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Castello di Calendasco
Castello di Calendasco.jpg
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
CittàCalendasco
Coordinate45°05′N 9°36′E / 45.083333°N 9.6°E45.083333; 9.6Coordinate: 45°05′N 9°36′E / 45.083333°N 9.6°E45.083333; 9.6
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Calendasco
Informazioni generali
TipoCastello medievale - rinascimentale
Inizio costruzioneXI secolo
MaterialeLaterizio
Primo proprietarioVescovo di Piacenza
Condizione attualeBuono
Proprietario attualeComune di Calendasco
proprietà privata[1]
Visitabileno
Carmen Artocchini Castelli piacentini - Edizioni TEP Piacenza 1967
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il castello di Calendasco, Castrum Calendaschi, è una fortificazione situata nel paese di Calendasco in provincia di Piacenza.

L'edificio, costruito interamente in mattoni, è sostanzialmente integro ed in buono stato di conservazione[2], sebbene bisognoso di alcuni lavori di restauro, mostra tutta la sua imponenza di maniero difensivo.

La parte più antica del maniero è sorta per volontà del Vescovo conte di Piacenza, di cui il territorio di Calendasco era feudo[3], come indicano le tracce architettoniche, intorno all'anno 1000[4], mentre la prima citazione è in un documento di papa Urbano II risalente al 1187 in cui veniva confermata i diritti di proprietà dei monaci di San Salvatore di Quartizzola su Calendasco[5][2].

Il castello con il recetto formava, assieme alla chiesa e all'hospitale dei pellegrini, il burgi Calendaschi[3].

Veduta del borgo di Calendasco dal fiume Po: notare il castello, il recetto e la chiesa costruiti su di un monticello
Particolare di mappa del tardo Cinquecento ove si vede bene il paese con il castello, la chiesa e l'hospitio dei pellegrini, tutta intera la mappa mostra la strada verso il porto del Po

StrutturaModifica

 
Particolare di atto notarile del 1461 nel quale viene concesso al presbitero di Calendasco di avere diritto di cimitero, diritto spettante alle chiese pievane

Il castello è costituito da una struttura trapezoidale, interamente costruito in laterizio e caratterizzato dalla presenza di merlature guelfe[5]. La struttura è circondata da un fossato ed è accessibile tramite 3 ingressi, due di essi presentano gli incastri del ponte levatoi, poi, sostituiti da ponti in cotto[5].

Una torre di forma cilindrica sovrasta l'entrata principale del maniero che conduce ad un cortile interno caratterizzato da un doppio loggiato.

All'interno sono presenti due grandi sale con camino, cioè la caminata magna superiore e quella detta caminata magna inferiore: tutte e due sono definite magne, cioè grandissime in alcuni documenti medievali[4].

Affiancato al castello, di un secolo più antico, c'è il recetto, sempre ad entrata levatoia con annessa la propria pusterla, con ancora ben visibile il suo battifredo in muratura; anche questa costruzione aveva una propria piccola torretta, posta sul lato nord-ovest, oggi completamente diroccata. Sulla stessa piazza sita dinanzi al recetto ed al castello è l'imponente costruzione, difensiva anch'essa, che conteneva le scuderie[4].

StoriaModifica

 
Il recetto di Calendasco dell'XI secolo Con al fianco le scuderie e sullo sfondo la torre del castello e la chiesa

Il primo nucleo del castello, il recetto, risale ai primi anni dell'XI secolo, mentre il castello vero e proprio viene edificato a partire dal secolo successivo.

Tra le mura del castrum burgi calendaschi nasce nel 1290 il nobile San Corrado Confalonieri, la cui famiglia era feudataria bonis et juribus della zona di Calendasco[4].

Alla fine del XIII secolo il castello risulta essere di proprietà delle famiglie Palastrelli e Scotti[2].

Nel 1346 venne distrutto dai ghibellini fuoriusciti da Piacenza[6], viene poi ricostruito negli anni immediatamente successivi dai guelfi per la sua importante posizione nell'ambito della resistenza contro i Visconti[1].

Nel 1412 viene, poi, affidato da Filippo Maria Visconti a Bartolomeo e Filippo Arcelli, diventando, così, un avamposto in appoggio al castello di Somaglia, situato sulla sponda opposta del fiume Po[2]. Negli anni successivi il castello passerà alla famiglia Confalonieri, prima di tornare in possesso dei Visconti e, poi, di nuovo, dei Confalonieri.

Il 14 gennaio 1482: dopo vari giorni di assedio, le truppe di Ludovico il Moro, signore di Milano, strappano il castello di Calendasco al capitano Antonio Confalonieri rifugiatosi al suo interno insieme al genero Ottaviano Sanseverino[2].

Tornato sotto il controllo della famiglia Confalonieri a seguito del declino della famiglia Arcelli, nel 1572, il castello è teatro dell'assassinio del conte Ludovico Confalonieri ad opera di Antonello De Rossi, amante della contessa Camilla, moglie di Ludovico[6]. Metà del feudo passa, così, alla famiglia Sanseverino, imparentata con i Confalonieri che conservano i diritti sulla rimanente metà. Nel 1584 i Sanseverino, tramite la camera ducale, vendono la loro parte del feudo al conte Gian Battista Zanardi Landi[7]. L'altra metà del feudo passa, invece, sotto la gestione del conte Benzoni[6].

L'ultimo feudatario di Calendasco è il conte Fabio Perletti, sposo della c.ssa Paola Anguissola d’Altoe’, giureconsulto e ambasciatore farnesiano alla corte imperiale. Il feudo di Calendasco gli viene concesso il 14 aprile 1690 da Ranuccio II Farnese[6], riconoscente per avere il Perletti, con esito positivo, negoziato presso la corte imperiale e presso i Doria di Genova l’annessione al Ducato di Parma e Piacenza dei feudi di Bardi e Compiano, oltre che per aver condotto con successo le trattative per le nozze di Odoardo II Farnese (primogenito del duca e di Isabella d’Este) con Dorotea Sofia di Neoburgo, madre di Elisabetta, poi regina di Spagna con Filippo V. I Perletti, ed alcuni membri della famiglia Anguissola con cui questi si imparentarono, vissero a Calendasco fino a fine '800.

Nel 1719 la famiglia Zanardi Landi cede la sua parte del castello per ottenere risorse finanziare da utilizzare per ripianare la difficile situazione finanziaria generata da Bartolomeo Zanardi Landi[7].

Nel 1913 il giurista Giuseppe Scopesi della Capanna, proprietario del castello, lo dona ad un ente di carità che lo cede, in seguito, al comune di Calendasco[1].

NoteModifica

  1. ^ a b c 01 - Castello di Calendasco, su emiliaromagna.beniculturali.it. URL consultato il 20 settembre 2018.
  2. ^ a b c d e Calendasco, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 20 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2018).
  3. ^ a b Storia di Calendasco, su comune.calendasco.pc.it. URL consultato il 20 settembre 2018.
  4. ^ a b c d Il castello, su calendasco.eu. URL consultato il 20 settembre 2018.
  5. ^ a b c Castello di Calendasco, su turismo.provincia.piacenza.it, 13 marzo 2017. URL consultato il 20 settembre 2018.
  6. ^ a b c d Comune di Calendasco, su turismoapiacenza.it. URL consultato il 20 settembre 2018.
  7. ^ a b L'origine della famiglia Zanardi Landi, su castellodirivalta.it. URL consultato il 20 settembre 2018.

BibliografiaModifica

  • Carmen Artocchini Castelli piacentini - Edizioni TEP Piacenza

Voci correlateModifica

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