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Calore Irpino
Fiume Calore.jpg
Fiume Calore nei pressi di Castelvetere
StatoItalia Italia
RegioniCampania Campania
ProvinceAvellino Avellino
Benevento Benevento
Lunghezza108 km
Portata media31,8 m³/s
Bacino idrografico3 058 km²
Altitudine sorgente1 660 m s.l.m.
Nascemonte Accellica
AffluentiUfita, Tammaro, Sabato
Sfociafiume Volturno presso Amorosi
Mappa del fiume

Il Calore Irpino o Beneventano (per distinguerlo dall'altro omonimo Calore Lucano, affluente del Sele), è un fiume della Campania lungo 108 km, principale affluente di sinistra del fiume Volturno[1].

Nasce dal monte Accellica, nel comune di Montella, all'interno del Parco regionale dei Monti Picentini, prosegue verso nord fino a Castelfranci, dove devia verso nord-ovest raggiungendo Taurasi, si dirige poi di nuovo verso nord fino ad Apice, dove riceve le acque dell'Ufita. Dalla confluenza con questo fiume prosegue ad ovest con un percorso ricco di anse che prima attraversa Benevento e poi scavalca verso nord-ovest il Camposauro, dopo il quale segna, nella parte finale del suo corso, la pianura della valle Telesina fino alla confluenza nel Volturno, nel comune di Amorosi.

Indice

Geografia fisicaModifica

Le sorgenti e l'alto CaloreModifica

Nasce dal Monte Accellica (1660 metri), nel comune di Montella, nei Monti Picentini. Ricco d'acque fin dalla sorgente, scorre nel suo tratto iniziale dirigendosi verso nord e bagnando i centri di Montella, Cassano Irpino, Castelfranci, Montemarano, Castelvetere sul Calore, Luogosano, Paternopoli (dove riceve da destra il torrente Fredane), Taurasi, Lapio, Montemiletto, Mirabella Eclano (presso la località Calore) e Venticano (all'altezza delle frazioni Calore e Castel del Lago), entrando così in provincia di Benevento presso il cosiddetto Ponte Rotto. Qui lascia sulla sinistra San Giorgio del Sannio, bagna il centro abitato di Apice e presso la stazione ferroviaria di quest'ultimo volge a ovest dopo aver ricevuto da destra il fiume Ufita.

La Media Valle del Calore e BeneventoModifica

 
Il Ponte Vanvitelli (o Calore) a Benevento

Correndo fra i colli di Paduli a nord e quelli di Apice a sud, riceve da destra il Tammaro presso Ponte Valentino.

Più a valle il fiume raggiunge la città di Benevento: qui riceve da sinistra il torrente San Nicola, ancora da sinistra il fiume Sabato e ancora oltre il torrente Corvo.

Sotto Castelpoto il fiume volge per poco a nord, ricevendo da sinistra il torrente Jenga.

La valle TelesinaModifica

Presso il paese di Ponte il Calore si dirige nuovamente verso ovest, dove si distende in un fondovalle di pianura, soprattutto sulla sponda destra, essendo limitata a sinistra dal massiccio del Camposauro[2]. Ricevendo da destra i torrenti Alenta e Janare (quest'ultimo nasce dalle propaggini a nord-ovest del monte Ciesco a 833 m s.l.m.). Quindi oltrepassa Solopaca e Telese Terme per arrivare infine nel territorio di Amorosi, ma in prossimità del centro abitato di Castel Campagnano, dove si versa nel Volturno.

Il bacinoModifica

  In corso...

Origine del nomeModifica

Una particolarità di questo fiume è data dalla temperatura delle sue acque che, poco prima di entrare nella provincia di Benevento, si presenta più elevata rispetto a quella degli affluenti Tammaro e Sabato. Per questa sua caratteristica anticamente nei mesi estivi ci si bagnava nel fiume con la convinzione che fornisse benefici effetti termali, curando persino i dolori reumatici. Da questa particolarità si è ritenuto che derivasse il nome del fiume.

