Carisbrook

impianto multifunzione neozelandese a Dunedin
Carisbrook
The House of Pain
Carisbrook.jpg
Carisbrook nel 2005
Informazioni
StatoNuova Zelanda Nuova Zelanda
UbicazioneBurns Street, Dunedin
Inizio lavori1881
Inaugurazione1883
Chiusura6 agosto 2011
Demolizione2013
Mat. del terrenotappeto erboso
ProprietarioCalder Stewart
Uso e beneficiari
CalcioSouthern United
Rugby a 15Highlanders
Otago
Capienza
Posti a sedere29 000
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°53′37″S 170°29′26″E / 45.893611°S 170.490556°E-45.893611; 170.490556

Carisbrook fu un impianto sportivo multifunzione di Dunedin, in Nuova Zelanda. Inaugurato nel 1883 come terreno di cricket, ospitò per quasi tutta la sua esistenza (fino al 2008) gare di tale disciplina insieme al rugby, che ivi fece la sua prima apparizione nel 1908. Fu anche, tra il 1996 e il 2011, impianto interno della franchise professionistica di rugby degli Highlanders e ospitò 38 test match degli All Blacks nonché alcune gare della Coppa del Mondo di rugby 1987.

Per la sua fama di campo ostico per le squadre ospiti era stato soprannominato The House of Pain (inglese per la casa del dolore).

Di proprietà dell'Otago Rugby Football Union fino al 2009, in tale data fu venduto al comune di Dunedin per problemi finanziari; benché fosse riuscito a superare il ventesimo secolo, tuttavia, l'impianto fu destinato alla chiusura per obsolescenza e venduto all'impresa edile Calder Stewart che nel 2013 ne iniziò la demolizione al fine di realizzare sull'area alcune strutture industriali, al 2019 tuttora irrealizzate.

StoriaModifica

Lo stadio fu edificato su un'area appartenuta al colono scozzese James Macandrew[1] e prese il nome dalla residenza che questi aveva costruito a Dunedin, Carisbrook House[1], a sua volta mutuato dal castello di Carisbrooke sull'Isola di Wight.

Sorgeva ai margini di una vallata chiamata The Glen e ospitò il suo primo test match di rugby nel corso del tour degli anglo-gallesi del 1908, che furono sconfitti 5-32 dagli All Blacks[2]. La sua fama di House of Pain proviene dalla tradizione di campo quasi inespugnabile: su 38 test match disputati dalla Nuova Zelanda in tale stadio[3], essa subì solo 5 sconfitte[3], e mai da alcuna delle quattro nazionali delle Isole Britanniche: solo Australia, Sudafrica, Francia (una volta ciascuno) e i citati British Lions (due volte) riuscirono a prevalere a Carisbrook[2].

Nonostante la sua natura di campo per il cricket e il rugby, Carisbrook fu teatro del primo incontro internazionale di calcio nel Paese: il 17 giugno 1922 ospitò l'esordio della Nuova Zelanda, che affrontò e batté 3-1 l'Australia[4][5]. Tra gli sport più praticati nel Paese che Carisbrook non accolse mai fu il rugby a 13, contro il quale la NZ Rugby Football Union aveva imposto un veto de facto che rese difficilissimo alla disciplina parente disputare incontri negli stessi impianti dove si giocava a XV[6]. A marzo 1955, altresì, lo stadio ospitò il suo primo full international di cricket tra Nuova Zelanda e Inghilterra[7].

A cavallo tra gli anni ottanta e novanta Carisbrook fu tra le sedi che ospitarono le due Coppe del Mondo delle citate discipline, dapprima nel 1987 per la prima edizione di quella di rugby, nel corso della quale ospitò tre incontri nella fase a gironi, e poi nel 1992 per la quinta edizione di quella di cricket, che vide, nell'unico incontro che ospitò, la Nuova Zelanda battere l'India.

Verso la fine del XX secolo divenne il terreno di casa degli Otago Highlanders (successivamente solo Highlanders), franchise legata alla provincia di Otago dopo l'apertura del rugby al professionismo; nel 1998 ospitò il suo ultimo test match di cricket e nel nuovo millennio fu deliberata la costruzione di un impianto alternativo a cura della municipalità di Dunedin, poi realizzato con il nome di Forsyth Barr Stadium; nel 2009 la Otago Rugby Football Union, proprietaria dello stadio, lo cedette alla municipalità di Dunedin per circa 7 milioni di dollari neozelandesi[8] per far fronte alla sua dissestata situazione finanziaria[8]. Tra il 2004 e il 2011 Carisbrook fu anche impianto interno della squadra di calcio dell'Otago United FC, oggi nota come Southern United.

