Apri il menu principale

Campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma

campagna militare
Campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma
T. Rodella - battaglia di Mentana - litografia acquerellata su carta - 1870s.jpg
Data22 ottobre - 3 novembre 1867
LuogoLazio
EsitoVittoria franco-pontificia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Incerti: 4.000[1]; 8.100[2]; 10.000[3]Incerti: 5.000[1][3]; 5.500[4]; 22.000[5]
Perdite
1.100 tra morti e feriti[3]
tra 800 e 1000 prigionieri[1]
182 tra morti e feriti (144 pontifici, 38 francesi)[3]
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma fu una campagna militare condotta dai volontari di Giuseppe Garibaldi con lo scopo di conquistare Roma, combattuta nel 1867 tra il Viterbese, Nerola, Montelibretti, Monte San Giovanni Campano, Monterotondo, Mentana e Subiaco.

La campagna si concluse il 3 novembre con la battaglia di Mentana che terminò con la sconfitta di Garibaldi da parte dell'Esercito pontificio coadiuvato da un battaglione francese.

Indice

CronologiaModifica

Nel 1867, aprofittando della popolarità derivatagli dalla vittoria di Bezzecca, Garibaldi stava ritentando l'impresa di invadere Roma, raccogliendo un corpo di volontari ai confini con il Lazio. Il presidente del consiglio Urbano Rattazzi agì in tempo facendo arrestare Garibaldi a Sinalunga e spedito a Caprera, bloccata dalla Regia Marina.

Ma la situazione sfuggì nuovamente di mano alle autorità italiane[6], quando il 19 ottobre il generale fuggì rocambolescamente da Caprera.

I volontari che vi parteciparono inizialmente erano circa 8.000, radunati tra Terni ed Orvieto. Il figlio Menotti comandava l'area attigua a Roma, il generale Giovanni Acerbi la provincia di Viterbo, il barone Giovanni Nicotera l'area sud della provincia di Frosinone. Vi furono numerosi scontri tra garibaldini e pontifici (a Bagnoregio, a Nerola, a Montelibretti).

Garibaldi da Caprera sbarcò in Toscana e raggiunse i suoi volontari nell'agro romano. Da qui impartì gli ordini ed organizzò l'insurrezione di Roma. Il 22 ottobre due rivoluzionari, Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, fecero esplodere una mina nella caserma Serristori, causando 27 vittime. L'attentato doveva essere il segnale che faceva scattare la rivolta, ma la città non insorse.

Il 23 ottobre si ebbe il primo scontro tra garibaldini e soldati pontifici: un drappello di settantasei volontari guidati da Enrico e Giovanni Cairoli, giunti a prendere contatto con i rivoluzionari romani, non trovarono nessuno ad attenderli e vennero sopraffatti dai Carabinieri svizzeri dell'esercito pontificio. Il fatto divenne noto come scontro di villa Glori.

Negli stessi giorni la legione garibaldina si era avviata sulla strada per Roma. Il 24 ottobre i garibaldini ingaggiarono un duro scontro con i soldati pontifici nella piazzaforte di Monterotondo, che fu conquistata al termine di un assalto eseguito il 25-26 ottobre.

Dopo aver atteso invano l'insurrezione di Roma, mentre le diserzioni si moltiplicavano, il 3 novembre Garibaldi decise di raggiungere Tivoli per sciogliere la legione. A Mentana avvenne lo scontro, prima con i pontifici e subito dopo con i francesi. Terminati i combattimenti, 1300 garibaldini furono presi prigionieri, circa 150 furono i morti e numerosi i feriti, trasferiti all'ospedale Santo Spirito di Roma.

Le sottoscrizioni per i reduciModifica

Nel 1877 la "Società reduci patrie battaglie" con una sottoscrizione nazionale realizzò l'ara-ossario, opera dell'architetto Fallani in peperino di Viterbo, dove riposano i 300 caduti dell'intera campagna del 1867. A questo si aggiunse nel 1905 l'attiguo museo (che conserva i cimeli garibaldini dal Brasile alla campagna di Grecia di Ricciotti Garibaldi), su progetto dell'architetto De Angelis.
Nel 1898 il Regno d'Italia riconobbe ufficialmente la campagna, concedendo a partire dal 1900 riconoscimenti, pensioni e medaglie a quanti vi avevano partecipato. Tra i riconoscimenti, tutti i partecipanti ebbero la medaglia dei "liberatori di Roma", analogamente ai bersaglieri che erano entrati nella capitale il 20 settembre del 1870.

NoteModifica

  1. ^ a b c Dupuy R.E. & Dupuy T.N. (1993) The Collins Encyclopedia of Military History (4th. edition) Harper Collins, NY: 1654 pp.
  2. ^ Rosi, Michele (1929) I Cairoli, L. Capelli Ed., Bologna
  3. ^ a b c d Bruce, George (1979) Harbottle's dictionary of Battles (2nd. revised edition) Granada, London: 303 pp. ISBN 0-246-11103-8
  4. ^ Du Picq A.C.J. (1868) Etudes sur les combats: Combat antique et moderne Translated as Battle Studies by J.N. Greeley & R.C. Cotton, 1902; BiblioBazaar, Charleston SC, 2006: 238 pp. ISBN 1-4264-2276-8
  5. ^ Cronologia: Leonardo.it (Storia - anno 1867)
  6. ^ Antonello Battaglia, L’Italia senza Roma. Manovre diplomatiche e strategie militari (1865-1870), Aracne, Roma, 2015, pp. 97-99.

Voci correlateModifica