Castello di Rivoli

castello nel comune italiano di Rivoli (TO)
Castello di Rivoli
Castellorivoli5.jpg
Visione di insieme
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegionePiemonte
LocalitàRivoli
IndirizzoPiazza Mafalda di Savoia
Coordinate45°04′12.1″N 7°30′36.9″E / 45.070028°N 7.51025°E45.070028; 7.51025Coordinate: 45°04′12.1″N 7°30′36.9″E / 45.070028°N 7.51025°E45.070028; 7.51025
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneIX-X secolo
Uso[[Museo d'arte contemporanea, Residenza Sabauda Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco
Realizzazione
ArchitettoAscanio Vittozzi
Carlo
Amedeo di Castellamonte
Michelangelo Garove Filippo Juvarra Carlo Randoni Andrea Bruno
ProprietarioComune di Rivoli in comodato alla Regione Piemonte
CommittenteCasa Savoia
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
Castello di Rivoli
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
CastelloRivoli.JPG
Tipoarchitettonico
CriterioC (i) (ii) (iv) (v)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal1997
Scheda UNESCO(EN) Residences of the Royal House of Savoy
(FR) Scheda

Il Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea è sede del Museo d'Arte Contemporanea ospitato all'interno di un edificio di interesse storico situato, Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco a Rivoli, circa 15 km a ovest di Torino, in Piemonte.

Storia e descrizioneModifica

Una primitiva costruzione risale, con ogni probabilità, al IX secolo, posta a guardia sopra il piccolo rilievo collinare dietro il centro storico di Rivoli; un primo documento scritto è del 1159, in un diploma con il quale l'imperatore Federico I Barbarossa cedeva i territori rivolesi ai vescovi di Torino. Tuttavia, sul finire del XII secolo, i Savoia ne presero possesso, in quanto posizione strategica tra Torino e la Val di Susa.

Fu poi Amedeo IV di Savoia, intorno al 1245, a far costruire una vera struttura fortificata. Nel XV secolo, vi transitò qui la Sacra Sindone, per la prima volta in Piemonte. Già in possesso dei Savoia dal 1457, la Sacra reliquia fu spesso spostata a protezione da guerre e trafugatori. La duchessa Jolanda ne ordinò una breve ostensione rivolese, prima dell'ostensione presso Pinerolo, durante la Pasqua del 1478, e il rientro del Lenzuolo a Chambéry.

La costruzione del castelloModifica

Con il trattato di Cateau-Cambrésis del 1559, venne stabilito che il duca Emanuele Filiberto I di Savoia non potesse abitare in Torino finché non avesse avuto un erede maschio. È proprio per questo motivo, che la primitiva fortificazione venne modificata e ingrandita a residenza provvisoria del duca. Il progetto di ampliamento fu dato ad Ascanio Vitozzi, tuttavia, nel 1562, il duca Testa di Ferro ebbe l'erede tanto atteso (Carlo Emanuele I), ed entrò in Torino.
Il progetto vitozziano fu ripreso e parzialmente modificato, qualche decennio dopo, da Carlo ed Amedeo di Castellamonte, ed i lavori si dissero conclusi nel 1644. Tutto il complesso fu concepito a pianta rettangolare, quindi sviluppato in altezza, partendo da un piano rialzato rispetto alla base, a sua volta sovrastato da altri due piani. Nelle stesso periodo venne realizzata la cosiddetta Manica Lunga. Si tratta di un edificio più basso e distaccato dal castello, connesso soltanto da un passaggio pedonale, molto stretto e lungo ben 120 metri in direzione sud-ovest-ovest. La Manica serviva come luogo di rappresentanza, pinacoteca sabauda, scuderie e alloggi per la servitù.

All'inizio del XVIII secolo, sia il castello sia la Manica, vennero incendiati e saccheggiati dai francesi, a causa della guerra di successione spagnola. Dopo l'assedio del 1706, Vittorio Amedeo II di Savoia riprese il possesso dei territori e ordinò la ristrutturazione dei danni subiti, affidando dapprima i lavori ad Michelangelo Garove, che ingrandì la "Manica Lunga", poi, dopo la morte di questi, ad Antonio Bertola. Quest'ultimo seguì i cantieri ancora per tre anni, finché non intervenne Filippo Juvarra nel 1716; il celebre architetto infatti, aveva in mente un grandioso progetto, ma i lavori non furono completati. Furono finiti soltanto gli ampliamenti delle due ali simmetriche orientali, ma fu lasciata una facciata incompiuta. Nel 1730, Vittorio Amedeo II visse qui la sua pazzia: pur avendo abdicato in favore del figlio, non ne volle sapere di lasciar perdere gli affari, e cercò di spodestare Carlo Emanuele III, il quale, di concerto con il suo ministro il marchese Ormea, decise di rinchiudere il padre nella residenza rivolese. Per l'occasione, l'edificio venne nuovamente modificato: furono aggiunte grate alle finestre e fu chiuso l'accesso alla Manica Lunga. Nel 1794 poi, furono eseguiti alcuni rimaneggiamenti da parte di Carlo Randoni, per un uso almeno parziale della residenza.

Nel 1863 poi, il castello fu affittato all'amministrazione comunale rivolese, che ne fece una caserma militare, per la cifra di 2.000 lire al mese. Nel 1883 quindi, venne direttamente acquistato dal Comune di Rivoli, per la cifra di 100.000 lire. Venne qui trasferita la biblioteca civica, e vennero conservati alcuni mobili ai Savoia, mentre il resto dell'edificio rimase caserma.

La seconda guerra mondiale distrusse buona parte degli edifici: i primi interventi architettonici post-bellici furono fatti con la semplice intenzione di non far crollare definitivamente la struttura.

Nel 1946 Il Castello fu adibito a Casinò Municipale. Assiduo frequentatore della roulette era Vittorio De Sica. Il Casinò chiuse dopo pochi mesi.[1]

In vista dei festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia, grazie all’interessamento di Umberto Chierici, il soprintendente ai Monumenti del Piemonte, anche al Castello di Rivoli vengono destinati dei fondi per il restauro. I primi rilievi vengono realizzati dal giovane architetto torinese Andrea Bruno. Purtroppo l’iniziativa non verrà portata a termine dato che i fondi impegnati bastavano a malapena per riparare i danni della struttura. Qualche anno dopo, nel 1967, lo stesso Bruno procederà ad abbattere le parti marcescenti dell’atrio, realizzate ad inizio ‘900.

L’edificio nel 1978 versava in condizioni disastrose, le infiltrazioni d’acqua avevano intaccato i muri, le volte, i dipinti, gli stucchi, causando i primi crolli. Al secondo piano il cedimento di una volta farà sì che la Regione Piemonte decidesse di prendere in carico l’edificio per 30 anni, impegnandosi a restaurarlo e poi aprirlo al pubblico.

I lavori prendono il via nell’agosto del 1979 per concludersi con l’inaugurazione del Museo d’Arte Contemporanea il 18 dicembre del 1984.

La scelta del restauro fu quella di mantenere le testimonianze superstiti dando importanza a tutti i momenti della vita del Castello, partendo dall’interruzione del cantiere juvarriano, passando per il lavoro di fine settecento di Carlo Randoni sino agli interventi per i militari.

Andrea Bruno evita di realizzare falsificazioni e completamenti, rispettando l’architettura, che diventa immagine reale della storia e delle vicissitudini della struttura. Ed ecco che esternamente come internamente sono stati conservati stucchi, cornici, dipinti danneggiati dalle ingiurie del tempo e dall'incuria degli uomini.

Il restauro, per fornire ai visitatori un senso di finito della residenza sabauda, prevede per due sale l’esempio di integrazione. La scelta è ricaduta su una sala al primo piano appartenente al periodo juvarriano, dove viene realizzato il pavimento seguendo i progetti d’archivio, l’altra posta al secondo, appartenente alla stagione randoniana di fine settecento.

Bruno passa poi a valorizzare l’atrio non finito, ad installare lo sporto panoramico che sbuca dalla grande parete in mattoni del Castello, la grande scala sospesa, come anche la passerella che permette di passare sopra alla grande volta della sala 18, mettendo in dialogo passato e contemporaneità.

Una parte delle sale non presenta alcuna decorazione, e cede il passo a quelle connotate dagli ambienti che possiedono ricche decorazioni e che rimandano ai fasti della dinastia e ai momenti importanti vissuti da questa a Rivoli.

Parallelamente si procede, qualche tempo dopo, a restaurare la Manica Lunga, il luogo destinato all’esposizione delle collezioni di pittura di Carlo Emanuele I. A differenza del Castello, qui le scale e gli ascensori sono collocati all’esterno, vengono concepiti trasparenti per dar modo al visitatore di osservare la struttura non finita dall’alto. Andrea Bruno, pioniere nel concepirne la reversibilità, impiega ex-novo materiali moderni, sottolineando nuovamente questo rapporto tra contemporaneo e passato.

A Rivoli contenitore e contenuto dialogano insieme, i frescanti del passato dialogano con gli artisti di oggi.

La Missione del Castello di Rivoli Museo d'Arte ContemporaneaModifica

La missione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea è quella di promuovere la comprensione della nostra epoca attraverso l’arte e la cultura, coinvolgendo il pubblico locale e internazionale per favorire la crescita sociale e civile del territorio nel quale opera. Oltre a collezionare ed esporre opere d’arte, il Museo è un centro per la creatività, la ricerca, l’educazione e lo sviluppo della cultura soprattutto nel campo dell’arte contemporanea in una riflessione sul presente che passa attraverso una relazione dinamica col passato. Il Castello di Rivoli è inoltre un punto di riferimento per il mondo artistico, stabilendo per la prima volta in Italia il modello di un museo dedicato al contemporaneo. Con le sue esposizioni innovative e le sue radicali performance artistiche, dalla sua fondazione nel 1984, il Museo d’Arte Contemporanea si è sviluppato tenendo conto dell’unicità dell’edificio barocco che lo ospita. Progettato nel 1718 da Filippo Juvarra, il Castello è costante fonte di ispirazione per gli artisti invitati, stimolando la creazione di nuove opere pensate specificamente per la Collezione Permanente del Museo.

Agendo sia negli spazi fisici del Castello sia in quelli virtuali, come il suo sito Internet e altre piattaforme digitali, il Museo è un centro vitale per la sperimentazione, che promuove significativi artisti di più generazioni, molteplici provenienze geografiche e culturali. Il Museo dà vita a questo processo curando una coerente programmazione espositiva e di eventi pubblici che, oltre a rendere fruibile la Collezione, include l’organizzazione di mostre temporanee inedite e interdisciplinari.

Conservare ed esporre opere d’arte è un compito centrale del museo ma – da solo – non è sufficiente per le funzioni e gli obiettivi di un museo d’arte contemporanea del XXI secolo. Un’identità che si forma attraverso l’incontro e l’apertura esige infatti un rinnovamento ininterrotto, in sintonia con la rapida e profonda evoluzione della società.

Uno dei caratteri distintivi del Castello di Rivoli è l’attenzione nei confronti di diversi campi espressivi; il Museo collabora attivamente con altre istituzioni culturali ospitando rappresentazioni teatrali, concerti, rassegne cinematografiche così come seminari e conferenze. Promuove inoltre simposi e tavole rotonde dedicate ad altre discipline come la letteratura, la filosofia, la musica e ad aree quali ad esempio il restauro, la conservazione, comprendendo anche le scienze fisiche e naturali.

Operando sul territorio piemontese e in dialogo con numerose istituzioni museali italiane e internazionali, con il suo Dipartimento Curatoriale, il Dipartimento Educazione, il Centro di Ricerca, la Biblioteca, gli archivi e il centro multimediale, il Castello di Rivoli opera come imprescindibile centro di cultura artistica contribuendo alla sua diffusione, valorizzazione e studio attraverso la produzione di cataloghi e pubblicazioni di elevato valore scientifico e avanzati programmi educativi.

La Collezione include opere di proprietà del Museo, opere in deposito a lungo termine acquistate per il Museo da Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, opere provenienti dalla Fondazione Rivetti e, più recentemente, dalla Collezione Cerruti. La Collezione video è stata acquistata grazie al supporto di Compagnia di San Paolo.

Il Museo ha il sostegno della Regione Piemonte, Fondazione CRT, Città di Torino, Città di Rivoli e di altri patrocinatori e benefattori.

Villa CerrutiModifica

Villa Cerruti, inaugurata a maggio 2019, custodisce la straordinaria collezione di Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015), imprenditore e collezionista scomparso nel 2015 all’età di 93 anni. Quasi trecento opere di pittura e scultura che spaziano dal medioevo al contemporaneo, a cui si aggiungono circa duecento libri rari e antichi dalle legature preziose, fondi oro, e più di trecento mobili e arredi tra i quali importanti tappeti e scrittoi di celebri ebanisti: un viaggio nella storia dell’arte, dai mobili alle arti antiche, dal Rinascimento all’Ottocento fino alla modernità, per una collezione privata di altissimo pregio, difficilmente

paragonabile ad altre in Europa e nel mondo. Capolavori che vanno dalle opere Bernardo Daddi e Pontormo a quelle di Renoir, Modigliani, Kandinsky, Klee, Boccioni, Balla e Magritte, per arrivare a Bacon, Burri, Warhol, De Dominicis e Paolini.

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, grazie a un accordo firmato nel luglio 2017 con la Fondazione Francesco Federico Cerruti, è il primo museo d’arte contemporanea al mondo a includere, nelle sue collezioni, una raccolta enciclopedica del passato. L’intenzione è di creare un modello nuovo di museo in cui l’arte del passato è osservata da prospettive contemporanee innescando un dialogo unico tra collezioni, artisti d’oggi e i capolavori del passato.

Villa Melano

Sotto il castello, esisteva un'antica costruzione conventuale dei Ordine dei frati cappuccini risalente al XII secolo; a causa dell'occupazione napoleonica in Torino agli inizi del XIX secolo, la struttura conventuale fu poi convertita a casa signorile, di cui l'ultimo proprietario fu tal Mario Melano, che morì nel 1926. La villa fu quindi lasciata in stato di abbandono, diventando un luogo di leggende e di misteri. Venne quindi parzialmente demolita nel 2011 per fare un albergo, tuttavia non ancora realizzato.

Galleria d'immaginiModifica

UbicazioneModifica

Il castello si trova a Rivoli, in piazza Mafalda di Savoia (già piazza Castello).

NoteModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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