Buoso da Duera

politico italiano

Buoso da Duera, ovvero da Dovera o Dovara (Dovera, ... – Verona, 1291), è stato signore di Soncino e poi di Cremona nel XIII secolo.

Il corpo di Buoso da Duera ritrovato dai francescani, dipinto di Giacomo Di Chirico
Stemma dei Dovara

BiografiaModifica

Figlio di Girardode Clochaferi, dal 1247 resse Cremona con Uberto Pallavicino. Fu prima amico e poi avversario di Ezzelino da Romano e con Oberto Pallavicino formò un triunviro filoimperiale mettendosi a capo dei ghibellini di tutta la Lombardia. Lungo le mura del feudo di Soncino fece scrivere: MCCXLVII INDICT.V EST FACTUM, OPUS IMPERANTE DOMINO BOSIO DOVAR.[1] Ma ben presto Oberto Pallavicino interruppe i rapporti con i due amici e con il suo esercito volle attaccare Milano, fu invece catturato e imprigionato a Soncino dal Buoso dove morì il 27 settembre 1257. Buoso da Dovera con il Pallavicino si impadronì di tredici città usurpando il vescovo di Cremona e diventando padroni di tutti i suoi beni.

Nel 1265 Manfredi di Svevia re di Sicilia lo incaricò di impedire il passaggio dell'Oglio dei francesi con a capo Carlo d'Angiò a Soncino: passaggio che avvenne comunque quindici miglia più a settentrione, a Palazzolo sull'Oglio. Ma alcuni cronisti (e anche Dante Alighieri) avallarono la diceria che egli in cambio di denaro avesse lasciato libero il passo ai francesi che si dirigevano verso il campo di battaglia di Benevento, dove sarebbe avvenuta la storica battaglia (1266) conclusasi con la morte dello stesso Manfredi di Sicilia.

Per questo, Dante lo collocò nell'ultimo cerchio dell'Inferno tra i traditori della patria (Inf. XXXII, 116),

«Ei piange qui l'argento de' Franceschi: Io vidi, potrai dir, quel da Duera Là dove i peccatori stanno freschi.»

per essere stato sedotto dall'oro di Guido di Monforte e avere aperto ai francesi il passaggio dell'Oglio[2].

L'accusa di tradimento obbligò il Pallavicino ad abbandonarlo, e il Buoso a fuggire e riparare a Covo dove fece costruire un imponente riparo di sassi e sabbia del Serio, lungo le mura cittadine e intorno al castello, temeva, infatti, attacchi da parte dei milanesi capeggiati da Napoleone della Torre.[3]

Il 4 giugno 1266 Covo fu assalito e accerchiato su più fronti dall'esercito milanese, mentre era difeso all'interno da circa 2000 persone molte di Covo stesso che avevano abbandonato le proprie abitazioni. Fu quindi subito chiaro che non era facile da espugnare, motivo che diede agli attaccanti il diritto di depredare il paese e quelli limitrofi. Gli assalitori vedendo che il castello era ben protetto iniziarono a prosciugare i fossati e ad attaccare le località che erano del Duera che quando fu informato dell'arresa di Soncino, riuscì a fuggire nascondendosi tra la plebe lasciando la rocca senza comandante. Il castello di Covo venne distrutto nella primavera del 1267.

Il Buoso si ritirò nel maniero di Villarocca con la famiglia: la figlia Filippina col marito Cavalca degli Amati e il di lui fratello Folco, la figlia Lisia, il nipote Guglielmo, nato dal matrimonio di Antoniolo con Antoniola Oldoini, Gandiono da Dovara. La posizione della rocca sull'Oglio favorì nel gennaio del 1268 l'aiuto a Corradino di Svevia, ad attraversarlo. Il castello subì molti assedi arrendendosi il nel luglio del 1269 quando ormai il Buoso si era rifugiato a Verona dove cercò nuove reclute, mettendosi al soldo, alla fine del 1271, del re Alfonso X di Castiglia, dovendo spostarsi nel 1274 fino in Spagna per assodare nuove truppe, e portarle ad attaccare il Napo Torriani. Nel 1278 lo si vede a fianco del marchese di Monferrato riuscendo a riconquistare Soncino e Crema. Ma l'alleanza tra Cremona e Milano gli fece abbandonare ogni desiderio di supremazia.

Nel 1285 risulta fosse stato eletto podestà di Vercelli, poi trasferitosi a Pavia dove nel giugno del 1288 scrisse il suo testamento. Nel documento risulta che erede principale fu il nipote Guglielmo mentre il resto dei suoi beni dovevano essere devoluti a istituti di culto e di assistenza. In tutti gli anni di comando aveva conquistato e acquistato ben centoventi beni immobiliari tra case castelli e terreni. Morì a Verona nel 1291.

NoteModifica

  1. ^ Covo, p. 33.
  2. ^ Pietro Mazzamuto, Duera, Buoso, su Enciclopedia Dantesca, Treccani - Enciclopedia Dantesca, 1970. URL consultato il 9 luglio 2018.
  3. ^ Covo, p 34.

BibliografiaModifica

  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001.
  • Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.
  • Agostino Alberti, Riccardo Caproni, Borgo di Covo, Banca di Credito Cooperativo di Calvio e Covo, 1975, p. 33-34.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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