Nel 2011 Carisbrook ospitò la sua ultima stagione di Super Rugby e, nel luglio di quell'anno, un test match di beneficenza tra Nuova Zelanda e Figi che fu l'ultima partita internazionale tenutasi nell'impianto; l'incasso servì come raccolta fondi per le vittime del terremoto di Christchurch di cinque mesi prima[9].

Nel 2013 il consiglio comunale di Dunedin deliberò la vendita dell'impianto al costruttore Calder Stewart per la cifra di 3 milioni e 700 000 dollari, con una minusvalenza di circa tre milioni e trecentomila dollari rispetto all'acquisto[8]; il nuovo proprietario bandì un'asta per la vendita dei materiali riutilizzabili dello stadio, oppure da adibire a memorabilia[10]. Tra i vari manufatti venduti figurano seggiolini, panchine, i pali da gioco nonché zolle del terreno di gioco[10]; l'impianto di illuminazione era stato invece già ceduto dal 2012 al Rugby League Park di Christchurch[11], stadio ristrutturato in tempi brevi per sopperire ai danni subiti da Lancaster Park, in seguito demolito.

La demolizione di Carisbrook fu ultimata entro la fine del 2013[12], ma rimasero i dubbi sulla destinazione d'uso dell'area liberata, originariamente destinata a scopi industriali[12]: dopo un periodo d'abbandono, che comportò un degrado della zona[8], nel 2017 Calder Stewart presentò un piano al comune per costruire un complesso industriale per un committente all'epoca ignoto[13]. Al 2019 non è tuttavia stato definito il futuro dell'area, che risulta ancora inutilizzata.

Incontri di rilievoModifica

CalcioModifica

Dunedin
17 giugno 1922
Nuova Zelanda  3 – 1  AustraliaCarisbrook (10 000 spett.)

Rugby a 15Modifica

Dunedin
6 giugno 1908
Tour dei British Lions 1908
Nuova Zelanda  32 – 5
referto
Gran BretagnaCarisbrook (30 000 spett.)
Arbitro:   James Duncan

Dunedin
31 maggio 1987, ore 15 UTC+12
Coppa del Mondo 1987, girone C
Figi  15 – 18
referto
  ItaliaCarisbrook (6 000 spett.)
Arbitro:   Keith Lawrence

Dunedin
22 luglio 2012, ore 19:35 UTC+12
Test match di beneficenza
Nuova Zelanda  60 – 14
referto
  FigiCarisbrook (15 000 spett.)
Arbitro:   Stuart Dickinson

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Erik Olssen, James Macandrew, su teara.govt.nz, The Encyclopedia of New Zealand. URL consultato il 17 dicembre 2019.
  2. ^ a b (EN) Jack de Menezes, British and Irish Lions 2017: The story of the House of Pain - Dunedin's forgotten stadium, in The Independent, 12 giugno 2017. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  3. ^ a b (EN) Incontri della Nuova Zelanda a Carisbrook, su espn.co.uk, ESPN Sports Media Ltd. URL consultato il 19 dicembre 2019.
  4. ^ Hilton, p. 144.
  5. ^ (EN) Playing a tricky game, in Stuff, Fairfax Media, Ltd, 14 maggio 2013. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  6. ^ (EN) John Coffey, Rugby league, su teara.govt.nz, The Encyclopedia of New Zealand. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  7. ^ (EN) New Zealand Vs England Live Cricket Score - 1st Test match - Full Scorecard, su cricketcountry.com, Mumbai, Cricket Country. URL consultato il 19 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2019).
  8. ^ a b c d (EN) Chris Morris, The Carcass of Carisbrook, in Otago Daily Time, 27 giugno 2016. URL consultato il 19 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2019).
  9. ^ (EN) All Blacks pass Fijian exam, in ESPN, 22 luglio 2011. URL consultato il 19 dicembre 2019.
  10. ^ a b (EN) Auction of Carisbrook Memorabilia, su calderstewart.co.nz, Calder Stewart, 14 ottobre 2013. URL consultato il 19 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2019).
  11. ^ Farrell, p. 131.
  12. ^ a b (EN) Carisbrook Stadium demolition to be complete by Christmas, su ausleisure.com.au, Australasian Leisure Management, 19 novembre 2013. URL consultato il 19 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2019).
  13. ^ (EN) Chris Morris, Carisbrook project revealed, in Otago Daily Time, 15 febbraio 2017. URL consultato il 19 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2017).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica