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Castropignano
comune
Castropignano – Stemma Castropignano – Bandiera
Castropignano – Veduta
Castello d'Evoli di notte
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Molise-Stemma.svg Molise
ProvinciaProvincia di Campobasso-Stemma.png Campobasso
Amministrazione
SindacoNicola Scapillati (lista civica "Uniti Castropignano") dal 26 maggio 2019
Territorio
Coordinate41°37′N 14°34′E / 41.616667°N 14.566667°E41.616667; 14.566667 (Castropignano)Coordinate: 41°37′N 14°34′E / 41.616667°N 14.566667°E41.616667; 14.566667 (Castropignano)
Altitudine590 m s.l.m.
Superficie26,96 km²
Abitanti923[1] (30-11-2017)
Densità34,24 ab./km²
FrazioniRoccaspromonte
Comuni confinantiBusso, Campobasso, Casalciprano, Fossalto, Limosano, Oratino, Ripalimosani, Torella del Sannio
Altre informazioni
Cod. postale86010
Prefisso0874
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT070016
Cod. catastaleC346
TargaCB
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticastropignanesi
Patronosan Pietro
Giorno festivo29 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castropignano
Castropignano
Castropignano – Mappa
Posizione del comune di Castropignano nella provincia di Campobasso in Molise.
Sito istituzionale

Castropignano è un comune italiano di 923 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise.

Indice

StoriaModifica

La più antica testimonianza della presenza dell'uomo nel territorio di Castropignano risalirebbe all'età del bronzo (1200 a.C. circa); è costituita da frammenti di ceramica rinvenuti nell'area del Castello D'Evoli.[2] A ridosso del “Cantone della Fata” (un maestoso complesso roccioso nel bosco Carpineto), invece, ricadono mura megalitiche, databili al IV secolo a.C., nel periodo in cui i Sanniti, qui considerati progenitori, combatterono contro i Romani, rimanendone sconfitti dopo tre guerre. Della conseguente dominazione romana sopravvivono i ruderi di due ville, alla “Cananella” e alla “Canala “; in quest'ultima contrada ci sono ancora ruderi della ”meravigliosa fonte della Canala, opera delle legioni romane”. Nella facciata della cappella di S.Lucia invece è murato un lastrone di pietra su cui sono scolpiti i fasci littori. Dopo la caduta dell'Impero Romano, i Longobardi giungono anche dalle nostre parti e di loro ci rimane la Torre dell'Orologio (molto rimaneggiata nel tempo) residua del primo e più antico castello, che ricadeva nel cuore dell'abitato. Il primo documento che riporta il nome di Castropignano risale a 700 anni dopo Cristo, ma è stato concepito tre o quattro secoli prima sotto forma di Castrum Pineani, ovvero luogo fortificato di cui era signore Pineano. Un'altra possibilità è che il nome sia corruzione del toponimo latino Castrum Prignanii, ricordato in antichi registri[3], quindi legando la realizzazione del borgo alla famiglia nobile di origine napoletana dei Prignano[4]. Ai Wurtzell, signori Longobardi, subentrano a metà del Trecento i D'Evoli,[5][6] famiglia di origine Normanna. Furono essi a costruire il castello all'esterno dell'abitato, di cui oggi restano gli imponenti ruderi ed ambienti restaurati.[7] Le chiese di S.Nicola (con annessa torre campanaria di poco discosta) e del S.S.Salvatore sono di quel tempo, mentre di età successive sono le altre: S.Maria delle Grazie (1500); cappella di S.Lucia (1700); pure il Convento risale al 1700, la chiesa Madre al 1800. Da ricordare Francesco Eboli, duca di Castropignano (16931758, nonno del conte Michele Maria Milano), luogotenente generale della cavalleria napoletana; fu al servizio del re di Spagna Filippo V. La dominazione feudale dei D'Evoli finisce agli inizi dell'ottocento,[8] quando iniziano episodi di brigantaggio.

L'emigrazione colpisce fortemente la comunità nel corso del novecento, soprattutto nel secondo dopoguerra. Truppe degli eserciti tedesco e anglo-americano passano per Castropignano nell'ottobre del 1943, causando la morte di diversi civili. In occasione del referendum del 2 giugno 1946, a Castropignano prevalse la monarchia. La Democrazia Cristiana ha detenuto il primato dei voti per decenni. L'andamento demografico ha fatto registrare un forte calo negli anni '50 e '60, per diminuire e stabilizzarsi poi. Oggi gli abitanti sono poco più di 1000, comprendendo, ovviamente, chi vive in campagna o nella vicina frazione di Roccaspromonte. Il problema di grande rilevanza rimane quello di sempre: la mancanza di lavoro, che da diverso tempo sottrae alla comunità numerosi giovani con istruzione universitaria.[9]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Castello d'EvoliModifica

Il castello si trova nella parte nord del paese, in posizione dominante, si erge sulla spianata a strapiombo sulla valle del Biferno, accessibile da via Salita San Marco, poi via Marconi e via Castello. Costruito in prossimità di una struttura fortificata dei Sanniti, era un importante presidio militare a controllo del tratturo Castel di Sangro-Lucera, dove passavano le attività armentizie verso la Puglia. Risale forse all'epoca normanna, ma il suo nome è legato alla famiglia d'Evoli, che lo possedeva già nel XIII secolo, che edificarono la torretta Sud, ammodernarono gli ambienti interni, tra cui le sale di rappresentanza e costruirono il piano sotterraneo per i servi. In passato era caratterizzato da un fossato, sul fronte verso l'abitato, in seguito colmato, una cinta di mura e due grossi torrioni che collegavano il castello al paese.

I locali dovevano essere numerosi, divi in due corpi di fabbrica principali, una leggenda vuole che il castello avesse 365 camere, una per ogni giorno dell'anno, oggi a causa dei danni della guerra, e di restauri troppo tardivi, è andata perduta la scalinata monumentale settecentesca di Silvestri da Sepino e le arcate del loggiato interno, anche se negli ultimi anni del Novecento sono stati eseguiti importanti lavorid i recupero per riportare il castello allo splendore, e renderlo visitabile.
La storia del castello inizia con Giovanni d'Evoli barone di Frosolone (Isernia), nobile normanno che lo costruì sotto gli Angiò nel 1362 sopra i resti della rocca sannita, anch'essa edificata sopra fortificazioni preistoriche, come dimostrano i frammenti di ceramica rinvenuti. Dopo Giovanni, Andrea d'Evoli consigliere di Alfonso I d'Aragona, ebbe il castello, e fu così importante nel Regno di Napoli che fu autore del De mena pecundum (1447), un trattato di regole per la circolazione delle greggi sui tratturi.

Nel corso del XV-XVI secolo il castello fu ampliato, divenendo una vera residenza signorile nel 1636, quando era governato da Giambattista D'Evoli, l'interno doveva essere davvero fastoso, ricco di arazzi e tele, che testimoniavano la grandezza economica di questa famiglia, i cui confini territoriali nella Contea Molisana arrivavano sino al confine abruzzese con Capracotta. L'ultimo ampliamento risale al 1683, nel XIX secolo fu venduto, dopo l'eversione dal feudalesimo, ad altre famiglie, che lo spogliarono degli arredi per pagare dei debiti con lo Stato, nei primi anni del Novecento risultava abbandonato, cadde velocemente nel degrado, i bombardamenti della guerra lo danneggiarono, e una parte franò a valle. Di recente, come detto, è stato restaurato, di proprietà della Soprintendenza dei Beni Culturali del Molise.

Al castello è legata alla leggenda dello jus primae noctis: la giovane Fata, di estrazione popolare,appena sposatasi non osò passare la notte di matrimonio col duca, e preferì suicidarsi; oggi a Castropignano, presso il burrone roccioso si trova il cosiddetto "cantone" della Fata, dove la ragazza si sarebbe gettata.

Le chieseModifica

  • Chiesa madre di San Marco evangelista e San Pietro da Verona: si trova in Piazza San Marco, fu costruita nel XVII secolo, anche se l'aspetto attuale è frutto di una ricostruzione, a impianto ingrandito, del dopo sisma 1805, consacrata nel 1826; dato che le due cappelle laterali hanno sesto ribassato, uno diverso dall'altro, è da presumersi che l'ampliamento fu fatto restringendo il piazzale: la chiesa ha una semplice facciata fasciata da paraste e cronici, con tre portali archiotravati, e finestrone centrale. L'interno a tre navate conserva le statue di San Pietro da Verona, patrono del paese, San Liberato, la statua dell'Addolorata e dell'Immacolata, della Vergine del Rosario, del Sacro Cuore di Gesù, San Giovanni, San Michele e San Rocco.
  • Chiesa di San Salvatore: si trova nella parte sud-est, in vico III Guardia, conserva il portale gotico ad arco ogivale, risalente al XIII secolo, il resto della chiesa è stato rifatto nei vari secoli a seguire, mostrando caratteri architettonici alternati, tra il barocco e il neoclassico. L'interno conserva un'acquasantiera trecentesca con lo stemma dei duchi di Castropignano Evoli. Si dice che la chiesa fosse connessa al convento di San Martino, da cui fu ricavata la chiesa dei Piccinocchi, a sua volta eretto sopra il tribunale dei Sanniti, dato che il sobborgo della chiesa è ancora detto "Tribuna". L'interno conserva 3 statue, quella di Santa Filomena, San Giuseppe e la Madonna del Carmine.
  • Chiesa della Madonna delle Grazie: dotata di un convento, è in via Umberto I, ed è la più interessante di Castropignano al livello artistico. Ha il portale rinascimentale, decorato da duecolonne con capitelli ionici, i cui basamenti portano il simbolo della croce, il portale è in legno, sovrastato da una volta con arco in pietra locale; sulla facciata si trova una finestra quadrata centrale, all'interno a navata unica con pianta rettangolare; sono visibili bassorilievi a stucco, coperti in oro zecchino, all'interno conserva le tele della Deposizione, l'Annunciazione, due angeli, 12 Apostoli con Cristo Risorto, Dio Padre. La chiesa risale al XVI secolo, fatta erigere di d'Evoli, in particolare dal duca Vincenzo, sepolto nella tomba sotto l'altare. Molti principi contributi economicamente alla costruzione della chiesa, e sono ricordati curiosamente, in merito alla loro ricchezza sul commercio dei bovini e degli ovini, con teste di bue su un piano a forma di formaggio. La volta della chiesa è crollata nel 1943 per i danni della guerra, ma venne rifatta con nuovi dipinti. Accanto si trova il convento francescano del XVIII secolo, con le statue di San Pasquale, Sant'Antonio di Padova, San Francesco d'Assisi e da Paola.

