Carbometallazione

reazione chimica

Con il termine carbometallazione in chimica organometallica si intende in generale l'addizione nucleofila di un legame carbonio–metallo ad un legame multiplo carbonio–carbonio.[1] Il termine carbometallazione fu introdotto da Ei-ichi Negishi nel 1978,[2] e in seguito è stato rapidamente adottato nella chimica organometallica.[3]

Nella reazione di carbometallazione il composto organometallico può essere di vario tipo, comprendendo reattivi di organo-litio, reattivi di organo-rame, reattivi di Grignard, e composti di altri metalli. I substrati organici insaturi più comuni sono alcheni e alchini, ma sono state usate anche altre classi di composti come dieni coniugati, alleni e polieni. Nella figura seguente è esemplificato il caso della reazione tra un alchino e un generico composto organometallico R"–M:

Schema di una reazione di carbometallazione

Si può notare che la carbometallazione converte inizialmente un composto organometallico in un altro composto organometallico con un residuo organico più grande. L'addizione può produrre l'isomero cis o trans, e quindi con alchini asimmetrici il controllo della regioselettività è importante dato che il composto organometallico può addizionarsi in due modi diversi. Il prodotto formato può essere isolato se è più stabile dell'organometallo iniziale, altrimenti possono seguire altri processi. Nella figura è esemplificata la rimozione del metallo tramite un elettrofilo E+, ma sono comuni anche reazioni di oligomerizzazione e polimerizzazione del doppio legame.

EsempioModifica

Un esempio specifico di reazione di carbometallazione è l'addizione di etillitio al difenilacetilene (in alto nella figura seguente) come primo passo per la sintesi di tamoxifene.[4] Il litio presente nel prodotto di addizione (tra parentesi quadre) è rimosso con triisopropilborato, formando un acido boronico R–B(OH)2. Un ulteriore passaggio (reazione di Suzuki) porta infine al tamoxifene (in basso a sinistra nella figura).

NoteModifica

BibliografiaModifica

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