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Carduus

genere di pianta della famiglia Asteraceae

EtimologiaModifica

Il nome del genere (Carduus) deriva dal latino (= “cardo” in italiano) che a sua volta potrebbe derivare da una parola greca il cui significato si avvicina al nostro vocabolo “rapare”; altre ricerche farebbero derivare da un'altra radice, sempre greca, “ardis” (= “punta dello strale”), alludendo alla spinosità delle piante di questo genere.[1]
L'antichità del cardo viene attestata da varie leggende che associano questo fiore al pastore siciliano Dafni, alla cui morte (grazie all'intervento di Pan e Diana), la Terra, piena di dolore, fece nascere una pianta piena di spine, il “cardo” appunto. È da ricordare ancora che nelle tradizioni ariane il cardo era associato al dio Thor (dio della guerra e dei fulmini).[1]
Il nome italiano “Cardo” è generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia delle Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.

DescrizioneModifica

 
Il portamento
Carduus acanthoides
 
Infiorescenza
Carduus personata
Località: Cima Sappada, Sappada (BL), 1290 m s.l.m. – 24/06/2009
 
Fiore di cardo alpino

La forma biologica prevalente è emicriptofita bienne (H bienn): sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo con un ciclo di crescita biennale; questo significa che il primo anno si produce al più una bassa rosetta basale di foglie, mentre il secondo anno fiorisce completamente. Tuttavia se il clima è sufficientemente caldo può fiorire già durante il primo anno di vita. Il numero dei capolini per ogni pianta può variare oltre che dalla specie anche dalle caratteristiche del sito in cui si trova la pianta e può andare da 1 a oltre 100. Un'altra forma biologica, per questo genere, è emicriptofita scaposa (H scap), ossia piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo formate da un asse fiorale lungo e con poche foglie.
L'altezza di queste piante nella flora italiana (e anche europea) varia da 1 dm a 15 dm. Nel Nord America un'altezza mediamente alta è di 20 dm, ma in alcuni casi si può arrivare fino a 40 dm.[2]

FustoModifica

Il fusto è eretto (ma esistono specie acauli – senza fusto) ramificato oppure semplice, e a volte è alato con spine; nella parte terminale le foglie possono essere assenti o comunque sono ridotte; spesso si presenta il fenomeno della decorrenza delle foglie lungo il fusto in basso. La dimensione del fusto può andare da pochi centimetri a oltre un metro (nelle zone extraeuropee sono stati riscontrati individui di alcune specie alti diversi metri). La superficie può essere sia tomentosa che glabra.

FoglieModifica

Le foglie, sessili (raramente picciolate, spesso decorrenti), sono di forma generalmente lanceolata; la lamina può essere lievemente dentata oppure incisa profondamente in 10 e più lobi; il margine fogliare è quasi sempre spinoso; spini che possono essere morbidi o pungenti e duri; la disposizione delle foglie lungo il fusto è alterna e quelle basali formano una rosetta.

InfiorescenzaModifica

L'infiorescenza è formata da capolini fiorali (singoli o da 2 a 20) ognuno costituito da numerosi fiori tubulosi, (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente.[3]) Il capolino fiorale è sorretto da un peduncolo nudo o bratteato (con foglioline avvolgenti) oppure alato e spinoso. La parte principale è l'involucro (cilindrico o emisferico o ovoide) circondato da diverse serie (7 – 10 o più) di squame spinose, che a volte divergono dal corpo centrale in modo eretto o patente e a volte sono anche riflesse verso il basso. La forma delle squame è importante come carattere distintivo della specie e può essere lineare, lanceolata o ovata con strozzatura mediana oppure no, ristretta bruscamente con una spina appuntita o rotondeggiante. Il ricettacolo è provvisto di pagliette.[4]

FioriModifica

 
Diagramma fiorale del Carduus

I singoli fiori sono ermafroditi, tetraciclici o a 4 verticilli (calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[5]
  • Calice: il calice è ridotto al minimo.
  • Corolla: la corolla è tubulosa (campanulata vero l'apice) e terminante con 5 lacine colorata in genere di porporino, oppure rosso e a volte bianco (ma raramente). Nella corolla in genere si distinguono tre parti: tubo, gola e lobi; le cui forme e dimensioni servono per distinguere le varie specie.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi e pelosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti per liberare il polline. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda corta).
  • Gineceo: l'ovario è infero; gli stimmi sono glabri (hanno un ciuffo di peli solo all'apice dello stilo che sporge rispetto alla corolla). La superficie stigmatica è posta all'interno degli stigmi.[6]

