Cattaneo di Lendinara

I Cattaneo di Lendinara (o Cattani) furono un'aristocratica famiglia italiana[4] discendenti diretti dai Giocoli, radicatisi in Ferrara nel VI secolo[5][6], dai Graumonte, che generarono i Cattaneo che ebbero la giurisdizione di Lendinara dall'imperatore Enrico VI di Svevia. [7]

Cattaneo di Lendinara
POTIUS MORI QUAM FOEDARI
Troncato di rosso e di ermellino[1][2]
StatoSignoria di Ferrara
Ducato di Ferrara
Stato Pontificio
Regno d'Italia
Titoli
  • Conti
  • Signori di Lendinara
  • Nobili di Ferrara
ConcessioneImperatore Enrico VI di Svevia

Imperatore Federico I di Svevia Imperatore Federico II di Svevia Imperatore Federico III d'Asburgo

FondatoreAlberico di Graumonte
Data di fondazioneXII Secolo
Data di estinzione1880 [3]
EtniaItaliana
Rami cadettiCati

Montolini Bertazzi Albertazzi

Storia modifica

Reticherio Giocoli, figlio del Duca Federico, nel XII secolo fu il capostipite e fondatore del ramo collaterale dei Ratichieri[8][9]. Ebbe dei figli fra i quali Graumonte I, i cui discendenti diedero vita al ramo dei Cattanei di Lendinara, e Giocolo Ratichiero che con Graumonte III diede vita ai Cattanei di Lusia[10]. Graumonte I Giocoli, stabilì nella prima metà del XII secolo il suo casato da Ferrara in Lendinara. Per motivi politici fu costretto nel 1162 a trasferire parte della sua famiglia a Verona dando vita al ramo cadetto dei Cattanei di Verona. Suo figlio, Alberico di Graumonte, creò il ramo dei Giocoli di Lendinara che ebbero la giurisdizione dall'imperatore Enrico VI di Svevia nell'area medio-occidentale del Polesine, divenendo signori di Lendinara e ottenendo numerosi beni in feudo e benefici in concessione[11], che con Guglielmo Giocoli Ratichieri di Lendinara, divennero Cattanei ed in seguito Cattaneo con l'aggiunta del predicato di Lendinara, già in uso dai suoi avi[12]. I Cattaneo di Lendinara (o Cattani) furono i feudatari di Lendinara, conosciuti anche come i Lendinara [13], possedevano nel 1282 numerosi beni allodiali e cospicui territori,[14] tra cui i feudi di Caldiero, Villafranca di Verona, Zevio ed Angiari[15]. Per circa quattrocento anni Lendinara fu legata ai nobili Cattaneo, assurgendo ad un feudo familiare, indipendente da quelli polesani che appartenevano alla casa d'Este o ai vescovi di Ferrara. Edificarono intorno al XII secolo un castello in Lendinara sulle cui rovine fu costruito quello che oggi è conosciuto come Palazzo Malmignati[16]. Secondo il cronista del tempo Muratori, era “illustre Castello, arricchito di molte fabbriche e torri, colta popolazione”. Il castello sorgeva a sinistra dell'Adige, detto “Adigetto”, e difeso sugli altri tre lati dalle mura, all'interno delle quali sorgeva il borgo abitato, il palazzo signorile ed il tribunale [17]. All'esterno della fortificazione del castello, sorgevano la chiesa di Santa Sofia fatta edificare sulle rovine di un tempio pagano, da Alberico Cattaneo di Lendinara nel 1070 come oratorio della sua famiglia. Si tramanda che la chiesa venne dedicata alla Santa Sofia, quale omaggio a sua sorella Sofia Cattaneo di Lendinara, moglie di Obizzo I d'Este. Nel 1283 Lendinara passò nuovamente sotto il controllo degli Este che consentirono ai loro discendenti Cattaneo di Lendinara di mantenerne senza conflitti politici la signoria per secoli. Essendo una famiglia di antichissimo lignaggio, le venne nuovamente riconosciuta l'aggregazione de' maggiori al Consiglio Nobile di Lendinara nel 1653 e la nobiltà venne confermata a Lodovico di Giovan Battista Cattaneo di Lendinara con Sovrana Risoluzione Araldica del 9 maggio del 1829[18][19]. Alla famiglia Cattaneo di Lendinara spettò anche il titolo di conti, conferito ai membri del casato che dimoravano in Rovigo, dall'imperatore Federico III d'Asburgo nel 1469. Il titolo venne confermato con Sovrana Risoluzione del 22 settembre del 1820[19][20]. La casata ottenne il titolo di conte col diploma del 13 febbraio del 1708 conferito dal duca Francesco Maria II Pico della Mirandola[21]. La lunga storia di questa famiglia si intreccia con gli altri rami collaterali dei Cattanei di Verona e Cattanei di Lusia, e non va confusa con una omonima famiglia veneta che pare governò i medesimi territori in età carolingia, sulla quale non vi sono fonti certe.

Origine del Cognome modifica

Pare con il supporto di una significativa documentazione storica, che l'Origine del cognome Cattanei o Cattaneo che appartenne anche ai rami della famiglia di Verona e Lusia sia dovuta ad una concessione dell'Imperatore Federico I di Svevia, il quale nel 1162 conferì a Guglielmo I Giocoli Ratichieri di Lendinara, suo valente capitano, titoli e feudi, ed essendo membro della sua corte e commensale abituale, era il nobile più prossimo all'imperatore al quale era dato il privilegio di mescergli "acquae in CATINIS pro sua mensa curam tenerent" [22][23][24]. Rientrato nelle suo feudo, con l'ulteriore titolo di Capitano, in virtù della concessione ottenuta, sostituì il cognome di famiglia Giocoli in Cattanei, divenuto in seguito per il ramo Cattaneo di Lendinara.[12]

Altri rami modifica

Dal casato dei Conti Cattaneo di Lendinara, fioriranno in Ferrara i Conti Cati, la Nobile famiglia dei Montolini, dai quali deriveranno i Conti Bertazzi poi divenuti Albertazzi[25].

Membri illustri modifica

  • Alberico Giocoli Graumonte, figlio di Graumonte I Giocolo Ratichieri, fu il capostipite del ramo dei Giocoli Ratichieri di Lendinara, ebbe nel 1193 l'investitura del Feudo di Lendinara dall'Imperatore Enrico VI di Svevia[26] e nell'area medio-occidentale del Polesine di Rovigo, che dopo di lui si denomineranno Cattaneo di Lendinara. Fu Signore di Lendinara[27]. Fece costruire Il Duomo di Santa Sofia.
  • Sofia Giocoli Graumonte di Lendinara, figlia di Graumonte I Giocolo Ratichieri, sposò nel 1124 il Marchese Obizzo I d'Este, dal quale ebbe un figlio, Azzo V d'Este.
  • Aldovrandino di Lendinara, come molti esponenti del casato, vicino alla casa d'Este, nel 1154, fu testimone del privilegio che il Duca Enrico concesse ai Marchesi[28].
  • Guglielmo I Giocoli Ratichieri di Lendinara figlio di Ratichiero Giocoli, fu valente capitano dell'Imperatore Federico I di Svevia, il quale nel 1162 gli conferì titoli e feudi. Rientrato in patria a Lendinara, con il titolo di Capitano Imperiale, aggiunse al cognome di famiglia Capitanei, divenuto Cattanei ed in seguito Cattaneo[12][22].
  • Pietro I Cattaneo di Lendinara, Signore di Lendinara nel 1193[24].
  • Paolo Cattaneo di Lendinara Vescovo di Adria, ottenne dal papa l'autorizzazione per edificare il castello di Rodige del quale oggi rimangono Torre Mozza e Torre Donà[29]. In cambio dell'autorizzazione pontificia il Vescovo restaurò con i fondi del proprio casato, la Cattedrale di Rovigo[30].
  • Guglielmo II Cattaneo di Lendinara, uno dei membri del nobile casato, Capitano generale dell'Imperatore, nel 1230 fu scelto da Federico II di Svevia come membro della sua corte, come compare in un elogio della storia nobiliare veronese[31][32][33][34][23][24][35].
  • Rodolfo Cattaneo di Lendinara "Signore di quella ragguardevole terra", compare in una cronaca del XII secolo in Este quale membro della nobile casata che diede valorosi condottieri al fianco del Marchese ed al Vescovo di Padova, in un atto relativo della rinuncia di beni del nobile Azzo di Ubaldo in favore della chiesa[36] ed a quello di una donazione del Marchese Folco I d'Este ai monaci del Monte Oliveto fuor di Verona[37].
  • Ulberto Cattaneo di Lendinara, nel 1161, Notaro in Lendinara[38].
  • Wilelmo (Guglielmo) Cattaneo, Signore di Lendinara appare nella Cronaca del Muratori con il titolo di "Dominus". Fu testimone nel 1212 del Testamento ed a seguire dell'emanazione del Codicillo di suo cugino Azzo VI d'Este Marchese di Ferrara, che morì a Verona nel novembre di quell'anno[39], al quale la sua famiglia era legata da evidenti motivi politici essendo a capo della parte guelfa, oltre che da stretti vincoli parentali.
  • Pietro II Cattaneo di Lendinara Signore di Lendinara nel XIII secolo[40].
  • Adelardo II Cattaneo di Lendinara, fu canonico della cattedrale di Verona e, in gioventù, compose alcuni lavori letterali. Nel giorno delle ceneri durante il concistoro del 6 marzo 1185 fu creato Cardinale presbitero con il titolo di San Marcello da papa Lucio III, durante la sua permanenza a Verona[41][42]. Sottoscrisse alcune bolle papali tra il 23 marzo e l'11 novembre dello stesso anno. Partecipò al conclave del 1185, che elesse papa Urbano III[43]. Fu il primo cardinale della diocesi di Verona ove ne era stato precettore della Cattedrale. Prese parte al conclave dell'ottobre 1187, che elesse papa Gregorio VIII. Partecipò al conclave del dicembre 1187, che elesse papa Clemente III dopo l'elezione di Papa Clemente III avvenuta nel 1187[44]. In quell'anno, fu da lui inviato come Legato del romano pontefice in Terrasanta ove si trovò durante il sanguinoso assedio di San Giovanni d'Acri condotto da Saladino. Ebbe in virtù del suo mandato papale rapporti con Re Riccardo I d'Inghilterra e con i maggiorenti delle famiglie nobili crociate. Il suo ruolo divenne importante durante l'organizzazione della Terza crociata conosciuta anche come "Crociata dei Re", ove rappresentò il papa con i vari sovrani europei giunti in Terrasanta e spronati dallo zelo religioso, fra i quali il re Enrico II d'Inghilterra e il re Filippo II di Francia (noto come Filippo Augusto), che misero fine ai personali conflitti che li vedevano opposti, per impegnarsi a condurre la nuova crociata. Ebbe al suo fianco una brava schiera di nobili cavalieri veronesi "ac selecta multorum nobilium veronensium cruce signatorum ala"[45]. Terminata la legazione in Terrasanta, al suo rientro in patria prestò la sua opera a Roma nel sacro Collegio cardinalizio, facendo ritorno nella sua diocesi cardinalizia di Verona, fu nominato vescovo di Verona sul finire del 1188 e dopo la consacrazione a vescovo, come era tradizione, rinunciò al titolo cardinalizio di San Marcello e nei documenti viene riportata solo la generica denominazione di cardinalis sancte Romane ecclesie. Partecipò al conclave del 1191, che elesse papa Celestino III. Nel 1194, consacrò la Chiesa dei SS. Apostoli[41]. Nel 1197 contribuì con le sostanze del suo casato alla ristrutturazione della chiesa dei SS. Rustico e Fermo, concedendo indulgenze a coloro che contribuirono nell'opera con oblazioni. Partecipò al conclave del 1198, che elesse papa Innocenzo III. Nel 1207 con la comunità di Verona operò la permuta del castello di Legnano, e tutti i diritti e le proprietà connesse che spettavano alla diocesi cardinalizia, con il castello di Monteforte con le relative prerogative e beni che passarono sotto la sua giurisdizione con l'approvazione diretta del papa Innocenzo III, che pervenne per mano dei suoi legati a mezzo di quattro brevi papali a lui dirette, ancora oggi custodite negli archivi vescovili di Verona[46], ove vi rimase fino al 1214[47]. Si ritirò nei suoi poderi e non partecipò al conclave del 1216, che elesse papa Onorio III. Morì il 24 agosto 1225 e fu sepolto nella basilica di San Zeno; i suoi resti mortali furono riesumati nel 1642 e posti in una nuova tomba nella stessa basilica.
  • Spelta Cattaneo di Lendinara, Figlio di Pietro e Signore di Lendinara, dona nel 1270 a suo cugino, il Marchese di Ferrara Obizzo II d'Este, che aveva sposato sua cugina Dalmiana II Giocoli, un podere di famiglia conosciuto come Castrum de Guilelmis[38][40].
  • Altigrado Cattaneo di Lendinara, come appare sulla sua lapide sepolcrale, apparteneva alla famiglia Cattaneo, che aveva in feudo Lendinara. La notizia è confermata anche dalla matricola del Collegio dei dottori di Padova, che lo cita come Altefradus de Cupraneis de Lendenaria (con Cupraneis probabile corruzione di Cattanei) e da una lettera di papa Benedetto XI, in cui Iacopo del nobile Manuele Cattanei viene definito nipote di Altigrado. I documenti coevi, in realtà, lo indicano generalmente come "Altigrado di Lendinara". Compare per la prima volta in un documento del 1289 in un elenco di docenti di diritto canonico dell'Università di Bologna. In quello stesso anno il Comune felsineo gli concedeva uno stipendio annuo di 150 lire per la lettura ordinaria super decreto; questo ha sorpreso non poco gli storici visto che al più famoso Dino Rosoni erano state assegnate solo 100 lire per la lettura straordinaria del Digesto. Nel 1290 cominciò a insegnare all'Università di Padova. La sua attività è variamente attestata: nel 1294 figura tra i docenti di diritto canonico in una licenza concessa dal vescovo Bernardo per la fondazione del monastero di Sant'Orsola; nel 1295 comparve in un diploma di laurea; nel 1296 intervenne nel testamento di Bartolomeo Lio da Benevento, altro professore dello Studio; nel 1297, assieme ad Aldobrandino di Mezzabate, fu consulente dei giudici nominati dal papa nel ricorso intentato dal Comune di Treviso contro la scomunica comminata dal patriarca di Aquileia; nel medesimo anno, quale giudice delegato dal vescovo di Padova, sentenziò in una questione di decime insorta tra il vescovato e la chiesa di San Pietro. Forse nel 1299 lasciò l'attività di docente e si recò a Roma accompagnato da una lettera commendatizia del podestà di Padova. Qui cominciò la carriera in Curia, anche se aveva ricoperto incarichi ecclesiastici già nel 1294, come canonico di Ravenna, e nel 1296, come canonico di Padova.Secondo gli studi del Bellinati (1989) e del Pisani (2008), si tratterebbe dell'ispiratore del complesso ciclo della Cappella degli Scrovegni, in quanto raffigurato da Giotto accanto ad Enrico Scrovegni, nell'atto di offerta della Cappella alla Vergine[48][49][50]. Nel 1301, al termine del processo per eresia contro Armanno Pungilupo, partecipò alla sentenza e in questa occasione venne menzionato come canonico di Ravenna, ma anche cappellano del papa e uditore della cause del Sacro Palazzo apostolico. Nello stesso anno, morto il predecessore Giovanni degli Abati, assunse il titolo di Arciprete della Cattedrale patavina. Nel 1303 lasciò questa carica per essere eletto vescovo della diocesi di Vicenza. Difficile datare la consacrazione, ma aveva certamente preso possesso della sede nel marzo 1306, quando assegnò a Marzio Forzatè alcuni feudi vescovili. Al settembre successivo il legato pontificio Napoleone Orsini gli indirizzò una lettera riguardante una controversia su decime e diritti feudali della Chiesa vicentina. Quando, nel 1309, papa Clemente V indisse la crociata contro la Repubblica di Venezia, il Cattaneo seguì l'esempio di altri vescovi veneti e si schierò dalla parte del pontefice, e pare avesse preso il comando delle milizie vicentine inviate a Ferrara al fianco dell'esercito alleato. Nel 1311, in occasione dell'incoronazione dell'imperatore Enrico VII a Milano, fece atto di fedeltà al sovrano. Nello stesso anno la Vicenza insorse contro il dominio dei Padovani. Il Cattaneo, sotto mentite spoglie, riuscì a mettersi in salvo ritirandosi a Padova, dove morì qualche anno dopo. Venne sepolto nella chiesa di Sant'Agostino. Improbabile, come riportò Antonio Cappellini, che fosse stato creato cardinale da Clemente V il 20 aprile del 1314, lo stesso giorno in cui morì il pontefice.
  • Iacopo figlio di Manuele Cattaneo di Lendinara, nipote di Altigrado, compare nel 1303 in alcuni documenti ufficiali di papa Benedetto XI, in cui viene definito con il titolo di nobile.
  • Obizzo Cattaneo di Lendinara nel XIV secolo figlio di Mezagura, ne fu il capostipite dei Nobili Montolini, detti poi Bertazzi ed a seguire Albertazzi.[51].
  • Benvenuto Cattaneo nel XIV secolo Signore di Lendinara[52].
  • Cato de Lendinara, figlio di Benvenuto, nel 1338 si trasferì a Ferrara dando vita al ramo dei Cati di Ferrara, famiglia comitale molto vicina alla casa d'Este[52][53], dai quali All'inizio del XV secolo ricevettero beni in feudo nel Polesine di Rovigo[54]. Consigliere Segreto del marchese Aldobrandino III d'Este fu da lui invitato a spostare a Ferrara la sede del suo casato. Con le sue cospicue risorse fece erigere il tempio de' Serviti ed il convento annesso e ne fece dono ai padri serviti dotandolo di cospicue rendite. Morì nel 1538 e fu sepolto nella chiesa da lui fatta edificare[55].
  • Paolo Cattaneo di Lendinara, nel 1374 politico e uomo d'arme compare di frequente nelle cronache veronesi e padovane negli scontri fra le opposte fazioni dei Sambonifacio e de' Montecchi[56][57]. Fu sepolto sul principio del XIV secolo nel sepolcro di famiglia nel chiostro della chiesa di San Fermo Maggiore in Verona[58].
  • ?Tommaso Cattaneo Vescovo di Cervia, (probabilmente appartenete alla famiglia di Lendinara citato dal Muratori, ma senza specifico riferimento a questo casato)[59].
  • Lodovico Cattaneo di Lendinara, Conte e Cavaliere del Santo Sepolcro, promosse e fondò nel XVI Secolo in Lendinara l'Accademia che fu intitolata degli Aggirati[60][61].
  • Paolo Cattaneo di Lendinara, podestà "uomo assai reputato"[39]
  • Gaspare Cattaneo di Lendinara fu vescovo di Pola nel 1662[62].
  • Paolo Cattaneo di Lendinara nel 1794 e negli anni a seguire, durante la Repubblica Veneta, fu Vicario del Consiglio di Cadore[63].
 
Palazzo Cattaneo di Lendinara

Dimore legate alla famiglia modifica

  • Palazzo Cattaneo. Il palazzo della nobile famiglia, risale al Cinquecento. L'interno è caratterizzato dal tradizionale schema veneziano con saloni centrali e stanze ai lati. Nel piano nobile le pareti sono decorate con affreschi che raffigurano scene di vita quotidiana e temi agresti. Vennero realizzati nel 1715 da G. Boschetti di Udine.

Note modifica

  1. ^ Marc'Antonio Corsino, Cancelliere dell'Ill.ma Comunità di Verona, Manoscritto del 1580
  2. ^ Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Regia Accademia Araldica Italiana, diretta da G.B. Di Crollalanza, Nuova serie, Anno IV, n.1, Pisa 1879, p. 9 voce: Cattaneo di Lendinara
  3. ^ Scritti di Alberto Mario, scelti e curati da Giosuè Carducci, Bologna Nicola zanichelli, 1884, la fiera di Lendinara, p.18
  4. ^ Bollettino della Consulta Araldica, Vol. II, N. 6, Agosto 1893 p. 135.
  5. ^ Ferruccio Pasini-Frassoni, nelle "Dissertazioni Storiche e Genealogiche" - “La Stirpe dei Giocoli”, nella Rivista Araldica del Collegio Araldico - Roma, Anno XIII°, N. 4 - 20 aprile 1915, p. 248.
  6. ^ Augusto Vasina, Storia di Ferrara: Il basso Medioevo XII-XIV, Ferrara, G. Corbo, 1987, La Società Ferrarese nella prima età comunale, p. 141.
  7. ^ Annuario della Nobiltà Italiana, Anno XX, 1898, Le Famiglie medioevali Ferraresi a cura di Ferruccio Pasini Fassoni, p.228
  8. ^ M. Guarini, Compendio historico dell'origine, accrescimento, e prerogatiue delle chiese, e luoghi pij della città e diocesi di Ferrara e delle memorie di que' personaggi di pregio che in esse son sepelliti.... A Ferrara: Presso gli heredi di Vittorio Baldini,(1621) pag.369
  9. ^ Rivista del Collegio Araldico (Rivista Araldica) Roma presso il Collegio Araldico, C.so Vittorio Emanuele 101, 1910 p.568.
  10. ^ Marcantonio Guarini op. citata pag. 112 e p.369
  11. ^ Trevor Dean, Terra e potere a Ferrara nel tardo medioevo, Deputazione di Storia patria per le antiche provincie modenesi 1990, p.169 n.67.
  12. ^ a b c F. Nobili, Orazione estemporanea in morte di Marco Antonio Cattaneo di Lendinara, 27 dicembre 1820, Lendinara, tipografia Michelini, 1821, p. 2.
  13. ^ A. Cappellini, Dei Cattaneo da Lendinara, in Ateneo veneto, CXLII (19-58), pp. 59-61
  14. ^ LudovicoAntonioMuratori, p. 37.
  15. ^ Istoria delle origini e condiz. de' luoghi princip. del Polesine di Rovigo, Venezia 1748, p. 132
  16. ^ Ateneo Veneto. Rivista di Scienze lettere ed arti, Vol. 135-137 1951, il Castello di Lendinara, p. 65
  17. ^ Lodovico Antonio Muratori, Delle antichità estensi ed italiane, Stamperia Ducale, 1717:“Casa dove si rendeva giustizia”
  18. ^ .V. Spreti, Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana, Vol II, ristampa 1, Milano - anno VII- MCMXXIX, Vol. I voce Cattaneo di Lendinara, p.221.
  19. ^ a b Schroeder, Repertorio Genealogico, Venezia, Tip. Alvisopoli, voce Cattaneo di Lendinara
  20. ^ I. Tettoni e F. Saladini, Teatro Araldico, ovvero Raccolta Generale delle armi ed Insegne Gentilizie delle più illustri e nobili casate in tutta Italia, Vol. III, Lodi per i tipi di Cl. Wilmant e Figli, MDCCXLIII,voce Cattaneo di Lendinara
  21. ^ Schroeder, Repertorio Genealogico, Venezia, Tipografia Alvisopoli, Vol. I voce Cattaneo di Lendinara, p. 221.
  22. ^ a b Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Regia Accademia Araldica Italiana, diretta da G.B. Di Crollalanza, Nuova serie, Anno IV, n.1, Pisa 1879, p. 8 voce: Guglielmo Cattaneo di Lendinara
  23. ^ a b Corio, Storia di Milano, Parte I
  24. ^ a b c Grande Illustrazione del Lombardo Veneto, a cura di una Società di Letterati italiani, Vol. IV, Parte II, Milano Ed. Corona e Caimi, 1861, voce Lendinara, p.137-8
  25. ^ Giornale Araldico Genealogico diretto da Goffredo di Crollalanza, Reale Accademia Araldica, Anno XXV, 1897 nuova serie tomo VI, Bari, presso la direzione del Giornale Araldico, Le Famiglie Medioevali Ferraresi, p. 229.
  26. ^ Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Regia Accademia Araldica Italiana, diretta da G.B. Di Crollalanza, Nuova serie, Anno IV, n.1, Pisa 1879, p. 8.
  27. ^ Trevor Dean, Terra e potere op. cit. 1990, p.169 n.67.
  28. ^ Gaetano Nuvolato, Storia di Este e del suo territorio, Este Tip. G. Longo 1854, p. 271.
  29. ^ Visitaly([1])
  30. ^ Andrea Rondina, I Conti Vescovi del Polesine, Origine e decadenza del Feudo Vescovile adriese (dal Sec. IX al sec. XIII, Ed. Apogeo, 2008, p. 54.
  31. ^ Elogiorum Hist. Nobilium Veronese, Mss. nella Biblioteca comunale di Verona
  32. ^ Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, a cura della Reale Accademia Araldica Italiana diretta dal Cav. Di Crollalanza Anno 1885-1886, Tomo XIII, Pisa presso la direzione del Giornale Araldico, p. 120
  33. ^ Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Anno XXV (n.8 Tomo VI) Ottobre 1887. A cura della R. Accademia Araldica Italiana, Le Famiglie Medioevali Ferraresi, Memoria Storica, Pisa, Voce Cattanei de Lusia, p. 228.
  34. ^ Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Regia Accademia Araldica Italiana, diretta da G.B. Di Crollalanza, Nuova serie, Anno IV, n.1, Pisa 1879, p. 8 voce: Guglielmo Cattaneo di Lendinara>.
  35. ^ Girolamo Bronziero, Istoria delle origini e condizioni de' luoghi principali del Polesine di Rovigo, Venezia Carlo Pecora 1745, pp. 129 e segg.
  36. ^ Isidoro Alessi, Ricerche Istorico-Critiche delle antichità di Este, parte Prima, Padova MDCCLXXVI, capo XIX p.491
  37. ^ Gaetano Nuvolato, Storia di Este e del suo territorio, Este Tip. G. Longo 1854
  38. ^ a b Lodovico Antonio Muratori, Delle antichità estensi ed italiane, Stamperia Ducale, 1717, PII, p. 37, "totam et integram suam partem Castri et Circhae muratae de Leundenaria, quod appellatur Castrum de Guilelmis"
  39. ^ a b Lodovico Antonio Muratori, Delle antichità estensi ed italiane, Stamperia Ducale, 1717, PII, p. 37,
  40. ^ a b Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Regia Accademia Araldica Italiana, diretta da G.B. Di Crollalanza, Nuova serie, Anno IV, n.1, Pisa 1879, p. 9
  41. ^ a b Archivio Storico Veronese, Repertorio Mensile, op, cit. 1881, p.172.
  42. ^ Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Regia Accademia Araldica Italiana, diretta da G.B. Di Crollalanza, Nuova serie, Anno IV, n.1, Pisa 1879, p. 8 voce: Adelardo Cattaneo di Lendinara
  43. ^ Archivio Storico Veronese, Repertorio Mensile, Vol. IX-Aprile 1881, fasc. XXV, Verona Tipografia di Cesira Noris MDCCCLXXXI, p.172.
  44. ^ Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastico, da S. Pietro sino ai nostri Giorni, compilazione del Cav. Gaetano Moroni Romano, Vol XCV, Venezia MDCCCLIX, Tipografia Emiliana, p. 26.
  45. ^ Italia sacra sive de episcopis Italiae [...] rebusque ab iis praeclare gestis deducta serie ad nostram usque aetatem opus singulare provinciis XX distinctum in quo ecclesiarum origine urbium conditiones, principium donationes recondita monumenta in lucem proferuntur, I-IX, Roma, 1644-1662, Italia sacra Rev.mi P.D. Ferdinandi Ughelli abbatis cisterciensis restricta, aucta, veritati magis commendata opera et studio D. Julii Ambrosii Lucentii, I-III, Roma, 1704
  46. ^ Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastico, op.cit. MDCCCLIX, p. 26.
  47. ^ Data riportata sul monumento funebre
  48. ^ Giuliano Pisani, I Volti segreti di Giotto, Le rivelazioni della Cappella degli Scrovegni,n.7.
  49. ^ F. Ciapparoni, Cattaneo (Cattanei) Altigrado (Altigrado di Lendinara), Dizionario biografico degli Italiani, Roma 1979, pp. 412-3
  50. ^ A. Cappellini, Dei Cattaneo da Lendinara, in Ateneo veneto, CXLII (19-58), pp. 59-61.
  51. ^ Giornale Araldico Genealogico diretto da Goffredo di Crollalanza, Reale Accademia Araldica, Anno XXV, 1897 nuova serie tomo VI, Bari, presso la direzione del Giornale Araldico, Le Famiglie Medioevali Ferraresi, p. 229.
  52. ^ a b Rivista del Collegio Araldico, Rivista Araldica, Anno VIII- 1910, Roma, Libro d’Oro del Ducato di Ferrara, p. 563.
  53. ^ Filippo Conti, Illustrazioni delle più cospicue e nobili famiglie ferraresi Forni, 1970,, 1970, p.542.
  54. ^ T. Dean, Terre e Potere a Ferrara nel tardo medioevo, Dominazione Estense, Deputazione di Storia Patria ferrarese, Modena Ferrara 1990, p. 120
  55. ^ Filippo Conti, op. cit, 1970, p.542.
  56. ^ Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Regia Accademia Araldica Italiana, diretta da G.B. Di Crollalanza, Nuova serie, Anno IV, n.1, Pisa 1879, p.8 voce: Paolo Cattaneo di Lendinara
  57. ^ Arch. Sudd., L. c. C.le 127.
  58. ^ Biancolini, Chiese di Verona, Tomo VIII, p. 161
  59. ^ Delle antichità estensi continuazione, o sia parte seconda, composta, e dedicata all'altezza serenissima di Francesco III, Ludovico Antonio Muratori, Stamperia Ducale, Modena 1740,cap. XIII, p.393
  60. ^ Vincenzo De Vit, Opuscoli Letterari, Milano 1883, Tip. Arciv. Boniardi-Pogliani p.40
  61. ^ Pietro Brandolese, Del Genio de' Lendinaresi per la Pittura, Padova 1795, Stamperia del Seminario, p. XX.
  62. ^ Dizionario Cronografico-Universale dell'Italia, Vol. I, parte II, Prov. Venete, Stab. Civelli Giuseppe e C. - Milano 1854 p.367
  63. ^ Archivio Veneto, Anno XIV, Tomo XXVIII-Parte I, Stab. Tip. Visentini, 1884, p. 66, voce 187.

Bibliografia modifica

  • Bruno Rigobello, Signoria Dei Cattaneo Storia Antica Di Lendinara 1974.
  • Ludovico Antonio Muratori, Delle antichità estensi continuazione, o sia parte seconda, composta, e dedicata all'altezza serenissima di Francesco III, Modena, Stamperia Ducale, 1740, OCLC 955365302.
  • Guarini, M. (1621). Compendio historico dell'origine, accrescimento, e prerogatiue delle chiese, e luoghi pij della città e diocesi di Ferrara e delle memorie di que' personaggi di pregio che in esse son sepelliti.... A Ferrara: Presso gli heredi di Vittorio Baldini.
  • G. Bronziero, Istoria delle origini e condiz. de' luoghi princip. del Polesine di Rovigo, Venezia 1748.
  • F. Ciapparoni, Cattaneo (Cattanei) Altigrado (Altigrado di Lendinara), Dizionario biografico degli Italiani, Roma 1979, pp. 412–3.
  • A. Cappellini, Dei Cattaneo da Lendinara, in Ateneo veneto, CXLII (19-58), pp. 59–61.
  • Pietro Maria Monzio, Epitome Cattanea, Bologna 1701.

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