Canale 10 (Toscana)

rete televisiva italiana regionale

Canale 10 è una rete televisiva italiana regionale con sede a Firenze.[1]

Canale 10
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Tipogeneralista
Targettutti
VersioniCanale 10 SDTV
(data di lancio: 1979)
Share738.000 contatti medi al giorno (settembre 2005-dati Auditel)
Canali affiliati7 Gold TVR Teleitalia
Toscana TV
VideoFirenze
Sitohttp://www.canaledieci.com
Diffusione
Terrestre

Firenze DvbT2
CANALE 10 (province di Firenze, Pistoia e Prato)
DVB-T - FTA
Canale 86 SD

StoriaModifica

L'emittente nasce nel 1979 per opera di Boris Mugnai[2], proprietario anche di RTV38, ed aveva sede a Figline Valdarno. Nel 1983 viene acquisita da Piero Barbagli che spostò la sede a Firenze.

Nel 1992 viene rilevata dal gruppo Cecchi Gori tramite la CTG Srl[2], beneficiando dei numerosi film a disposizione del Gruppo (e delle trasmissioni sportive sulla Fiorentina, anch'essa di proprietà di Cecchi Gori). In quel periodo Canale 10 inizia a utilizzare i nuovi studi fiorentini di via Alessandro Marchetti, sede dell'emittente, con la direzione di Filippo Grassia e poi di Massimo Sandrelli. La programmazione era caratterizzata da diverse trasmissioni autoprodotte di informazione, di sport e di spettacolo, come nel 1995 "Casablanca, album di famiglia TV locali e dintorni" del regista-musicista Franco Boldrini (ex-leader dei Califfi), con al pianoforte Stefano Bollani, compresa la registrazione della prima trasmissione via etere di Mauro Montagni con Enzo Tortora e Indro Montanelli. Segue nel 1997 sempre di Boldrini "Casablanca Viola", trasmissione in sei puntate condotta dal Sandrelli sulla storia della Fiorentina dal 1926.

Nell'intrattenimento Canale 10 si è avvalsa della collaborazione di personaggi quali Carlo Conti, Massimo Ceccherini, Walter Santillo, Cristiano Militello, Giorgio Ariani. La struttura giornalistica e tecnica di Canale 10 realizza servizi e dirette televisive, in ambito cronaca e sport della Toscana, per LA7 e per SKY Italia[2].

Nel 2006 il gruppo Profit di Raimondo Lagostena acquisisce l'emittente[3]. Inoltre, è disponibile il servizio di teletext. Da gennaio 2008 Canale 10 si affilia al circuito di Odeon[2], che diffonde il proprio palinsesto attraverso emittenti locali presenti sul territorio nazionale. Dal 2011 trasmette i programmi del gruppo Profit, trasferendo i propri programmi autoprodotti sul CH.13 (rilevato da Gold TV).

Dal 10 aprile 2014 la gestione del palinsesto passa al gruppo televisivo TVR Teleitalia; conseguentemente insieme al marchio Canale 10 sullo schermo appare quello di Tvr Più[4][5] e del circuito Cinquestelle.

Nel 2016 è al terzo posto fra le tv toscane nella graduatoria per la concessione di contributi alle emittenti televisive locali per l’anno 2011[6].

Area di coperturaModifica

Canale 10 diffonde il proprio segnale televisivo in Toscana, nel Lazio (in parte delle province di Roma e Viterbo) ed in Liguria (in parte della provincia di La Spezia e Genova) raggiungendo potenzialmente una popolazione di circa 4,2 milioni di persone. La copertura di Canale 10 in Toscana è di circa 3.010.000 di individui, pari ad 86% della popolazione. Dispone di 55 impianti di trasmissione per una potenza complessiva di irradiazione di oltre 10.000 watt.

NoteModifica

  1. ^ "Canale 10" dal sito di Massimo Emanuelli
  2. ^ a b c d Legislatura XVI - Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02544, su senato.it, 14 dicembre 2011. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  3. ^ A Lagostena e Mugnai il 100% di Canale 10, su millecanali.it, 15 febbraio 2006. URL consultato il 28 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2020).
  4. ^ Canale 10 cambia pelle, lo gestirà Tvr
  5. ^ Tv locali, Toscana: Canale 10 di Firenze sarà gestita da Tvr Teleitalia, su newslinet.it. URL consultato il 23 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2014).
  6. ^ Decreto Ministeriale 28 gennaio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nr. 41 del 19 febbraio 2016 (PDF), su Ministero dello Sviluppo Economico, 26 febbraio 2016. URL consultato il 28 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2020).

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica