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Campaspe (in greco antico: Καμπάσπη, Kampásp(e); in latino: Campaspe, Pancaspen, Pacate; ... – ...), originaria di Larissa, in Tessaglia, era la favorita di Alessandro Magno, che per farle fare un ritratto si rivolse ad Apelle, considerato il maggiore pittore vivente.

Indice

StoriaModifica

Il fatto è narrato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia[1] che racconta come l'artista, mentre dipingeva il nudo di Campaspe, la «più bella tra le mantenute d'Alessandro», s'innamorò di lei. Il sovrano, entusiasta dell'opera dell'artista, gli fece dono della modella. Plinio narra che poi Apelle utilizzò Campaspe quale modella per il suo dipinto più famoso, quello di Afrodite Anadiomene (Venere che sorge dalle acque), riprodotta in un famoso affresco di Pompei (che alcuni ritengono una copia romana del dipinto di Apelle).

CitazioniModifica

Di Campaspe parlano anche Luciano di Samosata e Claudio Eliano. Questi riporta (12.34) la voce secondo cui ella fu la prima donna con cui giacque Alessandro. Per questo motivo talvolta nell'iconografia Campaspe viene confusa con Calipso, con cui Alessandro s'accompagnò fin nell'adolescenza.

Apelle che ritrae Campaspe è il soggetto del dipinto Alessandro e Campaspe nello studio di Apelle di G.B. Tiepolo, che nel pittore e nella modella ritrasse se stesso e la propria moglie.

Apelle e Campaspe è anche il titolo di un'opera seria di Giacomo Tritto con libretto di Antonio Simeone Sografi (1795).

NoteModifica

  1. ^ Naturalis historia, 35.79-97.

BibliografiaModifica

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