Carlo I d'Austria

Imperatore d'Austria e Re Apostolico d'Ungheria
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Carlo I
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Carlo d'Asburgo nel 1916
Imperatore d'Austria
Re Apostolico d'Ungheria
Stemma
In carica 21 novembre 1916 –
3 aprile 1919
Incoronazione 30 dicembre 1916
Predecessore Francesco Giuseppe
Successore Monarchia abolita (Karl Seitz come Presidente della Repubblica Austriaca)
Re d'Ungheria
come Carlo IV
In carica 1º marzo 1920 –
6 novembre 1921
Predecessore Béla Kun come primo ministro della Repubblica sovietica ungherese
Successore vacante
Nome completo Karl Franz Josef Ludwig Hubert Georg Maria von Habsburg-Lothringen-Este
Altri titoli Per grazia di Dio,
Imperatore d'Austria,
Apostolico re d'Ungheria,
il quarto con il suo nome, Re di Boemia, Dalmazia, Croazia, Slavonia, Galizia, Lodomeria e Illiria;
Re di Gerusalemme ecc.,
Arciduca d'Austria; Granduca di Toscana e di Cracovia,
Duca di Lorena e di Salisburgo, di Stiria, di Carinzia, di Carniola, di Bucovina; Grande Principe di Transilvania; Margravio di Moravia;
Duca dell'Alta e Bassa Slesia, di Modena, Reggio e della Mirandola e di Parma, Piacenza e Guastalla, di Auschwitz e Zator, di Teschen, del Friuli, di Ragusa e Zara;
Conte di Habsburg e del Tirolo, di Kyburg, Gorizia e Gradisca; Principe di Trento e Bressanone;
Marchese della Bassa e Alta Lusazia e Istria;
Conte di Hohenems, Feldkirch, Bregenz, Sonnenberg, ecc.;
Signore di Trieste, di Cattaro e della Marca de Vendi.
Nascita Persenbeug, 17 agosto 1887
Morte Funchal, 1º aprile 1922 (34 anni)
Dinastia Asburgo-Lorena
Austria-Este
Padre Ottone Francesco d'Asburgo-Lorena
Madre Maria Giuseppina di Sassonia
Consorte Zita di Borbone-Parma
Figli Otto
Adelaide
Roberto
Felice
Carlo Ludovico
Rodolfo
Carlotta
Elisabetta
Religione Cattolica
Firma Podpis Karla I.png
Beato Carlo I d’Asburgo
Theodor Mayerhofer Kaiser Karl I von österreich 1917.jpg
Dipinto di Carlo I in uniforme
 

Imperatore e Re

 
Nascita17 agosto 1887
Morte1º aprile 1922
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione3 ottobre 2004
Ricorrenza21 ottobre

Carlo I d'Austria (in tedesco Karl Franz Josef Ludwig Hubert Georg Maria von Habsburg-Lothringen-Este; "Carlo Francesco Giuseppe Ludovico Uberto Giorgio Maria d'Asburgo-Lorena-Este"; Persenbeug, 17 agosto 1887Funchal, 1º aprile 1922) è stato l'ultimo imperatore d'Austria, re d'Ungheria e Boemia, e monarca della Casa d'Asburgo-Lorena e Austria-Este.

Regnò come imperatore Carlo I d'Austria, re Carlo IV d'Ungheria, Croazia, Slavonia e Dalmazia e re Carlo III di Boemia. Beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004[1], viene ricordato il 21 di ottobre.

BiografiaModifica

Figlio primogenito dell'arciduca Ottone d'Austria (1865-1906) e della principessa Maria Giuseppina di Sassonia (1867-1944), alla nascita era il quinto in linea di successione dopo l’arciduca Rodolfo, suo nonno Carlo Ludovico, suo zio Francesco Ferdinando e suo padre Ottone Francesco. Nel 1889 l'arciduca Rodolfo morì suicida a Mayerling e il piccolo Carlo passò al quarto posto; nel 1896 suo nonno morì e Carlo salì al terzo posto; nel 1906 la morte del padre lo rese secondo, dopo suo zio Francesco Ferdinando. Nel 1911 sposò la principessa italiana Zita di Borbone-Parma, figlia dell'ultimo duca di Parma, Roberto, con la quale ebbe otto figli[2]. Dal 1912 al 1914 fu a capo del 39º reggimento a Vienna[2].

