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C'era una volta a... Hollywood

film del 2019 scritto e diretto da Quentin Tarantino
C'era una volta a... Hollywood
Once Upon A Time in Hollywood Logo.png
Logo originale del film
Titolo originaleOnce Upon a Time in... Hollywood
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America, Regno Unito, Cina
Anno2019
Durata161 min
Dati tecniciB/N e a colori
rapporto: 2,39:1
Generedrammatico, thriller
RegiaQuentin Tarantino
SceneggiaturaQuentin Tarantino
ProduttoreQuentin Tarantino, David Heyman, Shannon McIntosh
Produttore esecutivoGeorgia Kacandes, Yu Dong, Jeffrey Chan
Casa di produzioneHeyday Films
Distribuzione in italianoSony Pictures Entertainment
FotografiaRobert Richardson
MontaggioFred Raskin
Effetti specialiJohn Dykstra
ScenografiaBarbara Ling
CostumiArianne Phillips
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time in... Hollywood) è un film drammatico[1][2][3] e thriller[1][2] del 2019 scritto, diretto e prodotto da Quentin Tarantino, con protagonisti Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie.

Il film, presentato in concorso alla 72ª edizione del Festival di Cannes, è ambientato nella Los Angeles del 1969 e segue le vicende di un attore televisivo e della sua controfigura, intenti, sullo sfondo dei fatti legati alla famiglia Manson, a entrare nell'industria cinematografica hollywoodiana.

TramaModifica

 
Brad Pitt e Leonardo DiCaprio in una scena del film

Alla fine degli anni cinquanta, l'attore Rick Dalton è protagonista della popolare serie televisiva western Bounty Law e sembra pronto a compiere il "grande salto" da volto televisivo a star del cinema. Nel febbraio del 1969, tuttavia, la sua carriera non è decollata come previsto e, mentre a Hollywood sta emergendo un nuovo tipo di cinema e con esso un tipo d'attore diverso dal suo, Dalton si ritrova ad accettare parti da cattivo occasionale in televisione. A passarsela male è anche Cliff Booth, da dieci anni sua inseparabile controfigura, miglior amico e, da quando Dalton è stato fermato per guida in stato d'ebbrezza, autista personale: già sospettato della morte di sua moglie, è stato bandito qualche anno prima dai set a causa di una rissa scoppiata con Bruce Lee durante le riprese di un episodio de Il Calabrone Verde.

Dalton viene contattato dall'agente di casting Marvin Schwartzs, che gli propone una trasferta in Italia, dove molti attori in declino prima di lui si sono riciclati come star di spaghetti western. La notizia che la sua carriera potrebbe essere giunta al capolinea getta Dalton nello sconforto, finché non scopre che nella casa a fianco alla sua si è appena trasferita la giovane coppia del regista Roman Polański, uno dei nomi più caldi del momento a Hollywood, e sua moglie, l'attrice Sharon Tate. Mentre Dalton fantastica di entrare nelle grazie della coppia e ravvivare la propria carriera con un ruolo in un film di Polański, Booth nota uno strano giovane, Charles Manson, che si presenta a casa Polański in cerca del precedente proprietario e che, prima di venire allontanato, adocchia la Tate.

Guidando per Los Angeles nell'attesa di riprendere Dalton dal set, Booth offre un passaggio alla giovane autostoppista Pussycat, una delle tante hippy che vagabondano per la città: dopo che Cliff rifiuta le avance della ragazza a causa della sua minore età, questa lo conduce allo Spahn Ranch, un ranch cinematografico abbandonato dove vive, per fargli conoscere «Charlie». Booth nota un'atmosfera sinistra nella comune hippie che si è stabilita lì e decide di andarsene, data la crescente ostilità di Pussycat e gli altri nei suoi confronti.

Nel frattempo, Dalton si trova sul set dell'episodio pilota della serie western Lancer, per cui è stato scelto nel ruolo del cattivo direttamente dal regista Sam Wanamaker. Demoralizzato dalle parole di Schwarzs e ancora in preda ai postumi di una sbornia, Dalton fatica a memorizzare le proprie battute finché non viene spronato da un'attrice bambina molto rigorosa e dà un'ottima interpretazione, in parte anche improvvisata, che gli vale le lodi di tutta la troupe. Similmente, la Tate è sollevata di vedere il pubblico in sala reagire positivamente a Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, film comico in cui ha recitato. Con una ritrovata fiducia in sé stesso, Dalton decide di accettare l'offerta di Schwarzs e va per sei mesi a Roma, dove recita in tre spaghetti western e un film di spionaggio all'italiana, tutti con Cliff come controfigura.

Tornato a Los Angeles l'8 agosto 1969 sposato con l'attrice italiana Francesca Capucci, Dalton confida a Booth di non essere più in grado di permettersi i suoi molti servigi: i due decidono di dirsi addio con un'ultima bevuta e tornano a casa a notte fonda. Più tardi, quattro membri della comune di Manson, Tex Watson, Susan Atkins, Linda Kasabian e Patricia Krenwinkel, parcheggiano nel vialetto di Dalton, preparandosi a uccidere chiunque si trovi nell'abitazione della Tate, come ordinatogli dal loro leader. Infastidito dal rumore, l'attore li scaccia in malo modo e va a rilassarsi nella sua piscina privata, ma la Atkins lo riconosce da Bounty Law e propone agli altri un cambio di piano: uccidendo Dalton, lanceranno un messaggio contro l'ipocrisia hollywoodiana che gli «insegna a uccidere fin da bambini».

Nonostante la diserzione della Kasabian, gli altri tre irrompono armati di pistole e coltelli nell'abitazione, trovandosi davanti Cliff, che li riconosce come gli hippy dello Spahn Ranch. Sotto l'effetto allucinatorio di una sigaretta all'LSD, Booth uccide a mani nude la Krenwinkel e Watson con l'aiuto di Francesca e del suo cane Brandy, prima di perdere conoscenza per le ferite riportate. Accecata, la Atkins cade sparando all'impazzata nella piscina di Dalton, ignaro della situazione fino a quel momento, che la arde viva con un lanciafiamme, ricordo di un suo vecchio film. Con l'arrivo dei soccorsi, Booth viene portato via in ambulanza in condizioni stabili, mentre la Tate, venuta a sapere della disavventura accaduta al suo vicino, invita finalmente Dalton a casa sua.

ProduzioneModifica

SviluppoModifica

ScritturaModifica

C'era una volta a... Hollywood era stato originariamente concepito da Quentin Tarantino sotto forma di romanzo: dopo cinque anni di lavoro sul progetto, il regista ha deciso che la storia avrebbe funzionato meglio come film.[4] Come prima cosa, Tarantino ha creato il personaggio di Cliff Booth.[5] Ideandolo come un personaggio con un passato da veterano della Seconda guerra mondiale ed ex-Berretto verde, Tarantino si è ispirato a Billy Jack, eroe d'azione dal passato simile interpretato da Thomas Laughlin in quattro film dal 1967 al 1977.[6] Per le sue abilità e il lavoro da stuntman nella Hollywood di fine anni sessanta, ha preso invece ispirazione da figure realmente esistite come Gary Kent, stuntman in diversi film girati allo Spahn Ranch nel periodo in cui la famiglia Manson vi si era stabilita, e Gene LeBell, artista marziale assunto come controfigura per la serie televisiva Il Calabrone Verde (1966–1967) poiché era uno dei pochi a riuscire a tener testa a Bruce Lee sul set.[7][8][9]

Tarantino ha poi deciso di creare un attore per cui Booth fosse la controfigura.[5] Per Rick Dalton si è ispirato a diversi astri nascenti dell'età classica di Hollywood e le cui carriere hanno poi subito una battuta d'arresto con l'avvento della nuova Hollywood e di un nuovo tipo di star del cinema alla fine degli anni sessanta: in particolare si è ispirato a Ty Hardin per quanto riguarda la transizione di Dalton da serie televisive western statunitensi agli spaghetti western, mentre tra le altre fonti d'ispirazione ci sono stati Ralph Meeker, George Maharis, Edd Byrnes, Tab Hunter, Vince Edwards e Fabian Forte.[10][11][12] Per Bounty Law, la serie televisiva in cui recita Dalton, si è ispirato allo stile di Ricercato vivo o morto (1958–1961) con Steve McQueen, ulteriore fonte d'ispirazione per il personaggio.[13] Il rapporto d'amicizia con Cliff Booth è basato invece su quello tra Burt Reynolds e il suo stuntman Hal Needham, che hanno anche ispirato alcuni tratti dei relativi personaggi.[14]

