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Camerieri

film del 1995 diretto da Leone Pompucci
Camerieri
Camerieri (1995).jpg
Una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1995
Durata101 min
Rapporto1.78:1
Generecommedia, drammatico
RegiaLeone Pompucci
SoggettoLeone Pompucci, Filippo Pichi, Paolo Rossi
SceneggiaturaLeone Pompucci, Filippo Pichi, Paolo Rossi
ProduttoreVittorio Cecchi Gori
FotografiaMassimo Pau
MontaggioMauro Bonanni
Effetti specialiMassimo Nespoli
MusicheCarlo Di Blasi, Paolo Rossi
ScenografiaMaurizio Marchitelli
CostumiGianna Gissi
Interpreti e personaggi

Camerieri è un film del 1995, diretto dal regista Leone Pompucci.

Indice

TramaModifica

Il signor Loppi, l'anziano proprietario del ristorante Eden, sul litorale romano, decide di ritirarsi e cedere la struttura al mobiliere Azzaro. Questi decide, quello stesso giorno, di "inaugurare" la sua nuova proprietà festeggiandovi le nozze d'oro del padre Salvatore e di sua madre. Loppi si congeda dai suoi dipendenti con una promessa: se il servizio delle nozze soddisferà il nuovo proprietario, quest'ultimo manterrà il ristorante in attività e li terrà con sé, altrimenti trasformerà il locale in un mobilificio.

I membri del personale - l'arrogante maître genovese Loris Bianchi, solito rivangare le sue passate (quanto improbabili) esperienze lavorative in hotel e ristoranti famosi al servizio di celebrità; l'ex-calciatore milanese Mario Tangaro, separato con un figlio a carico, accompagnato a una prostituta di colore e rovinato dalla passione per le corse dei cani; il toscano Agostino Rondine, ex-fisarmonicista di buon livello, caduto talmente in disgrazia da vivere di fatto nella cucina dell'Eden; il cuoco Germano, bacchettone e permaloso, che sfoga la propria frustrazione trattando come uno schiavo l'aiuto cuoco filippino Felipe; Riccardo Bianchi, il neoassunto e ingenuo nipote del maître, fresco di scuola alberghiera, che sembra coltivare un'autentica venerazione nei confronti dello zio - si trovano presto a vivere una giornata campale, intimoriti dalla possibilità di perdere il lavoro, logorati da anni di rancori personali e di malumori, nonché sempre più infastiditi dalla crescente arroganza del nuovo proprietario nei loro confronti. Ad occupare i loro pensieri, inoltre, vi è anche la schedina che hanno giocato tutti insieme il giorno prima del servizio. Al contempo, anche tra i commensali l'atmosfera è tutt'altro che idilliaca: tra i due sposi, infatti, il rapporto sembra pressoché inesistente, al punto che tra gli invitati è presente anche l'amante di Salvatore Azzaro.

Al momento di servire i primi, Germano litiga con Bianchi e si rifiuta di preparare il pranzo, costringendo il maître a mettersi ai fornelli, con risultati decisamente scarsi. Nel frattempo, nei paraggi della dispensa del ristorante, la moglie di Salvatore sorprende in atteggiamenti espliciti il marito e l'amante. Poco più tardi, Azzaro dichiara ai presenti di aver rilevato il locale, e sottopone i camerieri ad una sorta di "provino", al fine evidente di umiliarli di fronte agli invitati, ma Bianchi rintuzza il tentativo, spendendo belle parole per i suoi sottoposti. Rientrati in cucina, tuttavia, il maître si rivolge ai camerieri ed al cuoco in tutt'altra maniera: in risposta, questi ultimi si coalizzano contro di lui, e raccontano al nipote Riccardo molte scomode verità sul conto dello zio, di fatto minando il rapporto tra i due.

I rancori e le tensioni aumentano, fino a quando Tangaro, minacciato e schiaffeggiato da un creditore, per saldare i debiti di gioco ruba le mance di Rondine, il quale se ne accorge e raggiunge il collega in sala, intenzionato a farsi giustizia da sé: i due vengono alle mani di fronte agli invitati, Bianchi cerca di separarli, ma viene tuttavia a sua volta malmenato da Tangaro. Il giovane Azzaro, vedendo la scena, licenzia su due piedi Bianchi, minacciando anche gli altri di fare la stessa fine. Di lì a poco, Tangaro viene convinto a gareggiare a braccio di ferro con uno degli invitati: Azzaro, al culmine del proprio cinismo, prima dice di tenerlo in caso dovesse vincere, salvo poi ritrattare e dirgli che se vincerà sarà licenziato insieme a tutti gli altri membri del personale. In un sussulto di dignità, il cameriere vince il duello: il mobiliere, pur costretto per scommessa a farsi tagliare il codino, dice a Tangaro che lui ed i colleghi possono considerarsi licenziati.

Al termine della giornata, però, quando ormai i destini dello staff dell'Eden sembrano decisi, inaspettatamente la sorte va loro incontro: la schedina che avevano giocato si rivela essere quella fortunata e, grazie ai soldi del 13 al Totocalcio, rilevano il ristorante da Azzaro. Il giovane Riccardo decide tuttavia di non seguirli nella loro impresa e di intraprendere la carriera di rappresentante.

ProduzioneModifica

Il film è prodotto da Marco Risi e Maurizio Tedesco e stato realizzato negli studi di Cinecittà, con alcune scene di esterni girate a Ostia, Torvaianica e Anzio.[1]

AccoglienzaModifica

CriticaModifica

Per Morando Morandini, "sotto il segno della ridondanza e di un compiaciuto nichilismo all'amatriciana", il film "si riduce a una passerella di mostri sbattuta in faccia allo spettatore".[2]

Tullio Kezich, sul Corriere della Sera, afferma che anche se "il film a tratti s'impone gonfiando i muscoli, resta di costituzione gracile. Al di là della prepotenza somatica i personaggi non consistono, non c'è modo non dico di affezionarsi ma nemmeno di interessarsi a nessuno di loro. E poi il fatto che circola una schedina del Totocalcio, giocata in società, lascia prevedere un po' troppo come si andrà a finire. Ci voleva poco, con un interprete della forza di Villaggio, a creargli delle occasioni che andassero oltre i monologhi ingenuamente evocativi dei tempi d'oro della ristorazione di classe; e certo il copione andava lavorato di più".[3]

RiconoscimentiModifica

Edizioni home videoModifica

Il DVD del film è stato pubblicato dalla Cecchi Gori Home Video il 1º febbraio 2007, 12 anni dopo la pubblicazione del film.[4]

InesattezzeModifica

Il maître Bianchi afferma di aver servito anche Attilio Piccioni in qualità di Presidente del Consiglio. Tuttavia, Piccioni non ha mai ricoperto quella carica, mentre servì come Ministro di grazia e giustizia (dal 7 gennaio 1950 al 19 luglio 1951 nel Governo De Gasperi VI) e per due volte come Ministro degli affari esteri (dal 18 gennaio al 19 settembre 1954 nei Governi Fanfani I e Scelba e nuovamente dal 29 maggio 1962 al 4 dicembre 1963 nei Governi Fanfani IV e Leone I).

CuriositàModifica

  • A questo film risale l'ultima apparizione cinematografica dell'attore Ciccio Ingrassia che l'anno seguente decise di smettere definitivamente perché non riuscì più a trovare lo stimolo di attore che aveva un tempo dopo la morte del collega e amico Franco Franchi. Curiosamente, sia in questo che fu appunto il suo ultimo film, che in quello del suo esordio cinematografico assieme allo storico compagno artistico Franco, Appuntamento a Ischia, è presente nel cast artistico anche l'attore Carlo Croccolo. Ingrassia morì nel 2003.
  • Una gag ricorrente del film è la comparsa di uno scarafaggio, puntualmente pestato da Bianchi con la battuta «Ammazzarli sempre».

NoteModifica

  1. ^ Villaggio sul set con Abatantuono, in Corriere della Sera, 31 luglio 1994, p. 21. URL consultato il 14 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 18 novembre 2015).
  2. ^ Camerieri, Mymovies.it. URL consultato il 14 agosto 2011.
  3. ^ Tullio Kezich, Una mostruosa rotonda sul dolcissimo mare, in Corriere della Sera, 5 febbraio 1995, p. 20. URL consultato il 14 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2015).
  4. ^ DVD - Camerieri, Mymovies.it. URL consultato il 13 agosto 2011.

Collegamenti esterniModifica

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