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Carristi sovietici durante l'inverno 1942-1943

I carristi sono una specialità dell'Arma di Cavalleria.

Indice

StoriaModifica

Dalle origini alla seconda guerra mondialeModifica

I carristi hanno visto la luce sul finire della prima guerra mondiale come una nuova specialità della Fanteria, che si avvaleva dell'impiego di un nuovo mezzo da combattimento, il carro armato. Il 1º settembre 1918 venne costituita a Verona una Sezione Speciale Carri Armati che prendeva il nome di "Reparto Speciale di marcia carri d'assalto".[1]

L'interesse delle autorità militari italiane per questa macchina da guerra si manifestò e si sviluppò dopo la comparsa dei primi carri sul fronte di guerra francese in occasione della battaglia della Somme del 15 settembre 1916.[2]

Il Regio Esercito Italiano iniziò comunque ad interessarsene con molta cautela in quanto l'introduzione dei rivoluzionari e costosissimi mezzi bellici avrebbe richiesto un addestramento specifico di quadri e truppa e la disponibilità di specialisti per la logistica che allora erano del tutto mancanti, mancando inoltre, una precisa idea di come impiegare i carri armati in combattimento ed esisteva una diffusa diffidenza circa le loro reali possibilità d’affermarsi sul campo di battaglia.[2]

Il primo ufficiale italiano incaricato di interessarsi alla modernissima arma e poi idealmente considerato il "fondatore" dei carristi italiani, fu un ufficiale di artiglieria, il capitano Alfredo Bennicelli, che nei primi mesi del 1917, per ordine del ministro della Guerra Vittorio Italico Zupelli, si recò in missione nelle Fiandre per visionare i primi esemplari di carro armato impiegati da Francia e Inghilterra e in seguito diresse tutte le prove tecnico-dimostrative sui carri affluiti in Italia, dopo avere ottenuto dalla Francia un esemplare di carro Schneider allo scopo di sperimentarne le caratteristiche sul fronte italiano. Le prove svolte a Tricesimo diedero buoni risultati per cui l'Italia richiese altri esemplari ai francesi, che però non ritennero di doverli concedere, riuscendo alla fine ad ottenere, sia pure dopo molte insistenze quattro Renault FT.[2]

Nel 1918 la Fiat progettò e realizzò di propria iniziativa due esemplari del carro Fiat 2000, dotato un motore da 600 cavalli, che consentivano al mezzo di raggiungere una velocità di 6 km/h, con un equipaggio di 10 uomini e armato di un cannone da 65 mm installato in torretta e sette mitragliatrici, ma la fine del primo conflitto mondiale nel novembre 1918 non consentì al Regio Esercito di sperimentare la nuova arma sul campo di battaglia.[2]

Il primo ente addestrativo per l’impiego dei carri armati venne istituito nel 1918 a Verona presso la Sezione speciale per l’istruzione sui trattori cingolati del "Reparto di Marcia Trattrici d’Artiglieria", unico ente presso il quale esisteva, all’epoca, il personale con le cognizioni meccaniche indispensabili per il mantenimento e l'impiego dei mezzi cingolati, in seguito trasformato in "Reparto Speciale di marcia carri d'assalto" ente addestrativo il cui compito era di impartire ad Ufficiali e Truppa volontari provenienti da tutte le armi, una prima istruzione sulla condotta dei carri armati tipo Schneider e Renault, ente che venne sciolto il 5 marzo 1919 con il trasferimento a Roma dei carri.[2]