Il 28 giugno 1914 Carlo divenne erede al trono in seguito all'assassinio dello zio Francesco Ferdinando d'Austria-Este; successivamente assunse, su disposizione dell'Imperatore Francesco Giuseppe, l'eredità e le pretensioni austro-estensi, in capo fino a quel momento a Francesco Ferdinando, diventando pertanto duca titolare di Modena e Reggio. Per Carlo, che all'epoca aveva solo 27 anni, fu un colpo terribile perché non si aspettava di diventare erede al trono così bruscamente e così presto: fra lui e il trono, occupato dall'ottantaquattrenne prozio Francesco Giuseppe, vi era lo zio Francesco Ferdinando che, oltre a essere relativamente giovane (aveva 51 anni), godeva anche di un'ottima salute.

Dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale fu inviato su ordine di Francesco Giuseppe al comando supremo (Armeeoberkommando) delle forze armate dell'Impero austro-ungarico situato a Przemyśl. Non ebbe però influenza sulle decisioni strategiche del comando. Partecipò poi alle prime operazioni presso Leopoli sul fronte orientale. In seguito si trasferì con il comando supremo a Teschen e incominciò a visitare in nome dell'imperatore le truppe al fronte. Nel luglio 1915 fu promosso a Maggior generale e nel marzo 1916 a Feldmarschalleutnant. All'inizio dell'Offensiva di primavera sul fronte italiano fu messo a capo del XX Corpo d'armata austro-ungarico con il quale partecipò poi all'offensiva.[2] Aveva come zone d’operazione i territori che andavano dall'Altipiano dei Fiorentini al fondovalle di Arsiero con obiettivo il piano di Thiene. Nell'estate 1916 fu assegnato, nel frattempo promosso a Generale di cavalleria, al neo costituito gruppo d'esercito arciduca Carlo (Heeresgruppe Erzherzog Carl) sul fronte romeno. Il 1º novembre fu infine promosso a Generaloberst e a Großadmiral.[3][4]

Carlo fu incoronato imperatore alla morte del prozio Francesco Giuseppe avvenuta il 21 novembre 1916. Nel 1917 avviò una serie di trattative segrete di pace tramite Sisto di Borbone-Parma, fratello della moglie Zita; anche se il ministro degli esteri Graf Czernin era interessato a negoziare una pace generale, l'imperatore Carlo I, tradendo l'alleanza con la Germania, propose una pace separata. Quando la notizia trapelò, nell'aprile del 1918, Carlo I negò qualunque coinvolgimento, ma venne smentito dal primo ministro francese Georges Clemenceau, che rese pubblica la lettera di richiesta di accordi separati firmata dall'Imperatore austriaco. Durante il conflitto veniva descritto dai giornalisti come un soggetto da screditare e anche i capi di Stato degli altri paesi europei lo umiliarono, giudicandolo incapace di portare avanti una guerra[5].

L'impero austro-ungarico negli ultimi anni di guerra era devastato dai disordini interni, con fortissime tensioni tra i diversi gruppi etnici. Il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson nei suoi quattordici punti chiese che l'Impero permettesse di scegliere ai popoli di autodeterminarsi. In risposta a questa richiesta, Carlo I accettava di riconvocare il parlamento imperiale e permettere la creazione di una confederazione rappresentativa di ogni gruppo nazionale. Tuttavia, nessuno dei gruppi etnici accettava una simile prospettiva, combattendo per la piena autonomia come nazioni e determinati a diventare indipendenti da Vienna il più presto possibile.

Il ministro degli Esteri Barone Istvan Burián, subentrato a Czernin, chiese l'armistizio il 14 ottobre sulla base dei quattordici punti di Wilson, e due giorni dopo Carlo I emise un proclama che cambiava radicalmente la natura dello Stato austriaco. Ai polacchi veniva concessa piena indipendenza con lo scopo di unirsi ai loro fratelli etnici della Russia e della Germania in uno stato unico polacco. Il resto delle terre austriache venivano trasformate in una unione federale composta da quattro gruppi nazionali: tedesco, ceco, slavo, e ucraino. Ognuna delle quattro parti doveva essere governata da un consiglio federale, mentre Trieste era invece destinata ad avere uno statuto speciale.

Tuttavia, il Segretario di Stato degli Stati Uniti Robert Lansing rispose quattro giorni dopo che gli Alleati erano impegnati per le cause della nazione dei cechi, degli slovacchi e degli slavi del sud e pertanto la soluzione tardiva di una nazione federale non era più sufficiente. Infatti un governo provvisorio cecoslovacco si era unito agli alleati già il 14 ottobre, e il Consiglio Nazionale degli Slavi dichiarò indipendente lo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi il 29 ottobre 1918. L'11 novembre 1918, il giorno in cui finì la guerra anche per l'Impero germanico, fu presentato a Carlo I la dichiarazione di rinuncia al potere da parte dell'assemblea nazionale provvisoria. Spinto dal primo ministro Heinrich Lammasch, firmò e sciolse l'ultimo governo k.k. guidato proprio da Lammasch, siglando così dopo oltre 600 anni la fine del dominio asburgico in Austria.[6][7]

 
Lettera di rinuncia firmato da Carlo I il 11 novembre 1918. L'originale andò distrutto in un incendio nel 1927

Il 12 novembre fu costituito il nuovo governo della Repubblica dell'Austria tedesca. Il 13 novembre Carlo I, ritiratosi nel frattempo con la famiglia al Castello di Eckartsau, firmò una simile rinuncia al potere anche per l'Ungheria. Con le due dichiarazioni rinunciò al potere ma non al trono, perché "Dio stesso gli aveva assegnato il trono in sacra fiducia", posizione fortemente condivisa dalla moglie Zita. Nei mesi seguenti continuò a rifiutare l'abdicazione al trono, diventando così persona non grata del giovane governo repubblicano.[8] Il 23 marzo 1919 Carlo e la famiglia imperiale anticipando il loro internamento da parte del governo sfuggirono sotto protezione inglese in direzione Svizzera. Fu re Giorgio V a ordinare la protezione della famiglia reale, in quanto voleva evitare un altro bagno di sangue come avvenne l'anno prima a Ekaterinburg.[9] Prima di trovare esilio in Svizzera, Carlo firmò a Feldkirch un manifesto, il cosiddetto Feldkircher Manifest, con cui revocava la sua dichiarazione di rinuncia firmata il 11 novembre 1918.[7]

Il 3 aprile 1919 il governo repubblicano austriaco si vide costretto a promulgare la cosiddetta legge asburgica (Habsburgergesetz), che decretò l'esilio perpetuo di tutti i membri della famiglia Asburgo-Lorena che non avessero rinunciato al potere e non avessero accettato la repubblica. Inoltre fu decretata la confisca dei loro beni.[6]

Un anno dopo Carlo I tentò due volte di riprendere il trono d'Ungheria. Il primo tentativo ebbe luogo nel marzo del 1921 e si spense sul nascere su consiglio dell'ammiraglio Miklós Horthy, che riuscì a convincere l'ex regnante del profondo odio verso il casato degli Asburgo che serpeggiava tra la popolazione ungherese; il secondo tentativo di Carlo I avvenne a ottobre dello stesso anno, nonostante il parere contrario dei suoi consiglieri. L'imperatore deposto venne fatto arrestare dallo stesso Horthy e deportato all'isola di Madera.[10][11]

Esilio e morteModifica

Dopo il secondo fallito tentativo di restaurazione in Ungheria, Carlo e la moglie Zita in stato di gravidanza furono detenuti alcuni giorni nell'Abbazia di Tihany. Il 1º novembre del 1921 furono condotti presso la città portuale di Baja, da dove furono imbarcati a bordo del monitore britannico HMS Glowworm e trasportati fino alle coste del mar Nero, dove vennero trasferiti sull'incrociatore leggero HMS Cardiff.

La loro meta finale era l'isola portoghese di Madera, dove arrivarono il 19 novembre 1921. Al fine di evitare che un terzo tentativo di restaurazione potesse essere messo in atto, il Consiglio delle potenze alleate aveva ritenuto l'isola il luogo detentivo migliore. Inizialmente la coppia e i loro figli vissero nella cittadina di Funchal a Villa Vittoria, accanto al Reid Hotel, da cui in seguito si trasferirono nella località di Quinta do Monte.

Carlo non lasciò mai Madera. Il 9 marzo del 1922, durante una passeggiata, prese freddo e la bronchite che contrasse venne da lui trascurata, trasformandosi in una polmonite. Subì in seguito due attacchi cardiaci e morì per insufficienza respiratoria il 1º aprile, alla presenza di sua moglie e di Ottone d'Asburgo-Lorena, rimanendo cosciente quasi fino ai suoi ultimi momenti. Le sue spoglie sono ancora sepolte sull'isola, nella Chiesa della Madonna del Monte, nonostante i vari tentativi di spostarle nella cripta degli Asburgo a Vienna. Il suo cuore e quello della moglie sono invece sepolti nell'abbazia di Muri in Svizzera.

BeatificazioneModifica

La campagna per la canonizzazione di Carlo d'Asburgo ebbe inizio nel 1949 quando si iniziarono a raccogliere delle testimonianze della sua santità nell'arcidiocesi di Vienna. Nel 1954 venne aperto il processo canonico e l'ex imperatore venne proclamato servo di Dio. Nel 1972 la sua tomba venne aperta e il suo corpo venne trovato incorrotto, fatto che spinse ulteriormente nel riconoscimento delle sue virtù cristiane.

Per promuovere la sua canonizzazione e per raccogliere testimonianze in merito, venne aperto anche un sito internet negli anni 2000 e il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, si fece promotore in prima persona di questa causa.

Il 14 aprile 2003, a Carlo d'Asburgo vennero riconosciute virtù eroiche per un cristiano e gli venne concesso il titolo di venerabile.

Il 21 dicembre 2003 la Chiesa cattolica riconobbe l'inspiegabilità di un miracolo accaduto ad una suora brasiliana malata di una particolare forma debilitante di vene varicose, la quale venne improvvisamente guarita completamente e senza l'intervento dei medici pregando per la beatificazione di Carlo d'Asburgo.

Il 3 ottobre 2004 è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Durante la cerimonia di beatificazione il pontefice disse che la principale preoccupazione di Carlo era stata quella «di seguire la vocazione del cristiano alla santità anche nella sua azione politica», in particolare nella qualità di promulgatore dell'assistenza sociale, e per questo avrebbe dovuto essere «un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!».[12]

Inoltre nell'occasione venne ricordata la strenua fede cattolica di cui l'imperatore si fece praticante in prima persona tanto da voler presenziare al Te Deum del Capodanno 1919. Alla domanda del perché voleva ringraziare il Signore nell'anno della sconfitta e nell'anno in cui perse tutto, Carlo rispose che «...l'importante è che i popoli abbiano ritrovato la pace...» e per questo bisognava ringraziare Dio[13]. Queste parole lo ponevano chiaramente in linea con quanto auspicato da papa Benedetto XV per la fine del primo conflitto mondiale e per l'idea di una pace universale dopo tanta distruzione. Fin dalla sua ascesa al trono del resto Carlo d'Asburgo aveva dimostrato non solo un'assoluta fiducia nel disegno universale di Dio per gli uomini, ma anche l'accettazione della corona come un dovere verso Dio e verso il suo popolo.

Contestazioni sulla beatificazioneModifica

Si sono avute numerose contestazioni e proteste a livello mondiale sulla beatificazione di Carlo I. La Gebetsliga (Kaiser Karl Gebetsliga für den Völkerfrieden), la Pia Unione di Preghiera che da anni perorava la causa di beatificazione, è tuttora invischiata in decine di procedimenti penali in Austria per atti di pedofilia ed abusi sessuali che i suoi alti prelati praticavano sui novizi; si parla di oltre 2000 casi documentati. Lo stesso presidente della Gebetsliga, il vescovo Kurt Krenn, che aveva minimizzato la vicenda definendo i fatti come "ragazzate", è stato in extremis formalmente invitato a non partecipare alla cerimonia di beatificazione.

Il dibattito inoltre è aperto anche sull'opportunità di beatificare un personaggio la cui figura è legata ai sanguinosi eventi della prima guerra mondiale, all'uso delle armi chimiche e alla dinastia degli Asburgo che diedero inizio al conflitto che provocò la dissoluzione di uno degli imperi più importanti della storia europea. Fra le ragioni della beatificazione contestatissima è stata l'affermazione che Carlo I si fece promotore dell'iniziativa di pace di Papa Benedetto XV, che definì il 1º agosto 1917 la guerra come una "inutile strage". Storicamente il 29 dello stesso mese infatti l'Imperatore austriaco firmava l'approvazione al generale Arthur Arz von Straussenburg per un attacco di sfondamento delle linee italiane tramite gas asfissianti, in quella che sarà denominata "Battaglia di Caporetto".

Queste polemiche e il dibattito che si è accesso in Austria scaturite dalla decisione del Vaticano hanno imperversato per mesi sulla stampa. Alfred Worm, considerato uno dei giornalisti austriaci più importanti del XX secolo, riferendosi all'unico miracolo di Carlo I accettato dal Vaticano ("la guarigione delle vene varicose di una suora polacca in Sudamerica") ha definito letteralmente la beatificazione di Carlo «una presa per i fondelli dei fedeli. Centinaia di migliaia di persone sono morte come martiri nei campi di concentramento. Loro non vengono fatti santi. La lobby dei monarchici ce la fa con le vene varicose. E l'Austria ufficiale applaude. Penoso».[14]

È stato inoltre evidenziato l'eccessivo costo dei procedimenti di beatificazione, tra cui quello di Carlo [15][16].

DiscendenzaModifica

 
Una moneta coniata nel breve periodo da imperatore di Carlo I

Dal matrimonio con Zita nacquero:

Nome Nascita Morte Note
Principe ereditario Otto 20 novembre 1912 4 luglio 2011 Sposa nel 1951 la principessa Regina di Sassonia-Meiningen (1925-2010), ha avuto 7 figli.
Arciduchessa Adelaide 3 gennaio 1914 2 ottobre 1971 Nubile e senza figli.
Arciduca Roberto 8 febbraio 1915 7 febbraio 1996 Sposa nel 1953 la principessa Margherita di Savoia-Aosta (n. 1930), ha avuto 5 figli.
Arciduca Felice 31 maggio 1916 6 settembre 2011 Sposa nel 1952 la principessa Anna Eugenia d'Arenberg (1925-1997), ha avuto 7 figli.
Arciduca Carlo Ludovico 10 marzo 1918 11 dicembre 2007 Sposa nel 1950 la principessa Yolanda di Ligne (n. 1923), ha avuto 4 figli.
Arciduca Rodolfo 5 settembre 1919 15 maggio 2010 Sposa nel 1953 la contessa Xenia Tschernichev-Besobrazova (1929-1968) e nel 1971 la principessa Anna Gabriele von Wrede (n. 1940), ha avuto 5 figli.
Arciduchessa Carlotta 1º maggio 1921 23 luglio 1989 Sposa nel 1956 Giorgio, duca del Meclemburgo (1899-1963), non ha avuto figli.
Arciduchessa Elisabetta 31 maggio 1922 7 gennaio 1993 Sposa nel 1949 il principe Enrico del Liechtenstein (1916-1991), ha avuto 5 figli.

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Francesco Carlo d'Asburgo-Lorena Francesco II d'Asburgo-Lorena  
 
Maria Teresa di Borbone-Napoli  
Carlo Ludovico d'Asburgo-Lorena  
Sofia di Baviera Massimiliano I di Baviera  
 
Carolina di Baden  
Ottone Francesco d'Asburgo-Lorena  
Ferdinando II di Borbone Francesco I delle Due Sicilie  
 
Maria Isabella di Borbone-Spagna  
Maria Annunziata di Borbone-Due Sicilie  
Maria Teresa d'Asburgo-Lorena Carlo d'Austria-Teschen  
 
Enrichetta di Nassau-Weilburg  
Carlo I d'Asburgo-Lorena  
Giovanni di Sassonia Massimiliano di Sassonia  
 
Carolina di Borbone-Parma  
Giorgio di Sassonia  
Amalia Augusta di Baviera Massimiliano I di Baviera  
 
Carolina di Baden  
Maria Giuseppina di Sassonia  
Ferdinando II del Portogallo Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Kohary  
 
Maria Antonia di Koháry  
Maria Anna Ferdinanda di Braganza  
Maria II del Portogallo Pietro I del Brasile  
 
Maria Leopoldina d'Asburgo-Lorena  
 

TitolaturaModifica

Grande

S.M.I. e R. Ap. Carlo I

per la grazia di Dio,

Imperatore d'Austria,

Re apostolico d'Ungheria, con il nome di IV, di Boemia, con il nome di III, di Dalmazia, Croazia, Slavonia, con il nome di IV, Galizia, Lodomiria e d'Illiria,

Re di Gerusalemme ecc.,

Arciduca d'Austria,

Gran Duca di Toscana e Cracovia,

Duca di Lorena, di Salisburgo, Stiria, Carinzia, Carniola e di Bucovina,

Gran Principe di Transilvania,

Margravio di Moravia,

Duca d'Alta e Bassa Slesia, di Modena, Parma, Piacenza e Guastalla, d'Auschwitz e Zator, di Teschen, del Friuli, di Ragusa e Zara,

Conte principesco d'Asburgo, di Tirolo, di Kyburg, Gorizia e Gradisca,

Principe di Trento e Bressanone,

Margravio d'Alta e Bassa Lusazia e in Istria,

Conte di Hohenems, Feldkirch, Bregentz, Sonnenberg, ecc.,

Signore di Trieste, di Cattaro e della Marca dei Vendi,

Gran Voivoda del Voivodato di Serbia,

ecc., ecc.

Media:

S.M.I. e R. Ap. Carlo I

per la grazia di Dio,

Imperatore d'Austria,

Re Apostolico d'Ungheria, con il nome di IV,

Re di Boemia, con il nome di III, di Dalmazia, Croazia, Slavonia, con il nome di IV, Galizia, Lodomiria e Illiria,

Arciduca d'Austria,

Gran Duca di Cracovia,

Duca di Lorena, Salisburgo, Stiria, Carinzia, Carniola, Bucovina, Alta e Bassa Slesia

Gran Principe di Transilvania,

Margravio di Moravia,

Conte principesco d'Asburgo e Tirolo ecc., ecc., ecc.

Piccola:

S.M.I. e R. Ap. Carlo I

per la grazia di Dio,

Imperatore d'Austria,

Re di Boemia, con il nome di III ecc., ecc.,

Re Apostolico d'Ungheria, con il nome di IV, ecc. [2]

OnorificenzeModifica

Onorificenze austro-ungaricheModifica

  Gran maestro dell'Ordine del Toson d'oro (Impero austro-ungarico)
— 21 novembre 1916
  Gran maestro dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico)
— 21 novembre 1916
  Gran maestro dell'Ordine militare di Maria Teresa (Impero austro-ungarico)
— 21 novembre 1916
  Gran maestro dell'Ordine imperiale della Corona Ferrea
— 21 novembre 1916
  Gran maestro dell'Ordine austriaco imperiale di Leopoldo
— 21 novembre 1916
  Gran maestro dell'Ordine imperiale austriaco di Francesco Giuseppe I
— 21 novembre 1916
  Gran maestro dell'Ordine imperiale austriaco di Elisabetta
— 21 novembre 1916
  Fondatore, Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giorgio (Casa d'Asburgo-Lorena d'Austria)
  Cavaliere d'Onore dell'Ordine teutonico
— 1917 (Protettore)
  Medaglia d'oro al merito militare (Signum Laudis)
  Medaglia militare per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe I (Signum Memoriae)
— 21 ottobre 1898
  Croce militare per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe I
— 14 agosto 1908

Onorificenze straniereModifica

  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Santa Sede)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Pontificio di San Gregorio Magno (Santa Sede)
  Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera)
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Massimiliano Giuseppe (Regno di Baviera)
  Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dinastico della Corona Wendica (Granducati di Meclemburgo)
— 24 agosto 1871
  Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia)
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine dell'Aquila rossa (Regno di Prussia)
  Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (Regno di Prussia)
  Croce di Ferro di I classe (mod. 1914, Regno di Prussia)
— 1914
  Croce di Ferro di II classe per combattenti (mod. 1914, Regno di Prussia)
— 1914
  Cavaliere di gran croce onorario dell'Ordine reale vittoriano (G.C.V.O. (hon.), Regno Unito)
«Espulso nel 1915»
  Medaglia dell'incoronazione di re Giorgio V (Regno Unito)
— 1911
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Fiorata (Regno di Sassonia)
  Cavaliere di gran croce dell'ordine militare di Sant'Enrico (Regno di Sassonia)
  Balì Cavaliere di gran croce d'onore e devozione con distinzione di Gerusalemme del Sovrano militare Ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM)

Onorificenze di ex Case regnantiModifica

  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Merito sotto il titolo di San Giuseppe (Casa Granducale d'Asburgo di Toscana)

NoteModifica

  1. ^ Carlo I d'Austria, in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.
  2. ^ a b c Coaloa, Carlo D'Asburgo, l'ultimo imperatore, p. 8.
  3. ^ (DE) Heeresfront- und Heeresgruppenkommandos (HFK/HGK), su archivinformationssystem.at. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  4. ^ (DE) Carls späte Berufung, su wk1.staatsarchiv.at. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  5. ^ Coaloa, Carlo D'Asburgo, l'ultimo imperatore, p. 35.
  6. ^ a b (DE) Das Ende der Habsburger, su mediathek.at. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  7. ^ a b (DE) Österreichisches Biographisches Lexikon 1815–1950, Volume 3, p. 238
  8. ^ (DE) Schloss Eckartsau: Kaiser Karl auf dem Weg ins Exil, su habsburger.net. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  9. ^ (EN) The Emperor and the soldier, su lewrockwell.com. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  10. ^ Dal sito SANTI E BEATI; Paolo Risso, Beato Carlo d'Asburgo, 04/01/2011.
  11. ^ Padre Paolo Maria Siano, Un Manuale per conoscere la Massoneria, Casa Mariana editrice, Frigento (AV),2012, p. 313.
  12. ^ Omelia di Giovanni Paolo II per la beatificazione di Carlo d'Austria
  13. ^ Biografia di Carlo I Archiviato il 7 giugno 2006 in Internet Archive.; Roberto Coaloa, Carlo d'Asburgo l'ultimo imperatore, Il Canneto editore, 2012
  14. ^ [1]
  15. ^ Ignazio Ingrao, Santi a peso d'oro. E il papa tenta l'ennesima riforma, Panorama, 2005
  16. ^ Gianluigi Nuzzi, Via Crucis. Da registrazioni e documenti inediti la difficile lotta di Papa Francesco per cambiare la Chiesa, Chiarelettere editore, 2015

BibliografiaModifica

  • Roberto Coaloa, Carlo d'Asburgo, l'ultimo imperatore, Il Canneto Editore, Genova, 2012
  • Mario Carotenuto, Carlo I d'Austria e la pace sabotata, edizioni Fede & Cultura, Verona 2010.

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