzo, aprile '44)
Attivono
NazioneItalia Italia
ServizioResistenza italiana
TipoBrigata Garibaldi
Dimensionecirca 200 uomini
EquipaggiamentoArmi individuali del Regio Esercito e della Wehrmacht (prede belliche o sottratte)
Battaglie/guerre
Parte di
Comando generale Brigate Garibaldi
Comitato di Liberazione Nazionale
Reparti dipendenti
Comandanti
Degni di nota
Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" dell'Umbria fu una brigata partigiana che operò dal settembre del 1943 al giugno del 1944 tra la Valnerina, la zona di Cascia in Umbria, e quella di Leonessa e Poggio Bustone nel Lazio. Fu la prima Brigata Garibaldi ad operare nell'Italia centrale.

OriginiModifica

Nasce ufficialmente nel febbraio del 1944 in seguito al radicamento e alla crescita del Battaglione Spartaco Lavagnini, dietro indicazioni di Celso Ghini, inviato dal PCI come commissario di guerra.

Il propulsore, prima commissario politico e poi comandante militare, fu Alfredo Filipponi (con il nome di battaglia Pasquale), dirigente comunista di Terni, che guidò il gruppo fin dal primo nucleo costituitosi immediatamente dopo l'armistizio dell'8 settembre.

La Brigata era prevalentemente costituita dagli abitanti della Valnerina e delle zone limitrofe: operai ternani, contadini, ex prigionieri di guerra alleati e sovietici, nonché - di fondamentale importanza - da un importante nucleo di prigionieri jugoslavi evasi nel settembre 1943 dal carcere di Spoleto: il loro capo Toso Lakovic fu a lungo comandante militare nella Brigata, che arrivò a essere composta da un migliaio di partigiani, divisi nei battaglioni Spartaco Lavagnini, Giovanni Manni, Morbidoni, Calcagnetti, Tito 1 e Tito 2.

Le azioniModifica

Il periodo di maggiore efficacia della formazione partigiana è compreso tra il febbraio e la fine di marzo 1944: in quel periodo i sei battaglioni della Brigata riuscirono a liberare, controllare e costituire ufficialmente la prima zona libera d'Italia, che si estendeva tra Visso, la Valnerina fino a Ferentillo, Piediluco, i comuni di Cascia, Monteleone di Spoleto, Norcia, Leonessa e Poggio Bustone.

Il Battaglione Giovanni Manni era operativo sui monti tra Stroncone, Narni, fino al limite della Sabina; altre squadre volanti agivano fino a Posta, sulla Salaria e nello Spoletino. L'obiettivo strategico era di creare una sorta di diaframma tra la Flaminia e la Salaria, per disturbare gli approvvigionamenti tedeschi verso l'Adriatico in un momento della guerra (la primavera del 1944) in cui l'offensiva degli Alleati si concentrava tra Ortona e Cassino.

Tra il 1° e l'12 aprile del 1944 la zona libera e l'area operativa della Brigata fu sottoposta a un feroce rastrellamento da parte di reparti italo-tedeschi. La Brigata subì un duro colpo: rischiò il completo sbandamento e dovette abbandonare tutti i maggiori centri abitati da essa occupati.

La riorganizzazioneModifica

Durante la difficile riorganizzazione che si protrasse per tutto il mese successivo, si dovette procedere alla divisione operativa dei reparti: gli jugoslavi dei due battaglioni Tito (che tra l'altro erano quelli che avevano meglio retto l'urto del rastrellamento grazie a una ritirata verso Norcia e Visso) continuarono ad agire autonomamente sul confine marchigiano, agli ordini di Toso; i battaglioni umbri, sotto il diretto comando di Alfredo Filipponi, andarono riorganizzandosi faticosamente sui monti più vicino a Terni, nei dintorni di Polino.

Fortemente colpita nelle sue capacità militari, la Brigata dovette spesso limitarsi ad azioni dimostrative, come le soppressione di veri o presunti collaboratori e spie fasciste (come la giovanissima Iolanda Dobrilla[1] a Lugnola di Configni (RI) e la maestra Pia Lamponi Liberati a Miranda, sopra Terni, del possidente terriero Alverino Urbani, del dirigente d'azienda Alessandro Corradi. Episodio di interesse storico riveste anche l'uccisione del sindacalista fascista Maceo Carloni[2] [3], avvenuta il 4 maggio 1944: quest'ultimo caso, in specie, fu oggetto di molte controversie nel dopoguerra sulla sua giustificabilità o meno come atto di guerra, e portò a una condanna per omicidio (amnistiata nel 1952, e ancora oggi oggetto di dibattito) per i responsabili dell'esecuzione[4]. Con lo sfondamento delle difese tedesche in Lazio e Abruzzo, avvenuto nella seconda metà di maggio 1944, anche la Brigata Gramsci riuscì a riprendere fiato; il 13 giugno 1944 le forze partigiane parteciparono alla liberazione di Terni entrando nella città martoriata dai bombardamenti da nord, in contemporanea alle truppe inglesi che vinsero le ultime resistenze nemiche e passarono il Nera da sud. Su la questione della liberazione di Terni, ovvero della partecipazione o meno delle truppe partigiane sono in corso approfondimenti storici.