Il primo vero e proprio reparto di carri armati del Regio Esercito fu la "Batteria Autonoma Carri d’assalto", costituita a Torino nel dicembre 1918 in seno all'Arma di Artiglieria ed articolata su due sezioni di quattro e tre carri, la prima con tre Renault FT e un Fiat 2000 e la seconda con un Fiat 2000, uno Schneider CA1 e un Renault FT, con 2 Ufficiali e 17 tra Sottufficiali e truppa e posta al comando di un Capitano.[2] Nel febbraio del 1919, una sezione della 1ª Batteria autonoma carri d’assalto fu inviata, con due carri Renault 17 ed il Fiat 2000, in Tripolitania per un breve ciclo operativo contro gli arabi ribelli, che rientrata in patria dalla Tripolitania, lasciando a Tripoli il suo Fiat 2000, venne destinata a Nettuno, presso il poligono di artiglieria ancora oggi esistene, alle dipendenze amministrative del 13º Reggimento artiglieria da campagna di stanza in Roma nella caserma di Castro Pretorio. Successivamente l'intera 1ª Batteria venne acquartierata dapprima presso la caserma del 1º Reggimento Granatieri per essere poi trasferita a Castro Pretorio e nel settembre del 1919 venne raggiunta dal carro Schneider proveniente dall'autoparco di Verona. Il 21 novembre 1919, la specialità "carri armati" transitò nell'Arma di Fanteria e, nel dicembre successivo, la batteria, ribattezzata dapprima "Compagnia autonoma carri armati" e successivamente "Compagnia carri armati", venne trasferita nei baraccamenti di San Lorenzo a Roma. Nel mese di maggio dello stesso anno tutti i carri allora in dotazione al Regio Esercito vennero riuniti presso la Scuola centrale di artiglieria di Nettuno dove venne costituita la "Scuola di condotta carri d'assalto" alle dipendenze della Direzione Generale di artiglieria.[2]

Nel giugno del 1920, la Fiat approntò il primo esemplare di carro Fiat 3000 che si rifaceva quasi del tutto con alcune modifiche, al carro armato francese Renault FT, la cui progettazione venne avviata dalla Fiat nel 1918 poiché i francesi avevano ceduto solamente quattro Renault FT e, vista la sorprendente adattabilità del carro al territorio italiano, si voleva dotare il Regio Esercito di un carro d'assalto similare. Vennero ordinati 1 200 esemplari da consegnare a partire da maggio 1919 al ritmo di 200 mezzi al mese, ma la fine del conflitto comportò la riduzione dell'ordine a soli 100 esemplari, la cui consegna, a causa della difficile situazione interna del paese, slittò al giugno 1920. Il carro entrò in servizio nel 1921 con la denominazione ufficiale di Fiat 3000. Nello stesso anno veniva costituito il "Gruppo carri armati" dotato di carri Fiat 3000 ordinati in tre squadriglie.[2]

Il 7 gennaio 1923 venne disposta la creazione del "Reparto carri armati", che venne costituito il 23 gennaio successivo, e accasermato al Forte Pietralata, con compiti di formazione, addestramento e mobilitazione delle unità carriste ed era organo di studio sperimentale della nuova specialità; la responsabilità di tali studi rimaneva comunque di competenza della Direzione superiore del servizio tecnico di artiglieria.[2]

Nell'agosto del 1923 il 1º gruppo iniziò a ricevere i primi carri Fiat 3000 e nel febbraio 1924, al 1º gruppo carri se ne affiancò un secondo uguale per un totale di 25 carri armati Fiat 3000. Fino al 16 luglio 1923 i militari di truppa del "Reparto carri armati" rimasero effettivi al 13º Reggimento di artiglieria da campagna.[2]

Il primo Comandante del "Reparto carri armati" fu il Colonnello di Fanteria Noè Grassi che coniò, per primo, il termine "carristi". Il 9 giugno 1924 il Reparto si trasferì al Forte Tiburtino.[2]

Il motto del "Reparto carri armati" era: "Pondere Ignique Auxilium Fert" (in italiano: "Reca aiuto con il peso e con il fuoco") motto che lasciava trasparire quali fossero i criteri di impiego dei carri armati, intesi come elemento di supporto all’azione della fanteria.[2]

Alla fine del 1924, il "Reparto carri armati" contava su una forza di 62 carri Fiat 3000 e il 1º dicembre 1924 poteva avviarsi il primo corso per Ufficiali carristi.[2]

Con la legge nº 396 dell'11 marzo 1926, veniva ufficialmente costituiva in seno all'Arma di Fanteria la "specialità carri armati” per la cui formazione si attingevano Ufficiali da tutte le altre Armi e Corpi dell’Esercito. Il Reparto diventò così "Centro di formazione carri armati" su due gruppi d'istruzione.[2]

Il 1º ottobre 1927 a Roma, presso "Forte Tiburtino", venne costituito il "Reggimento carri armati" formato da Comando, Deposito e cinque battaglioni, due dei quali a Roma e uno a Udine, Codroipo e Bologna su quattro compagnie di due plotoni carri, con carri "Fiat 3000" in dotazione.[2]

