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Eduardo De Filippo nel ruolo del protagonista di Napoli milionaria

La Cantata dei giorni dispari raccoglie le commedie che Eduardo De Filippo scrisse dal 1945, anno della pubblicazione di Napoli milionaria!, al 1973 quando mise in scena Gli esami non finiscono mai. In questo contesto i "giorni dispari" sono intesi come quelli negativi, a differenza dei "giorni pari", fortunati e felici.

Eduardo nel 1975, in occasione della raccolta pubblicata per l'editore Einaudi, volle riunire sotto questo titolo di "cantata"[1] quelle commedie che affrontavano i problemi legati alla realtà sociale italiana così com'era sopravvissuta dopo le distruzioni materiali e morali apportate dalla guerra.

Indice

Analisi criticaModifica

In questo secondo ciclo di opere prevale il pessimismo di Eduardo soprattutto per quanto riguarda il tema della crisi della famiglia che l'autore ha cominciato ad analizzare sin dalle prime opere sotto la veste della farsa come in Chi è cchiu' felice 'e me! o sotto quella del dramma patetico in Natale in casa Cupiello e che in questo secondo ciclo passando per Filumena Marturano, approfondisce in Mia famiglia arrivando alla conclusione disperatamente negativa della disgregazione della famiglia in Gli esami non finiscono mai.

Da notare in quest'ultima commedia la novità stilistica della recitazione senza parole che, già accennata nel mutismo del protagonista di Mia famiglia, introduce l'Eduardo attore come silenzioso protagonista.

In risalto in questa seconda raccolta di commedie anche il tema della ingiustizia che colpisce gli emarginati come Rafiluccio a cui invano Il sindaco del rione Sanità vuol fare a suo modo giustizia o come De Pretore Vincenzo che trova sostegno e sollievo solo nel Paradiso dei poveri mentre in terra anche i santi non si accorgono di lui.

L'opera di Eduardo risente in questo secondo ciclo delle concezioni del teatro pirandelliano, riprese e teorizzate da Eduardo ne L'arte della commedia, e rappresentate in scena soprattutto nell'ambiguità del personaggio protagonista di Questi fantasmi! o nel gioco delle parti che si svolge ne Le voci di dentro.

Si potrebbero definire pirandelliani in queste ultime opere della produzione eduardiana anche gli espedienti della magia, del gioco del trucco utilizzati sul palcoscenico per far apparire una realtà deformata che diventa più vera di quella reale come ne La grande magia, in cui rimane intrappolato il protagonista del dramma poiché, come dice Eduardo: «Il mondo in fondo è un gran palcoscenico e la vita una commedia allegra o triste secondo i casi. Per vivere, gli uomini debbono adattarsi a recitare la commedia e debbono anche fingere di divertirsi».

Cronologia delle opere della "Cantata dei giorni dispari"Modifica

NoteModifica

  1. ^ La cantata è una forma musicale vocale di origine italiana tipica della musica barocca, formata da una sequenza di brani recitativi e strumentali. Quindi il termine vuole significare un insieme di commedie di vario genere dove si mescolano toni comici e drammatici.

BibliografiaModifica

  • Eduardo De Filippo, Teatro – Cantata dei giorni dispari, 2 voll. Mondadori, Milano. Collana "I Meridiani" 2005 e 2007
  • Giovanni Antonucci, Eduardo De Filippo: introduzione e guida allo studio dell'opera eduardiana - storia e antologia della critica, Firenze 1981
  • Emma Giammattei, Eduardo De Filippo, Firenze 1983
  • Andrea Bisicchia, Invito alla lettura di Eduardo De Filippo, Milano 1982