Apri il menu principale
Cappelli
StatoItalia Italia
Fondazione1914 a Bologna
Fondata daLicinio Cappelli
GruppoEditrice La Scuola
SettoreEditoria
Prodottinarrativa, saggistica
Slogan«Labor omnia vincit»

Cappelli fu all'inizio una tipografia, sorta a Rocca San Casciano attorno al 1850 ad opera di Federigo Cappelli (1822-1880), un barbiere fiorentino. L'attività, rilevata in giovane età dal figlio Licinio Cappelli (Rocca San Casciano 1864 - Bologna 1952) nel 1880, fu da questi successivamente trasformata in casa editrice con sede a Bologna nel 1914[1] e in seguito gestita dai suoi figli, in particolare da Carlo Alberto (Rocca San Casciano 1907 - Verona 1982).[2]

Nel 1977 l'azienda cambiò nome in Nuova Cappelli, passando sotto la Gem (Gruppo Editoriale Milano) di Nicola Milano. Dal 2000 il marchio Cappelli appartiene al gruppo editoriale che fa capo alla casa Editrice La Scuola.[3] Nel 2016 il marchio torna a Bologna, dove continua l’attività esclusivamente nella pubblicazione di testi scolastici.

Indice

StoriaModifica

Già sul finire del secolo XIX Licinio cappelli pubblicò testi importanti, tra cui L'ospite (1897) di Grazia Deledda e La biblioteca dei re d'Aragona in Napoli (1897) di Giuseppe Mazzatinti, a cura del quale furono editi Gli archivi della storia d'Italia in nove volumi, ultimati nel 1915 a cura di Giustiniano Degli Azzi Vitelleschi; nonché opere di Emma Boghen Conigliani e di Evelyn Franceschi Marini, saggi critici di Jolanda ,[4] poesie di Bruna.[5] Nel 1906 fu pubblicato con la sottoscrizione "Ditta Nicola Zanichelli di L. Beltrami e L. Cappelli" il romanzo Anima di Tommaso Nediani, con prefazione di Antonio Fogazzaro. Nel 1912 Cappelli acquistò dai fratelli Ademollo di Firenze «Cordelia», settimanale e poi mensile guidato da Jolanda e poi da Bruna, periodico a sfondo femminista "cauto e moderato" con annessa collana; ebbe un successo ragguardevole.[6][7] Ida Baccini diresse la rivista settimanale per l'infanzia Il giornale dei bambini.[8]

Nel 1914, pur rimanendo la tipografia a Rocca San Casciano, la sede della casa editrice fu trasferita a Bologna, dove già dal 1900 Licinio aveva comprato la Libreria Treves di via Farini (insieme a Luigi Beltrami) e più tardi la Libreria Zanichelli con annessa tipografia. Nello stesso anno (1914) Vittorio Emanuele III donò a Licinio Cappelli un ritratto autografato e gli concesse il brevetto della Real Casa.

Dapprima la casa editrice si occupò prevalentemente di chimica e fisica, con un occhio di riguardo per le discipline mediche. Una sua famosa collana fu Classici italiani della medicina.[9] Si orientò poi allo spettacolo, creando collane cinematografiche.[10] A partire dagli anni venti aprì nuove librerie a Trieste, Milano, Bolzano e Napoli.

Sempre negli anni venti pubblicò l'opera omnia di Alfredo Oriani, a cura di Benito Mussolini.[11] Nel 1923 pubblicò la prima edizione de La coscienza di Zeno, operando alcune modifiche all'originale.[12] Tra il 1927 e il 1930 pubblicò l'edizione critica di Giacomo Leopardi, a cura di Francesco Moroncini; negli anni trenta la collana Classici del pensiero politico, curata da Giovanni Gentile, e tra il 1932 e il 1937 l'edizione nazionale di Giuseppe Garibaldi (i primi sei volumi).

Tra i suoi curatori editoriali vi furono Attilio Frescura, Giorgio Guazzotti e Paolo Grassi, nella co-direzione della collana Documenti di teatro,[13] Giuseppe Longo, che diresse la collana L'ippocampo.[14]

 
Copertina del libro Scritti medici di Alessandro Codivilla a cura di Vittorio Putti, Licinio Cappelli Editore, Bologna

Nel 1957 i figli di Licinio Cappelli pubblicarono La ballerina di carta di Giuseppe Dessì;[2] nel 1958 Le lettere di Alfredo Oriani, a cura di Piero Zama; nel 1959 I teatri stabili in Italia (1898-1918), opera prima di Andrea Camilleri.

Solida fino al 1960, la Casa editrice dà i primi segni di difficoltà negli anni successivi, e già nel 1968 si parla di difficoltà che potrebbero essere insormontabili. Sembra mancare una guida ferma e la presenza di tanti parenti non sembra giovare alla buona gestione della società. Quando entra in vigore la riforma della scuola media, la Casa editrice non è pronta ad adeguarsi ai nuovi programmi con la produzione di nuovi testi dedicati. Tuttavia, sostenuta dal patrimonio familiare, continua l’attività fino a che diviene inevitabile la cessione.

Nel 1977 subentra nella proprietà Nicola Milano, maestro elementare del cuneese, che affida la casa editrice al figlio Giuseppe, e in seguito alla figlia Lia e al genero Mario Musso.

La Cappelli continua ad essere per molti anni un editore generalista, con ben quindici periodici, dalla storia, alla medicina, all’economia, alle lettere classiche; ventinove collane, oltre ai libri strenna fuori collana. Il parco dei collaboratori si rinnova notevolmente, a partire dal direttore editoriale, l’esperto Umberto Magrini, che rimarrà fino alla metà degli anni Ottanta. Negli anni Novanta la proprietà decide di limitare la produzione alla sola editoria scolastica, con un turn over di direttori editoriali che vedono il passaggio di Giulio Forconi, proveniente da Zanichelli, e poi di Massimo Manzoni, proveniente da Calderini.

La Cappelli resiste al fortissimo processo di acquisizioni e di concentrazioni che caratterizza il ventennio 1990-2010, ma proprio con il passaggio del secolo una rilevante quota di minoranza della proprietà è ceduta alla Scuola di Brescia, che dieci anni dopo rileva l’intera società. Il marchio Cappelli entra quindi a far parte del gruppo bresciano, che nel luglio 2016 lo cede, consentendo il suo ritorno a Bologna, dove continua l’attività esclusivamente nella pubblicazione di testi scolastici.

NoteModifica

  1. ^ Licinio Cappelli affermava che "virtualmente" la casa editrice era nata già nel 1883 con la regolare pubblicazione di alcune riviste: vedi Quinto Cappelli, Licinio Cappelli, in Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario. Dizionario biobibliografico (1897-1987), a cura di Lorenzo Bedeschi e Dino Mengozzi, vol. 1, Urbino, Edizioni Quattro Venti, 1996, pp. 215-218.
  2. ^ a b Giuseppe Dessì e Giulio Vannucci, Dessí e la Sardegna, Firenze University Press, 2013, p. 108, ISBN 978-88-6655-400-4.
  3. ^ La Scuola su LombardiaBeniCulturali
  4. ^ Ombretta Frau e Cristina Gragnani, Sottoboschi letterari, Firenze University Press, 2011, p. XXI, ISBN 978-88-64532-95-0.
  5. ^ Gianfranco Tortorelli, Il torchio e le torri, Edizioni Pendragon, 2006, p. 281, ISBN 978-88-83425-16-5.
  6. ^ Maria Iolanda Palazzolo, Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, Giunti Editore, 1997, p. 252, ISBN 978-88-09212-36-7.
  7. ^ Laura Guidi, Scritture femminili e storia, ed. ClioPres, 2004, pp. 132-133, ISBN 978-88-88904-02-3.
  8. ^ IL GIORNALE DEI BAMBINI, Fondazione Franco Fossati
  9. ^ Gianfranco Tortorelli, Tra le pagine: autori, editori, tipografi nell'Ottocento e nel Novecento, Edizioni Pendragon, 2002, p. 137, ISBN 978-88-83421-02-0.
  10. ^ Cappelli, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011, Treccani.it – Enciclopedie on line.
  11. ^ Opera omnia di Alfredo Oriani, a cura di Benito Mussolini Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche.
  12. ^ Giovanni Palmieri, Nota al testo, in Italo Svevo, La coscienza di Zeno, edizione rivista sull'originale a stampa, Firenze, Giunti, 1994, p. 423, ISBN 88-09-20526-X.
  13. ^ Franco Ferrari, Intorno al palcoscenico, ed. FrancoAngeli, 2012, p. 87, ISBN 978-88-20407-29-2
  14. ^ Nicola Turi, Giuseppe Dessí Storia e genesi dell’opera, Firenze University Press, 2014, p. 89, ISBN 978-88-66556-36-7.

BibliografiaModifica

  • Guglielmo Bonuzzi (a cura di), Licinio Cappelli, Rocca San Casciano, Cappelli, 1953.
  • Quinto Cappelli, Licinio Cappelli, in Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario. Dizionario biobibliografico (1897-1987), a cura di Lorenzo Bedeschi e Dino Mengozzi, vol. 1, Urbino, Edizioni Quattro Venti, 1996, pp. 215-218.
  • Gianfranco Tortorelli, Appunti sulla storia della casa editrice Cappelli in Il torchio e le torri, Bologna, Pendragon, 2006.
  • Gianfranco Tortorelli,Tra le pagine: autori, editori, tipografi nell’Ottocento e nel Novecento, Bologna, Pendragon 2006.
  • Martina Dotti, Storie di libri, famiglie di librai. I Cappelli da Rocca San Casciano all'editoria internazionale, Forlì, Foschi, 2011, ISBN 9788866010074.
  • Maria Iolanda Palazzolo, Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea, Firenze, Giunti 1997.
  • Laura Guidi, Scritture femminili e storia, ClioPres 2004.
  • Ombretta Frau e Cristina Gragnani, Sottoboschi letterari, Firenze University Press, 2011.
  • Elena Venturi Nenzioni, Cappelli, Licinio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 18, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana 1975.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica