Cardiotocografia

esame molto diffuso in ostetricia per la valutazione del benessere del feto in ambito perinatale
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La cardiotocografia (CTG), a volte chiamato anche "esame no stress" è un esame non invasivo, molto diffuso in ostetricia, per la valutazione del benessere del feto in ambito perinatale e della presenza, frequenza ed entità delle contrazioni dell'utero della madre durante il parto.

Cardiotocografo con registrazione delle pulsazioni cardiache del feto e contrazioni uterine

l rilievo del battito cardiaco fetale (BCF), si effettua posizionando una sonda a ultrasuoni sull’addome della gestante, in modo da ottenere 2 tracciati, registrati contemporaneamente sulla stessa striscia di carta, relativi alle variazioni della frequenza cardiaca del feto (compresa tra 120 e 160 battiti per minuto) e all’attività contrattile uterina.[1]

Obiettivi principali della cardiotocografiaModifica

La cardiotocografia è un esame che si effettua dalla 27ª settimana per valutare alcuni fattori importanti:

  • Indagare il benessere fetale attraverso lo studio del battito cardiaco;
  • Rilevare la presenza o l'assenza delle contrazioni uterine e la loro frequenza;
  • In fase di travaglio per valutare se è necessario accelerare il parto o procedere con il cesareo.

L'esame è stato introdotto in Italia negli anni settanta con lo scopo di ridurre la mortalità perinatale (termine che comprende tutte le morti che avvengono tra la 28ª settimana di gestazione e la prima settimana di vita extrauterina).

Alta sensibilità e bassa specificità della tococardiografiaModifica

Le discussioni riguardo all'effettiva validità di questo esame nascono dal fatto che la CTG ha una elevata sensibilità (sensibilità indica che quando esiste sofferenza fetale la metodica è in grado di rilevarlo con elevata precisione) ma una bassa specificità (specificità indica che se un feto sta bene è possibile che essa dia un risultato falsamente allarmante, fenomeno noto in medicina come falso positivo). È indubbio che l'analisi del tracciato cardiotocografico risente moltissimo di criteri soggettivi dipendenti dall'operatore che legge il risultato dell'esame e che quindi alcuni dati sono condizionati da un alto grado di interpretazione personale. Anche l'introduzione di strumenti computerizzati non ha ottenuto i risultati sperati. Un altro dato è che dall'introduzione della cardiotocografia non si è assistito ad una diminuzione delle paralisi cerebrali né dei danni da parto, questo dimostrerebbe i grossi limiti della metodica.

Pertanto la CTG risulterebbe un esame sicuramente più importante ed accurato nelle gravidanze considerate "a rischio" mentre, a causa della bassa specificità, ci sono pareri discordanti riguardo al suo utilizzo nella gravidanza fisiologica, soprattutto durante il travaglio di parto, rispetto all'uso della più semplice auscultazione del battito cardiaco fetale.

Come orientamento generale, un risultato dell'esame definito "normale" indica con buona accuratezza che, al momento dell'esame stesso, il feto sta bene; allo stesso modo un risultato francamente patologico indica con buona precisione una compromissione dello stato di salute fetale.

Il dubbio clinico rimane per tutti quei casi in cui il tracciato cardiotocografico viene definito "poco rassicurante" e nei quali, per avere un quadro clinico più chiaro, risulta molto utile l'integrazione del risultato della CTG con le altre metodiche di valutazione del benessere fetale e in particolare con l'ecografia (valutazione del liquido amniotico e dell'indice di pulsatilità dell'arteria ombelicale).

NoteModifica

  1. ^ Cardiotocografia, su gargiulomedicolegale.it.

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