Carlo Marcellini

Carlo Marcellini (Firenze, 1643Firenze, 22 giugno 1713) è stato uno scultore, architetto e scrittore italiano.

BiografiaModifica

Carlo Marcellini inizia come orafo poi si unisce al pittore Felice Ficherelli. Dopo la morte del maestro (1660), iniziò la sua formazione come scultore nello studio di Bartolomeo Cennini .

Nel 1671 Cosimo III lo mandò a Roma per studiare con Ercole Ferrata nell’Accademia granducale di Roma.

Dal 1672 Ferrata fu sostenuto da Ciro Ferri, che addestrò Carlo Marcellini nel disegno e nella modellazione.

Tra il 1672 e il 1674, Carlo Marcellini collabora con Ferri e realizza gli Angeli del ciborio della chiesa Nuova di Roma. Negli stessi anni frequentò anche l'Accademia di San Luca, dove nel 1672 vinse il primo premio di scultura di «Prima classe» con un bassorilievo in terracotta rappresentante il mito di Deucalione e Pirra (perduto).

Lo scultore e decoratoreModifica

Dal 1673, iniziò a realizzare i suoi primi ordini autonomi tra cui il Busto di Galileo Galilei, attualmente al Museo di Storia della Scienza di Firenze.

Nel 1676 fu richiamato a Firenze per preparare il modello di monumento equestre per il Granduca Ferdinando II di Medici (mai realizzato) e trasferito nell'antica bottega Cennini «alla Sapienza», rimase libero alla morte del maestro.

Nel 1677 collaborò con Ferrata al restauro di statue antiche.

Dal 1677 al 1685, partecipò alla decorazione della cappella della chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi.

Nel 1677 fu ammesso alla Accademia delle arti del disegno.

Tra il 1679 e il 1683 lavorò per Ferdinando II a Pratolino; nel 1683 fu coinvolto nelle decorazioni della cappella Corsini a Santa Maria del Carmine dove, sotto la direzione di Giovanni Battista Foggini, scolpì un Dio Padre di marmo in cima all'altare maggiore.

Tra il 1685 e il 1686 Carlo Marcellini ricevette commissioni dalla granduchessa vedova Vittoria della Rovere per la sua Villa di Poggio Imperiale, poi per la realizzazione del monumento funerario di Vincenzo Farinola, morto nel 1686 (San Marco, Firenze).

ArchitetturaModifica

Nel 1685 Carlo Marcellini iniziò la sua carriera come architetto, creando l'Ospizio per i Pellegrini (distrutto), commissionato da D. Melani. Tra il 1701 e il 1710 realizzò il più importante risultato architettonico della sua carriera, la chiesa dell'Ospedale San Giovanni di Dio. La struttura dell'edificio fu completata nel 1702, la facciata tra il 1707 e il 1708. Carlo Marcellini, che non chiedeva alcun emolumento, voleva collegare il suo nome all'edificio scegliendolo come luogo di sepoltura.

ScenografiaModifica

Carlo Marcellini è anche coinvolto come scenografo quando allestisce spettacoli e crea decori effimeri per la progettazione di macchine ornamentali o festive: ad esempio per il Carnevale (1683); la liberazione di Vienna (1683); la liberazione di Buda (1686); Mascherata per il matrimonio di Anna Maria Luisa de' Medici (1691) e, nel 1694, responsabile del catafalco per i funerali di padre F. Franci. (San Filippo Neri, Firenze).

LetteraturaModifica

Nel 1676 a Roma, Carlo Marcellini pubblica sotto lo pseudonimo di Merlin Caracolli, la commedia L'amante spiantato, messa in scena anche dopo la morte dell'artista nel 1715 (Firenze, Biblioteca Nazionale, Poligrafo Gargani, 1210, n° 225). Ha scritto molte poesie di cui solo una parte è stata pubblicata e ha partecipato all'attività di varie Accademie fiorentine tra cui l'Accademia dell'Arsura, di cui è stato uno dei fondatori con il nome di «Spiantato».

Carlo Marcellini morì a Firenze il 22 giugno 1713[1].

