Cattedrale di Caltanissetta

Cattedrale di Santa Maria la Nova
Cattedrale di Caltanissetta con fontana.jpg
Primo piano della Cattedrale con la fontana del tritone
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàCaltanissetta
Coordinate37°29′22.38″N 14°03′50.08″E / 37.48955°N 14.06391°E37.48955; 14.06391
Religionecattolica
TitolareMaria
Diocesi Caltanissetta
Consacrazione1622
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1560
Completamento1620
Sito webSito della parrocchia

La chiesa di Santa Maria la Nova è la cattedrale della diocesi di Caltanissetta.

StoriaModifica

La prima Chiesa Madre di cui si ha notizia storica è la Chiesa di Santa Maria, poi detta degli Angeli (dalla presenza di un quadro della Madonna attorniata da angeli) o la Vetere.[1] per distinguerla dalla nuova Chiesa Madre, costruita intorno all'anno 1000 come Cappella palatina del Castello di Pietrarossa e divenuta sede parrocchiale con un decreto di Federico II nel 1239. Prima di essa la cura delle anime era affidata all'Abbazia di Santo Spirito (sin dal 1095).

Nel 1400 la parrocchia fu trasferita nella chiesa di Santa Domenica, all'interno dell'abitato cittadino, e, nel 1518, nella più ampia chiesa di San Domenico.

Nel XVI secolo la città si espanse a Nord del Castello e della Chiesa Madre, che rimasero periferici, e il popolo manifestò la volontà di avere una Chiesa Madre più grande e più centrale. L'Arciprete Francesco Diforti nel 1545 costituì una deputazione per la costruenda nuova Chiesa Madre, che ottenne la cessione della chiesetta dell'Immacolata e di un ampio appezzamento di terra nel cosiddetto Chianu di l'olivi, prospiciente la chiesa e il convento del Carmine.

 
La cattedrale intorno al 1940
 
La cattedrale danneggiata a seguito del bombardamento Alleato del 1943

Nel 1570, con la solenne posa della prima pietra, si iniziò la costruzione del Tempio, che venne portato a termine nel 1622, originariamente era a tre navate, terminanti in tre cappelloni, quello centrale dedicato all'Immacolata, quello di sinistra al Santissimo Sacramento e quello di destra a San Michele Arcangelo. Le navate terminavano prima dell'attuale transetto.

Dal 1718 al 1720, a spese dell'Arciprete Raffaele Riccobene, fu chiamato il pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1670-1744), che, insieme al figlio Luigi, affrescò la volta e la navata centrale, e dipinse la pala dell'altar maggior, raffigurante l'Immacolata Concezione.

Il 26 luglio 1733 la Chiesa Madre fu consacrata dal vescovo di Agrigento Lorenzo Gioeni, sotto il titolo di Santa Maria la Nova e San Michele Arcangelo.

Don Raffaele Riccobene, per testamento, lasciò anche un'ingente somma per completare le decorazioni interne e, se fossero rimasti soldi, per il prospetto esterno. I lavori per il prospetto e l'innalzamento del campanile sinistro iniziarono nel 1782 e si conclusero con la costruzione del campanile destro nel 1856. Nel 1848, con 400 onze donate dalla baronessa Agata Barile Giordano, fu costruita una cancellata in ferro per chiudere il sagrato, poi ridotta nel 1892 e tolta negli anni '50, fu ripristinata, sebbene assai più piccola, nel 2010, con il lavoro gratuito della categoria fabbri, della Real Maestranza.

Nel frattempo, essendo stata istituita la diocesi di Caltanissetta nel 1844, la Chiesa Madre fu eretta a Cattedrale, come ricorda la lapide posta sul portone centrale.

Nel 1922 iniziarono i lavori di ampliamento (costruzione del transetto e del presbiterio), che, bloccati durante la Seconda Guerra Mondiale, ripresero subito dopo, a causa del violento bombardamento del 9 luglio 1943, che distrusse parte della volta affrescata. I lavori, compreso il rifacimento della volta, furono completati nel 1946.

DescrizioneModifica

 
Campanile e cupola

Presenta un'ampia facciata spartita da lesene affiancate da due campanili e domina l'intera piazza Garibaldi. L'interno, a croce latina, è diviso in tre navate e sostenute da quattordici arcate, ciascuna dedicata ad un personaggio dell'Antico Testamento, e prima del bombardamento del 1943, sostenenti le figure dei dodici apostoli. Nel punto di intersezione fra i due bracci della croce, al di sopra dell'altare, si trova la cupola.

L'apprezzabile serie di affreschi che orna la navata centrale è opera del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1670-1744) che lavorò nel capoluogo nisseno nel 1720. Le tre scene centrali costituite dalle scene dell'Immacolata Concezione, dell'Incoronazione della Vergine e del trionfo di san Michele, si presentano al visitatore insieme a raffigurazioni di angioletti, nuvolette e stucchi dorati a tema floreale. Il sontuoso apparato decorativo in stucco costituito da fregi, volute, medaglioni, conchiglie, finti pilastri e colonne, secondo lo stile rocaille, fu realizzato da Francesco Ferrigno. Opera autografa con l'iscrizione "Franciscus Ferrigno, Architectus Panormitanus" documentata sulla finta edicola dell'altare maggiore.[2]

Nella seconda cappella di destra è notevole, invece, la presenza della splendida Immacolata, una statua lignea del 1760 con preziosi panneggi in lamina d'argento.[3] Nella cappella situata a fianco di quella maggiore trovano posto le rappresentazioni dell'arcangelo Michele (patrono dal Seicento della città), simulacro in legno nato dall'abilità dell'autore Stefano Li Volsi, e degli arcangeli Gabriele e Raffaele, sculture marmoree realizzate dall'artista Vincenzo Vitaliano. Sull'altare maggiore si può ammirare l'Immacolata e Santi, una grande pala del Borremans. Meritevoli di attenzione, infine, un prezioso organo intagliato e decorato, una tela raffigurante la Madonna del Carmelo di Filippo Paladini (1544-1614) e un Crocifisso un tempo attribuito a fra' Umile da Petralia (1580-1639).[4]

Nella navata destra, presso la cappella del SS. Sacramento, un tempo cappella del coro, si ammira una grande vetrata compiuta in due tempi, nel 1958 e nel 1965, da Amalia Panigati, con le Storie della vita di sant'Orsola e di san Francesco Saverio.[5]

L'esterno del duomo è valorizzato dal vasto ed animato piazzale, dedicato a Giuseppe Garibaldi: di fronte si erge la cinquecentesca chiesa di san Sebastiano, al centro la scenografica fontana del Tritone, di Gaetano Averna (sistemata in loco il 15 dicembre 1956), con il gruppo in bronzo del 1890 dello scultore Michele Tripisciano (1860-1913).[6]

 
Al tramonto

OpereModifica

StatueModifica

Opera di Stefano Li Volsi,raffigura l'Arcangelo Michele intento a tenere nella mano sinistra una catena, e nella destra una lancia; ai piedi è rappresentato il demonio sottomesso. La statua fu commissionata al Li Volsi mentre stava lavorando alla scultura di un angelo, e per far fronte alla richiesta della città, ne modificò il volto per adattarlo a quello di San Michele. Per questo motivo la testa risulta essere di legno d'olivo, mentre il resto del simulacro è di legno di salice. La differenza nel materiale della testa diede adito alla leggenda secondo la quale lo scultore, non soddisfatto del volto della sua scultura, si mise a pregare e lo trovò già terminato «a opera degli angeli». Nel corso dei secoli la statua è stata sottoposta a tre restauri. Il primo restauro, nel 1785,avvenne per mano del calabrese Domenico Pugliese che sottopose il simulacro ad un sostanziale rifacimento. Il secondo,quasi cent'anni dopo,nel 1883, fu affidato al napoletano Francesco Biangardi che era già noto nel capoluogo nisseno. Il maestro Biangardi sverniciò nuovamente in toto la statua, rifece ex novo la mano sinistra del Santo e ridipinse ancora un volta l'effigie. Il terzo ed ultimo,ad oggi, restauro avvenne nel 2000 per mano della ditta Musumeci di Catania. La ditta riportò la statua all'antico splendore, riportando specialmente alla luce i particolari capelli trattati ad oro zecchino.

La statua della Beata Vergine che tutt'oggi sfila elegantissima in processione è opera dello scultore licatese Antonio Lacerda sotto commissione del parroco Antonio Morrillo Galletti per sostituire la già presente scultura della Vergine poiché non amata dal popolo,complice l'uso dell'argento a coprire viso e mani della Purissima. È un'opera del 1760 che prende spunto dalla consueta iconografia che ritrae la Santissima Vergine con le mani giunte e il viso leggermente rivolto verso l'alto. La statua venne rivestita,come la precedente,con una veste in argento e fiori a sbalzo dorati (opera dell'orafo Giacomo Glorioso). Il viso e le mani però furono dipinti e non rivestiti dal metallo come nella precedente opera. La statua presenta anche due immagini molto importanti tratte dalla Genesi ,oltre quella della Beatissima, ovvero, un serpente che viene schiacciato dalla Vergine e una mezzaluna. La scultura presenta uno stile palesemente ispirato alla scuola messinese poiché tale immagine veniva raffigurata con le mani quasi giunte,criterio che invece non adoperavano gli scultori palermitani. Il simulacro evidenzia delle caratteristiche della donna siciliana del tempo, quali il viso paffuto e la non troppa altezza, importante è anche l'acconciatura che era quella molto in voga nel XVIII secolo. La raggiera con stellario che vediamo dietro al capo della Vergine è un'opera commissionata a Napoli dal parroco Michele Marrocco nel 1858. La statua che ad oggi esce in processione è leggermente diversa dall'originale poiché il drappeggio e fiori che ornava la statua andò perso nel 1986 in seguito ad un oltraggio perpetrato sull'opera. Infatti la notte tra il 20 e il 21 novembre di quell'anno alcuni ignoti si introdussero all'interno della cattedrale e raschiarono le lamine argentee del Lacerda. La statua andò in processione nel dicembre del 1986 così,come fu lasciata dai deturpatori.

La statua più moderna tra le tre che sfilano il 28 dicembre in occasione della festa dei Tre Santi infatti tale opera risale al 1914, venne commissionata per volontà del sacerdote Torregrossa a Giuseppe Malacore da Lecce. Questa nuova opera servì per sostituire la precedente poiché ritenuta troppo pesante. Il baiardo che sostiene la statua ancora oggi in processione è un dono della Deputazione di San Michele poiché il Cristo Redentore fino al 1911 veniva portato in processione con il baiardo della Madonna del Carmelo e il Canonico Michele Torregrossa chiese al Comitato appunto se potevano donare al Compatrono il vecchio baiardo del Patrono San Michele. La statua realizzata dal Malacore però,a detta di Francesco Pulci, era più simile al concetto del Sacro Cuore rispetto all'idea di Cristo Dominante,ma fu mantenuta lo stesso per prendere parte attiva alle processioni che la riguardano. La vecchia effigie del Cristo Redentore venne dapprima conservata nel sottotetto del collegio di Sant'Agata,poi negli anni 60, per volere di Giovanni Fiorenza (detto Don Giovannino), venne trasportata presso il Santuario dell'Immacolata,poi restaurata e ad oggi si trova ancora lì.

  • Sacra Urna

L'Urna è una delle sedici vare che sfilano il giovedì Santo in processione per la città, precisamente la penultima. È un'opera del 1892 del napoletano Francesco Biangardi,ormai noto a Caltanissetta per diverse scultore. Per molti è la più bella tra i Gruppi Sacri. L'opera rappresenta il corpo defunto di Cristo all'interno di un'urna d'oro con un angelo sopra di essa che regge la scritta latina:"Erit sepulcrum eius gloriosum" ovvero "il suo sepolcro sarà glorioso". Realizzata principalmente in legno e cartapesta fu commissionata dai preti e tuttora appartiene al clero,infatti viene custodita in cattedrale e non nei locali sottostanti la chiesa di San Pio X come tutte le altre. Oltre al clero, ad occuparsi della vara è la Congregazione di San Filippo Neri.

Quest'opera è stata donata alla Diocesi di Caltanissetta nel 2019. È un'opera di Martin Emshermann.

Nome Anno di realizzazione Artista Posizione nella chiesa
  San Michele 1625 Stefano Li Volsi Cappella alla destra dell'altare
  Immacolata 1760 Antonio Lacerda Seconda nicchia della navata destra
Redentore 1914 Giuseppe Malecore Terza nicchia della navata sinistra
  Sacra Urna 1892 Francesco Biangardi Terza nicchia della navata destra
Scultura di Papa Giovanni Paolo II 2019 Martin Emshermann Cappella alla sinistra dell'altare
Madonna del Rosario Terza nicchia della navata destra
San Francesco Quinta nicchia della navata destra
Sacro Cuore di Gesù Cappella alla sinistra dell'altare
Crocifisso fra'Umile da Petralia Seconda nicchia della navata sinistra
Addolorata Francesco Biangardi Seconda nicchia della navata sinistra
San Giovanni Francesco Biangardi Seconda nicchia della navata sinistra

QuadriModifica

Opera di Vincenzo Roggeri,il dipinto descrive il martirio di San Felice e mostra al centro in primo piano la figura del Santo inginocchiato e con le mani giunte che attende il supplizio; alle sue spalle è un uomo con la spada levata. In alto a destra un uomo seduto su un alto piedistallo sta per impartire l'ordine di esecuzione.

Opera di Vincenzo Roggeri.Il Santo è disteso sulla graticola, mentre uno dei carnefici a destra è inchinato per accendere il fuoco. In alto a destra un personaggio seduto, nell'atto di impartire l'ordine di esecuzione.A sinistra una statua pagana su piedistallo.Tra i due un angelo porta la palma del martirio.

Opera di un pittore ignoto siciliano.Il Santo è al centro, in piedi, in abiti Pontificali.Lo affiancano due Angeli che reggono il piviale.In alto due putti sorreggono la mitra vescovile,una tenaglia e un martello.In basso, al centro, una scenetta con un miracolo del Santo.

Opera di Vincenzo Roggeri. La Madonna è al centro con a sinistra la madre e a destra il padre. Sant'Anna è raffigurata con un libro che sta dando alla figlia,mentre San Gioacchino guarda la scena.

La Vergine regge sulle ginocchia il Bambino,al quale Sant'Anna porge una ciliegia da un cesto portato da un putto.Lateralmente sono raffigurati San Giuseppe e San Gioacchino.

Opera di Vincenzo Roggeri. Al momento della lapidazione il Santo vede aprirsi i cieli e la Trinità che si prepara a coronarlo.Attorno al Santo personaggi vari che raccolgono e lanciano pietre.

Opera di Filippo Paladini.La Vergine in piedi col Bambino tra due Santi e Angeli musicanti;in basso un paesaggio con quattro Santi,due per lato.Nella parte inferiore verso sinistra,v'è la figura di un uomo visto di profilo.

Opera di Vincenzo Roggeri. In primo piano verso sinistra la Santa che viene guidata da due Angeli,uno dietro di lei e un altro davanti di spalle.Si vedono anche tre putti.

Nome Anno di realizzazione Artista Posizione nella chiesa
San Felice XVII secolo Vincenzo Roggeri Prima nicchia della navata sinistra
San Lorenzo XVII secolo Vincenzo Roggeri Quarta nicchia della navata destra
Sant'Eligio Seconda metà del XVII secolo Pittore siciliano ignoto A sinistra dell'altare
Sant'Anna,San Gioacchino e la Madonna bambina XVII secolo Vincenzo Roggeri A destra dell'altare
Sacra Famiglia con Sant'Anna e San Gioacchino XVII secolo Vincenzo Roggeri Ultima nicchia della navata sinistra
Santo Stefano 1658 Vincenzo Roggeri Quinta nicchia della navata sinistra
La Madonna del Carmelo XVII secolo Filippo Paladini Alla destra dell'altare
Santa Rosalia guidata dagli angeli XVII secolo Vincenzo Roggeri Alla destra dell'altare

AffreschiModifica

Nome Anno di realizzazione Artista Posizione nella chiesa

Feste religioseModifica

NoteModifica

  1. ^ Scarlata, p. 10.
  2. ^ Gioacchino Di Marzo, Guglielmo Borremans di Anversa, Pittore Fiammingo in Sicilia, Palermo, Stabilimento Tipografico Virzì, 1912, p. 29.
  3. ^ Scarlata, p. 29.
  4. ^ Scarlata, p. 38.
  5. ^ Scarlata, p. 40.
  6. ^ Scarlata, p. 53.
  7. ^ a b Giuseppe Pitrè, Feste patronali in Sicilia, Torino-Palermo, Carlo Clausen, 1900, pp. 511-517.

BibliografiaModifica

  • Giovanni Mulè Bertolo, Caltanissetta nei tempi che furono e nei tempi che sono, Caltanissetta, Lussografica, 2003, ISBN 978-88-8243-194-5.
  • Calogero Scarlata, Santa Maria la Nova. La Cattedrale di Caltanissetta, Caltanissetta, Lussografica, 1997.

Voci correlateModifica

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