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Capitolium (Verona)

Capitolium
Public archaeology Verona 19.05.17 g Corte Sgarzerie.jpg
CiviltàRomana
UtilizzoArea forense
Epocametà del I sec. a.C.
Localizzazione
StatoItalia
ProvinciaVerona
Scavi
Data scopertafine anni Ottanta
Date scaviprimi anni Novanta
ArcheologoGiuliana Cavalieri Manasse
Amministrazione
PatrimonioParte del patrimonio UNESCO Città di Verona
EnteSABAP-VR MiBACT
ResponsabileBrunella Bruno
VisitabileSolo il criptoportico
Sito webwww.archeonauteonlus.com

Il Capitolium di Verona era un complesso dell'area forense della città romana. Non più visibile se non in parti frammentate al di sotto degli edifici intorno Corte Sgarzerie, prospettava sull'odierna Piazza delle Erbe.

Indice

StoriaModifica

Il complesso venne realizzato intorno alla metà del I secolo a.C., per celebrare l'elevazione della città a municipium romano. Le forme dell'edificio templare, volutamente arcaicizzanti e ispirate al Capitolium romano, sottolineano la valenza politica, più che religiosa, del complesso. Sui tre lati, escludendo quello frontale, venne eretto poco più tardi un porticato, per opera di Marcus Magius come attesta un'iscrizione ivi rinvenuta. Del tempio, invece, è ignota la committenza: le ipotesi più probabili sembrano essere un gruppo di senatori fortemente legati a Roma, oppure Gaio Giulio Cesare, di certo presente a Verona secondo le fonti[1].

Un sesterzio di Domiziano, databile al 95 d.C., attesta un rifacimento di un muro del portico: venne posto intenzionalmente o per ricordare l'intervento, oppure con funzioni di talismano. A supporto di questa ipotesi è il fatto che la moneta raffiguri proprio Giove: la volontà potrebbe esser stata quella di evocare la protezione della divinità cui il complesso era dedicato.

La continuità cultuale è attestata da una base di statua recante due iscrizioni successive: la prima consiste nella dedica di una statua a una donna di rango elevato, sacerdotessa della divinizzata Plotina; la seconda, sulla faccia opposta, nella dedica a Giove Ottimo Massimo da parte dell'ordo Veronensium, il consiglio dei decurioni che amministrava la città, databile alla fine del II-inizi del III secolo.

Un'altra iscrizione, risalente al 379-380 d.C., menziona invece il trasferimento di una statua bronzea dal tempio al foro, poiché giaceva abbandonata: è questo un indizio del declino delle strutture, probabilmente in conseguenza al diffondersi del credo cristiano e all'indebolimento della compagine statale. A qualche decennio successivo, intorno al V secolo, si fa risalire il definitivo spoglio di tutta la struttura, ormai in stato di degrado: a quest'epoca è riconducibile probabilmente il collasso delle volte del criptoportico a sostegno del porticato.

Sulle rovine degli edifici andarono così a sovrapporsi altre strutture: un vano altomedievale - tuttora visibile nell'area archeologica di Corte Sgarzerie, una casa torre - di cui rimangono le fondazioni - e infine la Loggia del Mangano.

DescrizioneModifica

Il Capitolium si estendeva per circa seimila metri quadri; comprendeva il tempio propriamente detto, dedicato alla Triade Capitolina, e da un portico che lo circondava sui tre lati, probabilmente avente anche la funzione di archivio cittadino[2]. Al di sotto di esso vi era un criptoportico, che attualmente costituisce l'unica area visitabile del complesso archeologico.

TempioModifica

 
Una delle basi del Capitolium, conservato al Museo lapidario maffeiano.

L'edificio, di ordine tuscanico, presentava sul fronte tre file di sei colonne ciascuna, ispirandosi - nella forma e nella decorazione, ma non nelle dimensioni, ridotte di circa un terzo - al Tempio di Giove Ottimo Massimo, posto sul Campidoglio di Roma.

Lungo 42,20 metri e largo 35, presentava un pronao profondo 20,40 metri: nelle misure rispecchia quindi esattamente le misure teorizzate da Vitruvio[3] per l'ordine tuscanico. Lo zoccolo di fondazione, invece, doveva avere un'altezza di circa 4 metri: si innestano su un livello la cui frequentazione antropica, grazie al rinvenimento per lo più di frammenti ceramici, è attestata già al III-I secolo a.C.[4]

L'accesso al tempio era garantito da un'ampia scalinata, un'esigua parte della quale è stata rivenuta in una cantina di corso Porta Borsari al civico 4. Da questo scavo è stato possibile avanzare l'ipotesi di come l'area del Capitolium dovesse raccordarsi con il decumano antistante: una larga crepidine doveva fiancheggiare la via, consentendo il deflusso verso la scalinata templare e garantendo lateralmente l'accesso al porticato e al criptoportico [5].

Per la costruzione vennero utilizzati materiali tecnicamente scadenti, con rinforzi lapidei nei punti di maggior scarico delle forze, venendo tuttavia arricchito nel tempo con decorazioni parietali e pavimentali marmorei e bronzei, nonché con iscrizioni e sculture, di cui rimane ben poco. Un frammento di marmo con incisa la dedica IOM ("a Giove Ottimo Massimo") da parte di una donna, attesta l'usanza di dedicare ex voto, segno non solo di culto, ma anche di obbedienza all'ordine dello stato.

CriptoporticoModifica

Il criptoportico svolgeva la funzione di contenimento del terrapieno realizzato per aumentare lo spazio a disposizione dell'area templare. Le ali laterali distavano dal tempio circa 11,50 metri, mentre posteriormente la distanza si riduceva probabilmente a soli 5 metri, data la presenza del decumano primo ultrato. Le navate erano larghe 4,50 metri ciascuna, coperte da una volta a botte: dallo scavo di Corte Sgarzerie è possibile desumere un'altezza originaria di 4,80 metri, suddivise da un muro di spina sostenuto da archi, per un totale presumibile di 26 per ala. Aperture a strombatura ogni 4 metri circa contribuivano all'illuminazione e all'aerazione dell'ambiente; ulteriore accorgimento per una corretta ventilazione era il rivestimento delle pareti con tegoloni fittili, così da creare una intercapedine di 10-15 centimetri e garantire un isolamento dall'umidità del terrapieno.

Iscrizione di Marcus MagiusModifica

Sebbene la tipologia monumentale richiami, per confronto, un modello architettonico in uso nell'edilizia romana dalla fine del II secolo a.C.[6], si propende per una datazione più bassa, in concomitanza con l'utilizzo dell'opus incertum in area padana e con la datazione di un'epigrafe monumentale rinvenuta negli scavi del peribolo occidentale del tempio. Si tratta di un elemento strutturale, simile a un fregio, posto quindi in opera dopo il termine delle strutture sottostanti l'area templare.

Ricavata in un blocco di calcare, la parte superstite - suddivisa in tre frammenti - misura 1,40 metri di lunghezza per circa 40 centimetri di altezza; reca inciso [---] M. Magius L. f. crypt[am---][7], dove viene menzionato un nome noto soltanto da una iscrizione murata in un ponte medievale, sempre nel veronese, di epoca però più tarda[8].

La forma delle lettere, la mancanza del cognomen e l'attestazione della lettera Y, portano ad una probabile datazione al primo decennio della seconda metà del I secolo a.C.

CatastiModifica

Durante gli scavi nel criptoportico sono stati rinvenuti due frammenti bronzei (denominati A e B) appartenenti alle tavole catastali della città romana. Costituiscono un raro esempio di antico catasto, in questo caso rurale, con funzioni amministrative e fiscali.

Il frammento A[9] costituisce l'angolo superiore sinistro di una tavola bronzea sulla quale è stato inciso un reticolo di righe orizzontali e verticali. All'interno di ciascun riquadro sono inserite le coordinate del possedimenti sul terreno centuriato, le misure in iugeri e i nomi dei proprietari. Questo frammento, databile tra il 40 e il 30 a.C., presenta nomi, come quelli di Caio Cornelio Agatone e Marco Clodio Pulcro, già noti da altre iscrizioni veronesi dello stesso periodo.

Il frammento B, anch'esso databile alla seconda metà del I secolo a.C., presenta incisioni quadrangolari. Delle sette celle conservate, solo in quella centrale si leggono i nomi dei proprietari, ma mancano le coordinate: si tratta di elementi onomastici (Bituci, Vindili, Segomari) di chiara origine celtica. Da notare è il fatto che siano legati ad appezzamenti di terreno di dimensioni ridotte rispetto a quelli riportati sul frammento A[10].

NoteModifica

  1. ^ Bolla 2009
  2. ^ Cavalieri Manasse 2008
  3. ^ Vitruvio, De Architectura, IV, 7, 1.
  4. ^ Cavalieri Manasse 1990
  5. ^ Cavalieri Manasse 1995
  6. ^ Giuliani 1973
  7. ^ EDR085136
  8. ^ La datazione comunemente accettata è del I secolo d.C., quindi probabilmente si trattava di un discendente. Vd. Notizie degli Scavi di Antichità (NSA), 1892, p. 8, n. 15. Il gentilizio Magius è caratteristico della Campania (cfr. E. Gabba, Esercito e società nella tarda repubblica romana, Firenze 1973, pp. 155-156), ma molto diffuso anche in area padana, soprattutto ad Aquileia, Brescia, Milano e Como. Per altri Magii veronesi cfr. CIL V, 3409, CIL V, 3660, CIL V, 3661, CIL V, 3730, CIL V, 3784, CIL V, 3829, EDR113040.
  9. ^ EDR085137, con fotografie.
  10. ^ Cavalieri Manasse-Cresci 2015

BibliografiaModifica

  • Margherita Bolla, Verona storico-religiosa. Testimonianze di una storia millenaria, in Testimonianze archeologiche di culti a Verona e nel territorio in età romana, 2009, p. 9-31.
  • Giuliana Cavalieri Manasse e Giovannella Cresci, Un nuovo frammento di forma dal Capitolium di Verona, in Trans Padum...usque ad Alpes. Roma tra il Po e le Alpi: dalla romanizzazione alla romanità, Roma, Edizioni Quasar, 2005, pp. 21-53.
  • Giuliana Cavalieri Manasse, Il foro di Verona: recenti indagini, in La città nell'Italia settentrionale in età romana. Morfologia, strutture e funzionamento dei centri urbani delle Regiones X e XI. Atti del convegno (Trieste 1987), vol. 130, Trieste-Roma, Coll. EFR, 1990, pp. 579-616.
  • Giuliana Cavalieri Manasse, Il Foro e il Campidoglio di Verona, in Antichità Altoadriatiche, XLII, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1995, pp. 244-261.
  • Giuliana Cavalieri Manasse, L'area del Capitolium di Verona. Ricerche storiche e archeologiche, Verona, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, 2008.
  • Cairoli Fulvio Giuliani, Contributi allo studio della tipologia dei criptoportici, in Publications de l'École française de Rome, nº 14, 1973, pp. 79-115. URL consultato il 25 maggio 2017.

Collegamenti esterniModifica