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Casa Atellani
Casa degli Atellani, corso Magenta, 65, Milano.jpg
Sezione della facciata
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàMilano
Indirizzocorso Magenta 65 - 67
Sestiere di Porta Vercellina
Coordinate45°27′56.02″N 9°10′15.45″E / 45.465561°N 9.170958°E45.465561; 9.170958Coordinate: 45°27′56.02″N 9°10′15.45″E / 45.465561°N 9.170958°E45.465561; 9.170958
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXV secolo
Stilerinascimentale
Realizzazione
ArchitettoPiero Portaluppi (restauro)
AppaltatoreLudovico Sforza

Casa Atellani, o anche Casa degli Atellani, è un palazzo quattrocentesco di Milano. Storicamente appartenuto al Sestiere di Porta Vercellina, si trova in corso Magenta n. 65 - 67[1].

Storia e architetturaModifica

 
Affreschi del Luini all'interno del palazzo

Il palazzo risale all'epoca di Ludovico il Moro, durante la quale il signore di Milano concesse numerosi permessi di edificazione a cortigiani e collaboratori, desideroso di fare dell'asse viario dell'antico borgo di porta Vercellina un prestigioso contorno dell'appena edificata chiesa di Santa Maria delle Grazie[2]. Il duca, dopo aver comprato il palazzo nel 1490 dai Landi, conti di Piacenza, lo donò alla famiglia degli Atellani, suoi cortigiani: il palazzo divenne celebre per le feste organizzate dai proprietari, descritte anche in molte cronache dell'epoca, che riunivano le maggiori personalità della corte sforzesca[3].

Dopo molti passaggi di proprietà nei secoli, giunse in mano alla famiglia Conti che nel 1922 fece restaurare il palazzo dall'architetto Piero Portaluppi, che ne modificò pesantemente l'aspetto, ma che per contro riscoprì parte degli affreschi originali[4]. La facciata fu completamente rifatta e inglobò quattro medaglioni con scolpiti i ritratti degli Sforza di Pompeo Marchesi, mentre della struttura originale sono conservate le quattordici lunette affrescate con i busti della famiglia Sforza, ritenute opera del pittore leonardesco Bernardino Luini, ora nelle sale dei musei del Castello Sforzesco e alcuni affreschi nel cortile quattrocentesco il cui porticato presenta soffitti ad ombrello ad otto spicchi[2].

All'intero del giardino, restaurato da Portaluppi in stile neobarocco, è stata effettuato in collaborazione con l'Università degli studi di Milano, un reimpianto filologico della cosiddetta Vigna di Leonardo da Vinci, un vigneto donato dal Duca di Milano all'artista quale compenso delle sue opere, di cui è stato identificato il vitigno di appartenenza, attraverso analisi del DNA dei resti delle radici rinvenute in fase di scavo, come Malvasia di Candia[5].

NoteModifica

  1. ^ Lanza, pg. 58.
  2. ^ a b Leydi, pg. 22.
  3. ^ Lanza, pg. 60.
  4. ^ Lanza, pg. 61.
  5. ^ Maroni Luca, Leonardo da Vinci, la vigna ritrovata, Sens, Roma 2015.

BibliografiaModifica

  • Silvio Leydi, Rossana Sacchi, Il Cinquecento, Milano, Nodo Libri, 1999, ISBN 88-7185-082-3.
  • Attilia Lanza, Marilea Somarè, Milano e i suoi palazzi: porta Vercellina, Comasina e Nuova, Vimercate, Libreria Meravigli editrice, 1993, ISBN non esistente.

Voci correlateModifica

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