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La caduta del comunismo in Albania è iniziata nel dicembre dell'anno 1990 con delle manifestazioni studentesche[1][2]. Le elezioni del marzo 1991 lasciarono i comunisti ancora al potere, ma uno sciopero generale e l'opposizione cittadina esercitarono forti pressioni per la creazione di un governo di coalizione che includesse anche non-comunisti[1]. I comunisti furono sconfitti alle elezioni del marzo 1992, questo tra il collasso economico e i disordini sociali.

SfondoModifica

Nella Repubblica Popolare Socialista d'Albania, Enver Hoxha aveva governato per quattro decenni con il pugno di ferro. Tra il 1945 e il 1990 furono condannati a morte mediante fucilazione, impiccagione o altro circa 5,000 uomini e 450 donne[3]. Inoltre furono incarcerati 34.135 persone tra cui 1.000 morti in carcere per i continui maltrattamenti. Ancora oggi molte famiglie stanno cercando i resti dei loro cari[3].

Nel 1989 iniziarono le prime rivolte a Scutari (Shkodra)[4], dove la gente chiedeva la demolizione della statua di Stalin. La rivolta si diffuse nelle altre città. Il regime introdusse alcune liberalizzazioni, compresa la libertà di viaggiare all'estero, prima negata quasi a tutti.

Nelle elezioni del marzo 1992 i comunisti furono sconfitti dal Partito Democratico d'Albania di Sali Berisha, tra il collasso economico e i disordini sociali[2].

NoteModifica