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Bruto Brivonesi
Bruto Brivonesi.jpg
22 novembre 1888 – 1º giugno 1979
Nato aAncona
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Anni di servizio1911-1946
GradoAmmiraglio di squadra
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Punta Stilo
Comandante di5ª Divisione navale
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Navale di Livorno
Pubblicazionivedi qui
dati tratti da Un sottotenente di vascello nel conflitto italo-turco[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Bruto Brivonesi (Ancona, 22 novembre 1888Roma, 1º giugno 1979) è stato un ammiraglio italiano. Ufficiale pluridecorato, prese parte alla guerra italo-turca, alla prima e alla seconda guerra mondiale. Suo fratello, Bruno Brivonesi, era anch'egli un ammiraglio.

Indice

BiografiaModifica

Nacque ad Ancona il 22 novembre 1888,[2] figlio di Benedetto e Ida Costanzi, e nel 1905 entrò all'Regia Accademia navale di Livorno da cui uscì con il grado di guardiamarina il 1º marzo 1909.[1] Promosso sottotenente di vascello il 29 agosto 1911, partecipò alla Guerra italo-turca imbarcato sulla corazzata Sardegna. Promosso tenente di vascello il 1º gennaio 1915, a partire dal 24 maggio successivo prese parte alla prima guerra mondiale, imbarcato dapprima su varie unità di superficie,[1] tra cui la nave da battaglia Regina Elena e successivamente divenne comandante di gruppo di artiglierie nella Brigata "Marina".[1] Si distinse particolarmente durante i combattimenti di Cortellazzo (luglio 1918), e sul basso Piave (ottobre 1918), venendo insignito di due Medaglie di bronzo al valor militare[3] e una Croce al merito di guerra[3] per l'ardimento e la tenacia dimostrate nel corso dei combattimenti nel fronte italiano.[1]

Dopo la fine dalla guerra comandò varie torpediniere, venendo promosso Capitano di corvetta il 1º luglio 1922 e diventando comandante in seconda dell'incrociatore coloniale Campania.[1] Il 30 luglio 1926 divenne Capitano di fregata, assumendo in successione il comando dei cacciatorpediniere Rosolino Pilo, Daniele Manin e Insidioso.[2] Prima di assumere il comando della nave scuola Cristoforo Colombo nel marzo 1930, svolse l'incarico di Capo di stato maggiore della 1ª Divisione Siluranti.[1] Una volta sbarcato trascorse un breve periodo con destinazioni a terra presso il Ministero della Marina[1] e al comando delle Scuole del Corpo reale equipaggi marittimi presso la base navale del Varignano (La Spezia).[1] Il 1º novembre 1932 fu promosso Capitano di vascello ed assunse l'incarico di Capo di stato maggiore della 1ª Squadra navale e quindi, nel periodo 1934-1936, il comando dell'incrociatore pesante Bolzano.[1]

Il 1º gennaio 1937 fu promosso al grado di Contrammiraglio,[4] destinato ad operare presso il Ministero come membro e segretario per gli affari militari del Consiglio superiore di Marina.[4] Nel settembre del 1938 divenne comandante[4] dell'Accademia Navale di Livorno, mantenendo tale incarico fino all'agosto 1939.[5] In quello stesso mese ritornò presso il Ministero rimanendovi fino all'aprile del 1940.[4] All'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 10 giugno,[6] ricopriva l'incarico di comandante[7] della 5ª Divisione navale,[6] mantenendo per pochi mesi anche l'incarico di Capo di stato maggiore della 1ª Squadra.[2] Al comando della 5ª Divisione navale prese parte a numerose missioni, tra le quali la battaglia di Punta Stilo[4] dove, per il suo operato, si meritò una Medaglia d’argento al valore militare.[3] Lasciò il comando della divisione nel novembre del 1941, assumendo quello di Ispettore del naviglio antisommergibile presso il Comando superiore navale operativo (Supermarina).[4] Resse tale comando fino all'aprile del 1943[8] quando il 10 dello stesso mese assunse il Comando Circoscrizione dello Ionio e Basso Adriatico.[9]

Il 7 settembre[10] 1943 partecipò ad una riunione tenutasi presso lo Stato Maggiore della Regia Marina a Roma, alla presenza del Capo di stato maggiore Raffaele de Courten,[10] in cui fu informato[11] dell'imminente proclamazione dell'armistizio con gli anglo-americani.[12]

All'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943[13] impose ai sottoposti la più ferrea disciplina in tutti i comandi della sua giurisdizione, arrivando a mettere agli arresti[13] il contrammiraglio Giovanni Galati[13] in quanto questi si rifiutava di consegnare le sue navi agli Alleati.[14] Per il suo comportamento in questo frangente fu insignito della Croce di Ufficiale dell'Ordine Militare d'Italia. Dopo l'armistizio ricoprì, in successione, gli incarichi di Sottocapo di stato maggiore della Regia Marina, Segretario generale della Regia Marina,[4] Ispettore delle Forze Navali[4] dal 1º ottobre 1946 al 4 aprile 1947, e Comandante delle forze navali della Marina Militare[4] dal 5 aprile 1947 al 18 dicembre 1948[15] Nel settembre 1951 lasciò definitivamente il servizio attivo, e tra il 25 luglio 1950 e il 31 gennaio 1960 fu presidente della Lega Navale.[4] Si spense a Roma il 1º giugno 1979.[2]

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 24 agosto 1942[16]
  Ufficiale dell'Ordine militare d'Italia
— 24 novembre 1947[16]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di una Divisione di corazzate, mentre il 9 luglio 1940 conduceva con bravura e spirito aggressivo le proprie unità al combattimento, colpita la propria nave ammiraglia da colpo di grosso calibro, manteneva il posto in formazione evitando alle Forze Navali schierate in battaglia la conseguenza della ridotta efficienza e dava nell'occasione ammirevole esempio di calma e sprezzo del pericolo.»
— Mediterraneo Centrale, 9 luglio 1940.
— D.L. 12 aprile 1946
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di un gruppo di artiglierie di piccolo calibro dimostrava costantemente sprezzo del pericolo e rara abilità, mantenendo sempre nella massima efficienza le sue armi e conservando vivo l'entusiasmo dei dipendenti, mentre le sue batterie erano sottoposte quasi di continuo a violento fuoco nemico.»
— Cortellazzo, giugno-luglio 1918.
— D.L. 22 dicembre 1918
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di un gruppo di batterie da 76/17, continuava il fuoco senza variarne il ritmo benché sottoposto a intenso tiro a gas durato oltre tre ore. Richiesto dal comando in linea della fanteria, iniziava il tiro diretto su un gruppo di mitragliatrici nemiche.»
— Basso Piave, 30 ottobre 1918.
— D.L. 18 maggio 1919
  Croce al merito di guerra (2 concessioni)
  Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— R.D. 1º giugno 1930[17]
  Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 16 gennaio 1941[18]
  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
  Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— R.D. 25 ottobre 1934[19]
  Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1953[20]

PubblicazioniModifica

  • I miei 46 anni di vita nella Marina Militare (1911-1946), inedito

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j Buchet 2012, p. 33
  2. ^ a b c d Alberini, Prosperini 2015, p. 98
  3. ^ a b c Buchet 2012, p. 35
  4. ^ a b c d e f g h i j Buchet 2012, p. 34
  5. ^ Il 1º settembre 1939 era stato promosso al grado di Ammiraglio di divisione.
  6. ^ a b Pettibone 2010, p. 160
  7. ^ Fu comandante della 5ª Divisione navale, composta dalle corazzate Caio Duilio e Andrea Doria, dal 25 aprile 1940 al 7 novembre 1941.
  8. ^ Durante lo svolgimento di tale incarico, il 1º gennaio 1943 fu elevato al rango di Ammiraglio di squadra. Fino al 1942 fu anche membro ordinario del Comitato per il progetto delle navi, membro ordinario del Comitato per il progetto armi navali, membro ordinario del Comitato superiore per il coordinamento dei progetti tecnici.
  9. ^ Pettibone 2010, p. 98
  10. ^ a b Marenco 2009, p. 15
  11. ^ Assieme a lui parteciparono alla riunione il Sottocapo di stato maggiore ammiraglio Luigi Sansonetti, il Sottocapo aggiunto ammiraglio Carlo Emanuele Giartosio, il Segretario generale della Regia Marina ammiraglio Emilio Ferreri, il Capo Ufficio Operazioni ammiraglio Massimo Girosi, e gli ammiragli Carlo Bergamini, Alberto Da Zara, Edoardo Somigli, Antonio Legnani, Giotto Maraghini, Ferdinando Casardi e Emilio Brenta.
  12. ^ Marenco 2009, p. 16
  13. ^ a b c Girolimetto, Minucci Teoni, Persiani, Viale 2012, p. 1
  14. ^ «Il contrammiraglio Giovanni Galati, comandante di un gruppo di incrociatori, rifiuta la resa. Dichiara che salperà per il Nord, o cercherà l'ultima battaglia, o si autoaffonderà. Ma darsi vinto agli inglesi a Malta, mai. L'ammiraglio Brivonesi, suo superiore, prima tenta di convincerlo ad obbedire agli ordini del re, al quale ha giurato; poi, non essendo riuscito, sbarca Galati e lo mette agli arresti di fortezza. Così può partire per primo l'ammiraglio Da Zara con gli incrociatori Duilio e Doria e sarà anche il primo ad entrare a La Valletta, con il pennello nero del lutto sui pennoni.» da archiviostorico.corriere.it
  15. ^ http://www.marina.difesa.it/squadranavale/galleria.asp
  16. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  17. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.276 del 27 novembre 1930.
  18. ^ In precedenza nominato ufficiale il 3 giugno 1937.
  19. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.47 del 26 febbraio 1932.
  20. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

BiografiaModifica

  • Paolo Alberini, Franco Prosperini, Uomini della Marina, 1861-1946, Roma, Ufficio Storio dello Stato Maggiore della Marina Militare, 2015, ISBN 978-8-89848-595-6.
  • Erminio Bagnasco, In Guerra sul Mare. Navi e marinai italiani nel secondo conflitto mondiale, Parma, Ermanno Albertelli Editore, 2005, ISBN 88-87372-50-0.
  • (EN) Maurizio Brescia, Mussolini's Navy. A Reference Guide of Regia Marina 1930-1945, Barnsley, Seaforth Publishing, 2012.
  • (EN) Charles D. Mallett, Mussolini and the Origins of the Second World War, 1933-1940, Basingstoke, Palgrave MacMillan Ltd., 2003, ISBN 1-4039-3774-5.
  • Giuliano Marenco, Le navi da guerra italiane internate alle Baleari dopo l'8 settembre 1943, Milano, Lampi di stampa, 2009, ISBN 88-488-0849-2.
  • (EN) Charles D. Pettibone, The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II. Vol.VI, Milano, Trafford Publishing, 2010, ISBN 1-4269-4633-3.

PeriodiciModifica

  • Nicolò Girolimetto, Paolo Minucci Teoni, Enrico Persiani, Carlo Viale, La guerra italo-turca (prima parte), in ACTA della Fondazione R.S.I.-Istituto Storico, nº 3, Terranova Bracciolini, Fondazione della R.S.I.-Istituto Storico, settembre-novembre 2012, p. 1.
  • Stéphan Jules Buchet, Un sottotenente di vascello nel conflitto italo-turco, in Bollettino d'Archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, marzo 2012.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica