La cattedrale di Ely o cattedrale della Santa e Indivisibile Trinità di Ely (in inglese Cathedral Church of the Holy and Undivided Trinity of Ely) è la chiesa principale della diocesi anglicana di Ely, nella regione di Est Anglia (Inghilterra).

Cattedrale della Santa e Indivisibile Trinità di Ely
Cathedral Church of the Holy and Undivided Trinity of Ely
La Cattedrale di Ely
StatoBandiera del Regno Unito Regno Unito
   Bandiera dell'Inghilterra Inghilterra
RegioneEst dell'Inghilterra
LocalitàEly
Coordinate52°23′55″N 0°15′50″E
Religionecristiana anglicana
TitolareTrinità
Ordineordine di San Benedetto
DiocesiEly
Consacrazione1109 (Cattolicesimo)
Stile architettonicoromanico, gotico
Inizio costruzione1083
Demolizione1539
Sito web(EN) Sito ufficiale della cattedrale

Il primo edificio cristiano ad essere edificato, nel 673, fu il monastero doppio di Ely, cioè monastero maschile e femminile, ove monaci e monache conducevano tuttavia vita in conventi separati. Fondatrice fu la principessa Eteldreda di Ely, figlia del re Anna, che ne divenne anche badessa, ruolo che mantenne fino alla sua morte. Le sue spoglie sono ancor oggi tumulate all'interno della cattedrale davanti all'altare maggiore.

Distrutto dai danesi nell'870, il monastero venne ricostruito per divenire una comunità benedettina nel 970. La prima edificazione della chiesa nella forma attuale iniziò nel 1083 sotto la direzione dell'abate Siméon. La chiesa venne consacrata cattedrale nel 1109. Successivamente, nel corso di 400 anni, è stata sia abbazia che cattedrale benedettina. Dopo la dissoluzione dei monasteri ordinata da Enrico VIII, non esistette più come cattedrale. L'attuale cattedrale è circondata dalla collezione più grande di edifici medievali ad uso abitativo nel Regno Unito.

Descrizione

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La lanterna dell'Ottagono e volta della navata centrale

Dal punto di vista architettonico, la cattedrale si distingue per due elementi:

  • La prima è l'Ottagono, costruito al posto della torre normanna crollata nel 1322: le circa 400 tonnellate di legno, piombo e vetro, sostenute da otto pilastri, danno l'impressione di essere sospese nello spazio e da allora sono state l'orgoglio di Ely.
  • La seconda è la cappella della Madonna (Lady Chapel) è la più grande cappella mai consacrata nel Regno Unito; iniziata da Alan di Walsingham nel 1321 e completata trent'anni dopo appena prima della peste nera, mentre le sculture sono state decapitate nel 1541.

Altri elementi significativi sono, a sinistra dell'altare centrale, la cappella del vescovo Alcock (fondatore del Collegio di Gesù e colui che iniziò la costruzione del Palazzo dei Vescovi di fronte al portone occidentale), a destra dell'altare centrale la cappella del vescovo West (1539) con soffitto rinascimentale e sculture, a sinistra dell'Ottagono e tra le parti più antiche della cattedrale (1090), la cappella di Sant'Edmondo, con dipinti del XII secolo, il Coro, ricostruito in stile decorativo e separato con da tre scale dal Presbiterio, costruito nel XIII secolo per contenere il reliquiario della fondatrice della cattedrale, Sant'Ethereda. Gli stalli e le mensole sono del XIV secolo.

Influenza nella cultura di massa

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Altre immagini

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  1. ^ A descriptive tour of Ely Cathedral, su Ely Cathedral. URL consultato il 24 febbraio 2020.

Bibliografia

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  • W. E. Dickson. Ely Cathedral (Isbister & Co., 1897).
  • Richard John King. Handbook to the Cathedrals of England – Vol. 3, (John Murray, 1862).
  • D. J. Stewart. On the architectural history of Ely cathedral (J. Van Voorst, 1868).
  • Peter Meadows and Nigel Ramsay, eds., A History of Ely Cathedral (The Boydell Press, 2003).
  • Lynne Broughton, Interpreting Ely Cathedral (Ely Cathedral Publications, 2008).
  • John Maddison, Ely Cathedral: Design and Meaning (Ely Cathedral Publications, 2000).
  • Janet Fairweather, trans., Liber Eliensis: A History of the Isle of Ely from the Seventh Century to the Twelfth Compiled by a Monk of Ely in the Twelfth Century (The Boydell Press, 2005).
  • Peter Meadows, ed., Ely: Bishops and Diocese, 1109–2009 (The Boydell Press, 2010).

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Controllo di autoritàVIAF (EN158244517 · ISNI (EN0000 0001 0556 7477 · LCCN (ENn50049380 · GND (DE4070786-6 · J9U (ENHE987007260694905171 · WorldCat Identities (ENlccn-n50049380