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Camillo Renato, pseudonimo di Paolo Ricci, conosciuto anche come Lisia Fileno o Fileno Lunardi (Palermo, 1500 circa – Caspano, 1575 circa), è stato un francescano ed eretico italiano.

Indice

BiografiaModifica

Il suo vero nome era Paolo Ricci[1] e nacque forse a Palermo nei primi del Cinquecento. Fattosi frate francescano, negli anni Trenta si trovò a frequentare i circoli evangelici di Napoli, trasferendosi poi a Padova[2] e a Venezia dove, tra l'altro, avrebbe sostenuto l'inesistenza del purgatorio: «accusato da maldicenti di eresia, fui detenuto, inquisito, non convinto, non condannato, non abiurai a nessun patto e fui dimesso».[3].

Uscito indenne da questo processo, verso la fine del 1538 passò da Venezia a Bologna, con l'intenzione di recarsi più tardi a Roma per «consultarsi con alcuni reverendissimi e dottissimi cardinali per la gloria di Cristo e per la comune concordia e interesse di tutta la Chiesa».[4] Nella città emiliana assunse lo pseudonimo di Lisia Fileno e frequentò i circoli intellettuali,[5] nei quali amava discorrere di lettere, di religione e di filosofia morale. Egli stesso fa i nomi di questi notabili bolognesi: gli umanisti Leandro Alberti, Romolo Amaseo e Achille Bocchi, Francesco Bolognetti, amico di Marcantonio Flaminio, che diverrà senatore, il cavaliere Giulio Danesi, dei tre figli del quale il Fileno era precettore e ad essi dedicò tre dei suoi Carmina, il conte Cornelio Lambertini, il patrizio Alessandro Manzoli, grande amico del cardinale Jacopo Sadoleto.[6]

In questi conviti liberali il Fileno esprimeva la necessità di «istituire una nuova vita degna del tempio dello Spirito Santo e di Dio»: non era infatti bene seguire la vita della carne, ma quella dello spirito, e «mostrare carità verso i poveri, umanità fra gli uomini, fraternità, misericordia e umiltà nel correggere i peccati altrui, e osservare le leggi dello Stato».[7] L'accento è posto soprattutto sulla presenza che nella vita del cristiano deve avere lo Spirito, una sottolineatura che esclude la pratica di qualunque superstizione: «Come cristiano, io di questo solo mi curo, di eliminare le superstizioni che annullano la fede di Cristo».[8] La superstizione rappresenta per il Fileno «una vana e falsa religione che certamente attiene anche a una mancanza di fede: infatti negli Atti Paolo chiama gli Ateniesi superstiziosi, ossia falsamente religiosi, e agli Efesini ricorda che il culto degli angeli è una superstizione. La superstizione è un delitto non contro la seconda tavola del Decalogo, che riguarda la carità, ma contro la prima, che attiene alla fede».[9]

La distinzione qui introdotta tra violazione della legge della fede e legge della carità equivale alla distinzione tra superstizioso ed eretico: il primo si pone fuori dal cristianesimo, come furono i pagani ateniesi o gli adoratori di falsi culti ricordati da Paolo, e come può essere «un Giudeo o un Turco», il secondo invece «pensa e crede di rimanere nella fede pur dicendo di trovare in essa molti errori»,[10] ma negare certe verità contenute nella Scrittura non significa negare la fede in Cristo. Per questo motivo, «il superstizioso è un infedele più detestabile di un eretico».[11]

La prima «superstizione e abominazione», secondo il Fileno, è l'opinione, molto diffusa tra i cristiani e persino tra i sacerdoti, è che la messa sia un nuovo e reale sacrificio per i peccati, anziché la memoria dell'unico sacrificio di Cristo:[12] si tratta di un argomento sviluppato da Lutero ne L'abolizione delle messe private, un opuscolo posseduto e letto dal Fileno, come dovrà ammettere al processo, «ma solo allo scopo di confutarlo».[13] La sua difesa al processo consistette nel negare che il rito della messa fosse in sé una superstizione, evitando tuttavia di pronunciarsi sul merito del valore oggettivo del sacramento, e nel sottolineare invece che la messa è fatta oggetto di superstizioni che impediscono al cristiano di trasformare la sua fede in carità.[14]

