Apri il menu principale

Carlo Ludovico Bragaglia

regista italiano

BiografiaModifica

Origini, formazione ed esordiModifica

Terzogenito di Francesco Bragaglia (direttore generale della Casa di produzione Cines) e della nobildonna romana Maria Tassi-Visconti, il nome che gli venne imposto, Carlo Ludovico, era quello di un illustre zio di sua madre, Carlo Ludovico Visconti, esponente della famiglia romana di archeologi ed artisti (tra questi anche Ennio Quirino, archeologo e letterato, esponente del Neoclassicismo e console della Repubblica Romana negli anni 1798-99). Frequentò le scuole elementari a Frosinone, poi si trasferì con tutta la famiglia paterna a Roma, in via di Ripetta; frequentò con gran profitto gli studi classici, ginnasio e liceo, ed anche alcuni anni all'Università degli Studi di Roma La Sapienza per la facoltà di giurisprudenza, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Quindi partecipò alla Grande Guerra, rimanendo gravemente ferito e meritando due Croci di Guerra e la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Per aver riportato la frattura delle costole, fu a lungo ricoverato all'Ospedale militare del Celio, venendo riconosciuto "Grande Mutilato di seconda categoria", e nominato, in seguito, cavaliere di Vittorio Veneto.

Iniziò, insieme al fratello Arturo, come fotografo e ritrattista di dive del cinema: sono di quel tempo le immagini mirabili di Lyda Borelli e di Leda Gys, di Francesca Bertini e di Italia Almirante Manzini, i numerosi ritratti d'arte di artisti insigni, poeti, giornalisti (basti ricordare Lucio D'Ambra e Marco Praga, Luigi Pirandello e Filippo Tommaso Marinetti, Giorgio De Chirico e Alfredo Casella). Il suo spirito innovativo ebbe particolare fortuna già con la fotografia. Fu lui il primo a realizzare pose con chiome al vento[senza fonte] (con l'aiuto di primordiali ventilatori), e a "registrare" languidi sorrisi, furtivi ammiccamenti, svenevoli espressioni delle dive del cinema muto. Proprio in questo periodo prese parte, col fratello Anton Giulio, al movimento futurista, inventando la "Fotodinamica".

Nel 1918 con il fratello Anton Giulio fondò la "Casa d'arte Bragaglia", punto d'incontro di pittori, scultori e cineasti. Quattro anni dopo, sempre con il fratello, fondò il "Teatro degli indipendenti", dedicato all'avanguardia e alla sperimentazione, dove tra il 1922 e il 1930 firmò oltre venti regie teatrali. A partire dal 1930 si dedicò al cinema, che proprio in quel periodo passò dal muto al sonoro. Entrò alla Cines come fotografo: passò quindi al montaggio, alla sceneggiatura ed ai documentari. Esordì come regista nel 1933 con O la borsa o la vita, tratto dall'omonima commedia radiofonica, nel quale fuse come "espressione artistica" audaci esperimenti di contaminazione di diversi moduli dell'avanguardia. In seguito, a Bragaglia venne consentito di realizzare unicamente opere commerciali, cui diede però la sua esperienza e la sua sicura mano di regista.

Telefoni bianchiModifica

Divenne maestro del filone dei telefoni bianchi specializzandosi particolarmente nel genere comico. Ma la rilevanza, se non altro commerciale, dei suoi film, è documentata dal fatto che egli si trovò a dirigere negli anni trenta gli attori più importanti dell'epoca. Conservò inalterata la capacità di evadere dalle catene commerciali con La fossa degli angeli definito dal Filmlexicon il suo capolavoro.

ApogeoModifica

Nel 1939 firmò Animali pazzi, secondo film interpretato da Totò e primo dei sei che la coppia realizzò insieme. Si cimentò in vari generi, anche se ebbe successo soprattutto con le commedie brillanti. Oltre a Totò, Carlo Ludovico Bragaglia diresse i più importanti attori italiani fra i quali i fratelli De Filippo (Eduardo, Titina e Peppino in Non ti pago!), Vittorio De Sica (Un cattivo soggetto) e Aldo Fabrizi (I quattro moschettieri). Abbandonò il cinema negli anni sessanta, dopo aver firmato 64 film in 30 anni di attività; nell'ultima parte della sua vita si dedicò soprattutto alla poesia.

Regista prolifico, Bragaglia portò nel cinema italiano l'amore per il nonsense e il surreale e moduli di lavoro di tipo efficientista, già comuni negli altri paesi ma ancora sconosciuti in Italia, dove il cinema continuava ad avere connotazioni artigianali.

Negli anni 50 diresse anche qualche commedia televisiva negli studi della RAI di Roma. Fu il patrigno del produttore Gianni Buffardi, che finanziò le ultime tre pellicole dirette dal regista.

Ultimi anniModifica

Nel 1994, in occasione del suo centesimo compleanno, presenziò alla retrospettiva che gli fu dedicata dal Festival di Locarno. La sua ultima fatica fu un documentario sull'isola di Capri, che amò particolarmente.

Morì nel 1998, all'età di 103 anni. Riposa nel cimitero del Verano.

FilmografiaModifica

RegistaModifica

Prosa televisiva RaiModifica

  • La foresta pietrificata di Robert E. Sherwood, regia di Carlo Ludovico Bragaglia, trasmessa il 15 febbraio 1957.

OnorificenzeModifica

Albero genealogicoModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
 
 
 
Antonio Bragaglia  
 
 
 
Francesco Bragaglia  
 
 
 
Carmine Stella  
 
 
 
Carlo Ludovico Bragaglia  
Ubaldo Tassi  
 
 
Emidio Tassi  
 
 
 
Maria Tassi-Visconti  
Ennio Quirino Visconti iuniore Alessandro Visconti  
 
 
Bianca Maria Visconti  
 
 
 
 

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Leonardo Bragaglia, "Carlo Ludovico Bragaglia. I suoi film, i suoi fratelli, la sua vita", 2009, Persiani Editore, ISBN 9788890200397

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN54407893 · ISNI (EN0000 0001 1444 468X · SBN IT\ICCU\CFIV\033141 · LCCN (ENn94019101 · GND (DE120282453 · BNF (FRcb14653391g (data) · WorldCat Identities (ENn94-019101