La chiesa è collegata a una leggenda: si narra che dopo la costruzione dell'edificio, un carro che trasportava la statua lignea della Madonna di Lucera a Carovilli, si arrestò in prossimità di questa chiesa, e che i muli che la trainavano non vollero continuare il percorso. Si decise di collocare la statua della Madonna nella chiesa, dopo alcuni giorni gli abitanti di Carovilli giunsero a Castropignano con l'intento di riprendersi la statua, ma ogni volta che questi iniziavano il viaggio, il cielo si oscurava minacciando tempesta, sicché la statua venne lasciata nella chiesa, ancora oggi meta di pellegrinaggi dalla Puglia.

  • Ex chiesa madre di San Nicola: fu edificata nel 1323 dai d'Evoli, ha uno stile gotico, con tre navate e archi a sesto acuto. Ha un impianto asimmetrico, con quattro arcate sul lato destro e tre sul sinistro.
  • Grotta San Michele: posta nella periferia sud, è una cavità ampia e profonda, con dei gradini consumati dal tempo, che precedono una piccola cappella con altare. Si presume che la grotta fosse frequentata sin dai Longobardi.

RoccaspromonteModifica

Storica frazione di Castropignano, si presume fosse frequentata in tempi antichi dai Sanniti, dato che nel 1777 fu rinvenuta una statua in terracotta della dea Atena, da Domenico Cerulli, che scrisse una lettera don Antonio Curtler, vescovo di Tiene. La statua è di pregevole fattura, conserva tre iscrizioni riportatre anche dallo studioso Vittore Pisani, che riportano (A)TANAS. Il termine in questo dialetto fa riferimento al sistema di scrittura dei Dauni puglesi, e con i termini messapici DAMATRA - APRODITA; la scrittura è stata datata al III secolo a.C. considerando la verticalità delle lettere e i caratteristi stilistici, si pensa che si tratti di un bottino di guerra, ma lo studioso Franco Valente ipotizza che facesse parte di un tempio situato in Roccaspromonte, forse situato sotto la chiesa parrocchiale dell'Assunta, così come il basamento del tempio di Giove sotto la Cattedrale di Isernia. Altir resti d'altare sono stati trovati presso la Fonte Nuova in località Fonte dell'Aia.

Roccaspromonte ha un carattere prettamente medievale dal punto di vista urbano, in origine dotata di un castello oggi scomparso, facente parte della diocesi di Trivento, insieme alla chiesa della Madonna della Pietà, o dell'Assunta, dal caratteristico portale trecentesco, e sede della Congrega della Carità. L'abitato si arrampica sul principale crinale roccioso, dove si trova la chiesa, le case sono in pietra concia, poggianti spesso e volentieri su basi rocciose del monte, con tratti di mura megalitiche, a ridosso del Cantone della Fata, dove sarebbero state erette delle fortificazioni sannitiche durante le guerre del IV-III secolo a.C.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[10]

 


AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 giugno 1989 13 giugno 1994 Nazario Carmosino lista civica Sindaco [11]
25 giugno 1994 25 maggio 1998 Biagio Brunetti lista civica Sindaco [11]
25 maggio 1998 28 maggio 2002 Biagio Brunetti lista civica Sindaco [11]
28 maggio 2002 11 settembre 2003 Consiglia Sardella lista civica Sindaco [11]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Carmine Brunetti lista civica Sindaco [11]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Carmine Brunetti lista civica Sindaco [11]
26 maggio 2014 in carica Margherita Brunetti Sindaco [11]

NoteModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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