Secondo lo storico locale Alfonso De Blasio ("Historie controverse dell'antichissima città del Sannio, oggi Benevento" del sec. XVII, opera inedita di cui si è persa molta parte), il nome deriverebbe piuttosto dal termine osco calor, con il significato di "fiume", "che scorre" (dalla radice indoeuropea gal o cal, con il significato di "scorrere").

StoriaModifica

Il fiume viene citato da diversi autori antichi (Tito Livio[3], Vibio Sequestre, Appiano (che lo trascrive in greco come "Alor")[senza fonte].

La valle del Calore Irpino, nel tratto compreso tra la piana di Apice e quella di Telese, dove tocca i comuni di Venticano e di Mirabella Eclano, in conseguenza del suo antico ruolo di sbocco di gran parte delle vie di comunicazione tra la Puglia, la Campania, l'Irpinia e il Molise, fu in passato teatro di importanti eventi bellici:

Romualdo II duca longobardo di Benevento, nel 726 concedeva ai beneventani il diritto di pescare nel fiume. La concessione fu confermata da Radelchi I nel luglio dell'839.

Giovanni Cotta (1480-1510) così lo cantò: "Ocelle Fluminum Calor, Calor pulcer/Calor bonorum cura amorque nynfarum/Quem caeruleun fovens caput sino blando/Montella secum amore vicit aeterno[4].

Il 24 luglio 1506 è ricordato in una cronaca dell'epoca (del notaio Marino De Maurellis[5]) un episodio relativo al fiume: le acque erano divenute torbide e i pesci risalivano alla superficie facendosi facilmente catturare dalla popolazione di Benevento. In quel periodo il fiume aveva una notevole portata d'acqua, tanto da permettere alle zattere e barche il transito sino al Volturno.

Acque captate per l'Acquedotto puglieseModifica

Le acque del Calore sono captate nei comuni di Montella e Cassano Irpino per fornire acqua all´ Acquedotto pugliese.

In particolare le tre sorgenti Pollentina, Peschiera e Prete/Lavatoio sono nel comune di Cassano Irpino ed hanno una portata media di 1600 litri al secondo. Le sorgenti del Bagno della regina nel comune di Montella hanno una portata media di 1600 litri al secondo. Queste acque sono captate ed immesse nell'acquedotto del Basso Calore che con un tunnel trasferisce le acque nell´acquedotto pugliese a Caposele[6]. In totale 3200 litri al secondo sono trasferiti all´Acquedotto pugliese.

Le acqueModifica

RegimeModifica

Caratterizzato da un bacino di raccolta assai ampio (3.058 km², oltre la metà di quello totale del Volturno), dalla discreta permeabilità e ricco di sorgenti, il Calore ha una notevole portata d'acqua alla foce (31,8 m³/s, il quarto del sud-Italia dopo Volturno, Sele e Crati), pur risentendo in maniera pesante di una certa irregolarità di regime e di un pesante sfruttamento delle sue acque.

Gli affluentiModifica

Secondo l'Elenco delle Acque Pubbliche stilato dal settore provinciale del genio civile di Avellino nel 1900 ed aggiornato successivamente (fino al 1993), nel territorio della medesima provincia le acque che confluiscono nel Calore sono[7], da monte a valle, con tra parentesi il comune e il territorio di pertinenza:

sulla destra, le acque del lago dell'Acina[8] e del vallone Calendo o di San Lorenzo (Bagnoli Irpino)[8], il vallone Paterno (Alta Irpinia)[8], i valloni Gorgone e d'Avella (Montella)[8], il vallone Faitano (Castelfranci)[8], il vallone le Nocelle o Pescarelle (Paternopoli)[8], il torrente Fredane (che raccoglie i valloni di una parte dell'Irpinia centrale)[9], il vallone Mirabella, Fontanello o Piedamonto (Taurasi e Mirabella Eclano)[9], il vallone dei Morti (Mirabella, Bonito)[9] e il vallone Terre Franche (Bonito)[9]. Ultimo e principale affluente di destra nella provincia (nell'intero percorso secondo solo al Tammaro) è l'Ufita[10], in quanto raccoglie le acque della propria valle, di quella del Miscano[7] e del torrente Fiumarelle con i propri valloni (Baronia e Ariano)[10];
alla sinistra, il vallone Acque Negre[8] e il vallone Surivello o Sorbitiello (Montella)[11], il vallone Sullitto[11], il canale emissario della sorgente Bagno e delle sorgenti Pollentina, Pollentinella e Peschiera (Cassano Irpino)[12], il vallone Saracena[11] (Montemarano), il vallone Chianzano (Castelvetere, Montemarano)[11], il vallone Rimolise (Castelvetere)[11], il vallone Lucello e Campar (Lapio, S. Mango S.C.)[11], il vallone Ferruni delli Verni (Montemiletto, Lapio)[11], il vallone Isca e il vallone dell'Erte (Montemiletto)[11], il vallone Palatella (Torre Le Nocelle)[11] e il vallone delle Mele (Pietradefusi)[11]. Il fiume Sabato[13], che raccoglie il bacino idrico ad ovest del Terminio-Cervialto[13] e il torrente Serretella con il vallone Pannarano (Roccabascerana)[14], dalla zona del Partenio e della valle Caudina, hanno la loro origine nella provincia di Avellino, ma si immettono nel Calore in comune di Benevento.

