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Castello Bruzzo
CastelloBruzzo1.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàGenova
IndirizzoVia Piaggio
Coordinate44°25′07.32″N 8°55′56.03″E / 44.4187°N 8.93223°E44.4187; 8.93223Coordinate: 44°25′07.32″N 8°55′56.03″E / 44.4187°N 8.93223°E44.4187; 8.93223
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1904
Realizzazione
ArchitettoGino Coppedè

Castello Bruzzo (in passato "villa Micheli") è una villa situata nella zona collinare di Genova (in via Piaggio, sopra la circonvallazione a monte), commissionata all'architetto Gino Coppedè nel 1904 dall'ingegner Pietro Micheli e che riprende il modello del castello Mackenzie, dello stesso architetto.

StoriaModifica

La villa si trova in una zona panoramica dove vennero realizzate altre ville tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, tra i quali il villino Govi (Ingegner Canessa, 1903) ed il villino Flavia (Ingegner Tallero, 1904). Coppedè vi aveva già realizzato la villa Dellepiane, in forma di chalet e subito dopo il villino Cogliolo (1904-1905) e la villa Canepa (1906).

Al progetto della villa Micheli collaborò l'ingegnere Giuseppe Predasso.

Nel 1912 l'edificio fu acquistato da Lorenzo Bruzzo e venne sopraelevato.

DescrizioneModifica

L'edificio è costituito da un blocco centrale quadrangolare in forma di castello, con un'alta torre conclusa da un tetto a padiglione, al quale sono aggiunti altri corpi di fabbrica. I muri sono in bugnato di pietra grigia con inserti in mattoni e rilievi decorativi in marmo; è presente una ricca decorazione in ferro battuto (porta-torce, anelli, reggi-aste per bandiere). La loggia verso sud ha volte affrescate con le allegorie delle e i segni dello Zodiaco entro riquadri con motivi floreali stilizzati.

InternoModifica

=salone centraleModifica

Il salone centrale presenta un grande camino in pietra con l'iscrizione "optima pandens" ("che mostra cose ottime") e sulla cappa un tondo con San Giorgio che trafigge il drago[1]. Le altre pareti, affrescate con decorazioni di nastri, trofei, rami e grottesche, presentano ampie vetrate[2]. incorniciate in legno scolpito, che mettono in comunicazione il salone con il deambulatorio del piano superiore.

Il soffitto è a cassettoni lignei separati da travi intagliate con patere dorate; i cassettoni sono affrescati con putti isolati o in coppie che sorreggono festoni o cartigli (uno di questi riporta la data del 1913 e le iniziali L.B. del nuovo proprietario Lorenzo Bruzzo)[3]; al centro un lacunare più ampio con l'allegoria del Trionfo dell'industria e del commercio, del pittore Luigi Morgari. Dal soffitto pende un lampadario in bronzo[4].

Sala dei suonatori e delle danzeModifica

La sala "dei suonatori e delle danze", originariamente sala da gioco, presenta il soffitto con cassettoni lignei e pareti affrescate dal pittore Enrico Bernardi[5]: alle pareti, in riquadri delimitati da una fascia con fiori stilizzati e nastri, sono raffigurate quattro "scene galanti" con suonatori e fanciulle, su uno sfondo appena delineato con fronde[6].

Sala delle rose stilizzateModifica

La sala "delle rose stilizzate", originariamente biblioteca, presenta le pareti affrescate con rose stilizzate disposte a moduli ricorrenti sullo sfondo azzurrino, al di sopra di una boiserie, ora dipinta in verde[7]

Sala con caminoModifica

La sala ospita un grande camino in granito rosato e presenta il soffitto a travature lignee con specchiature lunghe e strette con fitta decorazione policroma. Le pareti sono affrescate con ramoscelli e frutti disposti a reticolato in moduli ricorrenti su uno sfondo rosso cupo; al centro è un grifone stilizzato. Nella fascia di raccordo tra soffitto e pareti sono dipinti ghirlande, festoni di fogliame e graticole stilizzate (strumento del martirio di san Lorenzo), intervallati da tondi con motti in latino ("ferreo labore", "ex igni resurgo")[8]

NoteModifica

  1. ^ Il soggetto è lo stesso del rilievo che decora le Officine San Giorgio di Sestri Ponente, progettate dallo stesso Gino Coppedè.[senza fonte]
  2. ^ Le vetrate, piuttosto semplici, ricordano quelle più ricche del palazzo della Borsa Nuova (edificio progettato da Adolfo Coppedè in collaborazione con Dario Carbone), provenienti dalla fornace di Borgo San Lorenzo di Galileo Chini.[senza fonte]
  3. ^ La decorazione di putti e ghirlande ricorda la produzione di Galileo Chini[senza fonte]
  4. ^ Il lampadario del salone centrale ricorda quelli del palazzo della Borsa Nuova, disegnati da Adolfo Coppedè.[senza fonte]
  5. ^ Il pittore Enrico Bernardi apparteneva forse all'équipe di artisti della "squadra coppedeiana", presente a Genova nei primi anni del Novecento, insieme a Galileo Chini e Arnaldo Fazzi. È citato in una sommaria descrizione degli interni del castello, fatta dal Cappellini nel 1933, in cui viene ricordato come pittore romano "rapito all'arte nel fiore egli anni (1921)". Curò gli affreschi di un salone della villa del commendatore Elia Lavarello in Albaro (Genova), del 1909, opera dell'architetto toscano Gaetano Orzali e demolita nel dopoguerra (1950), di cui restano foto d'epoca.[senza fonte]
  6. ^ Le scene sono di gusto tardo quattrocentesco, di influsso neobotticelliano filtrato da fonti più recenti preraffaellite.[senza fonte]
  7. ^ La decorazione ricorda la produzione di Galileo Chini[senza fonte]. La boiserie ricorda la produzione della "Casa artistica" del padre di Gino Coppedè a Firenze.[senza fonte]
  8. ^ L'allusione al santo è legata al nome del nuovo proprietario, Lorenzo Bruzzo, e le citazioni latine alludono alla morte del corpo a cui segue la vita dello spirito e alla sopravvivenza per il ricordo del proprio operato.[senza fonte]

BibliografiaModifica

  • Genova nuova, Genova 1902.
  • G. Coppedè, Castelli e ville in carattere quattrocentesco di Gino Coppedè, con 8 foto del Castello Bruzzo, Milano, 1914.
  • A. Cappellini, La via di Circonvallazione a monte, vol. 3, 1933, 'Genova, pp. 215-235.
  • R. Bossaglia, M. Cozzi, I Coppedè, Genova 1982.
  • A. Maniglio Calcagno, Giardini, parchi, paesaggio nella Genova dell'Ottocento, Genova 1984.
  • AA VV, Le ville del Genovesato, il centro, Genova 1985.
  • F. Sborgi (a cura), Il mito del Moderno. La cultura liberty in Liguria, Genova 2003.
  • Mario Bottaro, Palazzo Pastorino e Gino Coppedè a Genova, Genova 2006.
  • G. Bozzo (a cura di), Il Castello Mackenzie a Genova. L'esordio di Gino Coppedè, Silvana Editore, 2007 (a p.62 riproduzione di un particolare dell'affresco di Enrico Bernardi nella sala dei suonatori e delle danze).

Voci correlateModifica

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