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Militari si lanciano alla baionetta in uno scontro della prima battaglia della Marna.
L'esercito francese durante una carica alla baionetta nella prima guerra mondiale.
Un esempio di baionetta italiana della seconda guerra mondiale.

La carica alla baionetta è una tattica militare usata in battaglia dalla fanteria, che consiste nello sferrare un attacco frontale in campo aperto contro le linee nemiche. Venne adoperata a partire dal XVI secolo, e cadde in disuso dalla fine della prima guerra mondiale come tattica di combattimento della prima linea.[1]

Indice

DescrizioneModifica

Questa strategia consisteva nell'utilizzo della baionetta, un'arma bianca, allo scopo di uccidere il nemico nei combattimenti corpo a corpo. Nel caso all'estremità del fucile non dovesse essere presente una baionetta, essa veniva sostituita da qualsiasi oggetto in grado di provocare una ferita da taglio potenzialmente fatale, come ad esempio pugnali ed altre armi da taglio.[2]

La tattica cadde in disuso con l'avvento delle mitragliatrici, durante la prima guerra mondiale, che seppur era consuetudine l'assalto "all'arma bianca", spesso finiva con un massacro.

Altri tipi di assalti (solo corpo a corpo) avvenivano più raramente nella seconda guerra mondiale e nella guerra del Vietnam, già allora considerata una tattica obsoleta.[3]

La tattica nell'età modernaModifica

La tattica della baionetta fu sviluppata in Europa alla fine del XVI secolo. Le baionette erano costituite perlopiù da spade o da lunghi coltelli, non sempre posti all'estremità al fucile. All'epoca la baionetta non veniva usata come arma principale, ma come arma di riserva nel caso in cui quella principale (fucile o pistola) dovesse venir meno o in caso di esaurimento delle munizioni.[4]

Nelle battaglie settecentesche o ottocentesche, l'assalto alla baionetta veniva considerato l'evento finale di una battaglia, con lo scontro diretto delle due fazioni.

La carica alla baionetta nella prima guerra mondialeModifica

Allo scoppio della prima guerra mondiale, la carica alla baionetta era ancora considerata una valida strategia di attacco. Tra le teorie belliche basate su questa tattica, abbiamo ad esempio l'offensiva ad oltranza, strategia elaborata dagli alti comandi dell'esercito francese. Fu usata perlopiù nei primi anni di guerra, quando si credeva di poter vincere la guerra tramite una rapida invasione frontale. Tuttavia, questa tecnica comportò perdite elevatissime da parte della fanteria che la applicava, grazie all'uso di filo spinato e mitragliatrici, che mentre il primo rallentava la fanteria all'attacco, le mitragliatrici la falcidiavano.[5]

Una volta valutato che gli attacchi frontali alla baionetta non producevano grossi risultati, se non perdite, gli alti comandi preferirono passare alla guerra di trincea, quindi aumentando il numero delle trincee sul campo di battaglia incrementando il fuoco dell'artiglieria per indebolire il più possibile il nemico prima dell'attacco.[6]

Impieghi attualiModifica

 
Una moderna baionetta, di dimensioni ridotte, da sopravvivenza.

Come sopracitato, subito dopo la prima guerra mondiale, data la scarsa efficacia di tale arma, l'utilizzo della baionetta cadde in disuso nelle operazioni di prima linea. Attualmente riveste ruoli marginali, come la rappresentanza nelle parate militari, ma è usata anche nell'addestramento della fanteria, allo scopo di aumentare il morale e l'aggressività dei soldati.[7]

Le baionette, oggigiorno, trovano impiego anche come coltelli da sopravvivenza, come l'M9 americana e l'AKM sovietica utilizzati per gli scopi più disparati.

NoteModifica

  1. ^ H.Blackmore, Hunting Weapons, p. 50.
  2. ^ Brayley, Martin, Bayonets: An Illustrated History,, 2004, ISBN 0-87349-870-4.
  3. ^ Ezell, Edward C, Small Arms of the World: A Basic Manual of Small Arms, p. 502.
  4. ^ Blackmore, Howard, Hunting Weapons: From the Middle Ages to the Twentieth Century. Courier Dover Publications., p. 66-70.
  5. ^ Owen, John Ivor Headon, Brassey's Infantry Weapons of the World: Infantry Weapons and Combat Aids in Current Use by the Regular and Reserve Forces of All Nations, 1975, p. 265, ISBN 0-517-24234-6.
  6. ^ Jomini, Antoine Henri, The Art of War.
  7. ^ Gordon Hughes, Barry Jenkins, Robert A. Buerlein. Paladin Press., Knives of War: An International Guide to Military Knives from World War I to the Present., 2006, p. 101-110.

Voci correlateModifica