Callimaco (scultore)

scultore, architetto e pittore greco antico

Callimaco, soprannominato Catatexitechnos (Κατατηξιτεχνος, cioè "dispersore artistico"; V secolo a.C. – ...), è stato uno scultore, architetto, pittore e toreuta greco antico.

Stele funeraria attica di Egeso, attribuita a Callimaco, Museo archeologico nazionale di Atene 3624.

Biografia modifica

Di origine incerta e contesa fra Atene e Corinto, fu attivo ad Atene nell'ultimo trentennio del V secolo a.C.. Non poté, pertanto, appartenere alla cerchia fidiaca, ma ne assimilò alcuni tratti essenziali. Artista di grande raffinatezza e perizia tecnica, si caratterizzò per il manierismo lineare del panneggio, per i contorni sinuosi dei corpi, per i movimenti ritmici delle figure[1]. Contemporaneo del Pittore di Eretria e del Pittore di Midia, ne condivise i modi arcaizzanti e decorativi, che dovevano risaltare particolarmente nell'andamento lineare dei rilievi bronzei[2].

Opere modifica

Secondo Pausania[3], Callimaco fu autore della statua di Hera seduta, scolpita per il tempio della città di Platea, ricostruito dopo l'assedio tebano del 427 a.C.. L'attività di Callimaco come pittore è invece ricordata solo da Plinio il Vecchio[4], che non fornisce alcuna informazione utile al riguardo e che ricorda anche le sue danzatrici spartane (Saltantes Lacaenae), probabilmente in Bronzo, officianti le feste in onore di Apollo Karneios.[5]

La sua attività come toreuta è menzionata da Pausania[6], a proposito di una importante commissione, nel 421 a.C., per la realizzazione della lampada d'oro destinata alla cella dell'Eretteo, la quale ardeva sormontata da una palma di bronzo che doveva disperderne il fumo.[5]

La nostra conoscenza di Callimaco deriva in gran parte dalle copie della scuola neoattica del II secolo, la quale ereditò lo stile della scuola callimachea. Le Danzatrici spartane di Callimaco sono state identificate da Adolf Furtwängler nei rilievi neoattici conservati a Berlino e Atene e tramite il confronto con questi è stato possibile attribuirgli un ciclo di Menadi danzanti al suono del timpano, anch'esso noto attraverso copie di età augustea, una nel Museo dei Conservatori di Roma.[7]

Menadi
 
Menade
 
Menade
 
Menade
 
Menade

Stilisticamente vicina a queste opere, soprattutto nel trattamento dei panneggi, è l'Afrodite del Fréjus (al Louvre una copia romana dell'originale bronzeo), attribuzione generalmente accettata, che rivela l'attenzione di Callimaco per la struttura policletea.[8][9]

Taluni attribuiscono alla bottega di Callimaco l'esecuzione della balaustra del tempio di Atena Nike.[2]
Citato da Vitruvio come l'inventore del capitello corinzio che egli avrebbe ideato ispirandosi ad un cesto deposto sulla tomba di una donna, intorno al quale erano cresciute piante di acanto.

«Una vergine Corinna già atta a marito, sorpresa da male, se ne morì: dopo essere stata condotta alla sepoltura, la sua nutrice portò delle vivande, che a lei viva solevano piacere, e chiuste ed accomodate in un corbello le pose sopra del sepolcro; ed acciocchè, restando così allo scoperto, si mantenessero più lungo tempo, le coprì con un mattone: fu questo corbello a caso situato sulla radice d’un Acanto. Intanto la radice stando nel mezzo così schiacciata dal peso, quando fu verso primavera, mandò fuori le foglie e i gambi, i quali crescendo accosto a’ fianchi del corbello, e respinti dalla resistenza degli angoli della tegola, furono costretti attortigliarsi in quei canti, che sono ora in luogo delle volute. Callimaco, che per l’eccellenza e sottigliezza dell’arte di lavorar marmi era dagli Ateniesi chiamato catatechnos (primo artefice) trovatosi a passare allora presso a quel monumento, vide il paniere, e le tenere foglie, che gli crescevano d’intorno, e piacendogli l’idea e la novità della figura, fece a questa simiglianza le colonne presso i Corinti, ne stabilì le proporzioni, e determinò le vere misure per un perfetto ordine Corintio.»

Si è pensato a Callimaco come collaboratore di Ictino durante la costruzione del Tempio di Apollo Epicurio a Bassae, dove compare il primo capitello corinzio conosciuto, e autore del fregio continuo all'interno della cella.[5]

Soprannome modifica

Il soprannome di Callimaco era Catatexitechnos Κατατηξιτεχνος che si traduce in "dispersore artistico" ovvero "dispersore di arte". Si guadagnò tale soprannome a causa della troppa meticolosità e dell'eccesso di zelo che lo portava a sprecare molto tempo su ogni lavoro, più del necessario, pertanto nell'ottica greca ciò rappresentava una dispersione di lavoro.

Note modifica

  1. ^ Le Muse, p. 3.
  2. ^ a b Giuliano 1987, p. 692.
  3. ^ Pausania, Descrizione della Grecia IX, 2, 5-7.
  4. ^ Plinio il Vecchio, Historia Naturalis, XXXIV, 92.
  5. ^ a b c Guerrini 1961, in EAA, s.v. Kallimachos.
  6. ^ Pausania, Descrizione della Grecia, I, 26, 6-7.
  7. ^ Rilievo con Menade danzante, su capitolini.net, Musei Capitolini (schedario cartaceo digitalizzato). URL consultato il 22 dicembre 2012.
  8. ^ Aphrodite dite "Vénus Génitrix", su louvre.fr, Museo del Louvre. URL consultato il 22 dicembre 2012.
  9. ^ Fréjus Aphrodite, su classics.cam.ac.uk:8080, University of Cambridge, Museum of Classical Archaeology Collections (online database). URL consultato il 22 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2013).

Bibliografia modifica

  • Wilhelm Ihne, Callimachus, in William Smith (a cura di), Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. 1, Boston, Little, Brown and Company, 1867, p. 572. URL consultato il 29 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2007).
  • Lucia Guerrini, Kallimachos, in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, vol. 4, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1961.
  • Le Muse, vol. 3, Novara, De Agostini, 1964, SBN IT\ICCU\RAV\0082197.
  • Antonio Giuliano, Arte greca. Dall'età classica all'età ellenistica, Milano, Il saggiatore, 1987, SBN IT\ICCU\CFI\0061858.

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