FruttiModifica

I frutti sono acheni lisci di colore chiaro a forma obovoide-oblunga leggermente compressa e provvisti di pappo. Gli acheni sono carrucolati; ossia hanno delle protuberanze per agevolare il distacco dei semi.[7] Il pappo è formato da setole semplici e diritte con bordi scabri o finemente barbati, connate alla base e disposte in un anello deciduo in un unico pezzo.[4]
Il pappo ha la funzione di aiutare la dispersione del seme portato quindi dal vento. Ogni pianta può produrre migliaia di semi (possono arrivare a oltre 100.000 semi in totale – 1.000 e più per capolino) e vengono dispersi circa un mese dopo la fioritura. Sembra che un singolo seme rimanga attivo nel suolo fino a 10 anni. Questo naturalmente non facilita il controllo di queste piante che in varie parti del mondo sono considerate infestanti.

RiproduzioneModifica

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitatModifica

Questo genere comprende piante native dell'Europa (comprese le Canarie), Asia (fino al Giappone) e Africa (areale del Mediterraneo).
In Italia è un Genere molto diffuso e lo si può trovare praticamente ovunque anche perché le sue specie sono molto robuste e crescono bene in qualsiasi ambiente e nelle condizioni più disparate.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Specie italiane di Carduus § Zona alpina.

SistematicaModifica

La famiglia di appartenenza del Carduus (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[8] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[9]). Al genere Carduus sono assegnate numerose specie (meno di 100), due dozzine delle quali appartengono alla flora spontanea italiana.
Il genere Carduus spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Cirsium o Cnicus (in effetti un tempo diverse specie di quest'ultimo genere appartenevano al genere Carduus – nel XVIII secolo fu proposto dai botanici lo sdoppiamento del genere Carduus passando diverse specie al nuovo genere Cnicus[1]). Un modo per distinguere il genere Carduus dagli altri è esaminare le setole del pappo: in questo le setole sono delle pagliette denticolate e ispide e non piumose come ad esempio nel genere Cirsium.[10]
A parte questioni relative alla nomenclatura c'è un'effettiva difficoltà nel gestire questo genere in quanto le varie specie presentano pochi caratteri veramente distintivi e la variabilità di alcuni gruppi è molto alta come anche le possibilità di ibridazione. L'Italia inoltre può essere considerato il territorio con la maggior presenza di specie di questo genere con grandi possibilità di creare ibridi di difficile individuazione.
Il numero cromosomico delle specie di questo genere è: 2n = 16, 18, 20, 22 e 26.[2]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Specie di Carduus e Specie italiane di Carduus.

FilogenesiModifica

 
Cladogramma del Carduus Group

Secondo la classificazione tradizionale la collocazione di questo genere è la seguente:[11]

Famiglia: Asteraceae
Sottofamiglia: Cichorioideae
Tribù: Cardueae
Sottotribù: Carduinae
Genere: Carduus

Recenti studi filogenetici collocano invece il genere Carduus nella sottofamiglia Carduoideae[12][13]
All'interno della sottotribù Carduinae il genere Carduus fa parte del gruppo Carduus Group insieme ai seguenti generi affini:[4]

La monofilia di questo gruppo è fortemente sostenuta da tutte le analisi molecolari di tipo cladistica; tuttavia non tutti i vari sottogruppi sono stati ancora analizzati per cui si dovranno attendere ulteriori studi di conferma.[14] Il cladogramma a lato, tratto dallo studio citato (e semplificato) mostra la posizione di alcune specie all'interno del Carduus Group.
Le principali sinapomorfie riconosciute per questo genere sono:[6]

  • le foglie a lamina settata;
  • i bordi delle foglie e l'apice delle brattee involucrali pungenti;
  • un anello di peli sotto la ramificazione dello stilo.

UsiModifica

CucinaModifica

Alcune parti di queste piante (se raccolte quando sono ancora giovani) vengono utilizzate per l'alimentazione umana (ricordano il sapore del carciofo).

IndustriaModifica

Dalle piante dei “cardi” si può ricavare dell'olio e della carta. Inoltre anticamente le infiorescenze secche del cardo dei lanaioli erano usate per la cardatura della lana.

Notizie varieModifica

 
John Crome, Il cardo, Yale Center for British Art
  • Per l'America del Nord le specie di questo genere non sono native, infatti sembra che siano state introdotte nel 1800 nella parte orientale degli Stati Uniti e subito si sono dimostrate “specie invasive”. In molti stati degli Stati Uniti (ma anche in alcune province del Canada) è stata dichiarata “erbaccia nociva”. Buona parte delle risorse energetiche dell'agricoltura sono impiegate per liberare i terreni delle aziende agricole e dei pascoli da queste specie. Le foglie sono sgradevoli sia per il bestiame che per la fauna selvatica. Inoltre la presenza di queste piante nei prati e nei pascoli porta ad un rapido degrado del terreno: il bestiame infatti evita queste piante dando alle stesse un notevole vantaggio competitivo rispetto ad altre più appetitose. Per controllare i danni provocati da queste piante le autorità locali consigliano il taglio preventivo dei capi fiorali e lo smaltimento degli stessi in sacchi di plastica ben sigillati per ridurre al minimo la dispersione dei semi. In altri casi sono stati usati dei diserbanti specifici con sgradevoli effetti collaterali. Sono stati fatti anche degli esperimenti introducendo nelle zone infestate da queste piante alcuni insetti le cui larve si cibano di queste piante, ma con risultati controversi in quanto vengono attaccate anche alcune specie rare e protette del genere Carduus.
  • Il cardo, da un punto di vista storico è una pianta molto antica: i primi riferimenti certi sono stati trovati nella civiltà Egizia; ma prima ancora sembra che fosse usato in Etiopia.
  • Il cardo è il simbolo della Scozia. La leggenda racconta che un gruppo di vichinghi stava per sorprendere nel sonno degli scozzesi; ma l'agguato fallì in quanto un invasore calpestando col piede nudo un cardo si mise a gridare. Negli stendardi scozzesi infatti il cardo viene associato ad un motto latino che tradotto significa “Nessuno mi avrà sfidato impunemente”.
  • Alcune specie di Carduus servono come piante alimentari per le larve di alcuni Lepidotteri tra cui Coleophora therinella.

NoteModifica

  1. ^ a b c Motta 1960, Vol. 1 - pag. 457
  2. ^ a b eFloras - Flora of North America, su efloras.org. URL consultato il 16 gennaio 2012.
  3. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 142
  4. ^ a b c Kadereit Jeffrey 2007, Pag. 129
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 22 aprile 2009.
  6. ^ a b Judd 2007, pag. 523
  7. ^ Musmarra 1996, pag. 292
  8. ^ Judd 2007, pag. 520
  9. ^ Strasburger 2007, pag. 858
  10. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 154
  11. ^ Bremer K., Asteraceae: Cladistics and classification, Portland, OR, Timber Press, 1994.
  12. ^ Panero J. L. and V. A. Funk, Toward a phylogenetic subfamilial classification for the Compositae (Asteraceae), in Proc. Biol. Soc. Wash. 2002; 115: 909-922.
  13. ^ Panero, J. L., and V. A. Funk, The value of sampling anomalous taxa in phylogenetic studies: major clades of the Asteraceae revealed, in Mol. Phylogenet. Evol. 2008; 47: 757-782.
  14. ^ Nuria Garcia-Jacas, Teresa Garnatje, Alfonso Susanna & Roser Vilatersan, Tribal and Subtribal Delimitation and Phylogeny of the Cardueae (Asteraceae): A Combined Nuclear and Chloroplast DNA Analysis. (PDF) [collegamento interrotto], in Molecular Phylogenetics and Evolution - Vol. 22, No. 1, January, pp. 51– 64, 200.

BibliografiaModifica

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 129, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 1, 1960, pag. 457.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 142-151, ISBN 88-506-2449-2.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.

Voci correlateModifica

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