 
Carristi americani a bordo di un M24 Chaffee il 14 aprile 1945 a Vergato

Nel 1931 il comando del "Reggimento carri armati" venne trasferito da Roma a Bologna.[2]

I Carristi iniziarono a maturare esperienza operativa partecipando con i loro piccoli carri L3/35 a tutte le imprese coloniali e l'11 novembre 1935, in Somalia ad Hamanlei, due carristi 1ª compagnia carri d’assalto della Somalia "Ardita" meritarono le prime ricompense al Valor Militare concesse alla memoria rispettivamente del capocarro, il Sergente maggiore Giovanni Sarotti, decorato di medaglia d'oro al valor militare e del pilota del carro, il carrista Fao Occidente, decorato di medaglia d'argento al valor militare. Il carro L3/35, a bordo del quale caddero i primi due eroi carristi, fortunosamente riportato in Italia, costituisce il primo cimelio della tradizione dei carristi un tempo esposto al Museo delle colonie, è stato conservato presso il Museo dei carristi di Roma e in seguito all'indisponibilità dello stabile presso cui era ospitato il Museo è ora esposto nel "Sacrario dei carristi", nell'area archeologica in Piazza Santa Croce in Gerusalemme, insieme ad altri carri storici.[2]

Anche l'Arma di Cavalleria iniziò a dotarsi in via sperimentale, parzialmente e soltanto di carri leggeri, a partire dal 27 ottobre 1933, con almeno undici anni di evidente ritardo, con i criteri di impiego dei carri armati, intesi come elemento "che spiana la via ai reparti a cavallo".[2]

La specialità ebbe un rapido sviluppo e il "Reggimento carri armati" dal 1935 al 1936 diede vita ai seguenti reparti

Battaglioni carri d’assalto per Corpo d'armata
  • I Battaglione carri "Ribet"
  • II Battaglione carri "Berardi"
  • III Battaglione carri "Paselli"
  • IV Battaglione carri "Monti"
  • V Battaglione carri "Suarez" poi "Venezian"
  • VI Battaglione carri "Lollini"
  • VII Battaglione carri "Vezzani"
  • VIII Battaglione carri "Bettoia"
  • IX Battaglione carri "Guadagni"
  • X Battaglione carri "Menziger"
  • XI Battaglione carri "Gregorutti"
  • XII Battaglione carri "Cangialosi"
Battaglioni coloniali carri d'ssalto
  • XX Battaglioni carri "Randaccio" (Eritrea e Libia)
  • XXI Battaglioni carri "Trombi" (Libia)
  • XXII Battaglioni carri "Coralli" (Libia)
  • XXIII Battaglioni carri "Stennio"
  • XXXI Battaglioni carri "Cerboni"
  • XXXII Battaglioni carri "Battisti" (Libia)
Altri reparti
  • Squadrone speciale carriveloci (Somalia);
  • Squadriglia speciale "S" (Somalia);
  • Sezione autoblindo Fiat 611 (Somalia);
  • V Gruppo Squadroni carri veloci (Somalia);
  • Battaglioni carri d'assalto, IX, XXIII, XXIV, XXXI;
  • Compagnia complementi per il 2º Reggimento bersaglieri
  • Compagnia carri d'assalto per la Sardegna

L'esperienza dei carristi maturò anche nella Guerra di Spagna dove il 16 agosto 1936 sbarcò un nucleo di 10 istruttori con cinque carri veloci, che partecipò ai primi aspri combattimenti a Navalcareno. L'11 febbraio del 1937 venne costituito il "Raggruppamento carri d’assalto e autoblindo", articolato su cinque compagnie carri che poco più tardi divenne "Raggruppamento reparti specializzati", ribattezzato poi nell'estate del 1937 "Raggruppamento carristi" ed affidato inizialmente al comando del Colonnello carrista Valentino Babini e poi al Colonnello Roberto Olmi, proveniente dagli Alpini, che ne rimase al comando sino alla fine della guerra civile.[2]

Con la circolare nº 33700 del 9 maggio 1936 del Gabinetto del Ministro della guerra venne specificato che i "carri armati d'assalto" erano quelli leggeri in dotazione alla fanteria, i "carri armati veloci" erano quelli leggeri in dotazione alle "truppe celeri" (Cavalleria) e i "carri armati di rottura" erano quelli medi e pesanti in dotazione alla fanteria che al momento erano solo i Fiat 3000.[2]

Le specialità "carri di rottura" e "carri d'assalto" erano riuniti nella specialità denominata "fanteria carrista" e i fanti appartenenti a tale specialità si sarebbero denominati "Fanti carristi". La specialità veniva ordinata in quattro nuovi reggimenti comprendenti "battaglioni carri di rottura" e "battaglioni carri d'assalto" di corpo d'armata. Tutti i preesistenti battaglioni carri di rottura venivano inquadrati in cinque battaglioni di due compagnie ciascuno.[1]

Il 15 settembre 1936 venne sciolto il Reggimento carri armati e costituiti quattro Reggimenti fanteria carristi:[2]

Questi reggimenti erano sorti da altrettanti battaglioni del Reggimento capostipite e presso ciascuno di essi vi erano un centro di istruzione carrista ed una officina per la manutenzione del materiale. Tali reggimenti non erano comunque unità d'impiego, avendo compiti addestrativi, logistico-amministrativi e disciplinari nei confronti dei battaglioni dipendenti che, per l'impiego, erano invece assegnati a diversi Comandi di Grande unità e che erano dislocati in sedi diverse e distanti. Poiché mancavano ancora le Grandi Unità corazzate, a questi reggimenti restava essenzialmente, come per il reggimento capostipite, la funzione di centri addestrativi, formativi e logistici, per i battaglioni carri assegnati ai comandi dei vari Corpi d'armata, che erano responsabili dell’addestramento tattico e dell'impiego dei battaglioni loro assegnati, mentre i compiti addestrativi devoluti al reggimento si limitavano all’addestramento tecnico-carrista e questo valeva particolarmente per il 3º Reggimento di Bologna, mentre al 4º Reggimento spettavano anche compiti di rappresentanza tipici delle unità di stanza nella Capitale.[2] I tre battaglioni carri L del 2º Reggimento fanteria carrista erano intitolati ciascuno ad una Medaglia d’Oro al V.M. della prima guerra mondiale: il IV battaglione al Generale Tommaso Monti, il V battaglione al Maggiore Giacomo Venenzian e l'XI battaglione al Capitano Pier Antonio Gregorutti.[2]

Le numerazioni assegnate ai nuovi quattro reggimenti non tenevano conto dell'anzianità, ma furono attribuite con un criterio "geografico", partendo da quello più a Nord, ed arrivando a quello più a Sud. Le sedi dei quattro reggimenti erano state scelte in funzione delle due possibili direttrici d'attacco all'Italia: Francia-Vercelli, Germania-Verona, Riserva-Bologna, Meridione-Roma.[2]

Il 16 luglio 1937, il Ministero della Guerra ordinava la costituzione di due grandi unità a livello Brigata:[2]

  • I Brigata corazzata "Centauro" con sede a Siena
  • II Brigata corazzata "Ariete" con sede a Milano

Entrambe le grandi unità erano formate da 1 reggimento carri, 1 reggimento bersaglieri e da supporti vari.[1]

Il 1º febbraio 1939 venne costituita, per trasformazione dell'omonima Brigata, la 132ª Divisione corazzata "Ariete", il 20 aprile 1939 per trasformazione dell'omonima Brigata venne costituita la 131ª Divisione corazzata "Centauro", articolati su 1 reggimento carri, 1 reggimento bersaglieri, un reggimento artiglieria corazzata e da supporti vari.[1]

Nel novembre 1939 venne costituito a Parma il 33º Reggimento carri con sede in Parma, che con il 12º Reggimento bersaglieri e il 133º Reggimento artiglieria corazzata ed altri reparti di supporto divisionale andò a formare la 133ª Divisione corazzata "Littorio".[1]

In Libia venne costituito il Battaglione carri "L".[1]

All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale il Regio Esercito contava su tre divisioni corazzate: la 131ª Divisione corazzata "Centauro", con il comando divisionale a Tirana in Albania, la 132ª Divisione corazzata "Ariete" con la sede comando a Verona e la 133ª Divisione corazzata "Littorio" con sede comando a Parma.[1]

