Campaspe

favorita di Alessandro Magno

Campaspe (in greco antico: Καμπάσπη?, Kampásp(e); in latino Campaspe, Pancaspe,[1] Pacate; ... – ...; fl. IV secolo a.C.), originaria di Larissa, in Tessaglia, era la favorita di Alessandro Magno, che per farle fare un ritratto si rivolse ad Apelle, considerato il maggiore pittore vivente.

Campaspe, John William Godward (1896)

Il fatto è narrato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia[2], che racconta come l'artista, mentre dipingeva il nudo di Campaspe, la «più bella tra le mantenute d'Alessandro», s'innamorò di lei. Il sovrano, entusiasta dell'opera dell'artista, gli fece dono della modella. Plinio narra che poi Apelle utilizzò Campaspe quale modella per il suo dipinto più famoso, quello di Afrodite Anadiomene (Venere che sorge dalle acque), riprodotta in un famoso affresco di Pompei (che alcuni ritengono una copia romana del dipinto di Apelle).

Citazioni

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Di Campaspe parlano anche Luciano di Samosata e Claudio Eliano. Questi riporta (12.34) la voce secondo cui ella fu la prima donna con cui giacque Alessandro. Per questo motivo talvolta nell'iconografia Campaspe viene confusa con Calipso, con cui Alessandro s'accompagnò fin nell'adolescenza.

Apelle che ritrae Campaspe è il soggetto di dipinti di G.B. Tiepolo, che nel pittore e nella modella ritrasse se stesso e la propria moglie (Alessandro e Campaspe nello studio di Apelle, conservato al Museo delle belle arti di Montréal), Mattia Preti (Apelle che dipinge Campaspe, nella Pinacoteca Stuard di Parma) e Sebastiano Ricci (Apelle ritrae Campaspe (Pancaspe), nella Galleria nazionale della stessa città emiliana). Campaspe è anche il soggetto, insieme ad Apelle, di un'opera dello scultore francese Auguste Ottin sulla facciata nord del Cortile Quadrato del Palazzo del Louvre, a Parigi.

Apelle e Campaspe è inoltre il titolo di un'opera seria di Giacomo Tritto con libretto di Antonio Simeone Sografi (1795).

  1. ^ (LA) Caius Plinius Secundus (maior), C. Plinii Secundi Naturalis historia, apud Weidmannos, 1873. URL consultato il 27 agosto 2022.
  2. ^ Naturalis historia, 35.79-97.

Bibliografia

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