Molti componenti della Brigata si arruolarono poi nell'8° Gruppo di combattimento "Cremona", che a fianco degli Alleati proseguì la guerra nel ravennate fino alla Liberazione.

OnorificenzeModifica

  Medaglie d'oro al valor militare alla memoria concessa a Germinal Cimarelli, caduto presso Cesi, con la seguente motivazione:[5][6]

"Dopo l'8 settembre fu tra i primi a insorgere contro l'invasore. Comandante di un distaccamento partigiano, durante un potente rastrellamento tedesco, allo scopo di evitare la distruzione del suo reparto in procinto di essere accerchiato, ne ordinava il ripiegamento che proteggeva, rimanendo solo sul posto, col fuoco di una mitragliatrice diretto contro i tedeschi incalzanti. Quale sfida al nemico issava il tricolore e dopo lunga ed impari lotta, crivellato di colpi, cadeva da eroe sull'arma salvando così con il suo cosciente sacrificio tutti i suoi compagni. Umbria, 20 gennaio 1944."

La data del decreto è in fase di verifica

Caduti notiModifica

NoteModifica

  1. ^ Crimini dimenticati 1944: così morì Iolanda di Domizia Carofoli, IlGiornale.it, 29/11/2006
  2. ^ Fabei S., Fascismo d'Acciaio, Mursia 2013
  3. ^ Pirro V., Maceo Carloni. Storia e politica, Intermedia Edizioni 2019
  4. ^ Marcellini M., I giustizieri. 1944, la brigata «Gramsci» tra Umbria e Lazio, Mursia 2009
  5. ^ Presidenza della Repubblica, Onorificenze, dettagli del decorato
  6. ^ Biografia da ANPI
  7. ^ 10 marzo 1944 - Poggio Bustone - Sotto la guida del questore Bruno Pennaria, su ordine del capo della provincia Di Marsciano, 200 tra militi della Gnr e soldati dell'esercito iniziano un rastrellamento, durante il quale uccidono tre uomini e feriscono altre cinque persone. Una squadra partigiana di 24 uomini della brigata Gramsci, capeggiata da Emo Battisti, attacca di sorpresa i militi e, sostenuta dalla ribellione della popolazione, riesce a scacciarli distruggendone gli automezzi e provocando 14 morti (tra i quali lo stesso questore), circa 30 feriti, ma lasciando sul campo quattro morti. (cit. in Cronologia della Resistenza nel Lazio)
  8. ^ In realtà l'azione di Poggio Bustone è guidata da Mario Lupo, comandante del distaccamento partigiano di Cepparo di Rivodutri e da Vero Zagaglioni (cfr. Germano Rubbi, I partigiani non c'erano, Dalia edizioni 2015)
  9. ^ Biografia da ANPI.
  10. ^ Don Concezio Chiaretti, cappellano della Divisione Julia, pur di simpatie antifasciste non era organico alla Brigata Gramsci, né ad altre formazioni. Il 9 dicembre 2014 il cugino, Giuseppe Chiaretti, ne ricostruisce la vicenda in Leonessa, la strage del Venerdì Santo articolo pubblicato su Avvenire.

BibliografiaModifica

  • Alfredo Filipponi, Il diario di Alfredo Filipponi, comandante partigiano, a cura di Giuseppe Gubitosi, Editoriale Umbra, Perugia 1991.
  • AA.VV., "L'Umbria dalla guerra alla Resistenza", Selci Lama 1998, Isuc Editoriale Umbra, Perugia.
  • Sergio Bovini, "L'Umbria nella Resistenza", Editori Riuniti 1972.
  • Giorgio Pisanò, Storia della guerra civile in Italia 1943-1945, ECO, Melegnano 1999.
  • Vincenzo Pirro, Una vittima della guerra civile: Maceo Carloni, in Memoria Storica n. 14/15, Ed. Thyrus, Arrone 1999 (La Storia riscritta dagli Storici)
  • Marcello Marcellini, I giustizieri. 1944, la brigata «Gramsci» tra Umbria e Lazio, Mursia 2009.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica