Catherine Renaudin (personaggio)

Catherine Renaudin
UniversoEroica - La gloria di Napoleone
Nome orig.カトリーヌ ルノーダン (Katorīnu Runōdan)
Lingua orig.giapponese
AutoreRiyoko Ikeda
EditoreShūeisha
1ª app.1986
Editore it.Magic Press
app. it.ottobre 2009
Specieumana
SessoFemmina
Etniafrancese
Luogo di nascitaLione
Data di nascitasconosciuta

Catherine Renaudin (カトリーヌ・ルノーダン Katorīnu Runōdan?), poi Madame de Talleyrand, è un personaggio immaginario e l'antagonista principale nella prima parte della serie manga Eroica - La gloria di Napoleone, creato da Riyoko Ikeda.

È il nuovo oggetto dell'amore di Alain de Soissons, ma è una fervente realista, che trama nell'ombra per il dominio dei realisti e per la restaurazione effettiva della monarchia assoluta. Dopo la sua morte sulla ghigliottina, viene rimpiazzata dallo zar Aleksandr I, prima di allora un personaggio secondario.[1]

BiografiaModifica

La famigliaModifica

Catherine Renaudin è una giovane e bellissima donna che appartiene a una delle più antiche e importanti famiglie di fede monarchica della città di Lione.[2] Suo padre è un mercante che possiede un grande setificio, mentre di sua madre non si sa niente. Ha un fratello maggiore[3], che è un uomo bello e virile, e somiglia ad Alain. Inoltre, è identica a Diane de Soissons, la defunta sorellina di Alain.

Durante gli anni sanguinosi della rivoluzione, sotto il Terrore, la spietata dittatura dei giacobini di Robespierre, la sua famiglia faceva parte dei realisti, raccolti intorno alla figura di Maria Antonietta. Nel 1793, l'anno in cui gli inglesi hanno occupato Tolone e nella regione della Vandea è scoppiata quella grande insurrezione, a Lione, duemila cittadini che hanno parteggiato per i realisti, tra cui anche suo padre e suo fratello, sono stati barbaramente trucidati da una forza punitiva. A dirigere personalmente il massacro è stato l'allora governatore giacobino di ultrasinistra, Joseph Fouché. Quindi, per vendicare suo padre e suo fratello, ha iniziato la sua carriera realista, che non cesserà finché non avrà eliminato dalla Francia Fouché e tutti i giacobini, fino all'ultimo uomo. Traumatizzata per sempre dalla tragedia familiare, da estremista realista, la sua sete di vendetta l'ha solo ridotta a una psicopatica sanguinaria.

L'insurrezione del vendemmiaioModifica

Arrivata a Parigi da sola dalla provincia nel 1795, è entrata in contatto con la forza di destra, i realisti, che sono più di ventimila e tramano per la restaurazione della monarchia di Luigi XVIII, il fratello minore del giustiziato Luigi XVI. Hanno intenzione di scatenare un'insurrezione armata e distruggere la convenzione nazionale, al palazzo delle Tuileries, il 5 ottobre 1795 (13 vendemmiaio anno IV del calendario rivoluzionario), approfittando dei festeggiamenti per la liberazione della figlia della giustiziata regina Maria Antonietta, sancita poco fa da quest'ultima in cambio del rilascio di prigionieri di guerra, e del malcontento dei poveri di Parigi. Catherine, come spia al servizio dei realisti, si è appostata in un vicolo di rue Saint-Honoré per tenere d'occhio il sentiero che i suoi compagni devono percorrere. Per evitare di correre rischi, si è sciolta i capelli corvini, coprendoseli con una cuffia, e stringe tra le braccia un fagotto per fare la spesa o portare della roba in lavanderia. Ma il giovane ufficiale corso Napoleone Bonaparte viene incaricato dall'armata dell'interno di soffocare la rivolta armata. Catherine è impaurita da quello che il protagonista e i suoi cinquemila uomini hanno fatto ai suoi compagni con i cannoni, che non si aspettavano.

Dopo la disfatta dell'insurrezione di ottobre, i realisti di Parigi per il momento stanno evitando di dare nell'occhio. Intanto, Catherine si è fatta assumere come sarta all'atelier di Maison Guinan, "La Rose de Guinan", a Place Vendôme. Per avvicinarsi a Fouché, ora il leccapiedi di Paul Barras, il direttore del Direttorio, ha deciso di lavorare come sua spia, fingendosi una giacobina. Lui l'ha incaricata di infiltrarsi in un piccolo appartamento al secondo piano della seconda casa dopo l'angolo di rue Bon Enfant, dove abita il giornalista giacobino Bernard Chatelet, direttore del giornale "L'Eternité", per riferirgli tutto quello che succede nel mondo del giornalismo repubblicano. Per farsi ospitare, si è rivolta alla moglie, Rosalie Chatelet, che lavora nel suo stesso atelier, con la scusa che non ha ancora un posto dove stare e nemmeno i soldi per l'albergo. Quella sera, a casa del suo caro amico, Alain rimane incantato da lei, ma ha mantenuto immutato il suo amore per Oscar François de Jarjayes e ha deciso di non sposarsi con nessuna, per tutta la vita, quindi se ne va. Quando Rosalie glielo presenta, le dice di non farci caso: dietro a quell'aria rude, nasconde un cuore d'oro.[4] Con lei in casa, non c'è più posto da Bernard e non possono ospitare Désirée Clary, l'ex fidanzata di Napoleone.

Il caso BabeufModifica

La sua datrice di lavoro realista e migliore amica è la contessa de Castellane, una delle molte nobildonne della cerchia del conte d'Artois, il secondo fratello minore di Luigi XVI, che è rientrata dall'esilio in Russia e si nasconde a Parigi. Fedeli all'ancien régime, l'ha incaricata di sorvegliare l'ambasciata di Svezia, in rue du Bac, residenza di Madame de Staël, il cui salotto è stato da poco riaperto ai rivoluzionari come centro culturale e politico francese. Una sera, Alain, che era stato presentato da Bernard all'ambasciata, mentre torna a casa la nota nei dintorni, perdendola di vista, e si insospettisce. Due giorni dopo, mentre sta cenando a casa loro, le chiede chiarimenti, ma lei gli risponde che non è mai stata da quelle parti. Alain le chiede scusa, ma ha capito che nasconde qualcosa. Quella notte, informa Fouché dell'articolo di Bernard sulla corruzione del governo e, per non farlo più andare in stampa, gli ha distrutto la stampatrice in tipografia.[5]

Una sera, ascolta un discorso di Bernard e Alain sul protosocialista Gracchus Babeuf, che sta complottando di rovesciare il governo corrotto di Barras e Tallien.[6] Quindi, deve tenerli d'occhio ad una riunione notturna al Club du Panthéon, presieduto da Babeuf, un club di sinistra che riunisce i giacobini sopravvissuti al colpo di Stato del termidoro, stando molto attenta perché, se scoprissero che vi ha partecipato, verrebbe licenziata dalla Maison Guinan. Alain l'ha vista, ma le ha promesso che terranno la bocca chiusa. Tornando a casa con lui, gli racconta di aver perso i genitori e il fratello nella rivolta a Lione, per mano dei realisti, e che non ha più nessuno al mondo su cui contare. Quando gli dice che somiglia al suo defunto fratello, lui è imbarazzato. È stato allora che si è innamorata di Alain, ma non potrà mai mettersi con lui perché è un fervente giacobino, quindi si dovrà accontentare di amarlo in silenzio. Vedendoli insieme, Rosalie è convinta che si sposeranno, invece Bernard è dell'avviso che Alain non si innamorerà mai più, visto che ha già sofferto anche troppo per amore.[7]

Una notte, Bernard informa Alain che indagherà sugli affari di Barras, perché ha capito che c'è qualcuno che sta fiancheggiando Babeuf e che si tratta di una persona molto vicina al governo. Catherine si reca subito a casa di Fouché, facendosi annunciare da un servo, per avvertirlo del pericolo che corre. Fouché deve correre subito ai ripari, denunciando Babeuf a Barras come ribelle. Nel febbraio 1796, assiste all'arresto di Babeuf[8] e, quando lo vede che viene ghigliottinato, con lo sguardo cattivo, esclama: Crepa, dannato giacobino!!

Una sera, incontra Fouché per riferirgli che Bernard ha lasciato perdere il caso Babeuf e che i giornali di Parigi se ne staranno buoni per un po'. Ha fatto un ottimo lavoro e deve continuare finché non riceverà le prossime direttive.

La prima campagna d'ItaliaModifica

Alain è stato nominato aiutante di campo di Napoleone nell'armata d'Italia. Il 4 marzo 1796, una settimana prima della partenza, Bernard lo abbraccia, pregandolo di tornare sano e salvo, e Catherine consola Rosalie.[9] Quando l'esercito francese è entrato in Italia, prima di affrontare l'esercito sardo e le truppe austriache, scrive una lettera a Bernard e Rosalie, mandando i saluti anche a lei. Intanto, i realisti stanno riguadagnando terreno ed è entrata in contatto con molte altre nobildonne della cerchia del conte d'Artois, che hanno iniziato a frequentare la Maison Guinan: la baronessa de Vitrolles, per esempio.[10] Vedendola con la testa tra le nuvole, Rosalie scommette che è tutta presa a pensare ad Alain, ma invece ascolta i discorsi di Bernard a proposito dei realisti e del nuovo Ministro della polizia, Fouché. Un giorno, mentre stanno lavorando con le altre colleghe alla sartoria, Rosalie si accorge che la contessa de Castellane, venuta a commissionarle un altro abito da sera con la scusa che si è trovata benissimo con quello che le ha imbastito l'altra volta, le ha consegnato un biglietto e si insospettisce.[11] Quando il generale Bonaparte, entrato a Milano e invitato dal duca Serbelloni nel suo palazzo, concede una giusta promozione a tutti coloro che si sono distinti nel corso di questa campagna, Alain vuole invece che mandi una ricompensa a Catherine. Bonaparte gli chiede se è la sua fidanzata, ma lui gli risponde: No, non è come pensate!. Le ha fatto molto piacere che le abbia mandato dei soldi.[12]

La caccia ai realistiModifica

Nelle elezioni dell'assemblea del 1797, i realisti hanno ottenuto la maggioranza dei seggi. Da allora, il club di Clichy reclama apertamente la restaurazione della monarchia e dei giovani monarchici, chiamati "muscadins", girano in pieno giorno per Parigi, sfoggiando un foulard nero al collo. Catherine ha saputo, da un discorso dei coniugi Chatelet, che Fouché dovrà chiudere il club dei giacobini, l'ultimo baluardo delle forze repubblicane. Quella notte, corre subito a portare la grande notizia al club di Clichy. Ma il Direttorio decide di reagire e richiama il generale Bonaparte dal fronte italiano. Alain si offre di rientrare a Parigi, alla testa di alcune unità, per far piazza pulita dei realisti in sua vece.[13] Quel giorno, con uno scialle in testa, è uscita presto dal lavoro per sorvegliare l'ambasciata. La sera, davanti alla porta d'ingresso di casa, Madame de Castellane la ringrazia e, se avrà qualche comunicazione da fare, ripasserà all'atelier dove lavora. Le dice di portare i suoi saluti al club di Clichy e di stare attenta a non farsi vedere da nessuno. Tornando a casa, vede Alain uscire, che non aveva voluto aspettarla per salutarla, e capisce che Barras e il Direttorio stanno tramando qualcosa di terribile. Il colpo di Stato ha avuto successo e tutti i realisti sono stati arrestati.

Quella notte, nel disperato tentativo di sfuggire ai soldati di Alain, si ferma davanti alla residenza del quarantacinquenne principe di Talleyrand-Périgord, il nuovo Ministro degli affari esteri, che proviene da un'antica famiglia dell'alta aristocrazia di Autun, città della Borgogna. Prima che la trovino, viene tratta in salvo da lui,[14] che la fa accogliere con tutti i riguardi. Dopo avere ascoltato la sua storia e detto che non è affatto male come dea della vendetta, le chiede di sposarlo. Catherine, attratta dal bel tipo, accetta e diventa Madame de Talleyrand, nobile per matrimonio con il titolo di principessa. Bernard e Rosalie sono stati in pensiero per lei, che è sparita all'improvviso e senza dir nulla, e l'hanno cercata tanto. Anche il padrone della Maison Guinan era stato in pensiero per lei. Dopo la vittoria riportata sull'Austria, il generale Bonaparte ritorna trionfante a Parigi e, insieme ad Alain, l'eroe che ha scacciato i realisti da Parigi, si reca a trovare Talleyrand, che si è appena sposato, per farselo alleato. Quando presenta loro sua moglie, per Alain è una brutta sorpresa. Ma Catherine è certa che è meglio così, perché l'ultima cosa che avrebbe voluto è che Alain scoprisse che sono nemici mortali.[15] Alain non ha detto niente a Bernard e Rosalie. Anche se si è sposato, Talleyrand resta sempre un gaudente libertino, senza aver paura di sua moglie.

La campagna d'EgittoModifica

Nel maggio 1798, durante i preparativi per la campagna d'Egitto, il generale Bonaparte chiede a Talleyrand di recarsi dal sultano di Turchia come suo ambasciatore, per spiegargli che questa spedizione francese non vuole essere assolutamente un atto ostile nei confronti dell'impero ottomano. Dopodiché, deve aspettarlo a Costantinopoli. Tuttavia, dopo che Bonaparte ha lasciato il porto di Tolone, Talleyrand decide di non farlo per motivi di sicurezza ma anche personali, cioè decidere chi diventerà la sua prossima pedina. Catherine è d'accordo con lui: fintanto che non è possibile prevedere come andranno le cose, non possono permettersi imprudenze.[16] Intanto, i suoi compagni realisti, dopo la Normandia, hanno fomentato delle rivolte anche in Borgogna, nel tentativo di riguadagnare terreno. Inoltre, si mormora che il direttore Barras stia trattando in segreto a Neuilly con il conte di Provenza, esule in Russia, dall'imperatore Paolo I, per svendere la repubblica ai Borboni.

Il colpo di Stato del brumaioModifica

Durante i preparativi del colpo di Stato del 18 brumaio, Talleyrand la manda a casa di Bernard per affidargli un lavoro della massima importanza. È allora che Bernard e Rosalie, con un colpo di sorpresa, scoprono cosa le era successo. Lo accompagna alla sua residenza privata, dove sono riuniti in segreto il generale Bonaparte, i direttori Sieyès e Roger Ducos, il presidente del Consiglio dei Cinquecento Luciano Bonaparte e Alain.[17] Fouché sa di questo complotto, grazie al suo migliore investigatore, ma preferisce starsene a guardare. Una sera, ha dato un ricevimento a casa sua, invitando tutti i membri della combriccola, per rassicurare i direttori Barras e Gohier che le voci di complotto sono infondate. Talleyrand le dice che Fouché è uno spilorcio, dal quale non ci si può aspettare granché per cena, e che per giunta non è richiesta la presenza delle signore. Lei gli dice che Fouché è proprio uno zoticone. La sera del 17 brumaio, è nello studio con il marito, mentre lui sta dettando a Bernard la lettera di dimissioni per Barras.[18]

Sotto il consolato provvisorio, suo marito e il suo nemico mortale hanno mantenuto le loro poltrone. Un giorno, brinda con lui per essere riuscito ad assicurarsi un incarico nel nuovo governo. Gli dice che anche il suo vecchio nemico Fouché starà brindando per questo, chiedendoli tuttavia perché è stato proprio lui all'inizio a raccomandarlo a Barras. Il marito le spiega che lui e Fouché sono diversi in tutto e per tutto: nascita, educazione, carattere, modo di pensare, tanto che viene da chiedersi se appartengono davvero entrambi allo stesso genere umano. Ma se c'è qualcosa che li accomuna è che, per il loro tornaconto, sarebbero tranquillamente disposti a tradire i loro benefattori. Sono dei rivali, destinati a combattersi finché uno dei due non avrà la peggio. Stando così le cose, è necessario tenere il proprio nemico vicino per osservarne le mosse. Anche per il suo bene, Catherine spera che sia lui il primo ad avere la peggio, e se lo augura anche il marito. Un servo li interrompe, perché c'è Rosalie che insiste per vederla. Vuole che chieda a suo marito di smettere di collaborare con il generale Bonaparte perché, mentre lui è stato rieletto ministro degli esteri, Bernard è stato usato e il popolo francese non si è accorto che il colpo di Stato è il primo passo verso una prossima dittatura del generale. Quindi, bisogna impedirne l'instaurazione, altrimenti sarà la fine per la repubblica e la rivoluzione morirà. Ma Catherine la contraddice, dando libero sfogo a tutto il suo feroce odio verso i repubblicani e i giacobini:

«La dittatura e cosa c'è che non va nella dittatura? In questo momento, ciò di cui il popolo francese ha davvero bisogno è una guida forte che combatta e sconfigga Russia, Inghilterra e Austria e che sia in grado di rimettere in sesto la nazione. Non certo di rivoluzionari antiquati e delle loro stantie idee giacobine. Che cosa hanno fatto i rivoluzionari per la Francia? Hanno mandato numerosi nobili alla ghigliottina, hanno massacrato i cittadini realisti, hanno decapitato persino i loro compagni e per finire si sono abbandonati alla corruzione prendendo a pretesto la repubblica per fare i propri interessi. Muoiano tutti quei maledetti giacobini.»

Finalmente, Rosalie capisce qual è la sua vera natura e lei le risponde, con lo sguardo cattivo: Proprio così, hai capito adesso! Io non sono ne una repubblicana ne tantomeno una giacobina. Se mi sono fatta ospitare a casa vostra è stato per spiare Bernard, su richiesta di una certa persona. Rosalie scappa in lacrime, chiedendole perdono, perché è venuta a dirle delle scortesie, anzi delle cose inutili. Un po' le dispiace per lei, di essersi rivelata forse troppo presto, ma essendo una fervente realista non può certo aiutare la moglie di un giacobino e, viste le particolari circostanze, era l'unico modo per evitarlo. Rosalie non lo ha detto ad Alain e Bernard.[19]

La chouannerieModifica

All'inizio dell'ottocento, è entrata in contatto con Georges Cadoudal, il capo di quel ben nutrito gruppo di insorti realisti della Francia nord-occidentale, che si fanno chiamare con il nome di chouan, che hanno cominciato a darsi da fare, in concomitanza con l'ennesima ripresa delle attività realiste in Vandea. Una notte, lo incontra davanti alla porta d'ingresso di casa, travestito con abiti sporchi. Gli assicura che ci penserà lei a mettersi direttamente in contatto con Madame de Castellane, raccomandandogli di fare in modo che nessuno lo veda quando esce sulla strada. Ma il marito rientra prima e lo vede uscire dal cancello, e la beffeggia, che lo accoglie con aria innocente a braccia aperte, descrivendolo come un topo, anzi una civetta, irritandola.[20] Le parla degli sviluppi degli chouan e dei nuovi contrasti con l'Inghilterra e l'Austria. Lei gli chiede se il primo console è disposto a trattare con i realisti, ma lui le risponde che è fuori discussione, visto che, poco tempo fa, il conte di Provenza ha segretamente inviato una lettera a Bonaparte, in cui diceva che, se si fosse alleato con lui, sia l'Inghilterra che l'Austria avrebbero deposto le armi e l'Europa avrebbe attraversato un vero periodo di pace. La sua risposta a questa proposta è stata: Se volete tornare in Francia dovrete prima passare sopra 100 mila cadaveri. Per ora Bonaparte si sta mostrando magnanimo, ma ben presto, sia sui realisti che sui giacobini, si abbatterà una cruenta repressione, e Catherine è sia sorpresa che impaurita.[21]

Il 6 maggio, quando Napoleone parte per la seconda campagna d'Italia, chiede al marito se verrà sconfitto e lui le risponde di sì, se intende sfidare le forze della natura al colle del Gran San Bernardo per cogliere di sorpresa l'esercito austriaco del generale Melas, e vista la forte ostilità che il generale Moreau nutre nei suoi confronti. Quella sera, a casa di Madame de Castellane, viene a sapere che lei, in nome della vecchia amicizia con Madame Bonaparte, le ha consigliato di convincere il marito, al suo ritorno dalla guerra, ad allearsi con i realisti, permettendo la restaurazione della monarchia con Luigi XVIII, ottenendo in cambio la più alta carica di governo cui un suddito può ambire. Così, non solo verrebbero meno i motivi per scacciarla dalla famiglia Bonaparte, non avendogli ancora dato un erede, ma potrebbe anche vantarsi di avere la riconoscenza del futuro re. Possono stare tranquille perché, sebbene suo marito, in gioventù, per un certo periodo si era lasciato contagiare dall'ideologia giacobina, lei è un'aristocratica, amante del lusso fino al midollo, e farebbe qualsiasi cosa pur di non perdere la sua posizione di moglie del ricco e potente generale Bonaparte. Catherine le dice: Madame de Castellane, non dimenticate che il mio obiettivo, più che la restaurazione della monarchia in sé e per sé, è quello di eliminare i giacobini e soprattutto di distruggere quel dannato Fouché.[22]

La macchina infernaleModifica

Come pensano lei e i suoi compagni realisti, il generale Bonaparte nutre delle mire assolutistiche ed è per questo che devono toglierlo di mezzo. Infatti, dopo che è tornato vittorioso da Marengo, Georges Cadoudal, in combutta con i servizi segreti britannici, progetta di ucciderlo con la "macchina infernale", una bomba nascosta in un carretto pieno di paglia, e le manda due dei suoi uomini perché lo aiuti. È tutto fissato per la vigilia di Natale, quando i coniugi Bonaparte assisteranno ad uno spettacolo che si tiene al teatro dell'Opera. Lei provvederà a lasciare il carretto a rue Saint-Nicaise, mentre loro, se tutto andrà come previsto, si dovranno occupare di avvertire immediatamente il messaggero del conte d'Artois. Inoltre, raccomanda di fare in modo che l'attentato sembri opera dei giacobini. Con questo, non solo manderanno Bonaparte all'altro mondo, ma Fouché, in quanto ministro della polizia, sarà costretto ad assumersene la responsabilità, perdendo così il posto. Il marito, che credeva al palazzo del Lussemburgo, entrando nella sua stanza, si complimenta con lei, che ha intenzione di fare di casa sua un covo di cospiratori. Non intende denunciarla, però le fa notare che, se non agisce con un po' più di discrezione, lui potrebbe rimetterci e lei lo capisce questo.

Giunge la notte dell'attentato. La carrozza del primo console, giunta al luogo convenuto, si ferma, perché c'è un carretto fermo in mezzo alla strada, con una ragazza che non riesce più a farlo andare avanti. La ragazza è Catherine, travestita da popolana, con uno scialle in testa e la faccia sporca di carbone. Quando si allontana, dando l'impressione che si è arresa e va a chiamare qualcuno, un suo compagno, Saint-Régeant, dà fuoco alla paglia, provocando uno scoppio tremendo. Bonaparte si salva, perché ha ordinato al cocchiere di prendere una via laterale, però ci sono stati dei feriti e un sacco di morti.

Il piano di Catherine per incastrare i suoi nemici procede alla perfezione. Infatti, alcuni giorni dopo, Bonaparte riprende ferocemente Fouché, ordinandogli di preparare una lista degli ex membri del club dei giacobini e fare arrestare immediatamente quei terroristi, altrimenti dovrà dimettersi seduta stante. Così, nel gennaio del 1801, centotrentadue repubblicani, arrestati a caso, vengono mandati in esilio nella lontana colonia penale della Guyana e da cui non torneranno mai più. A casa Castellane, Catherine brinda con lei perché, anche se l'attentato a Bonaparte è fallito, per loro fortuna sono riusciti a liberarsi di un gran numero di odiosi giacobini ed anche Cadoudal ne è molto contento. Bonaparte si è servito di questo complotto a suo vantaggio, approfittandone per sbarazzarsi della scomoda presenza dei giacobini. Ma un servo porta la terribile notizia che Cadoudal e il suo sottoposto Saint-Regeant sono stati arrestati. Pare che siano risaliti a loro tramite il venditore del carretto e che quasi ottanta esponenti realisti sono stati acciuffati da Fouché. I realisti di Parigi in pratica sono stati annientati. Madame de Castellane deve sbrigarsi a lasciare Parigi per riparare all'estero. L'odio di Catherine per Fouché aumenta a dismisura, visto che non vuole proprio saperne di togliersi dai piedi pur di mettere loro i bastoni tra le ruote. Madame de Castellane la avverte che rischia di essere arrestata anche lei, ma Catherine le dice di non preoccuparsi per lei e che riuscirà a cavarsela in qualche modo, nascondendosi all'ombra di suo marito. Neppure Fouché può nulla contro Madame de Talleyrand. Madame de Castellane è d'accordo e, se rimane a Parigi almeno lei, finché non avranno rovesciato la repubblica e restaurato la dinastia dei Borboni, continuano a lottare senza perdere le speranze. Cadoudal è stato espulso e si è rifugiato a Londra.[23]

Il complotto di CadoudalModifica

Da quando l'Inghilterra, che del resto ha dichiarato di non riconoscere alcun regime al di fuori di quello dei Borboni, non vuole ritirare le truppe da Malta e cerca di spingere la Francia a infrangere il trattato di Amiens, suo marito è molto impegnato al ministero degli esteri. In ogni caso, tutti sanno che gli inglesi hanno un'arma segreta. Infatti, a Londra ci sono il conte d'Artois e il suo secondogenito, il duca di Berry, che si sono rifugiati all'estero, e il governo inglese, guidato dal primo ministro Pitt, potrebbe usarli per assassinare Bonaparte. Catherine è impaurita, al pensiero di cosa abbia in mente di fare Talleyrand, che ha capito benissimo le vere intenzioni dell'Inghilterra. Nel 1803, l'Inghilterra si decide finalmente a rompere il trattato, concentrando immediatamente le sue forze navali, comandate dal valoroso ammiraglio Nelson, nello stretto di Dover. Tuttavia, la forza del generale Bonaparte è incommensurabile e il primo ministro Pitt sa che è meglio farlo fuori subito, prima che scoppi la guerra: servendosi dei nobili e dei realisti rifugiati a Londra, che ruotano attorno alla figura del conte d'Artois, tra cui il duca di Polignac, ha progettato un piano diabolico. Cadoudal e il generale Pichegru, insieme a più di cinquanta emissari realisti, che sono stati mandati segretamente a Parigi da Londra, stanno tramando per assassinarlo. Capeggiati da Cadoudal, che è pronto a tornare all'azione, il loro piano è di far venire a Parigi, non appena sarà tutto pronto, una certa persona dai nobili natali, cioè il duca di Berry, per poi passare tutti insieme all'azione.[24] Ma hanno assolutamente bisogno di qualcuno che sia in grado di manovrare l'esercito. Cadoudal ha pensato di chiedere aiuto alla sua fedele amica e ha incaricato Madame de Castellane di scriverle questa lettera in inglese:

«Catherine, spero che tu stia bene. Il nostro fedele amico Cadoudal è rientrato segretamente a Parigi da Londra. Procurati delle informazioni dettagliate sui più influenti generali dell'esercito francese che sembrano provare antipatia nei confronti di Napoleone Bonaparte e consegnale al suo messaggero.»

Una notte del 1804, dopo che il marito è uscito, un realista la recapita al maggiordomo, insistendo perché gliela consegni di persona. Per non destare sospetti, dice al maggiordomo e alla cameriera che va a dormire, e di riferirlo a suo marito quando torna a casa. Questa volta devono assolutamente mandare Bonaparte all'altro mondo e dare il benvenuto a Parigi al conte d'Artois, come nuovo re[25]: dopodiché, toccherà a Fouché perdere la testa. Controllando le schede militari, scarta il generale Berthier, che è arrivato a ricoprire il ruolo di capo di stato maggiore ed è fedele a Bonaparte, il generale Lannes, anche lui un suo fervente sostenitore, il generale Murat, che è fuori discussione visto che è suo cognato, e il generale Bernadotte, che in effetti è critico nei confronti di Bonaparte ma è un giacobino convinto. Posa l'attenzione su quella di Alain, che non sapeva fosse diventato generale e che è stato appena assegnato, come comandante di corpo d'armata, alle truppe concentrate a Boulogne-sur-Mer, affacciata sullo stretto di Dover. Ricordando quando gli ha detto che somiglia al suo defunto fratello ed essendo stato sempre così gentile con lei, pensa che lo farebbe se fosse lei a chiederglielo, ma ci ripensa perché, oltre a essere la moglie di Talleyrand, è una fervente realista e sono nemici mortali, bruciando la scheda.

Sceglie il generale Moreau, ex comandante dell'Armata del Reno, che è al servizio di Bonaparte sin da quando era nell'Armata d'Italia, ma ultimamente non va molto d'accordo con lui e sono ormai ai ferri corti. Cadoudal la manda a casa sua con questa proposta. Il generale non vuole continuare a lasciarsi scavalcare da Bonaparte, essendo più anziano di lui e avendo alle spalle anche molti più anni di carriera militare, ma questo non basta a farlo schierare coi realisti. Catherine lo prega di incontrarsi con Cadoudal, ma, anche se lo ha fatto, si è categoricamente rifiutato di prestar loro il suo aiuto. I realisti questa volta sono pronti a giocarsi il tutto per tutto pur di tornare al potere.

Il grande incontroModifica

Tuttavia, il migliore investigatore di Fouché ha scoperto un covo dei realisti e ha già fatto confessare una delle loro staffette. Quella notte, Catherine sta aiutando due dei suoi compagni a disfare dei bauli, dove sono stati nascosti dei fucili, quando vengono catturati. In attesa di essere giustiziati, sono stati rinchiusi alla Conciergerie.[26] Tre giorni dopo, il marito, che non ne è al corrente, si diverte a pensare che magari si è trovata un giovane amante e se la sta spassando. Decide la lasciarla pure fare, poiché l'amore raffina la donna. Tra loro due vige la regola di non ficcare il naso negli affari dell'altro e, se questo servisse a fare di lei una donna affascinante come la moglie del primo console, tanto meglio.

Quella sera, il senatore Fouché si reca alla Conciergerie per constatare se i cospiratori hanno sputato il rospo. Due soldati lo informano che sono degli ossi duri e le torture sono tutte inutili, ma lui li accusa di starci andando troppo leggeri e che devono spezzar loro almeno quattro o cinque dita, se vogliono farli cantare. Con grande sorpresa, riconosce Catherine, con il viso tumefatto e il vestito rovinato, ma, prima che riveli ai soldati che è la moglie di Talleyrand, gli urla che è Catherine Renaudin, un'orfana di Lione che era solo una delle sue spie. Protegge la posizione di Talleyrand per poter stare sicura che un giorno distrugga Fouché. Questi è sorpreso nel vedere che era complice dei realisti e lei gli racconta finalmente la verità, ricattandolo che, se prova a dire una parola di troppo, spiffererà tutto ciò che lo può compromettere. I soldati la minacciano con i fucili, ma Fouché li ferma, perché ha capito benissimo cosa vuole dire. Accetta di metterla così, ma la avverte di prepararsi a essere giustiziata. Tutta sorridente e in lacrime, gli risponde che era preparata sin dall'inizio e che il suo unico rimpianto è quello di non essere riuscita a strappargli la testa dal collo con le sue mani. Prima di andarsene, ordina di torturarli ancora per una settimana e, se non confessano, di giustiziarli tutti, anche senza il processo e l'autorizzazione del Ministro della giustizia Regnier, visto che gli è stata data carta bianca. Catherine, seduta in fondo alla cella, scalza, tutta sorridente e in lacrime, si mette a ridere come una pazza, segno che la prigionia l'ha fatta impazzire totalmente.

Anche se Catherine e i suoi compagni realisti non hanno confessato, il primo console si è comunque convinto (a torto) che quella "certa persona dai nobili natali" deve essere il duca di Enghien, che si trova nel granducato di Baden, nel posto più vicino al confine. Inoltre, pensando a Catherine, Fouché ride alle spalle di Talleyrand che presto, una settimana dopo, la sua espressione impassibile si trasformerà in una smorfia di dolore e potrà vedere la disperazione dipingersi sul suo volto: e poi è certo che è segretamente in combutta con il duca di Enghien. Deve solo aspettare e vedere, perché gliela pagherà cara per avergli fatto perdere il posto.

L'esecuzione dei realistiModifica

Subito dopo la fucilazione del duca di Enghien, ordita da Talleyrand, giunge il giorno dell'esecuzione dei realisti che erano a capo del complotto, sulla pubblica piazza di fronte al municipio, e stanno uscendo tutti per assistervi. Arriva la carrozza di Talleyrand, e anche Bernard e il figlio François. Rosalie non è venuta perché, sin da quando era giovane, ha assistito a tanti di quegli spargimenti di sangue da averne la nausea. Quando arriva il carretto che trasporta i realisti con le mani legate dietro la schiena, François nota Catherine e, anche se le hanno tagliato i capelli ben corti fino alla nuca per facilitare il lavoro della ghigliottina, se la ricorda dopo tanto tempo. Anche Bernard la riconosce, ma non gli sembra possibile, dato che aveva sposato il principe di Talleyrand, e corre subito in prima fila, tra la folla che si è formata. L'esecuzione ha inizio e uno dei due soldati che aiutano il boia, sulla piattaforma della ghigliottina, li chiama per nome, alzando la mano destra. Il primo è Georges Cadoudal, il famigerato capo dei terroristi realisti. Prima di morire, beffeggia la folla che lo insulta: Mph... Non sono che una massa di stolti! Io ero venuto per restituire alla Francia il suo Re e invece ho finito col favorire l'avvento di un sanguinario Imperatore!

Il soldato chiama poi Catherine Renaudin. Talleyrand è ovviamente in preda al dolore e alla disperazione, così come Bernard, scoprendo che allora era proprio lei. Prima di morire, pensa sorridendo:

«Talleyrand... Sei lì da qualche parte a guardare? Se avessi detto che sono tua moglie, forse avrei avuto salva la vita, ma io ti devo molto perciò ho fatto in modo di non crearti alcun problema! Mi raccomando, quando scoprirai come sono morta vendicati di Fouché! A quanto pare prima che ritorni il mondo che volevo bisogna aspettare che passi ancora un'altra epoca ma tu, Talleyrand, vivi e assisti coi tuoi occhi al giorno in cui un Re della casata dei Capeti farà nuovamente il suo ingresso a palazzo delle Tuileries!! Addio... Alain...»

Insomma, Georges Cadoudal e Catherine Renaudin, che si erano dedicati anima e corpo nella loro lotta, hanno affrontato la morte senza temerla e a testa alta, morendo da veri eroi realisti e con il sorriso sulle labbra, esattamente come Luigi XVI e Maria Antonietta. Da una finestra del municipio, insieme a Bonaparte e al suo migliore investigatore, Fouché si sta divertendo a guardare. Inoltre, un sorriso di Bonaparte preannuncia le sue ambizioni di diventare Imperatore.[27]

Non si sa se Bernard lo ha detto a Rosalie, e soprattutto ad Alain, che ritornerà di nascosto a Parigi dal campo di Boulogne poco dopo per attentare alla vita di Bonaparte insieme a lui, perendo nel tentativo. Tuttavia, nonostante sia il suo nemico mortale, Talleyrand ha anche potuto allearsi con Fouché e quindi non ha soddisfatto le aspettative di sua moglie, nonostante la caduta dell'Imperatore dei francesi e la restaurazione sul trono di Luigi XVIII, undici anni dopo.

PersonalitàModifica

Per quanto possa erroneamente essere considerata un angelo di bontà, in realtà Catherine non lo è affatto. Infatti, è una donna veramente terribile e vendicativa, ispirata da violento odio contro i rivoluzionari, fiera ed orgogliosa, irascibile e aggressiva, pericolosa e letale, inflessibile e spietata, priva di ogni scrupolo e pietà nel suo oscuro proposito, tanto da coinvolgere senza nessuna preoccupazione anche delle persone innocenti. Nella versione buona, il suo viso angelico e innocente non dice un granché, ma, quando rivela la sua vera natura di super-cattiva, l'autrice si sbizzarrisce ad infonderle un'aura demoniaca e perversa. Inoltre, è una vera esaltata, che ama alla follia vedere il sangue dei suoi nemici. Chiama anche lei Napoleone Bonaparte "quel parvenu di un corso". Insomma, Catherine è un'autentica assassina, con la mente offuscata dalla vendetta, che prova solo un odio feroce e smisurato, nonché il simbolo stesso della contro-rivoluzione realista fino alla morte.

Tuttavia, nonostante sia un personaggio negativo, esiste almeno un aspetto assolutamente positivo del suo carattere, una cosa che lei non ha alcun problema a fare, ma che per quasi tutti i personaggi della serie risulta invece del tutto impossibile, cioè non tradire mai i propri compagni. Infatti, anche se si era innamorata di un giacobino e voleva molto bene alla famiglia Chatelet, ha lasciato da parte questi suoi sentimenti e ha seguito i suoi compagni realisti fino alla morte. Quindi, al contrario di quasi tutte le cattive ikediane, non è affatto spinta da una brama irrefrenabile di ricchezza e di potere.

Tra manga e realtàModifica

Catherine Renaudin è ispirata a Catherine Noële Grand, ma solo per il nome e il ruolo di consorte del ministro degli esteri. Ha il cognome di una zia di Joséphine de Beauharnais.

NoteModifica

  1. ^ Volume 2 parte I: capitolo 12.
  2. ^ La sua città natale compare nel volume 5 parte III: capitolo 11.
  3. ^ Nella versione originale del manga, ci sono gli ideogrammi di "fratello maggiore" ( ani?).
  4. ^ Volume 1 parte I: capitolo 2.
  5. ^ Volume 1 parte I: capitolo 4.
  6. ^ Volume 1 parte I: capitolo 5.
  7. ^ Volume 1 parte I: capitolo 6.
  8. ^ Volume 2 parte I: capitolo 8.
  9. ^ Volume 2 parte I: capitolo 9.
  10. ^ Pare che i nobili, rivolgendosi al ministro della polizia Joseph Fouché, possano far depennare il loro nome dall'elenco dei rifugiati in cambio di denaro.
  11. ^ Volume 2 parte I: capitolo 11.
  12. ^ Volume 3 parte II: capitolo 4.
  13. ^ Volume 4 parte II: capitolo 10.
  14. ^ Volume 4 parte II: capitolo 11.
  15. ^ Volume 4 parte II: capitolo 12.
  16. ^ Volume 4 parte III: capitolo 3.
  17. ^ Volume 6 parte IV: capitolo 1.
  18. ^ Volume 6 parte IV: capitolo 3.
  19. ^ Volume 6 parte IV: capitolo 6.
  20. ^ Il nome "chouan" inizialmente era il soprannome del loro capo Jean Cottereau e si ritiene che possa essere derivato dal termine "chouette" (civetta).
  21. ^ Volume 7 parte IV: capitolo 7.
  22. ^ Volume 7 parte IV: capitolo 8.
  23. ^ Volume 7 parte IV: capitolo 11.
  24. ^ È rimasto ignoto, raffigurato in un medaglione con il viso celato.
  25. ^ Bisogna segnalare un errore di scrittura della Magic Press. Invece del conte d'Artois, hanno scritto il conte d'Orléans.
  26. ^ Volume 7 parte V: capitolo 1.
  27. ^ Volume 8 parte V: capitolo 2.
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