Nel corso della guerra nel giugno/luglio 1941 vennero costituiti il 131º Reggimento fanteria carristi, articolato sui battaglioni C, CI e CII equipaggiati con carri di preda bellica, il 132º Reggimento fanteria carristi, articolato sui battaglioni VII (proveniente dal 32º Reggimento fanteria carristi), VIII e IX (provenienti dal 4º Reggimento fanteria carristi), equipaggiati con carri M13/40 del 32º Reggimento fanteria carristi e il 133º Reggimento fanteria carristi, articolato dui battaglioni XI (proveniente dal 32º Reggimento fanteria carristi), X e XII (provenienti dal 4º Reggimento fanteria carristi), equipaggiati con carri M13/40, che andò a sostituire il 33º Reggimento carri nella 133ª Divisione corazzata "Littorio".[1]

Il 131º Reggimento fanteria carristi, ricevuti in dotazione i carri M14/41 andò a sostituire sostituisce il 31º Reggimento fanteria carristi nella 131ª Divisione corazzata "Centauro".[1]

Il 132º Reggimento fanteria carristi costituito a Roma sul comando del disciolto 4º Reggimento carristi, che aveva perso tutti i suoi battaglioni a Beda Fomm si formò in pratica in zona di guerra in Nordafrica, il 1º settembre 1941, inquadrato nella 132ª Divisione corazzata "Ariete", andando a sostituire il 32º Reggimento fanteria carristi, che sciolto nel gennaio 1942, venne ricostituito nel maggio dello stesso anno e ridislocato in Sardegna, prima di essere nuovamente sciolto nel 1944.[1]

Complessivamente, nel decennio compreso tra il 1935 ed il 1945, i carristi hanno meritato: 8 Ordini militare d'Italia, 44 medaglie d'oro al valor militare, 412 medaglie d'argento al valor militare, 617 medaglie di bronzo al valor militare e 716 croci di guerra al valor militare. Le bandiere di guerra dei reggimenti carri sono state decorate complessivamente di 3 medaglie d'oro al valor militare, 2 medaglie d'argento al valor militare, 3 medaglie di bronzo al valor militare.[1]

La ricostituzione della componente carri nell'Esercito ItalianoModifica

Nel dopoguerra la specialità ha visto la ricostituzione di due grandi unità a livello di divisione, nelle quali furono inquadrati i primi reggimenti carristi nuovamente formati assieme ai battaglioni inseriti nei reparti di fanteria corazzata.[1]

Nel 1947 venne costituito il "Parco Veicoli Corazzati" a Bologna e la "Scuola di Carrismo" a Forte Tiburtino a Roma.[1]

Nel 1948 venne ricostituito a Roma il 1º Reggimento carristi assegnato alla Brigata corazzata "Ariete" e trasferito in Friuli, a Casarsa della Delizia e rinominato il 1º aprile 1949 132º Reggimento carristi "Ariete"[3] di cui ha ereditato le tradizioni, trasferendosi ad Aviano alla fine di aprile 1950. Il 1º ottobre 1952 la Brigata corazzata "Ariete" venne elevata a livello di Divisione cambiando la sua denominazione in Divisione corazzata "Ariete".[1]

Nel 1951 vennero costituiti il "C.A.R. per le Truppe corazzate" e la "Scuola truppe corazzate". Nello stesso anno 1951 venne ricostituito a Verona il 31º Reggimento carristi inquadrato nella Brigata corazzata "Centauro" che nel 1952 venne elevata a livello di Divisione cambiando la sua denominazione in Divisione corazzata "Centauro".[1]

Nel 1953 venne ricostituito a Roma il 4º Reggimento carristi per la neocostituita Divisione corazzata "Pozzuolo del Friuli" di Roma, che però ebbe vita breve e venne sciolta il 31 dicembre 1958; il nome della grande unità venne ereditato dalla neocostituita Brigata di cavalleria, che il 1º gennaio 1959 assunse la denominazione di Brigata di cavalleria "Pozzuolo del Friuli".[1]

Nel 1958, in aderenza agli standard NATO, che prevedevano per ogni Divisione di fanteria la presenza di un raggruppamento corazzato, a composizione mista meccanizzata-corazzata, sul finire degli anni cinquanta vennero costituiti dei Reggimenti corazzati da assegnare uno per ogni Divisione di fanteria. Per la Divisione "Folgore" ad assumere tale nuovo ruolo fu il 182º Reggimento fanteria "Garibaldi", che venne ristrutturato su un Battaglione bersaglieri, che costituiva la componente meccanizzata, e un Battaglione carri, che costituiva la componente corazzata.

L'11 maggio 1959 viene costituito a Capo Teulada il "CAUC" (Centro di Addestramento Unità Corazzate), per lo specifico addestramento dei reparti che impiegavano mezzi corazzati.

Nel 1963 venne ricostituito il 3º Reggimento fanteria corazzato erede del 3º Reggimento fanteria carristi, a sua volta erede del "Reggimento carri armati"; il reggimento, articolato su un battaglione bersaglieri, un Battaglione carri e una compagnia bersaglieri controcarri, venne inquadrato nella Divisione fanteria motorizzata "Granatieri di Sardegna".

Il 1º marzo 1964 venne ricostituito il 32º Reggimento carristi inquadrato nella Divisione corazzata "Ariete".[1]

Il 1º ottobre 1969 il 22º Reggimento fanteria della Divisione "Cremona", analogamente a quanto fatto in precedenza con il 182º Reggimento fanteria "Garibaldi", venne riconfigurato in reggimento di fanteria corazzata[4] e articolato su un battaglione bersaglieri, su una compagnia bersaglieri controcarri e su un battaglione carri,[5] assumendo la denominazione di 22º Reggimento fanteria corazzato "Cremona"

Nel 1974, su trasformazione del CAUC viene ricostituito il 1º Reggimento fanteria corazzato.[1]

Nel 1975, nel quadro della ristrutturazione dell'Esercito Italiano, vengono sciolti i Reggimenti la cui tradizione è ereditata dai loro battaglioni che diventano autonomi ed inquadrati nelle brigate di fanteria meccanizzate e corazzate o nelle truppe divisionali. Con il ripristino del livello reggimentale a partire del 1991 vengono ricostituiti i seguenti reggimenti carri:[1]

Inoltre il 27 agosto 1992 il 67º Battaglione meccanizzato "Montelungo" venne sciolto e, sulla base del 4º Battaglione carri "M.O.Passalacqua" venne ricostituito, nella sede di Solbiate Olona, il 67º Reggimento fanteria corazzato "Legnano", che sarebbe stato sciolto nel 1995 a Solbiate Olona e nella stessa data il 62º Battaglione motorizzato "Sicilia" con il concorso del personale del disciolto 62º Battaglione corazzato "M.O. Jero", venne riordinato nel 62º Reggimento fanteria corazzato "Sicilia" che nel 1997 venne rinominato 62º Reggimento carri.

Nel 1999, con decreto Ministeriale 1º giugno 1999, i carristi sono diventati una specialità dell'Arma di Cavalleria ed in attuazione della legge n° 276 del 2 agosto 1999, le Bandiere dei reggimenti sono state sostituite dagli stendardi.

Nel febbraio 1999 erano rimasti in vita i seguenti reggimenti:[1]

A seguito della costituzione del "Polo blindo-corazzato", la "Scuola di carrismo" di Lecce, assume la denominazione di "Scuola di cavalleria e truppe corazzate" e successivamente di "Scuola di cavalleria". Nel corso del 2001, il 62º Reggimento carri "Sicilia" perse la fisionomia carri e venne riconvertito nuovamente in unità di fanteria.[1]

Nel 2000 viene sciolto anche il 33º Reggimento carri per cui i reparti carristi ancora in vita sono:

OnorificenzeModifica

Le Decorazioni alle bandiere di guerra dei carristiModifica

Le Decorazioni al Valor militare dei carristi d'ItaliaModifica

Carristi decorati di Medaglia d'oro al valor militareModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Giuseppe Iuliano, Qualche notizia sulla costituzione della Specialità Carrista e sulle sue principali trasformazioni della storia della specialità "Carristi", su ferreamole.it. URL consultato il 16 settembre 2017.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Maurizio Parri, Storia dei Carristi e del 32º reggimento carri, su spazioinwind.libero.it. URL consultato il 16 settembre 2017.
  3. ^ Brigata Corazzata Ariete, su ferreamole.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  4. ^ 22º Reggimento Fanteria "Cremona"
  5. ^ L'ESERCITO ITALIANO NEL 1974
  6. ^ Decorazioni

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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