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Carnevale di Roma

festa di Roma nel periodo precedente alla Quaresima

«Il Carnevale di Roma non è una festa che si offre al popolo, bensì una festa che il popolo offre a se stesso[1]... a differenza delle feste religiose di Roma, il Carnevale non abbaglia lo sguardo: non ci sono fuochi d'artificio, né illuminazioni, né brillanti processioni. Tutto ciò che accade è che, ad un dato segnale, tutti hanno il permesso di essere pazzi e folli come gli piace, e quasi tutto, tranne i pugni e le pugnalate, è lecito»

(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, 1788[2])
Johannes Lingelbach, Carneval in Rom

Il Carnevale di Roma, o Carnevale romano, si festeggia a Roma nel periodo dell'anno che precede la Quaresima; fortemente ispirato ai Saturnalia degli antichi Romani, il carnevale fu uno dei principali festeggiamenti della Roma pontificia[3].

Indice

StoriaModifica

«Oggi arfine per ordine papale
Cor protesto e la scusa der collèra,
Ma ppe un'antra raggione un po' ppiù vera
Er Governo ha inibbito er carnovale.
(da Er carnovale der '37, 20 gennaio 1837)[1]»

Le origini del carnevale romano risalgono ai Saturnali, festività religiose dell'antica Roma caratterizzate da divertimenti pubblici, riti orgiastici, sacrifici, balli e dalla presenza di maschere.

A partire dal X secolo si svolsero festeggiamenti carnascialeschi sul monte Testaccio, con l'intento di richiamare l'antica festività romana. Dalla metà del XV secolo i giochi, per volontà di papa Paolo II, si svolsero in via Lata (attuale via del Corso).

L'evento principale era la corsa dei cavalli berberi: tanti nobili, reali, artisti e viaggiatori accorrevano a Roma per la corsa e ne lasciarono traccia nei loro scritti; esso fu inoltre un tema ricorrente in numerose vivaci stampe e dipinti. Esso si tenne annualmente, con alcune eccezioni, ad esempio nel 1829 per la morte del papa Leone XII.

Pochi anni dopo l'Unità d'Italia, nel 1874, Vittorio Emanuele II decise di abolire per sempre questo evento a causa della morte di un giovane che assisteva alla corsa e fu travolto e ucciso: questo fatto segnò così l'inizio del declino del Carnevale romano.

 
Il Carnevale di Roma in Via del Corso nel 1836. In fondo, si nota l'Obelisco Flaminio a Piazza del Popolo.

SpettacoliModifica

PersonaggiModifica

La principale maschera del carnevale romano era Rugantino, ma erano presenti anche i vari Norcini, Aquilani, Facchini e i Pulcinelli romani[4] nonché Meo Patacca, il generale Mannaggia La Rocca, il nobile credulone Cassandrino, don Pasquale de' Bisognosi, il burattinaio Ghetanaccio (personaggio del Settecento rappresentato col teatrino sulle spalle), il Dottor Gambalunga (raffigurato con grandi occhiali, tunica nera e libro in mano) e la Zingara[5].

Il carnevale romano nella letteraturaModifica

«Così, giorno dopo giorno, l'attesa si alimenta e si rinfocola finché, poco dopo mezzodì, una campana dal Campidoglio dà il segnale che sotto la volta del cielo tutti possono abbandonarsi alla follia.
Questo è il momento in cui il severo cittadino romano, che per tutto l'anno s'è ben guardato dal compiere passi falsi, depone istantaneamente la sua gravità e la sua moderazione.»

(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, 1788)
  • Il poeta romanesco Luigi Zanazzo ambienta nel carnevale la sua poesia Li moccolétti.

Il carnevale romano nella pitturaModifica

Il carnevale romano fu ritratto dal pittore tedesco Johann August Krafft, a lungo attivo a Roma.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Claudio Rendina, Enciclopedia di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 2005, ISBN 88-541-0304-7.
  • Johann Wolfgang von Goethe, Luigi Rava, Viaggio in Italia, il carnevale di Roma: le canzoni, le danze e i teatri romani, Officina poligrafica italiana, 1905.
  • Alessandro Ademollo, Il carnevale di Roma nei secoli XVII e XVIII.: Appunti storici con note e documenti, Vol. 2. A. Sommaruga, 1883.
  • Vincenzo Forcella, Tornei e giostre: ingressi trionfali e feste carnevalesche in Roma sotto Paolo III, Artigianelli, 1885.

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