Tarantino ha poi deciso di far diventare i due personaggi i vicini di casa di Sharon Tate poco prima dell'omicidio di lei per mano della famiglia Manson e, partendo dal finale, ha iniziato a ideare la storia a ritroso.[5] All'inizio voleva rendere il film una storia alla Elmore Leonard, ma, confidando nel potenziale dei personaggi che aveva creato, ha deciso di trasformarlo in una storia più sui generis che seguisse semplicemente le vicende quotidiane dei tre protagonisti.[5]

FinanziamentoModifica

Nel luglio del 2017 è stato annunciato che Tarantino aveva completato la sceneggiatura del film.[15] Bob e Harvey Weinstein sarebbero stati coinvolti come loro solito nel progetto in qualità di produttori, mentre non era stato specificato se avrebbero curato nuovamente anche la distribuzione del film di Tarantino, in quanto quest'ultimo aveva intenzione di terminare le ultime rifiniture alla sceneggiatura prima di presentare il progetto ai finanziatori.[15] Nell'ottobre dello stesso anno, in seguito alle accuse di molestie sessuali rivolte a Harvey Weinstein, Tarantino ha preso le distanze dai due produttori e dalla loro Weinstein Company.[16][17]

A novembre, David Heyman e la sua Heyday Films hanno sostituito i Weinstein come principali produttori della pellicola, assieme a Tarantino e alla sua abituale collaboratrice Shannon McIntosh.[18] Il regista aveva voluto lavorare col produttore inglese sin da The Hateful Eight (2015), ma la collaborazione tra i due non era andata in porto.[19] Sempre lo stesso mese, Sony Pictures Entertainment ha ottenuto i diritti di distribuzione del film al termine di una trattativa che ha coinvolto studios come Warner Bros. Pictures, Universal Studios, Paramount Pictures, Annapurna Pictures e Lions Gate Entertainment.[19][20]

Per aggiudicarsi i diritti, la Sony ha dovuto acconsentire a numerose richieste di Tarantino, tra cui un budget di almeno 95 milioni di dollari, il final cut del film, uno «straordinario controllo creativo» e il diritto a una percentuale del 25% sull'incasso lordo della pellicola: Tarantino aveva richiesto inoltre che tutti i diritti del film tornassero a lui dopo 10-20 anni dalla sua uscita.[21] Il regista ha accettato l'offerta della Sony poiché riteneva che sapessero più di tutti gli altri come meglio promuovere il film e fossero come lui «dei sostenitori della sala cinematografica».[19]

Pre-produzioneModifica

Il film ha avuto un budget compreso tra i 90 e i 96 milioni di dollari,[22] di cui 18 in crediti d'imposta californiani.[23] I co-finanziatori della pellicola sono stati la Columbia Pictures (divisione della Sony Pictures Motion Picture Group), la Visiona Romantica dello stesso Tarantino e, per un 25%, la cinese Bona Film Group.[22][24] Tarantino ha accorciato preventivamente la sceneggiatura per essere sicuro di rientrare nel budget.[19]

CastModifica

 
Sharon Tate, interpretata nel film da Margot Robbie e fotografata per La valle delle bambole (1967).

Con l'annuncio del progetto, Margot Robbie è stata la prima attrice a entrare in trattative per unirsi al cast, nel ruolo di Sharon Tate.[25] A novembre, è stato annunciato che Leonardo DiCaprio era stato preso in considerazione per il ruolo di Rick Dalton.[17] Nel gennaio del 2018, DiCaprio ha confermato la sua partecipazione al film, accettando di ridurre il proprio salario pur di lavorare nuovamente con Tarantino.[26][27] DiCaprio e Tarantino hanno sviluppato assieme il personaggio, rendendo implicito che soffrisse di disturbo bipolare, di cui Tarantino ritiene fosse affetto anche l'attore del periodo Pete Duel.[11]

Lo stesso mese, Al Pacino è entrato in trattative per interpretare l'agente Marvin Schwarzs,[28] ruolo che Tarantino aveva scritto appositamente per lui.[29] A febbraio, Brad Pitt è entrato nel cast nel ruolo di Cliff Booth, per il quale era stato preso in considerazione Tom Cruise.[18][30][31] Il regista si è convinto che Pitt fosse la scelta giusta dopo che questo si è presentato a casa sua per discutere del ruolo con un DVD del film Billy Jack (1971), da cui Tarantino aveva preso ispirazione per il personaggio e che, per una coincidenza, intendeva proprio mostrare a Pitt.[6] Anche Pitt ha ridotto la sua paga per non gravare eccessivamente sul budget del film.[19] Nel maggio dello stesso anno, Robbie è stata infine confermata nel ruolo di Tate; per prepararsi alla parte, l'attrice ha dichiarato di non essersi consultata con Roman Polański, all'epoca marito della Tate, ma di aver letto la sua autobiografia del 1985 Roman by Polanski.[32][33]

Nel mese di marzo, Zoë Bell ha confermato di avere un ruolo nel film.[34][35] Per la parte, Bell ha dichiarato di essersi ispirata a Stuntman Mike, il personaggio interpretato da Kurt Russell nel film di Tarantino Grindhouse - A prova di morte (2007).[36] Lo stesso mese anche Burt Reynolds, Tim Roth, lo stesso Russell e Michael Madsen si sono uniti al cast, gli ultimi tre in ruoli minori.[32] Una volta letta la sceneggiatura e saputo del ruolo di Brad Pitt, Reynolds ha suggerito a Tarantino di inserire in sceneggiatura una battuta che dicesse a Booth di "essere bello, per uno stuntman", cosa che il regista ha poi fatto.[37] Sempre lo stesso mese, Timothy Olyphant si è aggiunto al cast.[38] Nel mese di giugno si sono aggiunti al cast Pacino, Damian Lewis, Luke Perry, Emile Hirsch, Dakota Fanning, Clifton Collins Jr., Keith Jefferson, Nicholas Hammond e Scoot McNairy.[39][40][41]

Il mese seguente Spencer Garrett, Martin Kove, James Remar, Brenda Vaccaro, Nichole Galicia, Mike Moh, Craig Stark, Marco Rodríguez, Ramon Franco e Raul Cardona si sono aggiunti al cast.[42] Ad agosto sono entrati nel cast Lena Dunham, Austin Butler, Maya Hawke, Lorenza Izzo, Danny Strong, Sydney Sweeney, Rafał Zawierucha, Clu Gulager, James Landry Hébert, Mickey Madison, Rumer Willis, Dreama Walker, Margaret Qualley, Costa Ronin, Victoria Pedretti, Madisen Beaty e Damon Herriman.[43][44][45] Quest'ultimo è stato scelto per il ruolo di Charles Manson, che aveva appena interpretato nella seconda stagione della serie televisiva Mindhunter: tuttavia, Herriman ha dichiarato che Tarantino non si è dimostrato particolarmente interessato al fatto.[46] A settembre Bruce Dern ha sostituito Reynolds, deceduto il mese stesso senza essere riuscito a girare prima le proprie scene.[47][48]

Molti degli attori hanno dichiarato di aver partecipato alle loro audizioni senza sapere che ruolo avrebbero interpretato, vista la segretezza in cui era tenuta la sceneggiatura.[49]

ScenografiaModifica

Per ricreare la Los Angeles del 1969, Tarantino ha preferito ricorrere il meno possibile alla computer grafica, utilizzando quando possibile i luoghi reali, opportunamente riportati al loro aspetto originale.[50] La scenografa Barbara Ling ha definito il compito «molto arduo», in quanto «Los Angeles non è mai stata una città con uno spirito di conservazione storica, gli edifici vengono costantemente demoliti [...] è quindi ancor più difficile trovare un posto tranquillo in cui ricostruire [quegli edifici]».[51]

L'intervento più ampio della scenografia è stato quello volto a trasformare un segmento di Hollywood Boulevard lungo sei isolati nella propria controparte del 1969: Ling e la sua troupe sono intervenuti sulle facciate degli edifici, ricostruendone l'aspetto dell'epoca compreso di insegne e manifesti di quel periodo, su elementi architettonici dei marciapiedi e sulla carreggiata, che è stata riempita di auto d'epoca.[19][51][52] Le operazioni si sono spesso protratte fino a poche ore prima dell'inizio delle riprese, essendo impossibile impedire il continuo transito e accesso a tutti gli edifici interessati: secondo la set decorator del film Nancy Haigh, lo sforzo è riuscito solamente grazie alla «precisione militare» di Ling, che coordinava gli interventi delle squadre dei carpentieri prima, dei pittori di scena poi e infine degli arredatori.[51][52]

Per le scene di Sharon Tate girate al Westwood Village, la troupe ha ricostruito la facciata esterna del Fox Village Theatre e del Bruin Theater, che hanno fornito alla troupe le loro insegne originali del periodo, così come delle teche espositive d'epoca per le locandine: anche locali adiacenti dell'epoca come l'Hamburger Hamlet, non più esistente, e lo Stan's Donuts sono stati ricreati, a partire da foto di fine anni sessanta.[53][51] La troupe è dovuta intervenire in un modo simile anche per le inquadrature in cui compare il Pussycat Theater, sostituendo le nuove insegne al LED con quelle originali.[53][51] Per il Larry Edmunds Bookshop, dove Tate acquista una copia di Tess dei d'Urberville, Ling ha ricostruito l'aspetto originario della facciata, esponendovi riproduzioni di libri del periodo: per le scene ambientate al Musso & Frank Grill invece è bastato che i proprietari fornissero le loro insegne originali, essendo lo storico ristorante hollywoodiano rimasto pressoché identico.[53][51] Per ricostruire l'aspetto del Cinerama Dome all'anteprima del film Krakatoa, est di Giava nel maggio del 1969, Ling e la troupe hanno adornato il cinema di locandine e insegne del film: i palazzi circostanti l'edificio, non presenti nel 1969, sono stati poi rimossi digitalmente.[54][53]

Per alcune scene tuttavia, non era più possibile disporre delle location originali, essendo queste andate distrutte o demolite: ad esempio, per ricreare il Van Nuys Drive-In Theater, cinema drive-in dietro di cui nel film si trova la roulotte di Cliff Booth, sono state unite delle riprese di una miniatura costruita dall'effettista John Dykstra ad alcune dell'ancora attivo Paramount Drive-In Theater, riempito per l'occasione di auto d'epoca.[54][53] Essendo lo Spahn Ranch andato distrutto nel 1970, la troupe ha dovuto ricostruire interamente le scenografie da main street western e la casa di Spahn nel vicino parco regionale di Corriganville, ex-ranch cinematografico dalla topografia simile, per poi invecchiarle artificialmente per dargli un senso di degrado.[54][53] In tutto, il processo è durato tre mesi.[52] Durante le riprese, l'attore Bruce Dern, interprete di Spahn nel film, è rimasto molto impressionato dall'accuratezza della ricostruzione, avendo recitato in alcuni film girati allo Spahn Ranch durante gli anni sessanta.[53]

Agli Universal Studios Hollywood, Ling ha ricostruito i set della serie televisiva Lancer nel modo più fedele possibile, basandosi su quanto era visibile negli episodi della serie, mentre per il set della fittizia Bounty Law ha optato per un look «più sporco, polveroso, alla Deadwood prima maniera [...] lontano dagli sfarzi produttivi [di Lancer]».[54][55][52] Per le inquadrature ricostruite della serie televisiva The F.B.I, la troupe di Ling è riuscita a trovare lo stesso camion utilizzato nell'episodio originale.[56]

RipreseModifica

Le riprese principali sono cominciate il 18 giugno 2018 a Los Angeles e si sono concluse il 1º novembre dello stesso anno.[57][58]

Robert Richardson, abituale collaboratore artistico di Tarantino, è stato il direttore della fotografia del film.[59] Inizialmente, Richardson e Tarantino intendevano girare il film in 70 millimetri come col precedente The Hateful Eight, ma, quando questa scelta si è dimostrata troppo costosa, hanno optato per la pellicola Kodak 35 millimetri in formato anamorfico, girando con macchine da presa e lenti Panavision.[59][60][55] Le scene di Bounty Law e Lancer sono state girate direttamente in bianco e nero. I due hanno girato anche brevi sequenze in Super 8 e 16 millimetri Ektachrome.[55] Richardson ha dichiarato che le istruzioni dategli da Tarantino erano di dare al film «una sensazione di retrò, ma anche di contemporaneo», per meglio riflettere il contrasto tra vecchia e nuova Hollywood presente nella storia.[55]

