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Carlo Cavicchi

giornalista italiano
Carlo Cavicchi

Carlo Cavicchi (Sasso Marconi, 29 maggio 1947) è un giornalista e scrittore italiano. È stato direttore del settimanale Autosprint dal 1984 al 1999, del settimanale SportAutoMoto dal 2001 al 2008 e del mensile Quattroruote dal 2010 al 2014.

È stato membro della giuria dell'Auto dell'anno dal 1993 al 2011 e della giuria mondiale del Car of the Century che nel 1999 ha eletto la vettura del secolo. Collaboratore per 15 anni della pagina dei motori del quotidiano la Repubblica, ha vinto 11 premi giornalistici e scritto sei libri.

BiografiaModifica

Nasce nel 1947, unico figlio di Fulvia e Gelindo Cavicchi. Laureato in Ingegneria civile, è sposato con Ippolita Rabusin ed ha un figlio, Fulvio.

Gli iniziModifica

Comincia a scrivere nel 1969 nel periodico sportivo bolognese Traguardo occupandosi di pallacanestro, disciplina praticata sin da giovanissimo e sua grande passione assieme allo sport dell’automobile. Nel 1970 passa a scrivere, sempre di pallacanestro, al settimanale Qui Bologna edito dalla Conti Editore che possiede anche il settimanale Autosprint, allora diretto da Marcello Sabbatini, dove approda quasi subito per scrivere di karting (disciplina praticata per diverse stagioni a livello amatoriale). Nel 1971 passa ad occuparsi di rally, specialità ai tempi poco seguita, ma che poi con la vittoria di Sandro Munari con la Lancia Fulvia HF al Rally di Monte Carlo nel gennaio 1972 incontrerà un grandissimo interesse. Cavicchi seguirà i rally fino al 1984 come inviato speciale in giro per il mondo, diventando in fretta una delle firme più importanti della rivista e persino presidente della Rally Press Association [1], organizzazione che riuniva tutti i più importanti giornalisti mondiali che si occupavano della disciplina.

La nascita di RomboModifica

Nel marzo del 1981 ad Autosprint c'è un esodo in massa: dal direttore all'ultimo redattore, con solo un paio di eccezioni, se ne vanno per dar vita al nuovo settimanale Rombo. All'origine c'è uno screzio tra il direttore Sabbatini e l'editore Luciano Conti e, per solidarietà, tutti seguono l'uomo che aveva fatto grande Autosprint. Cavicchi viene promosso caporedattore ma continua ad occuparsi anche di rally, dove è considerato da tutti il mentore della disciplina.

Il ritorno ad AutosprintModifica

Nell'estate del 1984 il direttore di Autosprint Italo Cucci richiama Cavicchi e gli offre la direzione del giornale. La cosa si materializza in ottobre con una condirezione di sei mesi per il passaggio delle consegne. Cavicchi resterà sul ponte di comando fino all'aprile 1999. In questo periodo ricco di soddisfazioni per i dati di vendita della rivista, prendono vita molte iniziative che daranno lustro alla testata. Tra queste c'è l'idea di far debuttare in auto il giovanissimo Jacques Villeneuve, figlio di Gilles Villeneuve e allora appena sedicenne, che poi diventerà campione del mondo in Formula 1, vincerà la 500 Miglia di Indianapolis. Poi, nei primi anni 90, assieme al geniale forlivese Davide Gramellini, Autosprint darà vita al Nido dell’Aquila, una corsa in salita su terra che si rifaceva alla popolarissima Pikes Peak americana. Sarà un evento unico nel panorama nazionale perché richiamerà grandissimi piloti dei rally e della velocità (dai campioni del mondo Miki Biasion, Stig Blomqvist e Tommi Mäkinen ai grandi della pista come Jean Alesi, Alessandro Zanardi, Gabriele Tarquini, Nicola Larini, Gianni Morbidelli e così via) mettendoli per la prima volta uno contro l'altro anche se protagonisti di discipline differenti. Ma ci correranno anche personaggi famosissimi come Adriano Panatta, Daniele Massaro oppure l'attore e poi scrittore Giorgio Faletti. Purtroppo il terribile terremoto che devasterà l'Umbria nel 1997 (la corsa si svolgeva sul Monte Pennino vicino a Nocera Umbra) metterà la parola fine alla gara. La medaglia più grossa resta comunque la grande battaglia cui dà vita Autosprint nel 1994 dopo la morte di Ayrton Senna a Imola. La rivista sostiene che la causa dell'incidente del campione brasiliano sia la rottura del piantone dello sterzo [2] e per sei mesi, ogni settimana in copertina ci sarà un grosso richiamo con scritto “vogliamo la verità”. Contro Cavicchi si scatena tutto il Circus della F1 e sul suo capo, e ovviamente su Autosprint, pioveranno querele su querele con richieste di danni per cifre all'epoca da mettere i brividi. Dopo anni la giustizia italiana stabilirà che Autosprint aveva ragione [3].

Il Circuito di AdriaModifica

Lasciata la direzione di Autosprint, Cavicchi viene coinvolto dall'ex pilota Giuliano Altoè nel progetto per la costruzione di un nuovo autodromo ad Adria in Polesine, l'Adria International Raceway. Entra in società e si occupa delle relazioni esterne, mettendo a frutto anche tutte le conoscenze maturate negli anni in seno alla Federazione nazionale e in quella internazionale. Dai primi disegni alla prima gara non passano nemmeno due anni. Da quel momento l'impianto può camminare con le sue gambe e Cavicchi ha esaurito il suo compito anche se resterà nel Consiglio di Amministrazione fino all'agosto del 2008 pur senza avere più quote societarie.

La nascita di SportAutoMotoModifica

L'attività giornalistica rimane la prima passione, così, a fine 2000, si fa convincere a rientrare nel giro della carta stampata per dar vita a SportAutoMoto, un nuovo settimanale a colori stampato nel formato Broadsheet, quello dei grandi quotidiani. Alle spalle ci sono L'Eco di Bergamo e il Giornale di Brescia che sono anche proprietari di un modernissimo impianto tipografico. All'epoca i quotidiani fanno un uso davvero limitato del colore, SportAutoMoto invece detta una nuova via facendo sfoggio di grandi fotografie passanti tra le pagine. Sarà una rivoluzione perché poi si adegueranno tutti. Cavicchi resterà alla guida del settimanale fino all'agosto del 2008.

L'approdo a QuattroruoteModifica

Nel dicembre 2008 il direttore di Quattroruote Mauro Tedeschini offre a Cavicchi la vicedirezione del mensile. Il rapporto si materializza a inizio febbraio 2009 e già a giugno arriva la condirezione, che diventerà poi direzione nel luglio 2010. In pensione dal 2012, Cavicchi resterà al suo posto fino al maggio 2014 [4], quando chiederà al suo editore di rallentare l'attività per restare un po' più a casa, a Bologna. Accontentato, rimane nell'azienda con l'incarico di responsabile delle relazioni esterne automotive e dà vita alla Quattroruote Academy, poi evoluta nell'Accademia Editoriale Domus[5], che ogni anno istruisce giovani neolaureati per poi introdurli nel giro delle aziende legate al mondo delle quattro ruote.

Premi e riconoscimentiModifica

  • 1976 - Premio Sanremo e l'automobile [6]
  • 1986 - Premio CSAI
  • 1992 - Premio Confartigianato Motori, dell'APA Confartigianato di Milano e Provincia [7]
  • 20 dicembre 2002 - Diploma del Comitato Olimpico Internazionale per il contributo allo sviluppo dello sport
  • 2010 - Premio Rallylegend [8]
  • 2011 - Trofeo Lorenzo Bandini - Medaglia provincia di Ravenna [9]
  • Premio 1000 Miglia
  • Premio sulla sicurezza Sabelt

OpereModifica

  • Alen, Conti Editore, Bologna, 1988.
  • Un leone in Ferrari, Conti Editore, Bologna, 1990.
  • Senna Vero, Conti Editore, Bologna, 1992. (redatto a quattro mani con l'asso brasiliano e arrivato a ben sette ristampe)
  • Destra3 lunga chiude, Giorgio Nada Editore, Milano, 2016, EAN: 978-88-7911-666-4.
  • Però lo scoop è mio, Minerva Edizioni, Bologna, 2018, ISBN 978-88-3324-048-0. (suo primo romanzo)
  • PREGLIASCO Lo chiamavano il prete, andava come un diavolo, Giorgio Nada Editore, Milano, 2019, EAN: 978-88-7911-744-9.

NoteModifica

  1. ^ Presidente della Rally Press Association, su repubblica.it. URL consultato il 20 giugno 2016.
  2. ^ Il racconto di Cavicchi sul piantone dello sterzo, 20 anni dopo, su circusf1.com. URL consultato il 20 giugno 2016.
  3. ^ La sentenza della Cassazione che conferma quello che sosteneva Autosprint, su ayrtondasilva.net. URL consultato il 20 giugno 2016.
  4. ^ Cambio al vertice: i saluti di Carlo Cavicchi, su quattroruote.it. URL consultato il 20 giugno 2016.
  5. ^ Accademia Editoriale Domus, su accademiaed.com. URL consultato il 28 luglio 2018.
  6. ^ Foto della consegna del Premio Sanremo e l'automobile del 1976, su photorally.it. URL consultato il 20 giugno 2016.
  7. ^ Albo d'oro del Premio Confartigianato Motori, su confmotorisistema.apaconf.it. URL consultato il 20 giugno 2016.
  8. ^ Premio all'8° Rallylegend, su rallyrace.it. URL consultato il 20 giugno 2016.
  9. ^ Albo d'oro del Trofeo Lorenzo Bandini, su trofeobandini.com. URL consultato il 20 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2016).