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Cattedrale di San Cetteo

edificio religioso di Pescara
Cattedrale di San Cetteo
Pescara - Cattedrale di San Cetteo 01.JPG
Cattedrale di San Cetteo, Pescara
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
LocalitàPescara-Stemma.png Pescara
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSan Cetteo
Arcidiocesi Pescara-Penne
ArchitettoCesare Bazzani
Stile architettonicoArchitettura neoromanica
Inizio costruzione1933[1]
Completamento1938
Sito websancetteo.it

Coordinate: 42°27′36.97″N 14°12′45.36″E / 42.46027°N 14.2126°E42.46027; 14.2126

La cattedrale di San Cetteo è l'edificio di culto cattolico più importante della città di Pescara, chiesa madre dell'arcidiocesi di Pescara-Penne e sede dell'omonima parrocchia. È situata in viale G. D'Annunzio ed è dedicata a san Cetteo, il patrono della città.

Il nome originale dell'odierna costruzione, Tempio della Conciliazione, è legato al concordato dell'Italia fascista con la chiesa cattolica[1]. La sua concezione si avvicina all'architettura neoromanica.[2]

Indice

Edificio attualeModifica

StoriaModifica

 
Interno

La costruzione della chiesa è legata all'attività edilizia intensificatasi in città dopo l'istituzione della provincia di Pescara del 1927: la vecchia chiesa del Santissimo Sacramento risalente al XVII secolo, situata dove sorge l'odierna Cattedrale e ridotta in pessimo stato venne demolita per fare posto alla nuova. Era infatti necessario un nuovo edificio religioso nel centro storico di Pescara, essendo presente solo un'altra modestissima parrocchia nella zona oltre alla chiesa del SS. Sacramento[3], cioè quella di San Giacomo in via dei Bastioni, andata perduta nei bombardamenti del 1943. Sino al 1892 era in piedi l'adiacente chiesetta si Santa Maria di Gerusalemme, del XIII secolo a pianta circolare, poi demolita. Rimaneva insieme alla torre campanaria l'arco di ingresso, volgarmente detto Porta Nuova, da cui il nome allo storico quartiere di Pescara vecchia. Nel 1902 anche l'arco e la torre furono abbattuti per realizzare il piazzale della parrocchia, benché questa avesse la facciata ruotata su via dei Bastioni piazza Garibaldi; restano dei ruderi lungo viale D'Annunzio presso il sagrato di San Cetteo.

La costruzione della chiesa nuova fu fortemente voluta da Gabriele d'Annunzio, il quale mise a disposizione anche fondi finanziari propri. D'Annunzio si consultò con l'architetto Cesare Bazzani e volle trovare in questa chiesa un luogo di sepoltura per la madre[4], la cui cappella si trova sulla destra dell'altare maggiore. L'opera giunse a termine nel 1938, ma la facciata dovette essere ricostruita già dopo gli eventi della seconda guerra mondiale.

Il tempio divenne cattedrale nel 1949[1] e sede dell'Arcidiocesi Metropolitana nel 1982. Negli anni '70 la chiesa tornò as ospitare la storica statua lignea di San Cetteo, nel frattempo conservata per sicurezza a Chieti. Nel 2018 è stato restaurato il campanile con nuova cuspide.

EsternoModifica

La chiesa imita chiaramente la tradizione abruzzese (soprattutto romanica), seguendo lo stile dell'antica chiesa di Santa Gerusalemme ivi situata intorno all'XI secolo: è tipica di questa e delle regioni limitrofe la facciata di forma rigorosamente rettangolare e decorata a rosoni, una scelta condivisa da D'Annunzio e dall'architetto.

Sulla facciata sono presenti tre portali strombati con lunetta a botte dipinta, ad archi a tutto sesto. Il portale centrale inoltre è sormontato da tre statue di santi tra cui San Cetteo, il patrono. Due lesene aggettanti mettono in evidenza la suddivisione interna in tre navate. A sinistra della facciata, un campanile su base quadrata si conclude con tamburo a pianta ottagonale e cuspide conica, mentre a destra la facciata è fiancheggiata dal piccolo battistero.

InternoModifica

 
"San Francesco in adorazione del crocifisso", dipinto del Guercino

Come accennato, ha un impianto architettonico a basilica a tre navate. La tripartizione è data da colonne in marmo; la chiesa è molto luminosa ma risulta piuttosto spoglia. Il soffitto della navata principale è a cassettoni lignei non intagliati, le colonne delle arcate sono cilindriche con capitelli ionici; il coro è sottolineato da un'abside semicircolare. La chiesa dispone di un transetto, rialzato come nella tradizione romanica: da un lato del transetto si trova una cappella dedicata a San Cetteo, con un suo busto in argento. Dall'altra parte, il transetto si conclude con la tomba di Luisa De Benedictis, madre di Gabriele D'Annunzio, alla quale Arrigo Minerbi ha dedicato il monumento funebre: si tratta di un'arca sormontata dalla figura di una giovane donna addormentata.

Altra tomba all'interno della cattedrale è quella di monsignor Antonio Iannucci[5], arcivescovo emerito dell'arcidiocesi di Pescara-Penne dal 1959 al 1990, tumulato il 16 ottobre 2008 nella sala del battistero.

All'interno della chiesa si trovano varie effigi di santi e anche un dipinto attribuito al Guercino e intitolato San Francesco in adorazione del crocifisso.

Molto importante è anche l'organo Mascioni presente all'interno della chiesa, uno dei più famosi e grandi d'Abruzzo.

Edifici precedentiModifica

Resti del complesso della Santa Gerusalemme
i resti di una colonna
CiviltàVestini
UtilizzoTempio
StilePaleocristiano
EpocaTarda antichità
Localizzazione
Stato  Italia
Comune  Pescara
Scavi
Data scoperta1990
Amministrazione
EnteComune di Pescara
Mappa di localizzazione

Vecchia chiesa di San Cetteo o del SacramentoModifica

 
Fotografia storica di Pescara vecchia, nei primi del XX secolo, in vista l'attuale viale G. D'Annunzio con la chiesa di San Cetteo

La chiesa storica di San Cetteo (detta anche del Santissimo Sacramento) ospitava la parrocchia dedicata al santo patrono amiternino, da almeno il XVII secolo. Era una piccola struttura con la facciata rivolta verso piazza Garibaldi, e non su viale D'Annunzio, come l'attuale Cattedrale. Citata sin dal XIII secolo, assunse l'aspetto che mostrava nelle fotografie del primo Novecento nel XVIII secolo circa; anche se il portale rinascimentale architravato potrebbe aver subito rimaneggiamenti già due secoli prima del Settecento. Viene descritta, in una relazione della visita pastorale dell'arcivescovo di Chieti del 1841, di forma irregolare, non conforme a qualsiasi ordine architettonico e priva di abbellimenti rilevanti all'esterno, se non il portale in stile classico rinascimentale. Il campanile era a torre, con cuspide conica, modificata nel primo '900 in cuspide cipollinea, per poi essere abbattuto insieme a gran parte della torre perché pericolante. La facciata aveva il portale in stile classico e due piccoli rosoni circolari; l'interno era a due navate irregolari, con otto finestre laterali per le luci. Il portale corrispondeva alla navata di destra, vi erano un piccolo organo, il pulpito in gesso, otto altari e una piccola cappella dedicata a San Cetteo. Le due navate erano divise da cinque arcate, quella di destra era più piccola. La chiesa fu descritta nelle Novelle della Pescara da Gabriele d'Annunzio, nel racconto de "La vergine Orsola", accennando ai pilastri, ai lacerti di mosaici e all'ambone decorato con motivi vegetali. Una seconda chiesa, dedicata a San Cetteo (e futura cappella della chiesa del Sacramento fino al 1929), sorgeva accanto a questa. La chiesa era detta impropriamente "duomo", e fu ricostruita nel 1783 grazie all'architetto Giovanni Fontana per 2700 ducati. La chiesa era dotata di cupola, crollata per il collasso di sei pilastri. Per i soldi si attinse alle rendite della badia di Santa Maria de Mejulano di Corropoli. Nel 1798 i lavori furono sospesi per la guerra tra borbonici e francesi; la chiesa rimase in grave stato di abbandono fino al 1837, con molte parti del tetto scoperchiate, quando successivamente il parroco Settimio de Marinis si prese l'impegno della ricostruzione. Nel 1845 il progetto fu affidato all'ingegnere Giovanni Gazzella di Chieti, ma nel 1857 la sede parrocchiale fu trasferita nella chiesa del Sacramento, e anche se il provvedimento era provvisorio, tale chiesa assunse fino alla sua demolizione le funzioni parrocchiali di Porta Nuova. Un nuovo progetto di ricostruzione di una grande chiesa per Pescara fu proposto dopo il 1860 dall'abate Giuseppe Corazzini, finanziato dal governo borbonico, ma dopo la caduta di Francesco II delle Due Sicilie, non se ne fece nulla. La chiesa a pianta centrale, in grave stato dei abbandono, venne semi-demolita e accorpata alla parrocchia.

Lo scrittore Gabriele d'Annunzio (che la descrive molto bene ne Il libro segreto di Gabriele d'Annunzio tentato di morire, 1936) in una lettera del 15 dicembre 1929 lamentava il cattivo stato della chiesa del Sacramento, dato che da due anni Pescara era diventata capoluogo di provincia, e chiedeva che le spoglie della madre Luisa De Benedictis venissero traslate nella nuova parrocchia, che avrebbe dovuto simboleggiare la rinascita civile e sociale del quartiere Porta Nuova. Il rilevamento del Genio Civile di Pescara constatò il cattivo stato della chiesa e si propose la demolizione per una nuova struttura centrale religiosa per la nuova città. Nel 1930 fu abbattuto il campanile pericolante. Il 12 aprile 1933 don Brandano, parroco della chiesa, comunicava per lettera con D'Annunzio di un futuro rifacimento della chiesa; il progetto fu affidato a Cesare Bazzani, che concordò con D'Annunzio un tempio in stile romanico-neorinascimentale abruzzese; il nuovo tempio sorse esattamente sopra l'area della vecchia chiesa abbattuta, insieme al Palazzo Mezzanotte, rivolto su Piazza Garibaldi.

Area archeologica di Santa GerusalemmeModifica

Sul lato opposto di via Gabriele D'Annunzio, proprio in corrispondenza dell'attuale Cattedrale, è possibile vedere due vani di vetro che lasciano intravedere resti di colonne di una chiesa antichissima, risalente al IV secolo. La chiesa fu costruita su un tempio ebraico locale, dedicato a Santa Gerusalemme.

Oggi sono visibili le basi di due colonne circolari e parte della muratura perimetrale della chiesa tardoantica, che farebbero ipotizzare la planimetria della chiesa come quelle tipiche del periodo paleocristiano: a pianta ottagonale o circolare.

Prima della costruzione dell'attuale cattedrale, proprio sulle rovine dell'antica chiesa sorgeva incompiuta una chiesa settecentesca, che avrebbe dovuto sostituire quella del SS. Sacramento, il cui grande portale veniva utilizzato come porta cittadina, dando il nome al quartiere Portanuova. Anche questa chiesa fu demolita fra a cavallo fra 800 e 900.

NoteModifica

Altri progettiModifica

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