Apri il menu principale

Il Capitulare de villis vel curtis imperii, comunemente noto come Capitulare de villis (in italiano: "Decreto sulle ville"), è un capitolare emanato negli ultimi anni del regno di Carlo Magno, verso la fine dell'VIII secolo, per disciplinare le attività rurali, agricole e commerciali delle aziende agricole dell'impero o ville.

Il manoscritto non è datato, ma gli storici considerano che la sua stesura risalga ad un periodo compreso tra il 770 e l'813.[1]

Assieme ad altri 254 manoscritti custoditi presso la Herzog August Bibliothek in Germania, è uno dei pochi documenti amministrativi sopravvissuti del regno di Carlo Magno e rappresenta un importante documento per la comprensione della cultura materiale e dell'amministrazione statale in epoca Carolingia.[2][3]

Capitulare de villis vel curtis imperii - Capitolo LXX

Nel capitolo 70 del capitolare vengono nominati 73 ortaggi e 16 alberi che Carlo Magno voleva fossero coltivati nelle sue terre:[4][5][6]

«Vogliamo che nell'orto sia coltivata ogni possibile pianta, cioè: il giglio, le rose, il fieno greco, la balsamita, la salvia, la ruta, l'abrotano, i cetrioli, i meloni, le zucche, il fagiolo, il cumino, il rosmarino, il cumino dei prati, i ceci, la scilla, il gladiolo, il dragoncello, l'anice, i coloquintidi, la calendula, la visnaga, la sedanina, la lattuga, il cumino nero, la rughetta, il nasturzio, la bardana, la menta poleggio, il macerone, il prezzemolo, il sedano, il levistico, il ginepro, l'aneto, il finocchio, la cicoria, il dittamo, la senape, la santoreggia, il sisimbrio, la menta, il mentastro, il tanaceto, l'erba gattaia, la camomilla, il papavero, la barbabietola, il nardo selvatico, la malva muschiata, l'altea, la malva, le carote, le pastinache, il bietolone, gli amaranti, il cavolo-rapa, i cavoli, le cipolle, l'erba cipollina, i porri, il rafano, lo scalogno, la cipolla d'inverno, l'aglio, la robbia, i cardi, le fave, i piselli, il coriandolo, il cerfoglio, l'euforbia, l'erba moscatella. E l'ortolano faccia crescere sul tetto della sua abitazione la barba di Giove. Quanto agli alberi, vogliamo ci siano frutteti di vario genere: meli cotogni, noccioli, mandorli, gelsi, lauri, pini, fichi, noci, ciliegi di vari tipi. Nomi di mela: gozmaringa, geroldinga, crevedella, spiranca, dolci, acri, tutte quelle di lunga durata e quelle da consumare subito e le primaticce. Tre o quattro tipi di pere a lunga durata, quelle dolci, quelle da cuocere, le tardive.»

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lista degli ortaggi raccomandati nel Capitulare de villis.

Il capitolare disciplina anche il mondo del vino introducendo nuove regole per la vinificazione come la pulizia dei vasi vinari e l'introduzione della torchiatura dell'uva per mezzo del torchio al posto della pigiatura con i piedi[7].

NoteModifica

  1. ^ Giovanni Cherubini, Il «Capitulare de villis», in Agricoltura e società nel Medioevo, 2006.
  2. ^ (EN) Michael Frassetto, The Early Medieval World: From the fall of Rome to the time of Charlemagne, Santa Barbara, ABC-CLIO, 2013.
  3. ^ (EN) Campbell D., The Capitulare de Villis, the Brevium exempla, and the Carolingian court at Aachen, in Early Medieval Europe, vol. 18, nº 3, 2010, pp. 243–264, DOI:10.1111/j.1471-8847.2010.00298.x.
  4. ^ (FR) Michel Botineau, Les plantes du jardin médiéval, Belin, 2003, p. 135, ISBN 2701137853.
  5. ^ (FR) Benjamin Guérard, Explication du capitulaire de Villis, in Bibliothèque de l'école des chartes, vol. 14, 1853, pp. 546-572.
  6. ^ Capitulare de villis, su Taccuini storici. URL consultato il 20 marzo 2015.
  7. ^ Paride Vallarelli, Il vino nel Medioevo, su paridevallarelli.blogspot.it. URL consultato il 20 marzo 2015.

Collegamenti esterniModifica