  In corso...

Superato il confine interprovinciale vi si immettono il Tammaro, il Sabato, il torrente Serretelle, la Jenga, il vallone del Gesso, il torrente Reventa, il torrente Alente, il torrente Janare, il torrente Ratella, il vallone Saucolo e il rio Grassano.

Le pieneModifica

  In corso...

In autunno e inverno a causa delle precipitazioni sono dunque frequenti e imponenti le piene (talvolta disastrose come accaduto il 2 ottobre del 1949, alle ore 5.30 e nella notte tra il 14 ed il 15 ottobre 2015, quando venne alluvionata per gran parte la città di Benevento); al contrario in estate il fiume rimane a tratti impoverito della sua portata a causa delle pesanti captazioni delle sue acque.

La qualità delle acqueModifica

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La naturaModifica

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Geografia antropicaModifica

Comuni attraversatiModifica

Il Calore scorre per i primi 43 km nella provincia di Avellino e per altri 65 km nella provincia di Benevento, attraversando o lambendo i seguenti comuni:

InfrastruttureModifica

  In corso...

Il tratto tra Cassano Irpino e Castelfranci della SS164 si accompagna in fondovalle al Calore. Dalla stazione di Apice-Sant'Arcangelo-Bonito fino alla confluenza nel Volturno vi si accompagna la ferrovia Napoli-Foggia, la cui progressiva però segue il verso opposto; l'unica parte che fa eccezione è in corrispondenza del vecchio sedime ferroviario, sostituito da una tratta in galleria tra la stazione di Vitulano-Foglianise e Benevento Centrale, dove sul terrazzo fluviale è stata inaugurata nel 2007 la pista ciclopedonale "Paesaggi Sanniti". Dalla vecchia origine della SS372 (in corrispondenza dello svincolo con la SS88) fino all'uscita di Telese Terme la stessa Telesina accompagna il fiume, parallela alla più vecchia strada provinciale Telesina (SP 106).

Luoghi d'interesseModifica

  In corso...

NoteModifica

  1. ^ Debartolomeis, p. 274
  2. ^ Debartolomeis, p. 274
  3. ^ Livio, Ab Urbe condita, XXIV,14 e XXV,17.
  4. ^ N.Vigliotti, Limata e San Lorenzo Maggiore, ed. Anselmo Marigliani, 1977, p.13.
  5. ^ Alfredo Zazo, Curiosità storiche beneventane, De Martini S.P.A, Benevento 1986, p. 20-21
  6. ^ Arturo De Benedettis, Il sole l´acqua e l 'E.A.A.P.
  7. ^ a b ElencoAcquePubbliche, p. 1
  8. ^ a b c d e f g ElencoAcquePubbliche, p. 6
  9. ^ a b c d ElencoAcquePubbliche, p. 5
  10. ^ a b ElencoAcquePubbliche, p. 2
  11. ^ a b c d e f g h i j ElencoAcquePubbliche, p. 7
  12. ^ ElencoAcquePubbliche, p. 23
  13. ^ a b ElencoAcquePubbliche, pp. 8-10
  14. ^ ElencoAcquePubbliche, p. 10

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica