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Heraldic Crown of Spanish Count.svg
Camponeschi
Rivista italiana di numismatica 1892 p348.jpg
D'argento ai cinque monti d'azzurro.
StatoItalia Italia
Casata di derivazioneConti dei Marsi[1]
TitoliCroix pattée.svg Conti
Croix pattée.svg Baroni
Croix pattée.svg Signori
Data di fondazione1146
Data di estinzioneXVII secolo
EtniaItaliana

La famiglia Camponeschi (o Camponesca[2] o Camponesco[1]) è stata una famiglia nobile italiana. Durante il Basso Medioevo per lungo tempo governò e determinò le sorti della città dell'Aquila[3].

Indice

StoriaModifica

Il cognome fa riferimento alle Terre Camponesche note almeno dal XII secolo[4] che si estendevano a partire dall'area di Accumoli e Cittareale per lambire i confinanti territori di Amatrice e Leonessa e che comprendevano quindi vasti territori adatti al pascolo[5]; è molto probabile dunque che le antiche origini della famiglia derivino da quel territorio pur essendo ritenuta originaria di San Vittorino, della cui località viene ricordato un Rainoldo di Todo o Todino Camponeschi, arciprete vissuto verso la fine del XIII secolo, secondo la genealogia ricostruita da Giuseppe Rivera[6].

La famiglia venne insignita, grazie alla sua accresciuta potenza nel contado aquilano, sin dalla metà del Trecento da Luigi d'Ungheria e poi dalla Regina Giovanna I, che avevano bisogno della fedeltà degli aquilani, nella persona di Lalle Camponeschi[7]; tra gli altri numerosi beni e il titolo di Camerlengo[8], dei contadi di Montorio, titolo che li contraddistinse come loro sinonimo, e di Monteodorisio, le terre di Atessa e Città Sant'Angelo e altre numerose terre tolte a Carlo d'Artus[9], con la successiva concessione della carica di Gran Connestabile del Regno nella persona di Lalle II, figlio del precedente, fatto assassinare nel 1354 da Filippo di Taranto. Sul finire del XIV secolo, dopo dure e sanguinose lotte, prevalse sulle fazioni avverse dei Poppletani e dei Pretatti. Al principio del XV secolo, Loysio prese in moglie Angelella Marzano, sorella del duca di Sessa, e di Marta, promessa sposa di Luigi d'Angiò. Fu tale la potenza della famiglia nella città raggiunta a partire da questo periodo che la loro autorità venne ritenuta da taluni autori non inferiore a quella esercitata dai Medici a Firenze[10][11].

Tradizionalmente di parte angioina, ressero con alterne vicende la contea di Montorio[12] fino all'estinzione di questo ramo della famiglia, con Vittoria sposata a Giovanni Antonio Carafa del ramo dei della Stadera, da cui nacque Giovan Pietro, futuro papa Paolo IV, e a cui trasmisero la contea e territori annessi. Importanti, oltre ai citati, furono alcune figure maschili di questa famiglia come Loysio, Antonuccio[13] e Pietro Lalle Camponeschi. La famiglia si estinse nel XVII secolo.

BlasoneModifica

Elemento essenziale del suo blasone fu il monte a 5 o 6 cime a seconda delle versioni date dai genealogisti[14]. Sulla cella coniata nella zecca aquilana sotto la direzione dei Camponeschi (1442-1443) era inciso il blasone in campo d'argento ai cinque monti d'azzurro[15].

NoteModifica

  1. ^ a b Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, volume 5, Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1875, p. 53.
  2. ^ Biagio Aldimari, Memorie historiche di varie famiglie nobili così napoletane come forastiere, Napoli, 1691, p. 242.
  3. ^ Giuseppe Rivera, Camponeschi, in Enciclopedia Italiana.
  4. ^ Vedasi il Catalogus baronum.
  5. ^ Romolo Caggese, Roberto d'Angiò e i suoi tempi, volume 1, Firenze, 1922, p. 441-442.
  6. ^ Giuseppe Rivera, Genealogia dei Camponeschi, in Bollettino della Società di Storia Patria "A. L. Antinori", a. 1901 e 1903.
  7. ^ Passato alla storia anche per aver incoraggiato gli aquilani a non abbandonare la città dopo il devastante terremoto del 1349. Peter Partner, Lalle Camponeschi, in Dizionario Biografico degli Italiani.
  8. ^ Vincenzo De Bartolomeis, Cronaca aquilana di Buccio di Ranallo, Prefazione, p. 17.
  9. ^ Vedasi la trascrizione del diploma di infeudazione di Luigi e Giovanna del 1348 in Cronaca aquilana di Buccio di Ranallo di Vincenzo De Bartolomeis, op. cit., p. 177-178.
  10. ^ Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi, Storia delle Repubbliche italiane nei secoli di mezzo, Lugano, 1838, volume 2, p. 334.
  11. ^ Alfonso Dragonetti, Le vite degli illustri aquilani, L'Aquila, 1847, p. 255.
  12. ^ Biagio Aldimari, Della Famiglia Camponesca, in Memorie historiche di varie famiglie nobili così napoletane come forastiere, Napoli, 1691, p. 242-243.
  13. ^ Peter Partner, Antonuccio Camponeschi, in Dizionario Biografico degli Italiani.
  14. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, volume 1, p. 243-244; e A. Marucchi, Stemmi di possessori di manoscritti conservati nella Biblioteca Vaticana, in Melanges Eugene Tisserant, volume 7, 1964, p. 29-87-95 e tavola XI.
  15. ^ Arturo Sambon, Di alcune monete inedite di Alfonso I e Ferdinando I re di Napoli e di due officine monetarie del napoletano finora sconosciute. La Cella ed il Reale di Alfonso I coniati all'Aquila, in Rivista Italiana di Numismatica, fascicolo 1, 1892, p. 347.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica