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DescrizioneModifica

 

 

Bruco di Calliteara pudibunda, sopra in versione gialla, al centro rossa; in basso, dettaglio del capo

È una falena di colore grigio, ornata da quattro bande zigzaganti più scure[6]. Il maschio raggiunge un'apertura alare di 35-45 mm mentre la femmina, più grande, può arrivare fino a 60 mm[5]. Nel maschio, le antenne sono bipettinate, folte e di colore arancio-marrone[5][4]. Le zampe anteriori, che sono spesso protese in avanti quando l'animale è a riposo, sono molto lunghe e avvolte da una peluria molto folta (come avviene anche in Dicallomera fascelina)[4][6].

Le uova sono grigio chiaro tendente al bluastro, mentre la pupa è marrone scuro, coperta da peluria rossa o giallognola[5].

Il bruco è molto vistoso, ricoperto da peluria gialla, bianca o anche marrone-rosata, nella quale spuntano cinque ciuffi in particolare: quattro disposti sulla metà anteriore del dorso e simili a pennelli da barbiere, il quinto sottile e a punta, in genere rosso o nero, sull'undicesimo segmento del corpo[6][5]. Il pelo è urticante, e maneggiare il bruco può causare irritazioni ed eruzioni cutanee[7].

BiologiaModifica

Ogni femmina depone fino a 400 uova (mediamente 100), depositandole a gruppi sulla corteccia degli alberi, a 3-4 metri dal suolo[5]. Appena usciti dall'uovo (tra metà maggio e fine giugno, a seconda della regione[5]), i bruchi sono talmente piccoli da poter essere trasportati dal vento, e crescono fino a raggiungere, nel tardo autunno, i 5 cm di lunghezza, al qual punto s'impupano tra le foglie sul terreno[8], nella chioma degli alberi, sotto tronchi caduti o altrove[5].

Gli adulti appaiono, a seconda della zona, tra metà aprile e giugno, e appena emersi dai bozzoli si accoppiano, rimanendo in copula anche per alcune ore; sono notturni, e durante il giorno rimangono fermi tra il fogliame o sui tronchi[5].

La specie è generalmente univoltina, ma nelle regioni più meridionali può sviluppare anche una seconda generazione incompleta[5].

Si nutre di vari alberi e arbusti a latifoglia[6][4]; è frequente soprattutto nelle foreste di latifoglie, ma si può trovare anche nei pressi di siepi e ai bordi di strade, parchi e giardini[6]. Tra le piante ospiti si contano diverse specie di rosacee (melo, pero, biancospino, lampone, rosa e pado) ma anche altre (salice, betulla e quercia, nocciolo, carpino, luppolo, faggio, castagno, tiglio e pioppo)[5].

Esplosioni demograficheModifica

Occasionalmente avvengono improvvisi impennamenti, locali e sporadici, nella popolazione di questo lepidottero[5]. In questi casi, su ogni albero vengono deposte fino a diecimila uova, e altre possono essere trovate anche a terra o altrove[5], ed appaiono quindi numerosissimi bruchi, che tendono ad assumere un colore rossiccio, grigiastro o marroncino[8]. Queste esplosioni avvengono principalmente tra il 48º e il 57º parallelo anche se negli anni 1980-90 ne è stata documentata una tra il 44° e il 45°, in Piemonte e Liguria; sono documentate in Europa centrale sin dal 1810, specialmente in Germania; in Svezia e Danimarca occorrono solo nelle faggete, mentre in Europa orientale (segnatamente, Polonia, Romania e Ucraina) solo nelle quercete[9].

Queste esplosioni demografiche risultano in gravi danni alle foreste di caducifoglie e alle piantagioni di alberi da frutto[5].

Distribuzione e habitatModifica

È una specie a diffusione paleartica, attestata dall'Europa fino al Giappone[3]. In Europa è presente tra il 37º e il 60º parallelo[9], ossia quasi ovunque con l'esclusione di Islanda, Norvegia[2] e le parti settentrionali di Svezia, Finlandia e Russia).

TassonomiaModifica

 
Esemplare fotografato nel Perlacher Forst (Monaco di Baviera, Germania)

La specie include una sottospecie, Calliteara pudibunda paktia Ebert, 1968[10].

NoteModifica

  1. ^ (EN) Calliteara pudibunda (Linnaeus, 1758), su Fauna Europaea. URL consultato il 23 marzo 2019.
  2. ^ a b c (EN) Calliteara pudibunda (Linnaeus, 1758), su BioLib.cz. URL consultato il 23 marzo 2019.
  3. ^ a b (EN) Calliteara pudibunda (Linnæus, 1758), su AnimalBase. URL consultato il 23 marzo 2019.
  4. ^ a b c d (EN) Calliteara pudibunda (Pale Tussock), su British Lepidoptera. URL consultato il 23 marzo 2019.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) Calliteara pudibunda L. - Pale Tussock Moth, su AgroAtlas. URL consultato il 14 ottobre 2019.
  6. ^ a b c d e f Bellmann, p. 241.
  7. ^ Backshall
  8. ^ a b (EN) Mass ocurrence of the larvae of Dasychira pudibunda in southern Sjælland, su www.lepidoptera.dk. URL consultato il 23 marzo 2019.
  9. ^ a b Peter John Mazzoglio, Massimo Paoletta, Augusto Patetta, Italo Currado, Calliteara pudibunda (Lepidoptera Lymantriidae) in Northwest Italy (PDF), in Bulletin of Insectology, nº 58, 2005.
  10. ^ (EN) Calliteara pudibunda Linnaeus, 1758, su Catalogue of Life. URL consultato il 23 marzo 2019.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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