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Castione (Brentonico)

frazione del comune italiano di Brentonico
Castione
frazione
Castione – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
ProvinciaTrentino CoA.svg Trento
ComuneBrentonico-Stemma.png Brentonico
Territorio
Coordinate45°50′13.85″N 10°57′11.77″E / 45.83718°N 10.95327°E45.83718; 10.95327 (Castione)Coordinate: 45°50′13.85″N 10°57′11.77″E / 45.83718°N 10.95327°E45.83718; 10.95327 (Castione)
Altitudine528 m s.l.m.
Abitanti480
Altre informazioni
Cod. postale38060
Prefisso0464
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castione
Castione

Castione è una frazione del comune di Brentonico nella provincia autonoma di Trento.

Geografia fisicaModifica

 
San Clemente

Posto sulle pendici nordorientali del Monte Altissimo di Nago, propaggine settentrionale della catena del Monte Baldo, ad un'altitudine di 528 metri dal livello del mare, conta circa 480 persone. È un paesino noto per la produzione di castagne (marroni di Castione) e per l'attività estrattiva di marmo. Le cave di Castione presso il Monte Giovo ad est del paese, attive fino agli anni ottanta del XX secolo, erano rinomate già dal XVI secolo per la qualità di marmo estratto, tra cui il cosiddetto giallo di Mori nella variante giallo di Castione. Precisamente si tratta di calcari lucidabili come il calcare oolitico o il rosso ammonitico.[1]

StoriaModifica

Il paese di Castione si sviluppò nel XIII secolo sui i resti di un vecchio castello, lo dimostra ancora il nome del quartiere castello e la struttura di questo quartiere con stretti passaggi, alti muri e cortili interni. L'origine di questo castello sono incerte. Nel 845 fu nominato un certo Maurontonem de Castellionem che potrebbe indicare un castello tardo antico. Non è da escludere che si tratti del cosiddetto Castrum Brentonicum citato da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum scritta nel VIII secolo.[2]

Il castello fu sicuramente abbandonato dopo il 1221 quando i Castelbarco, che furono i proprietari, ricevettero il permesso dal principe vescovo di Trento di costruire un casa murata nei pressi di Brentonico.[3]

Il paese fu noto poi dal XVI secolo per l'estrazione e la lavorazione della pietra, estratta dal vicino Monte Giovo. Vi nacquero due famose famiglie di scultori dell'arte barocca trentina, i Benedetti e i Sartori, che realizzarono tra il seicento ed il settecento molti altari nelle chiese di tutto il Trentino e nelle zone limitrofe. Opera loro è ad esempio anche l'altar maggiore del Duomo di Innsbruck in Austria. Oltre i Benedetti e i Sartori ci furono altri architetti, scultori, lapicidi o semplici cavatori che operarono nelle cave e nelle botteghe di Castione come i Canali, i Paina, gli Aiardi, i Sebellini, i Bianchi, i Villa.[4]

Monumenti e luoghi di interesseModifica

NoteModifica

  1. ^ Le Cave di Castione sul Monte Giovo presso Brentonico, su science.unitn.it. URL consultato il 18 febbraio 2018.
  2. ^ APSAT 5 2013, p.67.
  3. ^ Gorfer 1975, p.260.
  4. ^ Comune 2002, p.2.
  5. ^ Chiesa di San Clemente, su necrologie.corrierealpi.gelocal.it. URL consultato il 30 maggio 2017.
  6. ^ Bacchi 2 2003, p.450.
  7. ^ Cappella di San Rocco - Castione, Brentonico, su chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 22 aprile 2019.

BibliografiaModifica

  • Andrea Bacchi, Luciana Giacomelli (a.c.), Scultura in Trentino: Il Seicento e il Settecento volume primo, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2003, ISBN 88-86602-55-3.
  • Andrea Bacchi, Luciana Giacomelli (a.c.), Scultura in Trentino: Il Seicento e il Settecento volume secondo, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2003, ISBN 88-86602-55-3.
  • Castione: i marmi e gli altari: Palazzo Eccheli-Baisi - Brentonico 10 agosto-31 dicembre 2002, Trento, Comune di Brentonico, 2002, ISBN non esistente.
  • Aldo Gorfer, Le valli del Trentino. Trentino occidentale, Calliano, Manfrini, 1975.
  • Elisa Possenti et al. (a.c.), APSAT 5: castra, castelli e domus murate: corpus dei siti fortificati trentini tra tardo antico e basso medioevo: schede 2, Mantova, Società archeologica padana, 2013, ISBN 978-88-87115-80-2.

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