ScrittiModifica

  • Corrispondenza con Heinrich Bullinger, in «Bullingers Korrespondenz mit den Graubündnern», Basel 1904-1905
  • Carmina, cod. 52. II. 1, Biblioteca Universitaria, Bologna
  • Apologia Lysiae Pauli Riccii Philaeni Siculi nomine haereseos detenti Hercule II Duce III foeliciter imperante anno 1540, in ms. B 1928, Biblioteca dell'Archiginnasio, Bologna
  • Miscellanea, in ms. B. 1859, Biblioteca dell'Archiginnasio, Bologna
  • Trattato del battesmo e de la sancta cena, in ms. A. 93. 13, Burgerbibliothek, Bern
  • Certa in Symbolum professio ad Fridericum Salicem virum optimum, 1547
  • In Johannem Calvinum de injusto Michaelis Serveti incendio, Traona 1554
  • Opere. Documenti e testimonianze, a cura di Antonio Rotondò, Firenze-Chicago 1968

NoteModifica

  1. ^ L'ipotesi di identificazione fu avanzata per la prima volta da Frederic Church, The Italian Reformers, 1534-1564 (1932), tr. it., Firenze 1935, e fu confermata da Alfredo Casadei, Lisia Fileno e Camillo Renato, 1939
  2. ^ Come risulta dalla testimonianza del frate Cipriano Quadrio nel processo ferrarese, in ms B 1928, f. 53v, Biblioteca dell'Archiginnasio, Bologna.
  3. ^ Apologia Lysiae Pauli Riccii Philaeni Siculi nomine Haereseos Ferrariae detenti Hercule II Duce III foeliciter imperante anno 1540, ms B 1928, f. 53v.
  4. ^ Apologia, cit., ff. 37v-38r.
  5. ^ Apologia, cit., f. 43v: «coepi aliquot virorum gravissimorum atque peritissimorum et optimorum civium amicitiam atque benevolentiam ambire».
  6. ^ Jacopo Rainieri, Diario bolognese, 1887, p. 36.
  7. ^ Apologia, cit., f. 12v.
  8. ^ Apologia, cit., f. 47v.
  9. ^ Apologia, cit., f. 37r. La tradizione afferma che delle due tavole di Mosè, nella prima fossero contenuti i primi tre comandamenti, esprimenti la «legge della fede», e nella seconda gli altri sette, esprimenti la «legge della carità».
  10. ^ Apologia, cit., f. 34v.
  11. ^ Apologia, cit., f. 37v.
  12. ^ Apologia, cit., f. 32v.
  13. ^ Apologia, cit., f. 53r.
  14. ^ Apologia, cit., f. 34r: «superstitiones, sed non esse in missa verum circa missam».

BibliografiaModifica

  • Jacopo Rainieri, Diario bolognese, a cura di O. Guerrini e C. Ricci, Bologna, Regia Tipografia 1887
  • Frederic C. Church, I riformatori italiani 1534-1564 (1932), Firenze, La Nuova Italia 1935
  • Delio Cantimori ed Elizabeth Feist, Per la storia degli eretici italiani nel secolo XVI in Europa, Roma, Reale Accademia d'Italia 1937
  • Alfredo Casadei, Lisia Fileno e Camillo Renato, «Religio», 15, 1939
  • Delio Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento, Firenze, Sansoni 1939
  • Roland H. Bainton, Bernardino Ochino, esule e riformatore senese del Cinquecento 1487-1563, Firenze, La Nuova Italia 1940
  • Augusto Armand-Hugon, Agostino Mainardo, Contributo alla storia della Riforma in Italia, Torre Pellice 1943
  • Francesco Ruffini, Studi sui riformatori italiani, Torino, Ramella 1955
  • George H. Williams, The Radical Reformation, Philadelphia 1962
  • Id., Camillo Renato (c. 1500-? 1575), in AA. VV., Italian Reformation Studies in honor of Laelius Socinus, Firenze, Le Monnier 1965
  • Antonio Rotondó, Per la storia dell'eresia a Bologna nel secolo XVI, in «Rinascimento», XIII, 1962
  • Id, Camillo Renato, Trattato del Battesimo e della Santa Cena, in «Rinascimento», XV, 1964
  • Id, I movimenti ereticali nell'Europa del Cinquecento, in «Rivista Storica Italiana» 78, 1966
  • Id, Studi e ricerche di storia ereticale italiana del Cinquecento, Torino, Einaudi 1974

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN24729336 · ISNI (EN0000 0000 6135 8023 · LCCN (ENno2002080719 · GND (DE1089471858 · CERL cnp02144905