BibliografiaModifica

  • Arch. di Stato di Firenze, Arte dei medici e speziali, 262, c. 74v;
  • Biblioteca Marucelliana, Mss., C. 27: Libro di ricordi di Folco Portinari (1711-20), c. 89, Firenze;
  • Biblioteca Nazionale, Poligrafo Gargani, 1210, nn. 215-223; 1211, nn. 42-46;
  • Ibid., Magl., Cl. IX.66: G. Cinelli, La Toscana letterata, parte prima, ovvero storia o catalogo degli scrittori fiorentini;
  • F. M. N. Gabburri, Vita di C. M., in K. Lankheit, Florentinische Barockplastik. Die Kunst am Hofe der Letzten Medici, 1670-1743, München 1962, p. 227;
  • GC Sagrestani, Vita di C. M. fiorentino, ibid., p. 238, Il rapido di artisti dei secoli XVII-XVIII, cura di A. Matteoli, in Commentari, XXII [1971], 2-3, p. 193;
  • F. Bocchi - G. Cinelli, Le bellezze della città di Firenze, Firenze, 1677, p. 100;
  • R. Del Bruno, Ristretto delle cose più notabili della città di Firenze, Firenze 1733, p. 59;
  • P. A. Orlandi, Abecedario pittorico, Venezia 1753, p. 360;
  • G. Richa, Notizie istoriche delle chiese Fiorentine divise ne' suoi quarteri, IV, Firenze, 1756, p. 35;
  • G. Bottari - S. Ticozzi, Raccolta di lettere sulla pittura, scultura ed architettura, Milano, 1822, II, p. 68;
  • F. Baldinucci, Notizie de 'professori del disegno da Cimabue in qua, cura di F. Ranalli, V, Firenze, 1847, p. 393;
  • F. Fantozzi, Nuova guida ovvero descrizione storico-artistico-critica della città e dintorni di Firenze, Firenze, 1857, pp. 416, 529, 708, 741;
  • F. Büttner, Die ältesten Monumente für Galileo Galilei in Florenz, nel Barock in der Toskana Kunst, München 1976, pp. 105–108;
  • B. Rieder Grohs, Florentinische Feste Spätbarock, Francoforte a. M. 1978, p. 300;
  • La civiltà del cotto: arte della terracotta nell'area fiorentina dal XV al XX secolo (catal.), Impruneta, 1980, p. 132;
  • E. Chini, La chiesa e il convento dei S. Michele e Gaetano a Firenze, Firenze, 1984;
  • C. Cresti, L'architettura del Seicento a Firenze, Roma, 1990, pp. 230–248, 263-275;
  • L. Monaci Moran - S. Meloni Trkulja, Cappella Corsini a S. Maria del Carmine, in Cappelle barocche a Firenze, cura di M. Gregori, Cinisello Balsamo 1990, p. 156;
  • P. Pacini, Cappella di S. Maria Maddalena da 'Pazzi nella chiesa omonima, ibid., pp. 177–180;
  • M. Visonà, C. M. accademico Spiantato nella cultura fiorentina tardobarocca, Pisa 1990;
  • R. Roani Villani, Un'aggiunta in margine presso CM, in Paragon, XLII (1991), 491, pp. 80–85;
  • M. C. Fabbri, La cappella Corsini, in La chiesa di S. Maria del Carmine a Firenze, cura di L. Berti, Firenze, 1992, pp. 283–312;
  • J. Montagu, Gold, silver and bronze. Metal sculpture of the Roman Baroque, New Haven, CT-London 1996, pp. 56–58;
  • M. Visonà, La cappella di S. Giovanni Gualberto. Ill rinnovamento della chiesa, in Vallombrosa. Santo e meraviglioso luogo, a cura di R. P. Ciardi, Pisa, 1998, pp. 179–201;
  • L. Arachi - P. Gentilini, La grotta di Palazzo Corsini a Firenze, in Commentari d'arte, VI (2000), 15-17, pp. 78–91;
  • M. Visonà, Accademia di Cosimo III a Roma (1673-1686), in Storia delle arti in Toscana. Il Seicento, cura di M. Gregori, Pisa 2001, pp. 165–176; Id., La Scultura a Firenze alla fine del secolo, pp. 201–205, 214;
  • F. Freddolini, Convenuto, firmato et accordato. Scultori, cortigiani e committenti a Firenze, 1670-1743, tesi di laurea, Università degli studi di Pisa, 2002, pp. 240–243;
  • R. Spinelli, Modellato a regola d'arte . Lo stucco nelle decorazioni fiorentine, in La grande storia dell'artigianato, cura di R. Spinelli, V, Firenze 2002, pp. 120–124;
  • D. Zikos, Giuseppe Piamontini: Il sacrificio di Isacco di Anna Maria Luisa de' Medici, elettrice Palatina, Milano, 2005, pp. 41, 61;
  • F. Freddolini, Effigi d'insegna e singolare virtù. Monumenti funebri dei professori dello Studio tra Sei e Settecento, in Scultura a Pisa tra Quattro e Settecento. I monumenti dei professori dello Studio, cura di C. M. Sicca, Pisa, 2007, pp. 92, 97, 103;
  • S. Blasio, in Repertorio della scultura fiorentina del Seicento e Settecento, cura di G. Pratesi, I, Firenze, 1993, p. 5;
  • G. K. Nagler, Neues Allgemeines Künstler-Lexicon, VIII, p. 296;
  • U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXIV, p. 57;
  • The Dictionary of Art, XX, p. 385.

NoteModifica

  1. ^ Arch. di Stato di Firenze, Ufficiali poi Magistrato della Grascia, 198, c. 319v

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