Casa di Pietro il Grande

Edificio storico e museo di Kiev
Casa di Pietro il Grande
Будинок Петра І
Дом Петра I
House of Peter Kyiv 01.jpg
Sede museale
Ubicazione
StatoUcraina Ucraina
LocalitàKiev
Coordinate50°27′55.7″N 30°30′52.8″E / 50.465472°N 30.514667°E50.465472; 30.514667
Caratteristiche
Tipostorico e artistico
Intitolato aPietro I di Russia
Sito web

La Casa di Pietro il Grande (in ucraino: Будинок Петра І?; in russo: Дом Петра I ?) è una sede museale del Museo di storia statale che si trova a Kiev nella omonima oblast' dell'Ucraina.[1][2][3]

Origine del nomeModifica

 
Targa posta sulla facciata
 
Interno
 
Ingresso principale
 
Interno
 
Cornice con icone raffiguranti santi

Il nome col quale l'edificio è noto deriva dalla leggenda che vuole che lo zar Pietro I di Russia vi abbia soggiornato tra il 1706 e il 1707 durante la costruzione della Fortezza di Kiev anche se non vi sono fonti storiche attendibili della circostanza.[1][3][4][2]

StoriaModifica

L'edificio venne costruito tra il XVII e il XVIII secolo come residenza del sindaco della città, prima del grande incendio che distrusse la zona di Podil nel 1811, e fu uno dei pochi palazzi nell'area a restare quasi senza danni. Il palazzo è stato oggetto di lavori di restauro nel 2019.[1][2]

DescrizioneModifica

L'edificio, che viene utilizzato come sede per il Museo della Carità, conserva documenti, mobili, libri e fotografie. Tra i reperti di maggior interesse e pregio si ricorda l'icona barocca raffigurante la Madre di Dio con il Bambino risalente al XVIII secolo.
Molto interessante è anche il ritratto di Lev Tolstoj poiché è composto dalle parole della Sonata di Kreutzer.[1][2]

NoteModifica

  1. ^ a b c d (RU) Музей истории киевской благотворительности (домик Петра Первого), su primetour.ua. URL consultato il 25 maggio 2022.
  2. ^ a b c d (EN) House of Peter I, su kyivmaps.com. URL consultato il 25 maggio 2022.
  3. ^ a b knmc.
  4. ^ (UK) «Домик Петра I», su interesniy.kiev.ua. URL consultato il 25 maggio 2022 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2008).

Voci correlateModifica

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