Carme XLIX

1leftarrow blue.svgVoce principale: Liber (Catullo).

Il Carme 49 di Catullo è uno dei più famosi componimenti del Liber, ovvero la raccolta delle opere dell'autore, compilata probabilmente dopo la sua morte in maniera arbitraria, secondo un ordine legato alla metrica dei singoli componimenti, piuttosto che cronologico o tematico.

Nel Carme 49, intitolato genericamente A Cicerone, Catullo rivolge un particolare ringraziamento a Cicerone per un motivo non ancora certo; il componimento è stato talora interpretato, in passato, come un sincero omaggio del poeta all'oratore, ma il tono stranamente magniloquente e pomposo, in contrasto con la consueta raffinatezza e leggerezza della poesia catulliana, fa pensare piuttosto ad una rude invettiva mascherata da finti elogi e toni sarcastici.

Si ricordi che Marco Tullio Cicerone era un contemporaneo di Catullo e che non era certo un estimatore dei Poetae novi, per i quali coniò tale epiteto (con significato dispregiativo), con cui si designa tuttora il movimento. Attaccò inoltre duramente Clodia, la donna di cui il giovane poeta s'innamorò perdutamente, in quanto fu avvocato difensore del suo ex amante Celio Rufo, e parlò dei suoi poco morigerati costumi nella causa contro Clodio, avversario di Cicerone e fratello della donna.

AnalisiModifica

(LA)

«Disertissime Romuli nepotum,
quot sunt quotque fuere, Marce Tulli,
quotque post aliis erunt in annis,
gratias tibi maximas Catullus
agit pessimus omnium poeta,
tanto pessimus omnium poeta,
quanto tu optimus omnium patronus.»

(IT)

«O (tu che sei) il più eloquente dei Romani,
quanti sono e ce ne furono, Marco Tullio,
quanti ce ne saranno negli anni a venire,
ti rende un grandissimo ringraziamento Catullo
il poeta peggiore di tutti,
tanto il poeta peggiore di tutti,
quanto tu l'avvocato migliore di tutti.»

(Carme 49)

Il componimento è in endecasillabi faleci. Nel primo verso Catullo utilizza la perifrasi 'Romuli nepotum' per rimandare al fatto che in realtà Cicerone non sia affatto un romano, poiché proveniente dalla Sabina, dunque, invece di usare il termine 'filium' sceglie 'nepotum', indicando un'inferiorità. Descrive Marco Tullio come il più facondo (esagerazione di disertus, non eloquens: indica una dote non del tutto positiva) tra i discendenti di Romolo. Già qui si può trovare una vena sarcastica: l'oratore non poteva vantare un'origine patrizia né propriamente romana (era infatti un Homo Novus, il primo membro avviato al cursus honorum di una famiglia che mai prima aveva dato magistrati allo Stato, originario di Arpino), come talora gli ricordavano i suoi avversari politici (Catilina lo aveva definito un "inquilino della città di Roma"). Nell'ultimo verso, poi, Catullo fregia Cicerone dell'epiteto "optimus omnium patronus", dall'ambiguo significato. In latino, infatti, può significare "il miglior difensore tra tutti [i difensori]", alludendo pertanto alla grande abilità oratoria dimostrata da Cicerone durante la sua carriera, oppure, ed è questa la tesi dei sostenitori dell'interpretazione "sarcastica" del carme, può valere "il migliore difensore di tutti", sottintendendo una velata accusa nei confronti dell'oratore che, pur di guadagnare, sarebbe disposto a difendere chiunque, anche i più efferati criminali o politici corrotti.

BibliografiaModifica

  • Giovanna Garbarino-Lorenza Pasquariello, Latina, Pearson Paravia Bruno Mondadori, Varese 2008. ISBN 978-88-39-500-13-7