La produzione ha dovuto spezzare le riprese delle scene nella Hollywood Boulevard "riportata" al 1969 in due parti, siccome la camera di commercio di Hollywood non aveva dato il permesso di bloccare il traffico losangelino per così a lungo: nella prima parte sono state girate le scene riguardanti quattro dei sei isolati prescelti, mentre alcuni mesi dopo è stato il turno dei rimanenti due isolati.[19][51][52] Dopo le paghe degli attori, le riprese a Hollywood Boulevard, comprese della ricostruzione scenografica dell'epoca, sono state l'elemento più costoso di tutto il film.[19] Per girare nella Playboy Mansion, Tarantino ha dovuto trattare con Daren Metropoulos, nuovo proprietario dell'edificio dopo la morte di Hugh Hefner: inizialmente restio a fornire l'edificio, in fase di ristrutturazione, Metropoulos ha poi acconsentito, venendo accreditato come "produttore associato" del film.[53][52]

Le inquadrature con Rick Dalton inserite in un episodio realmente esistente della serie televisiva F.B.I. (1965–1974) sono state girate nella Santa Monica Mountains National Recreation Area.[54] Le scene di Bounty Law e Lancer sono state girate in parte al Melody Movie Ranch, che Tarantino aveva già usato per delle scene di Django Unchained (2012), e agli Universal Studios Hollywood.[54] Per la scena in cui Dalton arde vivi dei nazisti con un lanciafiamme in un film, DiCaprio ha dovuto far fuoco con un vero lanciafiamme contro delle controfigure opportunamente protette: bloccato dall'agitazione, l'attore ha però dovuto aspettare che una controfigura gli dimostrasse di poter prendere fuoco senza rischi prima di riuscire a usare l'arma.[61]

Post-produzioneModifica

Diversi attori hanno avuto le proprie parti tagliate dal montaggio finale, come Tim Roth, che interpretava il maggiordomo inglese di Jay Sebring, Danny Strong, che interpretava Dean Martin, e James Marsden, che interpretava Burt Reynolds.[19][62][63]

A differenza che per altre sequenze simili del film, per inserire Rick Dalton in un'inquadratura de La grande fuga (1963) al posto di Steve McQueen, Tarantino è ricorso agli effetti speciali: il direttore della fotografia Richardson ha rigirato la scena con DiCaprio vestito come McQueen davanti a un green screen, facendo attenzione a utilizzare lo stesso di tipo di angolazione e altezza dell'inquadratura originale, nonché degli obiettivi simili.[64][56] L'effettista John Dykstra ha poi superimposto la ripresa su quella originale, operazione che ha richiesto diverso tempo, facendo sì che la versione del film presentata al festival di Cannes tre mesi prima dell'uscita del film fosse sprovvista della scena.[64]

Colonna sonoraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Once Upon a Time in... Hollywood (Original Motion Picture Soundtrack).

Tra i brani presenti nel film non inclusi nell'album ci sono The Letter di Joe Cocker, Summertime di Billy Stewart, Victorville Blues dei Harley Hatcher Combo, Ready for Action di Syd Dale, Funky Fanfare di Keith Mansfield, The House That Jack Built di Aretha Franklin, Time for Livin' dei The Association, I Can't Turn You Loose di Otis Redding, Soul Serenade di Willie Mitchell, Out of Time dei Rolling Stones, Straight Shooter e Twelve Thirty (Young Girls Are Coming to the Canyon) dei The Mamas & the Papas e Snoopy vs. the Red Baron dei The Royal Guardsmen; inoltre, Samantha Robinson e Leonardo DiCaprio interpretano rispettivamente la già citata Straight Shooter e The Green Door di Jim Lowe.[65][66]

Tra i brani di colonne sonore già esistenti non inclusi nell'albo figurano The Killing e The Radiogram di Bernard Herrmann, provenienti dalla prima colonna sonora de Il sipario strappato (1966) di Alfred Hitchcock, utilizzati da Tarantino nelle scene allo Spahn Ranch: di Herrmann compaiono anche The Rocks e The Return da Have Gun - Will Travel.[67] Sono stati utilizzati anche dei brani dalle colonne sonore di Wehrmacht, i giorni dell'ira (1974) di Vojislav Borisavljević, Against a Crooked Sky (1975) di Lex de Azevedo, Un uomo chiamato Apocalisse Joe (1971) di Bruno Nicolai, il tema principale di Mannix (1967–1975) di Lalo Schifrin, The Bed di Ennio Morricone da Diabolik (1968), Ecce Homo da Sartana non perdona (1968) e Mexican Western da Vado... l'ammazzo e torno (1967), entrambe di Francesco De Masi.[66]

Nonostante sia presente nel film, il brano Out of Time dei Rolling Stones non è incluso nel disco della colonna sonora ufficiale.

PromozioneModifica

 
Quentin Tarantino e Margot Robbie all'anteprima del film al Festival di Cannes 2019.

Il 18 e 19 marzo 2019 sono state pubblicate le prime due locandine promozionali del film, raffiguranti rispettivamente i personaggi di DiCaprio, Pitt e Robbie.[68][69]

Il primo teaser trailer del film è stato diffuso online il 20 marzo 2019, anche in italiano.[70] Il teaser è accompagnato dai brani Straight Shooter (1967) dei The Mamas & the Papas e Bring a Little Lovin' (1968) dei Los Bravos.[71] Il trailer ufficiale del film è stato diffuso online il 21 maggio 2019,[72] anche in italiano.[73] Oltre a Straight Shooter, il trailer è accompagnato dai brani Good Thing di Paul Revere & the Raiders e Brother Love’s Traveling Salvation Show di Neil Diamond.[74] Il 1º agosto è stato diffuso online il trailer internazionale del film.[75]

In tutto, la Sony ha speso circa 110 milioni di dollari per promuovere il film a livello globale.[22]

Nel materiale promozionale il titolo viene reso graficamente in C'era una volta a... Hollywood, mentre nei titoli di coda del film è indicato come C'era una volta... a Hollywood, differenza presente anche in lingua originale.

DistribuzioneModifica

Il film è stato presentato in anteprima il 21 maggio 2019 in concorso alla 72ª edizione del Festival di Cannes.[76]

L'anteprima statunitense del film si è tenuta il 23 luglio 2019 al TCL Chinese Theatre di Los Angeles.[77] È stato distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi da Columbia Pictures a partire dal 26 luglio seguente,[78] anche in pellicola 35 millimetri e 70 millimetri in cinema scelti.[79] L'uscita del film negli Stati Uniti era originariamente prevista per il 9 agosto dello stesso anno, data del 50º anniversario dell'eccidio di Cielo Drive.[80] Nel Regno Unito il film è stato distribuito a partire dal 14 agosto, preceduto da un'anteprima londinese il 30 luglio.[81]

L'anteprima italiana si è tenuta il 2 agosto 2019 al Cinema Adriano di Roma.[82] Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 18 settembre dello stesso anno.[75]

AccoglienzaModifica

IncassiModifica

C'era una volta a... Hollywood ha incassato $138 411 955 negli Stati Uniti d'America e $207 481 482 nel resto del mondo, per un totale di $345 893 437 a livello globale.[83] Secondo un'analisi di The Hollywood Reporter, il film dovrebbe incassare attorno ai 400 milioni di dollari per riuscire a recuperare le proprie spese di produzione e generare dei profitti,[84] mentre il sito Vulture ha fissato tale cifra attorno ai 250 milioni.[85]

Il film ha incassato al botteghino nordamericano 16,9 milioni di dollari durante il suo primo giorno di programmazione (di cui 5,8 milioni raccolti alle anteprime della sera precedente), la cifra più alta di sempre per un film diretto da Tarantino.[22] Ha poi concluso il suo weekend d'esordio dietro al remake de Il re leone con un totale di 40,3 milioni, il maggiore nella carriera del regista,[22] eccedendo le previsioni antecedenti l'uscita che indicavano una cifra tra i 30 e i 35 milioni.[86][87] Ha incassato 20 milioni durante il suo secondo weekend americano con un calo di affluenza di 51%, giudicato "buono", finendo al terzo dietro a Fast & Furious - Hobbs & Shaw e Il re leone.[88] Durante il suo terzo weekend di programmazione, ha incassato 11,6 milioni con un calo del 42%, finendo in quinta posizione.[89]

In Italia, in un solo giorno ha incassato quasi un milione di euro, anche qui battendo il record del miglior esordio di sempre per un film di Tarantino.[90] Complice il ritardo di programmazione rispetto al resto del mondo, e dunque a Il re leone, nel primo weekend italiano ha chiuso in cima al botteghino con un totale di 5,4 milioni in cinque giorni.[91] Ha riconfermato il primo posto nel secondo weekend superando i 9 milioni complessivi.[92] Durante il terzo weekend si è portato a 10 milioni e mezzo di euro, ma ha ceduto la vetta del botteghino a Joker.[93]

CriticaModifica

Dopo la proiezione al Festival di Cannes, il pubblico in sala ha riservato sette minuti di standing ovation al film.[94] The Hollywood Reporter scrive che la critica l'ha accolto in modo «generalmente positivo», lodandone in particolar modo la ricostruzione del periodo storico e le interpretazioni del cast, mentre «si è divisa riguardo al finale».[95] Su Rotten Tomatoes, il film detiene una percentuale dell'85% di pareri positivi, basata su 500 recensioni da parte della critica, con una media del 7,8.[96] Metacritic assegna al film un punteggio di 83 su 100 basato su 61 recensioni da parte della critica, a indicare un «apprezzamento pressoché unanime».[97]

Tra le recensioni più positive c'è stata quella di Peter Bradshaw, che, scrivendo per The Guardian, ha dato al film 5 stelle su 5, lodando le interpretazioni di Pitt e DiCaprio e definendo il film «un'affascinante ballata losangelina sul riscatto».[98] Peter Travers di Rolling Stone gli assegna 4,5 stelle su 5, scrivendo che «tutti gli attori, in ruoli sia grandi che piccoli, danno il massimo. Due ore e quaranta possono sembrare lunghe a qualcuno, ma io non ne cambierei nemmeno un'inquadratura».[99] RogerEbert.com gli assegna 4 stelle su 5, definendolo «stratificato ed ambizione, questo film è il prodotto di un regista sicuro di sé al lavoro con dei collaboratori perfettamente in sintono con la sua visione».[100] Per Richard Roeper del Chicago Sun-Times, il film è riuscito sia come «vivido ritratto di un'epoca» che come «combinazione fantasiosa, e talvolta scioccante, di realtà e finzione pura», assegnandogli 4 stelle su 4.[101] Meno positivo, Owen Gleiberman di Variety lo deserve come «un collage di cinema coinvolgente, ma, in fin dei conti, non un capolavoro».[102]

Contrariamente, Katie Rife di The A.V. Club ha assegnato al film un punteggio di B+, definendolo «la triste crisi di mezza età di Tarantino».[103] Richard Brody del New Yorker l'ha definito «una visione oscenamente retrograda degli anni sessanta» che «celebra il culto del divo maschio bianco e la sua supremazia dentro e fuori dal set, a spese di chiunque altro».[104] In Italia, negativo è stato anche Paolo Mereghetti, che ha assegnato al film un voto pari a 6-- e ha paragonato Tarantino a «un bambino viziato che vuole far credere che i suoi giocattoli sono i più belli del mondo».[105]

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b C'era una volta a... Hollywood, su Cinedatabase, Rivista del cinematografo. URL consultato il 26 settembre 2019.
  2. ^ a b C'era una volta a... Hollywood, in MYmovies.it, Mo-Net Srl. URL consultato il 26 settembre 2019.
  3. ^ C'era una volta a... Hollywood, su FilmTv.it, Arnoldo Mondadori Editore. URL consultato il 26 settembre 2019.
  4. ^ (EN) Zack Sharf, Tarantino spent five years writing ‘Hollywood’ as a novel, only Pitt and DiCaprio read entire script, su indiewire.com, 21 maggio 2019. URL consultato l'11 agosto 2019.
  5. ^ a b c d (EN) Ryan Lattanzio, Listen to Quentin Tarantino and Paul Thomas Anderson talk "Once Upon a Time in Hollywood", su indiewire.com, 24 agosto 2019. URL consultato il 5 settembre 2019.
  6. ^ a b (EN) Zack Sharf, The Crazy Coincidence that Brought Tarantino and Brad Pitt back together for "Hollywood", su indiewire.com, 9 luglio 2019. URL consultato l'11 agosto 2019.
  7. ^ (EN) Marc Savlov, The Fall Guy: Legendary stuntman Gary Kent to read at BookPeople, su The Austin Chronicle, 10 luglio 2009.
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