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Castelli di Ancona

Repubblica di Ancona nel XV secolo: confini, castelli, monasteri, selve
La rocca di Bolignano immersa nella vegetazione

I castelli di Ancona sono quelli costruiti o acquisiti dalla Repubblica di Ancona a difesa del suo territorio. I confini della repubblica marinara di Ancona, nel momento della sua massima estensione territoriale, in linea di massima erano: a nord-ovest il fiume Esino, a nord-est il mare Adriatico, a sud i fiumi Aspio e Musone. Il confine nord-ovest era, più precisamente, a Case Bruciate (località detta oggi Marina di Montemarciano).

L'espressione ha vari corrispettivi nelle Marche, per esempio "Castelli di Jesi".

I castelli di Ancona erano venti. Sei avevano il compito di difendere l'Esino: Monte San Vito, Fiumesino, Cassero, Camerata, Castel d'Emilio, Falconara. Cinque erano posti di guardia sul confine dell'Aspio: Agugliano, Polverigi, Offagna, Bolignano, Camerano. Cinque, infine, servivano a difendere la costa del Monte: Poggio, Massignano, Varano, Sirolo, Numana. Quattro per difendere la zona centrale: Paterno, Sappanico, Gallignano, Montesicuro.

Le struttura amministrativa della Repubblica di Ancona prevedeva che il comando di ogni castello fosse affidato ad un podestà, nobile estratto a sorte fra quelli cosiddetti "di secondo bossolo" e "di secondo grado" ; l'incarico, che durava sei mesi, era retribuito e comportava l'obbligo di risiedere nel castello.

Una interessante manifestazione che vedeva coinvolti i castelli di Ancona si svolgeva nel XV secolo, in occasione della Pentecoste. Si trattava di una competizione tra i migliori balestrieri, che mettevano alla prova le loro abilità in Piazza Grande (l'attuale Piazza del Plebiscito); l'importanza relativa tra i vari castelli si può desumere dal numero di balestrieri che ognuno inviava alla gara: i castelli di Agugliano, Camerano, Offagna inviavano dodici rappresentanti, Castel d'Emilio, Monte San Vito, Polverigi, Sirolo, Varano ne inviavano dieci, Paterno, Gallignano, Massignano, Poggio, Montesicuro, Camerata ne inviavano sei, mentre Sappanico solo tre.[1]

Ogni castello di Ancona aveva il compito di rifornire di olio una delle lampade che tuttora circondano l'edicola vanvitelliana che sorge nel duomo del capoluogo e che custodisce l'immagine della Madonna, compatrona della città insieme a San Ciriaco.

Oggi alcuni castelli di Ancona sono divenuti comuni indipendenti dal capoluogo: Falconara, Monte San Vito, Camerata Picena, Agugliano, Polverigi, Offagna, Camerano, Sirolo. Altri sono invece oggi frazioni di Ancona: Montesicuro, Gallignano, Sappanico, Poggio, Varano, Massignano, Paterno. Altri ancora, infine, sono frazioni di altri comuni: Rocca Priora di Falconara, Cassero di Camerata Picena, Castel d'Emilio di Agugliano. Un caso a parte è la rocca di Bolignano, che non è circondata da un abitato, ma svetta ancora solitaria nella collina che domina il fiume Aspio.

Non sempre nei castelli di Ancona si conservano tracce delle originarie fortificazioni; senz'altro le rocche meglio conservate sono quella di Offagna, di Bolignano e di Fiumesino (ossia Rocca Priora). Interessanti testimonianze sono visibili anche a Castel d'Emilio, a Falconara (castello di Falconara alta) e Sirolo dove tutto il paese è ancora stretto nelle mura del vecchio castello.

Esistevano poi alcuni castelli che non erano soggetti direttamente al governo cittadino, ma appartenevano alle più importanti famiglie nobili della città; essi erano: il Cassero, dei conti Torriglioni, le Torrette, dei conti Bonarelli e Castelferretto, dei conti Ferretti.

NoteModifica

  1. ^ Vincenzo Pirani. Ancona dentro le mura. Bagaloni editore.

BibliografiaModifica

  • Maurizio Mauro, Castelli, rocche, torri, cinte fortificate delle Marche (Adriapress, 1997)
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